“Pagine di bianco vestite”
– Chi è Paola Liberatori?
Una concittadina, ho la residenza a Civitavecchia da oltre quaranta anni. In precedenza vi transitavo solo nei miei viaggi e più di una volta avevo provato il desiderio di venire a viverci. Era la classica, sorridente cittadina sul mare e il lungomare mi riportava a quello della mia città. Qui ho trovato accoglienza, affetto, stima. Sono affezionata a questa città che mi ha sempre consentito di esprimere me stessa, dai primi tempi in cui scrivevo su qualche testata giornalistica locale, a quando conducevo trasmissioni televisive e nella mia lunga esperienza radiofonica tuttora attiva. Per anni mi sono impegnata e divertita come direttrice artistica di spettacoli live, ho creato eventi, ho presentato su tanti palchi e ho avuto sempre tanta empatia con il pubblico. Il suo consenso è sempre stato per me fonte di gratificazione e incentivo nel corso degli anni. Sono nata a Rimini, città ovviamente a me carissima, in cui mantengo le mie radici, ma mi considero una romagnola felicemente trapiantata.
– Quando ha deciso di dedicarsi alla scrittura?
In un momento molto delicato della mia vita, quando mia madre si è ammalata. Avevamo sempre vissuto lontane, distanziate da trecentocinquanta chilometri: il nostro era un rapporto pieno e lei è stata felice di accettare l’invito di venire ad abitare con me. E’ stato bellissimo averla accanto. Io ho ridotto i miei impegni lavorativi, cercavo di mantenere viva la sua mente e la sua capacità di interagire. Le piaceva spaziare attraverso le immagini del web, poi quando non è stato più possibile per l’avanzare della malattia, la vedevo comunque serena se ci sedevamo davanti al computer. E’ stato allora che, quasi per gioco ho cominciato a scrivere, solo con la mano destra perché con la sinistra tenevo la sua. E’ nato così “Pagine di bianco vestite”.
– E’ un libro autobiografico?
Assolutamente no, se si riferisce alla trama che è frutto di fantasia, tuttavia esiste qualche riferimento autobiografico, in particolare nella parte iniziale… forse quell’adolescente aveva qualcosa in comune con me. Anche le location del romanzo sono state scelte perché le ho vissute. Tutto il resto è stato inventato e elaborato, la fase più appassionante a mio avviso. Qualche corso di scrittura creativa consiglia di avere chiaro in mente tutto il percorso prima di mettersi a scrivere, io ho trovato a me più consono lasciarmi trasportare dall’energia creativa: calandomi totalmente nel mio personaggio mi piace scrutare il suo animo, i sentimenti, le reazioni possibili dalle quali possono nascere nuove situazioni e nuove pagine.
– Di cosa tratta il suo romanzo? Che senso dà al suo libro?
Le rispondo con una frase che ho voluto mettere in quarta di copertina. “La vita può essere capita solo all’indietro ma va vissuta in avanti” . Porta la firma di un padre dell’esistenzialismo, il filosofo danese Soren Kierkegaard, alcune sue riflessioni sono illuminanti. In questa frase che ho citato posso riassumere la trama del mio libro: la vita, per tutti, è un chiaroscuro, un’alternanza di variazioni che ho sintetizzato in periodi rosa e neri. In questa ottica, la protagonista del romanzo, Jala, esce da una rosea adolescenza e inizia a conoscere la vita. È il normale passaggio che porta all’età adulta, quando si inizia a fissare dei traguardi, ma ecco che le emozioni, gli entusiasmi, motori dell’esistenza, diventano vacui nel momento in cui si presenta l’imprevedibile, talmente importante da mettere in discussione la sua stessa identità. Senza spoilerare dico solo che il senso del mio libro sta nel valore della donna, nella sua forza e nel suo coraggio. Aggiungo che, disseminati qua e là, nella storia appaiono molti temi importanti e sempre attuali, che vengono sviscerati nelle vicende dei personaggi e devo dire che non mi aspettavo al riguardo, tanto interesse da parte dei giovani, che hanno comprato il libro e con cui ho potuto discuterne.
– Dunque la protagonista principale di Pagine di bianco vestite è una donna. Le chiedo: l’essenza di Jala riflette quella dell’autrice o lei ha creato un modello di donna completamente diverso ma con caratteristiche che, intimamente, avrebbe desiderato le appartenessero?
Questa è una domanda da superquiz e io non credo di avere una risposta netta, ben definita. E’ vero che in tema di narrativa può affiorare, in maniera più o meno velata, la personalità di chi scrive e ammetto che Jala ama, desidera o si ribella secondo il mio intimistico sentire, ma sono più propensa a dire che rifletta, in generale, l’animo femminile. Lo deduco dalle recensioni di lettrici che sostenevano di essersi sentite così emotivamente coinvolte da avere gioito, pianto, sperato, amato insieme alla protagonista. Ma è anche vero che le emozioni non sono appannaggio solo delle donne… i sentimenti appartengono a tutti. Io sono portata a dare grande rilievo alla sfera emotiva dei miei personaggi, desidero che chi legge possa conoscerli anche nella loro interiorità e ritengo che da questo punto di vista il libro possa essere fruibile a qualsiasi età. Tornando invece a Jala è una donna che non demorde, una guerriera che non arretra. E’ determinata , esigente e nessun colpo di scena riesce a fermarla. Solo un vero amore potrebbe rappresentare per lei un approdo e, in questo, l’essenza della protagonista è ampiamente condivisa dall’autrice.
– Per questo suo libro le è stato fatto un complimento o una critica che l’ha particolarmente colpita?
Incuriosita più che colpita. Ricordo che solo una settimana dopo la distribuzione, una signora si complimentò per la trama aggiungendo «Peccato però che… più che un libro sembra una sceneggiatura» Ma le dirò che quell’appunto per me era un elogio, ero riuscita nel mio intento. Infatti in una presentazione del libro, il relatore mise in risalto la capacità descrittiva che traduce le parole in immagini e questo aspetto è stato particolarmente sottolineato perché, leggendo, l’occhio può vedere solo ciò che la mente ha percepito e elaborato. Ricordo che quelle parole mi crearono un po’ d’imbarazzo, ma dentro ero così felice nel pensare che un lettore potesse, con la sua immaginazione, godere, ad esempio, delle ambientazioni sul lungomare di Montreux che avevo descritto così minuziosamente proprio con questo intento. Anche ora provo un pizzico di disagio, non è facile parlare delle virtù di una produzione propria, però i miei riferimenti sono tutti verificabili e poi… credo di essere una persona abbastanza autentica.
–Capisco, ma ci sono comunque dei premi e riconoscimenti che avallano il valore di Pagine di bianco vestite.
Sì, il libro ha ricevuto il Diploma d’onore al Premio Letterario Nazionale Bukowski a Viareggio nel giugno del 2019. L’iscrizione è stata una mia silenziosa iniziativa, ho pensato di farlo per un preciso motivo: ovviamente i miei famigliari sono stati i primi a voler leggere il libro e con fervore mi hanno dimostrato il loro entusiasmo. Ma loro erano, come si dice, di parte, io avevo necessità di un giudizio obiettivo e allora ho cercato un concorso, uno importante, con tantissimi partecipanti, solamente per vedere fino a che punto sarei arrivata prima di essere eliminata. Scelsi il Bukowski sia perché invitava a scrivere storie di vita, sia perché ogni anno aveva migliaia di iscrizioni. Il regolamento era ben articolato e severo, l’opera era inedita come richiesto, illustre la giuria esaminatrice. Cominciarono le selezioni e il mio libro non veniva escluso. Ero già soddisfatta, ma quando arrivò il comunicato con la rosa dei trenta finalisti e lessi il mio nome, allora, davvero, mi emozionai, pensando che i romanzi selezionati inizialmente erano ben settecentottantadue. Indimenticabile il giorno della premiazione: eravamo rimasti in quattro a contenderci il podio e fui chiamata io. Quel giorno trascorso all’Hotel Explanade di Viareggio rimarrà un bellissimo ricordo. Circa due mesi dopo ebbi un’altra sorpresa navigando sul web, vidi un sito con il mio nome e quando lo aprii mi resi conto di essere stata inserita nella classifica dei quaranta migliori bestseller italiani, ero alla ventesima posizione ma quando lo riguardai a fine novembre, Pagine di bianco vestite era salito in nona posizione. Venni così a conoscenza di un organismo, Paesaggi dell’anima che, in seno a Amazon, operava a tutela dei clienti consumatori. Per offrire una classifica di libri realmente validi, venivano presi in considerazione solo quelli non sponsorizzati, ad evitare una visibilità influenzata dalla pubblicità. Si controllava poi la veridicità delle recensioni verificando che anche il prezzo fosse adeguato al valore dell’opera, la quale logicamente era già stata letta e valutata. Insomma devo dire che questo libro mi ha dato belle soddisfazioni. Ho avuto tanti inviti fuori Civitavecchia. La città della cultura di Arpino mi ha riservato un’accoglienza impensabile, era presente il sindaco e tutta l’amministrazione comunale. Mi viene a mente un’altra presentazione in occasione dell’apertura ai Parioli a Roma di una nuova sede di Banca Generali, una location stupenda. Questa presentazione è stata fatta solo qualche giorno prima che si andasse in lockdown.
– Pagine di bianco vestite è stato dunque il primo libro e un ottimo inizio. Ha in progetto di regalarcene altri?
Ma certo, mi piace scrivere, mi è sempre piaciuto ma non ho mai pubblicato e molte cose sono andate perdute nel tempo. Le rubo qualche minuto per parlarle del mio primo breve romanzo, scritto tantissimi anni fa, quando frequentavo le scuole superiori. Un ciclostilato letto da tutti gli studenti di quella scuola prestigiosa. Ero stata testimone più volte di un comportamento, più che sprezzante, di una insegnante nei confronti di una mia compagna di classe: un giorno era stata eccessivamente dura e la ragazza era fuggita dall’aula piangendo. La docente mi vietò aspramente di raggiungerla e dopo mezz’ora vennero a dirci che si era gettata nel vuoto dalla finestra del bagno, dal quarto piano. Il cielo volle salvarla, facendola rimbalzare sulla tettoia di un bagno esterno che la catapultò tra i rami di un grosso albero, dal quale cadde sul tetto di una rimessa per poi terminare al suolo. Non so come la docente, anziana e nelle grazie del preside, avesse potuto continuare a fare lezioni e dell’accaduto non se ne parlò più, anche se la compagna restò per un mese ricoverata in ospedale. Mi venne allora spontaneo scrivere, di mio pugno, un thriller i cui protagonisti, professoressa e preside, avevano ruoli talmente meschini e nefandi, tali da sfociare in un odio reciproco che li portò a eliminarsi a vicenda. Ora mi viene da sorridere ma allora fu un successone, fino a quando il preside venne a saperlo e corse ai ripari. Ordinò il ritiro di tutte le copie ciclostilate e convocandomi in presidenza mi punì con una lunga sospensione. Così fu ripagato quel breve romanzo ma, stranamente, non ci furono altre conseguenze, il mio profitto era alto e all’esame di maturità fui tra i migliori studenti premiati. Un’altra esperienza molto interessante è invece più recente e è stata quella di quando ho lavorato come ghostwriter, scrivendo per un artista italiano, noto a livello internazionale. Poi ho deciso di scrivere per mio piacere personale. Per quanto riguarda il mio futuro di autrice, sto per pubblicare un secondo libro, voluto con insistenza dai miei lettori perché, nell’ultima riga di Pagine di bianco vestite ho inaspettatamente delineato uno scenario aperto al futuro, alimentando una grande curiosità. Questo però mi ha costretto, ma è stato un piacevole impegno, a scrivere il secondo romanzo, che ho appena ultimato e del quale… sono la prima fan. Prevedo l’uscita tra un mese circa.
– Ha già un titolo?
Non sono scaramantica, quindi posso annunciarlo. Si intitola “Eppure… non cercava me”
(a cura di Paola Angeloni)
Brava Paola🍀🍀🍀
"Mi piace""Mi piace"