Nessuno si salva da solo

di BENEDETTO SALERNI

L’Italia è stata la prima nazione tra i Paesi occidentali a trovarsi nella improvvisa condizione di emergenza sanitaria determinata dal Covid-19. A causa della sua veloce e prepotente diffusione nessun Paese si è trovato pronto a fermare o contenere l’infezione del virus, quantomeno per quello che riguarda la distribuzione delle ormai famosissime mascherine o di quanto altro utile alla protezione individuale. La reazione iniziale alla pandemia ha provocato inaspettati atteggiamenti di intolleranza, rigurgiti di nazionalismo o indisponibilità alla cooperazione.                       
Nel nostro Paese si è aperta una fase drammatica, a cui per di più hanno fatto eco una molteplicità di luoghi comuni, di fake news e di paradossi legislativi che hanno attraversato la “fase 1”.  La maggioranza governativa è apparsa, in alcuni momenti, in estrema difficoltà nel trovare soluzioni di sostegno economico al complessivo e articolato sistema produttivo, alle famiglie e ai meno abbienti.  L’opposizione politica, per parte sua, si è impegnata nell’ostruzionismo parlamentare e nella ricerca di facile consenso mediatico, più che aiutare nella ricerca di soluzioni alla crisi epidemica.
Sono evidenti a tutti le spesso incongruenti posizioni politiche, in questa drammatica circostanza, particolarmente per ciò che riguarda il piano normativo e legislativo. Ci sono stati momenti che hanno disorientato la popolazione per le evidenti contraddizioni, sovrapposizioni e vuoti di potere negli indirizzi di coordinamento promossi dal supporto scientifico, dalla protezione civile e Governo nel rapporto con le Regioni e perfino con alcuni Enti Locali.  Il quadro normativo non è stato certamente aiutato dalle varie riforme degli ultimi anni sulle Autonomie regionali, sul Servizio Sanitario Nazionale, sulla Scuola, sul mercato del lavoro e la riduzione del Welfare State. Ci siamo trovati improvvisamente di fronte una società occidentale, da tempo pervasa d’incertezze e di paure correlati ai cambiamenti sociali e produttivi, inerme davanti ad un nemico invisibile e letale.
Invisibile potrebbe divenire anche il lavoro, alla conclusione del fenomeno reale della pandemia. Il problema sembra essere al centro delle preoccupazioni sociali, per gli effetti che si potrebbero produrre nel mondo dell’impresa, nel commercio o nel terziario, nel lavoro privato o pubblico. Una preoccupazione crescente anche in relazione ad una ulteriore marginalizzazione di coloro che cercano lavoro. Tutto ciò può entrare nella tipologia di fenomeni, in ultima analisi, paragonabili a simili eventi catastrofici, che non risparmiano nessuno. Soprattutto, se la risposta ordinaria che viene data alla questione è declinata dalle forze sovraniste, originando altre forme di paura e timore per la diversità etnica, religiosa o culturale.
Una possibile crisi del sistema politico non è una variante di poco conto nella valutazione delle diseguaglianze sociali e produttiva del paese derivata dall’infezione del virus. Stiamo prendendo coscienza che ci troviamo in presenza di una completa ed inaspettata mutazione nel modo di essere e del fare di una intera civiltà.  Ridisegnare un nuovo e innovativo modello di società con ampia e incisiva politica economica-sociale su scala europea sui temi del lavoro, dell’ecologia e di forme sperimentali di reddito universale al sostegno della povertà, è l’impegno enorme e comune al quale guardare, se si vorrà restituire fiducia alle popolazioni.
Non possiamo non tener presente che l’Occidente ha saputo, nella sua storia, fare delle nuove sfide della modernità e del progresso civile, altrettante occasioni di crescita e stabilità. Si dovranno contrastare le divisioni che rischiano di modificare l’assetto democratico, di coesione sociale e produttivo del nostro Paese, dell’Europa e dell’intero sistema globale.
Nessuno si salva da solo!

BENEDETTO SALERNI