Povera Vecchia

di SILVIO SERANGELI

Un po’ di coraggio collettivo sembra aiutare questa lenta ripresa della vita quotidiana. Non è la normalità. Quella chissà quando torneremo a riaverla con l’antica disinvoltura che abbiamo perso; anche in questi giorni, mascherine d’ordinanza e lavaggi continui. Ma va bene, diciamo benino. Sembra germogliare questa nostra primavera anche se il virus è sempre lì, in agguato come i velociraptor di Jurassik Park. Abbiamo iniziato a rialzare la testa, a guardarci intorno, come facevamo prima.  Ma non è un bel vedere: è come se la pandemia si fosse portate ben strette tutte le sciagure: dopo le morti,  la miseria, c’è  l’America in fiamme e poi questa rilettura della storia con l’abbattimento dei simboli del razzismo. Per dire che in questo domino del repulisti rischia grosso anche la colonna di Traiano che raffigura la gita di gruppo delle truppe romane in terra rumena con relativa vittoria ed effetti collaterali ben visibili nel fregio: battaglie, torture da ambo le parti, teste mozze dei Daci, la presentazione della testa di Decebalo all’imperatore. Dimenticavo il tifo da stadio per la magistrata di Bergamo che dovrebbe mettere il suggello, condannando con le scartoffie l’operato di un Governo nei giorni del completo marasma pandemico. In mezzo a questo caos senza fine si aprono i cieli e, in uno squarcio di vivida luce, finalmente una buona novella: il sindaco della nostra petite ville si è scelto un albergo di lusso per la conferenza stampa dell’annunciazione: “Tedesco: rimpasto, al lavoro per il bene della città”. Riporto a cascata il virgolettato dai giornali e dai siti: “Operazione rimpasto al Pincio: corsa contro il tempo per l’ok prima del bilancio. Rimpasto a Civitavecchia: Tedesco ci pensa, D’Ottavio si blinda. Il rimpasto in giunta torna in alto mare”. E le cronache parlano di nuovi equilibri, di cambi di casacca, del valzer del toto assessori. Entrano Leonardo Roscioni della Lega, che si prende gli assessorati…, e Simona Galizia di Fratelli d’Italia, alla quale vanno …”. Nuovi equilibri, li chiamano, vecchie spartizioni  dico io. Ma attenzione, se “entrano, Roscioni e Galizia e D’Ottavio si è preso un bel calcio nel sedere. Poco male perché in questa specie di vaudeville-commedia leggera stile Feydeau, dove si aprono e si chiudono le porte, gli sportelli degli armadi, in cui si entra e si esce all’insegna dei colpi di scena, il D’Ottavio blindato come premio di consolazione è destinato a entrare nella giunta di centrodestra di Ciampino, come assessore. Mica male. Si entra e si esce, e si rimpasta. Ma gli organi d’informazione ci dicono che non è finita: la gloriosa Pastamatic Meloni-Salvini è ancora all’opera. “Il rimpasto è in due tempi. Dopo l’approvazione del Bilancio, infatti, dovrebbe salutare  l’assessore alle finanze, la leghista Emanuela Di Paolo. Al suo posto un’altra quota rosa, ma di Forza Italia. Il suo nome, al momento, è ancora top secret”. Come dire che si stanno scervellando con il vecchio manuale Cencelli, per pescare questa nuova scalpitante assessora. Non manca il tocco gossipparo: leggo infatti  che la povera assessore leghista  Claudia Pescatori, nonostante l’appoggio di tanti commercianti, ha pagato la guerra intestina nel Carroccio, essendo la compagna dell’ex coordinatore locale Enrico Zappacosta, ora caduto in disgrazia, politicamente parlando.” Beautiful, Grand Hotel per i meno giovani. Queste le notizie del cambiamento epocale annunciate dal sindaco. E’ la svolta che ci voleva in questa terza fase, il rilancio della città verso le sfide del futuro. Se permettete vorrei tirare un po’ il respiro, sempre protetto dalla mascherina d’ordinanza, con un paio di considerazioni. Quella più spontanea riguarda il rimpasto, che  viene pomposamente barattato come un fattore altamente positivo. Da ragazzo, quando facevo le medie, le vacanze estive le passavo nei cantieri che, da capomastro, controllava mio padre, magari addrizzando i chiodi, perché allora le strutture erano tutte in legno e i carpentieri erano degli artisti. Orbene, come si scriveva nell’Ottocento, quando a fine giornata fra le collinette di rena e pozzolana, vicino alla buca della calce viva, rimaneva un po’ d’impasto, mio padre diceva al calciarolo, un altro artista, di metterlo da parte perché con una rimpastata anche se spresato poteva servire per qualche riempitura. Orbene, questa rimpastata amministrativa  ci viene presentato non come un palliativo, come qualcosa che va messa da parte per non buttarla via. Al contrario. Una nuova spinta, che è poi una  spartizione delle poltrone, per dirla papale papale. E pensare che queste fiamme tricolori opportunamente riciclate leghiste  dovrebbero ferocemente combattere contro l’occupazione delle careghe. Termine veneto che sicuramente gli autoctoni figli del sor patacca conosceranno bene nella loro nuova collocazione carroccesca. Aveva ben previsto questo karaoke l’amico, saggio e competente assessore Roberto, Prima Repubblica, che, di fronte all’entusiasmo per l’elezione diretta del sindaco, frenava energicamente: “basta che capiscano il giochetto, s’inventeranno  qualche lista civica, metteranno all’asta il proprio patrimonio di voti, e andrà ancora peggio. Qualcuno si posizionerà al supermercato del Gruppo Misto in attesa della migliore offerta”. Ma qualche rimpasto? E, soprattutto, quale destino per questa Povera Vecchia che è la nostra città. Qui il virus e la quarantena strisciante non è di questi ultimi tragici mesi. Senza voler fare accostamenti inopportuni, la rianimazione dura da tempo. Le serrande dei negozi con vendesi e affittasi sono cronaca del passato prossimo: la Terza Strada e San Giovanni deserti, viale Baccelli con la moria di negozi e attività, via Cencelle buia e desolata non li ha prodotti la quarantena. Si scontano anni di proclami e di chiacchiere con la dannazione di una giunta insulsa, votata per dispetto e sopportata come se la nostra Vecchia città ansimante dovesse espiare chissà quali colpe. E poi arrivano questi del rimpasto, che sono riusciti ad andare sulle pagine nazionali dei giornali per lo sberleffo al sindaco, fedele imitatore del Salvini, che blocca i croceristi come se fossero clandestini sul gommone, mentre il Governo aveva già preso tutte le precauzioni. Capaci di indossare felpe extralarge e di copiare l’arte dei piazzisti imbonitori in continua campagna elettorale, incapaci di governare alla prova dei fatti e di offrirci al massimo un rimpastino. Si rimpasta trionfalmente, e poi? Fa male vedere trattata questa povera Vecchia città, come se fosse sbattuta su un letto di morte colpita dal virus; fa male perché non è stato sempre così, anzi.  Fa male vedere nei notiziari regionali, nelle rassegne stampa città come Gaeta, Anzio, Nettuno rilanciate nel turismo, nelle attività culturali di ogni tipo. Belle da visitare. E qui la nostra Vecchia è costretta a guardare, mentre loro grilleggiano o rimpastano, come se fosse un poveraccio con le classiche toppe al culo fra tanti signori in giacca e cravatta. Perfino alcune grandi opere come il lungomare, il Pirgo, la Marina, la Calata sono abbandonati nel degrado. Ricordate l’Oceanario, le Nuove Terme, il Terminal del Gusto? Tutto a zampe per l’aria, come diceva mio nonno Silvietto. Qui non c’è rimasta neppure l’Enel contro cui i cavalieri del nulla si sono lanciati per anni con i loro ronzini spelacchiati, tronfi di becera arroganza. E che dire dei fumi delle navi scomparsi e rimpianti come i maledetti, tirchi croceristi?

SILVIO SERANGELI