JE SUIS SERAFINO

di LUCA GUERINI

Centosei anni fa il premio Nobel Pirandello pubblicava “Quaderni di Serafino Gubbio operatore”. Ieri, immaginiamo, una madre prende la piccola a fare un giro con la carrozzina. Il caldo in casa è davvero troppo. La bimba/il bimbo in casa non dorme, così magari s’addormenta e può andare a vedere le vetrine coi saldi, magari comprarsi un sandaletto per il weekend. Succede che nessuna tigre (ma forse perché a Civitanova Marche non ve ne sono) azzanna l’attore, ma una tigre umana azzanna un uomo che tutti conoscono. Un uomo che ha moglie e figli e che è costretto a vendere accendini e fazzoletti davanti ad un supermercato (mi chiedo, e vorrei avere una risposta, cosa fa contemporaneamente una moglie mentre suo marito fa la questua per un pasto). La donna (non la madre con la carrozzina) arriverà davanti al supermercato ovviamente piangendo disperata. L’assassino è italiano, la vittima no (i giornali l’hanno sottolineata come se fosse una “stranezza”, quindi m’adeguo sperando che vi faccia rabbrividire altrettanto). “Guerini, perché ci hai parlato della donna con la carrozzina?” Oh giusto, ci stavo arrivando… La donna con la carrozzina arrivando al negozio dove deve comprare vede un uomo seduto sopra un altro e lo picchia forte con una stampella, talmente forte che c’è già del sangue e sicuramente stanno urlando. Ad urlare sono solo quei due, al punto che sembra una scena di teatro:  “Stasera c’è il teatro all’aperto e la Compagnia ha organizzato un flashmob perché i biglietti son in calo..”. Nessun flashmob, mi dispiace. Pochi attimi dopo l’uomo straniero è morto. Il gruppetto di passanti si è fermato e ha ripreso la scena con i propri cellulari. Anche in questo momento qualcuno lo sta mostrando con orgoglio ad un amico raccontando esterrefatto cosa ha visto. Esterrefatti siamo noi, nessuno muove un dito, la scena si svolge davanti ai loro occhi senza che nessuno faccia nulla, come al cinema solo senza pop corn. Quasi, come scrive qualcuno, è peggio quest’indifferenza dell’aggressione.  Com’è possibile? In Black Mirror, una serie tv distopica (ma in momenti come questi neanche troppo), una donna è in difficoltà e gli spettatori paganti anziché aiutarla riprendono le sue disperazioni con lo smartphone. La signora avrà comprato il sandaletto che voleva? Il cadavere dell’uomo straniero (come ormai lo chiamano tutti) è stato lì per cinque ore, il turno intero della commessa che ha lavorato lì, alla mercè di fotografi improvvisati e di quelli che hanno preso alla lettera il concetto di selfjournalism. C’è un’ultima donna che rimane a margine di questo discorso: la compagna dell’italiano. Come ha reagito? Che posizione ha preso? Cosa dirà alle telecamere quando sicuramente l’intervisteranno? “Quell’uomo chiedeva i soldi con insistenza. Si è avvicinato a me con grande invadenza e il mio compagno ha perso le staffe” questo ha detto. Ci son domande che da drammaturgo e regista m’interessa fare, ma non è questo il momento, ora è tempo di riflessione.

LUCA GUERINI

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