Un messaggio di speranza per il futuro. (seconda parte)

di ANTONIO MAFFEI

XVI secolo avanti Cristo. L’esplosione del vulcano di Santorini, un tragico evento che ha cambiato la storia.

Da cinquant’anni mi interesso di ricerche storiche ed archeologiche, nel 1970-71 feci delle importanti ricerche sugli insediamenti della costiera tirrenica di Civitavecchia.

Lungo la fascia costiera tirrenica che si sviluppa tra Civitavecchia e Santa Marinella, Fernando Barbaranelli intorno al 1950 individuò, per primo e in modo significativo, i resti di insediamenti protostorici ubicati sulla spiaggia e costituiti da vasti depositi antropici contenenti reperti riconducibili all’Età del Bronzo e Villanoviani della Prima Età del Ferro, e testimonianti che in quelle località vissero migliaia di persone.

A Torre Valdalica, alla foce del torrente Malpasso, alla foce del Marangone e a Torre Chiaruccia prima di Capo Linaro, l’esame degli estesi depositi antropici sezionati dal mare, effettuato da Barbaranelli nel 1950 e dallo scrivente nel 1970-71, ha evidenziato che il più antico strato antropico, relativo al Bronzo Antico-Bronzo Medio, è suggellato da una concrezione sabbio-limoso livellata e sterile dal punto di vista archeologico, ma contenente frammenti di conchiglie, pezzetti di pomice e di corallo.

Tale concrezione deve essere messa in relazione a un paleotsunami che colpì la costa tirrenica nel 1550-1600 a.C. distruggendo  gli insediamenti litoranei che dal mare traevano il loro sostentamento economico, con particolare riguardo alla produzione del sale da cucina per evaporazione dell’acqua marina. Tale evento fu da me ipotizzato nel 1971 quando ancora non si conoscevano le testimonianze rinvenite nei coevi stanziamenti di Oliva Torricella.

Anche a Salerno, in località Oliva Torricella, degli insediamenti umani, privi di difese naturali, ubicati sulla riva del mar Tirreno, sono stati infatti distrutti da un violento paleotsunami.

Ma da quale straordinario evento naturale fu causato questo brutale paleotsunami che interessò tutte le coste del Mediterraneo?

I recenti studi riconducono tale avvenimento all’esplosione del vulcano di Santorini avvenuta nel 1627-1600-1550 a.C., che distrusse la civiltà minoica e che, come è stato documentato in numerose e significative ricerche scientifiche, produsse terrificanti sconvolgimenti climatici su vaste aree mondiali, che generò un intenso areosol che oscurando la luce solare provocò un abbassamento repentino delle temperature e un lungo inverno vulcanico.

Il lungo inverno vulcanico, durato molti anni, mise a rischio la vita delle piante, degli animali, producendo il crollo della catena alimentare, violente carestie e pandemie mortali, molto simili all’attuale disastrosa emergenza mondiale Coronavirus, il Covid-19, con gravissime conseguenze sulla stessa esistenza dell’umanità, che fortunatamente riuscì a superare la crisi provocata da tali tragici eventi naturali. Da molto tempo sto effettuando la revisione dei materiali archeologici delle stazioni costiere di Civitavecchia, unitamente a molti altri reperti rinvenuti nell’entroterra di Civitavecchia, o meglio nell’Arco del Mignone. Queste ricerche, che mi auguro di pubblicare presto, portano a una nuova ed originale concezione dei vasti e positivi eventi storici, sociali, economici ed artistici che avvennero come ripresa della vita conseguentemente al terribile cataclisma provocato dell’eruzione di Santorini, eventi che dovrebbero portare una luminosa luce di speranza anche nel nostro futuro quando cesserà la pandemia del Coronavirus.

Nonostante queste terribili esperienze siamo sempre sopravvissuti.

 L’impatto dell’umanità con gli avvenimenti rari e imprevedibili resta molto impressa nella mente che tende a sfuggire ai pericoli e sopravvivere.

Daniel Kahneman ci informa dell’esistenza del negativity bias e sostiene che: “il cervello degli esseri umani e degli altri animali contengono un meccanismo che è stato progettato per dare la priorità alle cattive notizie, per incrementarne la probabilità di vivere abbastanza a lungo da riprodursi, e che l’effetto di questi eventi negativi possa essere arginato e addirittura sfruttato a proprio vantaggio”.

Il negativity bias è instaurato nel cervello umano, fin da tempi remoti e il motivo è la sopravvivenza. Infatti, sviluppando naturalmente un’elevata attenzione agli stimoli negativi, che possono potenzialmente essere un pericolo, la reazione a essi è diventata, nel tempo, un’abitudine ben radicata e automatica nell’uomo.

Si tratta quindi di una sorta di istinto per la sopravvivenza, uno stratagemma elaborato dal cervello per sopravvivere alla selezione naturale. La negativity bias avrebbe quindi “plasmato” l’uomo rendendolo più sensibile verso le cose che gli avrebbero potuto nuocere.

L’uomo tende di conseguenza a risollevarsi e rendere più felice la sua qualità di vita migliorando i rapporti famigliari, sociali e perfezionare inoltre le tecniche produttive per poter disporre di una quantità maggiore e migliore di prodotti alimentari.

Successivamente ad ogni fase negativa l’umanità manifesta un interesse nuovo e profondo per le espressioni artistiche.

Ad ogni fase della pittura di Picasso, corrispondono dei cambiamenti e degli eventi importanti nella sua vita privata. Questo ci da l’idea di quanto la ricerca e la fantasia artistica siano strettamente connesse alle esperienze di vita. Picasso, grazie alla sua capacità di vivere profondamente queste esperienze, è stato in grado di trasformarle in una ispirazione vivace che evidenzia il suo stato di felicità.

Ma possiamo trovare prove di questi tragici avvenimenti climatici collegati all’esplosione di Santorini, nelle testimonianze residue della cultura materiale prodotta dai nostri antichi antenati?

Il recupero della memoria delle attività effettuate dall’uomo nella preistoria e nella protostoria è molto difficile perché possiamo disporre dei soli dati derivanti dallo studio dei residui resti della cultura materiale, ovvero i resti ceramici di recipienti utilizzati nelle loro attività quotidiane e della loro distribuzione spaziale e temporale,.

Tuttavia queste apparentemente mute testimonianze, se opportunamente esaminate ed interpretate, possono manifestare indizi di grande rilevanza storica ed archeologica.

Attualmente la cultura di una specifica società, secondo una definizione umanistica, è definita come un insieme complesso, una globalità che include le esperienze, le tradizioni, le arti, l’etica, il costume, la religione, la lingua parlata e ogni altra capacità e attitudine espressa dal pensiero umano.

La concezione di una antica cultura è ricolma di molti contenuti filosofici, storici, politici, sociali, antropologici, ma di tali società conosciamo solamente i residui prodotti artigianali realizzati dalle popolazioni, che caratterizzano tuttavia le esteriorità percepibili e tangibili di una cultura, quali i complessi abitativi e insediativi, i manufatti della vita quotidiana e delle attività produttive.

Le innovazioni socio-economiche, ideologiche, e tecnologiche, costituiscono, di conseguenza, la manifestazione di un insieme di esperienze collegate alla maniera di realizzarli, alle materie prime utilizzate, al loro impiego pratico, e ne rappresentano la loro essenza in modo autonomo. I manufatti della cultura materiale, per la loro grande espressività, si devono inserire, secondo una nuova ottica interpretativa, tra i prodotti del “pensiero” umano nello stesso modo di una qualsiasi opera d’arte, perché sono i risultati dello stesso omogeneo prodotto mentale. Successivamente ai tragici avvenimenti di Santorini, in Italia si sviluppò una nuova e caratteristica fase culturale definita Appenninica.

La produzione di manufatti collegati alla cultura materiale rappresenta un avvenimento articolato e ricco di sfaccettature che si sviluppa nell’alternanza di conservazioni, rivalutazioni, riproduzioni ed imitazioni di forme e stili precedenti, pur nell’ambito di una più interiore e difficile dialettica, tra i modelli legati alla funzionalità, alla tradizione e alla ricerca di nuove manifestazioni intellettuali che potessero chiarire e ricordare il passato e costituire, allo stesso tempo, una viva espressione del presente.

Tra le persone della comunità Appenninica esisteva un intenso legame culturale e spirituale, che li guidò a sopravvivere insieme agli avvenimenti tragici e gloriosi, straordinari ed ordinari.

Le forme ceramiche dei recipienti e la loro decorazione geometrica trovarono nuove, originali ed intense espressioni funzionali ed artistiche.

Attraverso la psicologia dell’estetica sappiamo che nell’azione di soddisfare il proprio piacere, l’autore e il fruitore sono soggetti a stimoli affascinanti. Attraverso un messaggio visivo sono valutati, a colpo d’occhio, una serie di criteri di giudizio: bellezza, simpatia, equilibrio, armonia, laboriosità, rievocazione, attrattiva, abbinamento e numerosi altri criteri. La “comunicazione”, il “linguaggio” presente nella cultura materiale, favorisce di conseguenza la comunione delle idee e delle esperienze. Tali parametri potrebbero essere contemplati entro una condizione di riferimento assoluto in modo da valutare ed individuare le parti integranti del “criterio percettivo”, per stabilire le motivazioni del cambiamento di uno stile espressivo.

La “comunicazione” concepita dall’autore, spesso a livello inconscio, attraverso la percezione visiva e mentale di un’immagine, può produrre, anche attualmente, in persone molto sensibili effetti di enorme intensità, come prova la sindrome di Stendhal che è definita come una affezione psicosomatica provocante tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazioni in soggetti messi al cospetto di opere d’arte di straordinaria espressività.

La capacità artistica e percettiva varia da persona a persona, ma quando ascoltiamo una delicata composizione musicale, una bella canzone, una squisita poesia, o guardiamo una pittura, una scultura molto significative, un bel paesaggio, tutti siamo “bombardati” da messaggi visivi che riescono a penetrare nelle profondità del nostro intelletto suscitando emozioni intense.

Da tempi remotissimi siamo stati educati sin dalla nascita a percepire, valutare e rispondere a tutti i messaggi sensoriali che si trasformano in concetti.

Questi segni geometrici che sono presenti sulla ceramica Appenninica costituiscono un primo esempio di “scrittura”, ovvero di un messaggio formulato dal pensiero umano per comunicare agli altri, a tutti gli altri compresi i loro discendenti, che, dopo terribili esperienze, stavano vivendo una nuova vita in modo intenso e molto felice.

Augurio finale.

Su internet sono state pubblicate numerose ricerche, che evidenziano, fortunatamente, come tutte le conseguenze economiche, sociali, umane considerate, per quanto intense, sono di breve durata, e sono portate a risolversi, quasi del tutto, nell’ ambito di un anno o due, e l’umanità tornerà alle normali attività.

Troviamo i modi per comunicare anche noi alle future  generazioni, in modo sereno, che siamo riusciti a superare la terribile esperienza del Coronavirus e che abbiamo ritrovato il piacere di conservare e rinnovare la vita.

ANTONIO MAFFEI