ANATOMIA DI DUE BANDE (VII)

di CLAUDIO GALIANI ♦

LE ARMI E LA POLITICA

 Verso la metà del dicembre 1943 si svolge a Bieda, organizzato dalla federazione laziale del PCI, un convegno clandestino che punta a mettere in contatto le varie realtà della provincia viterbese, per cercare di promuoverne l’organizzazione.

Lo scopo è chiaro.

Le cellule, formazioni politiche di base, devono essere i motori per costruire dovunque è possibile esperienze di lotta partigiana.

Di lì muove ogni ipotesi di movimento insurrezionale di massa, per rafforzare la lotta di liberazione e, soprattutto, le sue prospettive politiche.

L’ “Unità” pubblica veri e propri vademecum per spiegare ai propri militanti i rapporti tra azione politica e militare, per illustrare i modi con cui va sostenuta l’azione partigiana.

In questa zona, gli appelli lanciati ai militanti hanno però rivelato una realtà quasi impermeabile.

Duro e amaro suona l’ appello lanciato il 4 dicembre dal Comitato Provinciale di Viterbo.

“Malgrado siano ormai  trascorsi circa tre mesi dall’invasione tedesca dell’Italia, è nostro dovere riconoscere, sia pure con dolore,che nella nostra provincia il nostro P. nessun contributo serio ha dato alla lotta armata contro gli invasori tedeschi e i fascisti loro complici…..

Questa passività si spiega col fatto che la lotta armata non è stata compresa, che lo spirito della lotta armata non è penetrato nei compagni malgrado lo sforzo fatto dal nostro P………

Non si fa nulla e non si sente dire altro che “non si può far nulla” che “non è ancora il momento” che “bisogna attendere”che “ fare qualche cosa vuol dire esporsi alle rappresaglie tedesche”, e via dicendo.

L’”attesismo” domina nelle nostre file, ecco la brutta verità che dobbiamo riconoscere….”

Il documento si diffonde lungamente a contestare le posizioni sbagliate.

“Si dice ancora ”siamo pochi e abbiamo poche armi”, ma nessuno e tanto meno il nostro P. ha preteso cose impossibili. Non si richiede a pochi combattenti provvisti di poche armi di contrastare una divisione corazzata. Non è questo il compito della guerriglia. Ma anche pochi combattenti con poche armi possono compiere atti di sabotaggio….possono colpire senza pietà i fascisti che vanno riorganizzando i fasci o che servono i tedeschi, le spie, gli agenti provocatori.”

Di fronte al disorientamento dei militanti, si decide di avviare un  capillare lavoro politico.

A Bieda cominciano a prendere contatto alcuni gruppi rimasti finora isolati.

Sul convegno riferisce una relazione del 18 dicembre, inviata da “Fabbio”.

“Già in altre relazioni di sopralluoghi fatti da me come da altro compagno si è fatto presente come l’organizzazione del P. fosse quasi inesistente perché non si era ancora riusciti a riunire i vari gruppetti organizzatisi separatamente; ed anche perché gli elementi con i quali il P. aveva preso contatto per mezzo di un compagno conosciuto da quei di Civitacastellana erano sospetti sia politicamente che moralmente”.

 Nella riunione alcuni elementi fidati sono incaricati di riunire i gruppi e formare il Comitato Direttivo.

Uno di questi è Ferdinando Biferali.

“Uno di questi gruppi di una certa importanza è quello formato dal C. B. di Civitavecchia ma domiciliato a Viterbo da oltre dodici anni ( vecchio elemento che fu anche al confino ) il quale partecipò a Bieda per invito dei compagni di Civitavecchia i quali sapevano che andava cercando contatto con il P. perché non voleva accostarsi a quegli elementi infidi che ho già accennato, anzi non sapendo che il partito era in contatto con dei compagni fidati voleva metterlo in guardia.

Egli riferì quindi che esso raggruppava oltre cento compagni e altrettanti simpatizzanti e che, con un lavoro ben diretto, il numero sarebbe aumentato sensibilmente (….) Però gli elementi da questi riuniti non erano raggruppati in cellule ma ancora a contatti personali perché non avevano ancora preso contatto con il C. D., ciò fu avallato anche da un altro compagno pure lui di Viterbo che aveva rappresentato con lui questa città”

Foto Biferali

Ferdinando Biferali

Biferali può quindi mettersi in contatto con il partito e lavorare per l’organizzazione militare.

“Fare l’elenco delle armi di cui dispongono e di quello che hanno urgente necessità, perché già mi hanno fatto richiesta di cartucce, mitra e medicinali.”

Sono così gettate le basi di un coordinamento, nel quale sono inclusi anche i partigiani di Civitavecchia, che nelle settimane successive costituiscono due cellule, la cellula direttiva di Civitavecchia, che prende il nome di Cellula di Zona, e la cellula direttiva di Allumiere, Tolfa, Bieda, Barbarano, Veiano che prende il nome di Cellula di Settore.

A febbraio “Stefano” considera la situazione di Allumiere promettente.

“Anche l’organizzazione locale di Tolfa e Allumiere è buona. In riunioni che ho fatte dei Comitati di Settore, dei settori dei due paesi, di capi-cellula e capi-squadra locali, ho avuto il modo di constatare come nei due paesi ci sono buoni elementi. Ad Allumiere soprattutto, in cui mi sono recato una seconda volta per avere modo di conoscere tutti gli elementi, che la prima non ero riuscito a vedere, e per aver modo di chiarire a tutti la nostra attuale linea politica.”

Esprime apprezzamento per le azioni di guerriglia finora fatte, ma stimola il gruppo ad un maggiore attivismo, a non temporeggiare.

Banda Biferali

Componenti la banda Biferali Fernando

Prende atto anche del buon lavoro politico che si sta facendo.

“Ho avuto modo di constatare come i compagni del Comitato di zona cercano di curare l’organizzazione, anche scrivendo dei piccoli manifestini che battuti a macchina vengono poi distribuiti ai capi-cellula che li leggono e commentano alle loro cellule, in essi oltre qualche spunto politico tratto dalla situazione sono segnate le cose principali dell’organizzazione, i compagni che si sono distinti in qualche cosa, quelli che hanno demeritato e così via.

Naturalmente ho lodato questa iniziativa e consigliato altre che mi sembrano opportune a risvegliare nei compagni iniziativa, emulazione, spirito di partito.

Nelle riunioni dei capi-cellula mi sono sforzato soprattutto di far penetrare chiaro nella mente di ognuno il concetto di cellula, come in essa è la vita del Partito, come essa è l’elemento per cui il Partito è Partito di massa.”

Duro è invece il giudizio nei confronti del C.L.N. locale, “che non funziona affatto, non per colpa del nostro incaricato a rappresentare il partito,ma per colpa degli altri elementi (che)non hanno alcun seguito nel paese né sono a contatto con i rispettivi partiti di Roma”.

La polemica, diretta anche verso altri C.L.N. della provincia, riflette il clima presente in questo periodo  dentro il C.L.N. nazionale, presieduto da Bonomi.

L’ organismo è paralizzato da contrasti  tra i partiti di sinistra e quelli moderati sull’atteggiamento da tenere verso la Monarchia e il Governo Badoglio e sul ruolo istituzionale dello stesso C.L.N.

Nel giudizio di “Stefano” si legge però anche una certa impazienza del gappista romano, non sempre in grado di sintonizzarsi con gli interlocutori locali.

Anche nella vita interna al partito emergono dei dissapori, che vanno ricomposti.

 “I compagni del Comitato di Zona mi avevano parlato di un elemento che aveva già fatto parte del Comitato medesimo, ma che poi ne era uscito e si era trasferito a Bieda. Invitato a tornare ad Allumiere si era rifiutato dichiarando di non voler fare più parte del Comitato di zona per certi dissidi tra lui e gli altri, ma dichiarandosi disposto a lavorare pure come semplice compagno a Bieda. I compagni del Comitato ( e qui valgono forse ragioni personali ) volevano espellere addirittura costui dall’organizzazione. Non mi è sembrato opportuno venire a un provvedimento così severo tanto più che a Bieda non c’era nessuno che potesse mettere in piedi una organizzazione e che anzi l’espulsione di questo elemento avrebbe portato la sfiducia e lo scompiglio di tanti elementi di Bieda, suoi simpatizzanti; per cui mi sono recato a Bieda assieme con  un compagno del Comitato di Zona, sono riuscito a metterli in buono accordo, e venendo incontro al desiderio dell’elemento residente in Bieda, l’ ho incaricato di formare la nostra organizzazione nel paese. Ho riunito io stesso un buon numero di simpatizzanti, ho parlato loro del nostro partito, credo che presto potremo contare su di una buona sezione anche a Bieda.”

Si lavora comunque per il coordinamento territoriale.

“Dato il fatto che il compagno, capo  zona politico di Viterbo, si trovava a Veiano, dove pure si trovava il compagno Antonio del Comitato di zona di Allumiere, ne ho approfittato per stabilire tra i due e le rispettive zone un contatto ed una collaborazione continua e sistematica, è stata studiata soprattutto la collaborazione delle rispettive G.A.P. e si sono pure riprese misure affinchè il contatto sia assicurato e la collaborazione possa avvenire senza perdite di tempo.

A Barbarano mi sono fermato pure, non c’è nulla e per adesso almeno non è possibile fare nulla”

A stimolare l’impegno politico e militare è intervenuto  il 22 gennaio lo sbarco degli alleati ad Anzio, che ha modificato il quadro strategico e acceso forti speranze sull’imminente liberazione di Roma e del Lazio.

CLAUDIO GALIANI

… continua (il prossimo capitolo (VIII) lunedì 2 settembre 2019)