Monti della Tolfa o Arco del Mignone

di ANTONIO MAFFEI

 

Là svetta Luni arce possente

dei nostri pensieri dominatrice silente.

 Primo verso di una poesia di Giovanni Maria, ultimo grande artista etrusco.

Parole di grande vigore, amore intenso per il proprio territorio.

Ennio di Allumiere, ha sempre sostenuto, con forza, che i rilievi presenti nell’entroterra di Civitavecchia non devono essere chiamati “Monti della Tolfa”, perché nel territorio di questo comune i rilievi non superano mai l’altezza di 600 metri, requisito geografico indispensabile che autorizza a definirli “monti”.

Nel comune di Allumiere invece i rilievi disposti a corona intorno al paese superano sempre l’altezza di 600 metri (Elceto m 611, Maggiore m 633, Urbano m 628, Faggeto m 619, Le Grazie 618). Secondo il pensiero di Ennio questi rilievi si dovrebbero chiamare “Monti di Allumiere”, tale denominazione originaria, collegata alle “Allumiere delle Sante Crociate”, non è stata più utilizzata per l’importanza che negli ultimi secoli ha assunto il paese di Tolfa.

Per superare tali punti di vista, senza dubbio validissimi ma da qualcuno ritenuti “campanilistici”, nelle pubblicazioni dell’Associazione Archeologica Centumcellae l’entroterra di Civitavecchia, la romana Centumcellae, su suggerimento di Basilio, seguendo un’antica indicazione geografica, viene denominato “Arco del Mignone”.

 L’Arco del Mignone costituisce un omogeneo bacino antropo-geografico, un microterritorio con uniforme aspetti di flora, fauna e Paesaggi Culturali stratificati,   ovvero un comprensorio geograficamente e culturalmente unitario esteso per circa 600 chilometri quadrati in un’area, posta subito a nord di Roma, facente parte dell’Antica Tuscia, e delimitato dal mar Tirreno e dal sinuoso arco finale del fiume Mignone; attualmente è relativa ai Comuni di Civitavecchia, Santa Marinella, Allumiere, Tolfa e una parte del comune di Tarquinia.

Il termine  “Arco del Mignone”, come ricorda Basilio, profondo conoscitore delle tradizioni popolari e della toponomastica di questi territori, si riferisce a un’antica indicazione geografica relativa al tratto finale del fiume Mignone, il Minio riportato nell’Eneide di Virgilio, che con il suo “arco” aggira i monti di Allumiere e Tolfa prima di sfociare nel mar Tirreno.

Tale indicazione geografica è stata riutilizzata spesso nelle pubblicazioni dell’Associazione Archeologica Centumcellae, a partire dalla nota introduttiva del volume “La Preistoria e Protostoria nel territorio di Civitavecchia” (Preistorie-Protostoria 1981, 16).

L’“Arco del Mignone” non deve essere confuso con il “Mignone Square”, ovvero ”Il Quadrato del Mignone”, antica indicazione topografica della Tuscia riutilizzata dall’ammiraglio svedese Erik Wetter, su suggerimento di Basilio, nella sua pubblicazione sulle antiche strade dell’Etruria (Wetter 1962, 188).  ”Il Quadrato del Mignone” si deve ricondurre non a tutta la valle del fiume Mignone, ma solo alla parte iniziale  sino a Rota e comprendente anche le rovine dell’abitato di Monterano.

L’Arco del Mignone presenta geologicamente un’affinità e continuità con una vasta regione della costa tirrenica.

Studi geologici sono stati effettuati sin dal Rinascimento per l’esistenza di banchi rocciosi particolari e per l’estesa presenza di minerali utilizzati sin da epoca protostorica. Per un approfondimento degli aspetti geologici e naturalistici di questo territorio si consiglia di consultare “Contoli-Lombardi-Spada 1980”, che raccoglie anche una vastissima bibliografia su questi argomenti.

Le recenti indagini geologiche sono raccolte nella Carta Geologica d’Italia F° 142-143 del 1972.

Le formazioni eruttive, costituite da vasti complessi riconducibili a fenomeni vulcanici iniziati nel tardo Pliocene, interessano principalmente il massiccio montuoso centrale che si sviluppa tra i centri di Allumiere e Tolfa e la parte intermedia del fiume Mignone e dei suoi affluenti La Vesca e La Lenta.

Tra le formazioni litologiche è da segnalare la trachite, utilizzata come materiale da costruzione da epoca etrusca e romana; i tufi litoidi del vulcanismo Sabatino, del vulcanismo vulsino e dell’apparato di Vico, utilizzati sin da epoca protostorica (custodie ovoidali delle tombe protovillanoviane della Pozza vicino ad Allumiere); il nenfro, collegato all’apparato vulsino, anch’esso utilizzato in blocchi e blocchetti squadrati per le costruzioni.

Molto interessanti sono le mineralizzazioni presenti nel complesso montuoso centrale di Allumiere. I minerali più importanti, utilizzati, si può supporre dalla protostoria, sono quelli ferrosi (ematite, pirite, limonite), di rame (azzurrite, malachite), di piombo (galena argentifera).

I vasti depositi di alunite, inoltre, rivestirono un enorme interesse economico per lo Stato Pontificio sin dal 1460, anno della scoperta dell’allume nei monti della Tolfa da parte di Giovanni di Castro. Questo materiale strategico era alla base di svariati processi tecnologici, indispensabile per le preminenti industrie dell’epoca come quella dei tessuti, dove era usato per il fissaggio delle tinte, per la concia del pellame e per la lavorazione dei vetri chiari.

Si può aggiungere che il prezioso allume era utilizzato, con il sale da cucina, anche nel procedimento per l’essiccazione del merluzzo, la produzione di vernici e, non ultimo, per le sue proprietà astringenti, in medicina.

I proventi del commercio dell’allume, oltre ad arricchire enormemente le “casse” pontificie, favorirono la fondazione dell’abitato di “Allumiere delle Sante Crociate”, e permisero nel 1508, per volontà di papa Giulio II, il ripristino dell’antico porto romano e la realizzazione a Civitavecchia di una grande fortezza progettata forse dal Bramante e terminata da Antonio da Sangallo il Giovane, con l’aggiunta del Mastio ottagonale, come riporta la tradizione, per opera di Michelangelo Buonarroti.

Sulla base delle concezioni ricognitive elaborate molti anni fa dall’Associazione Archeologica Centumcellae (Falzetti 1971; Maffei 1971) e delle indicazioni riportate nel rilevamento pedologico della Maremma Tosco-Laziale (Morani-Rotini 1954) sono state effettuate dallo scrivente moltissime prove ed analisi per verificare la pedologia e la fertilità dei terreni che circondavano gli insediamenti protostorici, le città etrusche e i poderi relativi alle innumerevoli ville rustiche romane presenti nella zona.

I racconti dei vecchi contadini ci hanno permesso di apprendere le arcaiche tecniche agricole, e di valutare la resa e la qualità dei prodotti da loro ottenuti sugli stessi campi coltivati dagli antichi abitanti nella protostoria, in epoca etrusca, romana.

Al fine di stabilire le attitudini colturali e le risorse agrarie del territorio esaminato, durante le ricognizioni effettuate sono stati recuperati numerosi ed inediti dati di carattere agro-pedologico ed ambientale.

Direttamente dalle persone che a piedi con lunghi trasferimenti effettuavano la transumanza dalle pianure tirreniche ai Monti Sibillini dell’Appennino, abbiamo appreso molte usanze e metodi di trasformazione del latte, che costituiscono rarissime ed essenziali informazioni etnologiche. Molte preziose notizie mi sono state comunicate da Basilio, da noi chiamato affettuosamente mezzo sigaro per l’immancabile mozzicone di Toscano che, spento od acceso, teneva sempre in bocca. Basilio, per lunga tradizione famigliare, aveva una conoscenza eccezionale delle forme tradizionali di allevamento ovino, caprino, bovino, suino e delle lavorazioni agricole che  erano in uso in Maremma nei secoli passati.

Provare amore per il proprio territorio esprime il desiderio il recuperare il suo lontano passato per riconoscere il suo presente e organizzare il suo futuro.

In fondo alla memoria. 

Un gaimone che volava alto nel cielo si getta all’improvviso nella spuma bianca mossa dalle onde per catturare un pesce che guizza veloce.

Anche la mia mente veleggia leggera come un legno corsaro cercando di afferrare la sua preda fuggente: un pensiero, un ricordo lontano nel tempo, le immagini, i colori, i profumi ed i sogni della gioventù.

Eravamo un gruppo di ragazzi sani ed atletici e la ricerca di sensazioni forti ed animose accompagnava sempre i nostri pensieri. Accomunando una forte attrazione per le ricerche storiche ed archeologiche  con il l’attività sportiva delle lunghe escursioni nei monti di Allumiere e Tolfa, abbiamo cercato l’avventura con eroico entusiasmo e … l’abbiamo trovata a pochi passi da casa “nell’Arco del Mignone”, descritto da Virgilio nell’Eneide, attratti dall’intensa energia che si sprigiona da questo integro complesso ambientale abitato dall’uomo da decine di migliaia di anni.

 

Ricordo una bella “passeggiata” effettuata per risalire la Vesca sino ai sardi, camminando direttamente nel letto del fiume. Immersi nell’acqua scorgemmo una vipera che nuotava veloce in superficie. Sandro, con rapida mossa, l’afferrò per la testa tenendola ben stretta, e poco più avanti la liberò sulla riva.

La voglia di curiosità, di meraviglia, di cultura, ci ha sempre reso capaci di vedere, ascoltare, annusare, anche le cose che sembrano nascoste per valorizzare completamente la vera anima di tutto quello che ci circonda.

Franco, un instancabile ricercatore, quando trovava un reperto archeologico l’osservava, lo misurava, lo studiava ed infine lo annusava perché era convintissimo che ogni oggetto emana un suo odore caratteristico.

Se il Paesaggio Culturale coincide con i luoghi e con l’identità degli uomini che hanno abitato e che abitano in un determinato territorio, come dimenticare il profumo dell’uva fragola della pergola di Gregorio che aveva una capanna al centro delle tombe rupestri di San Giovenale.

A Piantangeli, il caprone dominante si muoveva veloce sul suo masso, pronto a gettare a testate nel burrone qualunque estraneo si fosse avvicinato.

E’ incancellabile anche il ricordo di Pepparello, uno degli ultimi guardiani della tenuta del Casalone di Tolfa, che da sopra il suo instancabile cavallo di razza tolfetana ci dava la sua vivace interpretazione delle ville rustiche romane, intercalando storie incredibili su fantasmi di frati con una tonaca bianca che vagavano di notte nella sottostante Macchia del Grottino. Per non parlare poi del saluto allegro e della personalità forte di “zi Fiore” e del “conte” che avevano una vocazione particolare per la ricerca archeologica. Peppuccio abitava invece nelle grotte delle Tufarelle e isolato dal resto del mondo viveva nella stessa maniera dei nostri antenati primitivi, traendo il suo sostentamento dalla raccolta di erbe e frutti spontanei del bosco e dall’allevamento brado di maiali rustici dal pelo ispido, continuamente incrociati con i cinghiali del bosco di Monte Ianne.

A Norchia, a San Giovenale e ancor di più a Luni sul Mignone abbiamo soggiornato a lungo bevendo l’acqua fresca e pura della fonte antica, mangiando gustose acquacotte e saporite porchette arrosto. Nelle fraschette di Blera, mentre raccoglievamo testimonianze sul territorio dagli amici del luogo, conversando vivacemente con il professor C.E. Östenberg, e con altri suoi esperti collaboratori svedesi, abbiamo sorseggiato un vino raro e vigoroso, l’Alicante, stuzzicandoci l’appetito con fave fresche, cacio pecorino, prosciutto tagliato a mano con il marraccio, fette di pagnotta di Allumiere, olive e filetti di baccalà crudo spinuzzato.

Sulla Castellina di Luni e del Fornicchio eravamo sempre in compagnia  dei cavalli, delle vacche maremmane e dei vispi maiali allevati liberamente allo stato brado nei prati e negli stessi boschi che videro pascolare gli antichi armenti.

Al far della sera accendevamo un bel fuoco scoppiettante sul quale bruciavamo fascine di ginestra verde per provocare tante favilline che salivano alte illuminando il cielo  per 50 e 60 metri.

Appena sentiva le note della chitarra, un usignolo volava sull’albero più vicino e con il suo cinguettio armonioso accompagnava la musica suonata da Gianni.

Al sorgere del sole gli uccelli cantavano al nuovo giorno, e dalle forre poste in basso risaliva l’allegro grufolare dei piccoli cinghiali che all’alba tossivano nell’aria fresca del mattino, correndo veloci nelle piane della Vesca, nel frattempo lungo il Mignone delle lontre s’inseguivano per rubarsi un pesce appena pescato.

Ricordiamoci che è sempre la natura, la Madre Terra, quella che vince.

 

Dedicato a Luni e all’Arco del Mignone.

ANTONIO MAFFEI

 

-O-O-

                                                                PANORAMA                                                                                                                                                                     Tercentum adiciunt (mens omnibus una sequendi) qui Caerete domo, qui sunt Minionis in arvis, et Pyrgi veteres intempestae Graviscae.  Virgilio nel X libro dell’Eneide elencando i guerrieri etruschi che vanno in aiuto di Enea  cita anche quelli che abitano “nei campi del Mignone”.

-O-O-

FOTO della CEBTUMCELLAE

Anno 1991. I “ragazzi” della Centumcellae tagliano le erbacce di Cencelle.

-O-O-

CAMPEGGIO SOCIALE

Anno 1984. Campeggio sociale a Luni-Tre Erici con grande falò notturno.

-O-O-

Bibliografia

Contoli, Lombardi, Spada 1980 – Contoli L., Spada F, Lombardi L., – Piano per un parco naturale nel territorio di Allumiere e Tolfa. Provincia di Roma 1980
Falzetti 1971 – Carlo Alberto Falzetti, Le comunità appenniniche dei Monti della Tolfa – L’assetto economico del territorio e la teoria del nomadismo pastorale, in Bollettino di Informazioni dell’Associazione Archeologica Centumcellae, Civitavecchia 1971
Maffei 1971 – Antonio Maffei – Giovanni Curreli, Codata delle Macine. Studio preliminare sullo stanziamento protostorico, in Boll. Inform. Ass. Arch. Centumcellae, Civitavecchia 1971
Morani-Rotini 1954 – Valentino Morani – Orfeo Turno Rotini, Rilevamento pedologico della Maremma Tosco-Laziale, Roma-Grosseto 1954
Preistoria-Protostoria 1981 – Nota introduttiva, in La preistoria e la protostoria nel territorio di Civitavecchia, Ass. Arch. Centumcellae, Civitavecchia 1981
Wetter 1962 – Erik Wetter, Studies and strolls in southern Etruria, in Etruscan Culture, Land and People, Columbia University pres, Allhem publishing hovie, Malmö 1962