ANATOMIA DI DUE BANDE (VI)

 

di CLAUDIO GALIANI

UNO SCONTRO A TUTTO CAMPO

E’ evidente che quello militare non è l’unico terreno di scontro.

Sul territorio entrambe le parti giocano una complessa partita a scacchi.

concordata

Il territori delle due bande

Come dimostra il caso di Bieda, il comportamento dei tedeschi tende a bilanciare tre esigenze.

La prima riguarda lo scontro frontale, che viene utilizzato in particolari momenti di difficoltà del nemico, per tentare di sferrare il colpo mortale.

La seconda è il dosaggio della strategia del terrore, che con le rappresaglie o con la loro minaccia punta a sradicare il gruppo partigiano dai rapporti con la popolazione, creando un freno psicologico alla stessa azione partigiana.

La terza è lo sfruttamento della forza-lavoro, esercitato sia con appositi bandi che invitano al lavoro volontario in Germania, sia con il trasferimento forzato dopo i rastrellamenti.

Dal lato dei partigiani, l’obiettivo è manifestare  l’esistenza nel territorio di un contropotere, per guadagnare il consenso di una popolazione immiserita, impaurita e confusa.

 “ Nel frattempo, racconta Barbaranelli, nei paesi della zona si provvedeva a organizzare un servizio di propaganda antitedesca (diffusione clandestina del giornale “Unità”, affissione di volantini, manifestini, lacerazione sistematica di tutti i bandi del governo tedesco e repubblichino, etc.).

Si soccorrevano i prigionieri alleati, quasi tutti sudafricani, che erano dopo l’ 8 settembre evasi dal campo di concentramento di Civitella Cesi e vivevano nascosti nelle campagne vicine.

A Civitella Cesi,visto che il grano dell’ammasso veniva, giorno per giorno, trasportato dai fascisti, forse per vettovagliare i tedeschi,i partigiani della Banda si impossessarono del magazzino dell’ammasso e procedettero alla distribuzione del grano alla popolazione.”

Analogamente, ad Allumiere,  “fu intensificata nei centri sopracitati la propaganda atta a non far presentare i giovani chiamati alle armi dalla Repubblica Sociale, propaganda questa riuscitissima in quanto nella sola Allumiere su un numero totale di 8.500 abitanti si verificò un solo caso di presentazione.

Altra propaganda molto accurata e continuativa fu svolta presso gli operai per non farli presentare ai lavori di fortificazione della fascia costiera, nonché presso i contadini incitandoli a non consegnare il materiale richiesto alle forze armate tedesche. Anche in tal campo i nostri collaboratori assolsero in pieno il compito ad essi affidato.”

Infine, una lucida constatazione.

“ Per andare incontro ai cittadini bisognosi e quindi soggetti a cadere in preda dei nazifascisti, la formazione partigiana ha provveduto ad assegnare sovvenzioni in denaro ed in viveri, come pure in capi di vestiario” .

Sono consapevoli i partigiani dell’esistenza di una zona grigia da conquistare e, forse, proprio la sottovalutazione di questo aspetto porterà al rastrellamento del 7 aprile.

Per dotarsi dei mezzi finanziari occorrenti, oltre agli aiuti provenienti dal Centro della Resistenza, le bande non esitano a ricorrere a contributi di ricchi possidenti del posto.

Si potrebbe pensare che siano estorti. “Stefano” ci fornisce queste informazioni:

“ Per poter provvedere ai loro bisogni essi hanno compiuto due azioni a mano armata presso i due grandi proprietari del posto ( nomi cancellati, ma in un caso dovrebbe trattarsi dei Guglielmi ) i quali peraltro, saputo che i danari servivano ai partigiani non solo hanno consentito di buon grado di versare le somme richieste ( tra tutti e due 290.000 lire ) ma si sono dichiarati pronti anche per il futuro a prestare di nuovo il loro aiuto quand’esso fosse necessario”.

 I fascisti

 I fascisti, spariti dalla circolazione il 25 luglio, dopo la liberazione di Mussolini tornano con la divisa della Guardia Repubblicana, resi ancor più gradassi dalla protezione tedesca.

Lo denuncia un documento del dicembre 1943.

“ I fascisti traditori vanno ricostituendo un po’ dovunque i “fasci repubblicani”, collaborano coi tedeschi,commettono atti di violenza e di banditismo; note spie e provocatori, lasciati indisturbati persino nel periodo che va dalla caduta del fascismo all’aggressione tedesca, continuano il loro lurido mestiere, girando per la provincia, facendosi vedere anche nei luoghi dove hanno commesso i loro delitti senza che nessuno osi toccarli “per paura delle rappresaglie”.

Il nemico da combattere è il nazifascismo ma, mentre verso i tedeschi provano un’ostilità profonda, nei confronti dei fascisti i partigiani nutrono un sentimento di disprezzo.

Non riconoscono la loro autonomia o dignitá.

Sono i resti di un potere putrescente, che sopravvive solo grazie al sostegno della forza tedesca.

Esemplare, a suo modo geniale, è la forma di lotta che la banda Maroncelli adotta verso una pattuglia repubblichina.

“ Il Comando germanico di Roma, allo scopo di tenere sotto controllo la zona di Civitavecchia, inviava pattuglie di militi fascisti. Una di queste pattuglie venne sorpresa dai partigiani i quali disarmavano e svestivano i militi fascisti, facendoli accorrere nudi verso la loro caserma. L’esempio fu salutare poiché  nella guardia repubblicana si verificarono diserzioni e rifiuti di obbedienza. Nessun milite fascista, dopo l’episodio, osò più uscire dall’abitato.”

La punizione inflitta ai repubblichini é denudarli, fisicamente e moralmente.

Questo disprezzo conduce a volte a trasgredire il codice d’onore militare che i partigiani rispettano.

Esiste anche in guerra un’etica della morte.

Naturalmente fa orrore quella degli innocenti coinvolti nelle rappresaglie.

Viene vissuta con dolore, ma con un diverso sentimento di fatalità, la morte sotto i bombardamenti.

Anche se in guerra fa parte dell’ordine delle cose e dell’esperienza quotidiana, la morte non va cercata a tutti i costi, neanche quella del nemico.

L’uccisione é la soluzione estrema, quando il nemico non si arrende e mette a rischio la nostra vita. Nelle relazioni si parla di tedeschi sorpresi e legati,  di fascisti fatti prigionieri e consegnati, rispettati nel loro diritto alla vita.

C’é una sola eccezione: verso i repubblichini che hanno  abusato in modo odioso e persecutorio del loro potere e verso le spie che hanno tradito è applicata la regola della giustizia sommaria.

Sono casi rari, che però lasciano il loro strascico.

Gli Alleati

Nello scontro con i nazifascisti, compare più volte l’accenno a un convitato di pietra: gli Alleati.

Il loro sbarco sulla penisola solleva grandi speranze che si possa concludere presto un conflitto barbaro e sanguinoso.

Dagli Alleati ci si aspetta degli aiuti, che però spesso non arrivano.

Ma chi sono gli Alleati per i partigiani? Soprattutto, per dei partigiani comunisti e anarchici?

C’è da dire che in tutta la prima fase della Resistenza, subito dopo gli sbarchi, i due mondi sono tra loro quasi sconosciuti.

Gli Alleati sanno poco di questa realtà. Accettano il contributo della guerriglia, ma nello stesso tempo la osservano con sospetto.

I partigiani sanno che gli Alleati sono indispensabili, ma temono che alla fine della guerra possano orientare il destino politico del Paese.

La loro esperienza diretta li mette in contatto soprattutto con i prigionieri militari evasi dai campi.

Normalmente costruiscono un rapporto positivo. Li aiutano a nascondersi, fraternizzano, li inseriscono nelle bande partigiane, per usare la loro esperienza militare.

Gino Mangiavacchi in un suo resoconto riferisce dei rapporti non sempre facili con alcuni di essi.

 “ Rientrato a Viterbo ho trovato che oltre ai tre uomini inviati da Roma ne erano cresciuti altri quattro prigionieri russi fuggiti dal campo di aviazione di Cassino, questi come gli altri tre sono disposti a fare la guerriglia, occorre procurare del vestiario ai russi e scarpe per i due italiani…. Accludo dichiarazioni di prigionieri inglesi, loro nomi e matricola, così pure di prigionieri russi. Tengo ad informarvi che per i soli inglesi la somma mensile è di lire 4.500, ora c’è da aggiungere anche quella dei russi, e mentre questi sono disposti a lavorare gli inglesi non lo sono”

Ma esiste un altro rapporto diretto, tragicamente concreto, con l’azione degli Alleati.

I bombardamenti continui, la devastazione delle città, il loro spopolamento.

Boeing B-17F

AIR FORCE B 24

Foto di repertorio: Bombardieri in volo (sopra): Bombardieri in azione (sotto)

L’impressione che si ricava è che i partigiani vivano questi due momenti con una forma di dissociazione.

E’ una situazione paradossale, difficile da elaborare.

E’ arduo capire come nel vivo della battaglia Umberto Arcadi, i fratelli Ciliberti e altri riescano a considerare alleati quelli che sganciano le bombe che hanno ucciso pochi mesi prima i loro padri.

D’altronde, le bombe sono una risposta necessaria per porre termine all’aggressione nazifascista su cui viene fatta ricadere ogni responsabilità.

E’ un mondo in cui tutti i rapporti si sono rapidamente rovesciati e in cui domina l’ambivalenza.

L’unica certezza che prevale su ogni altra è che ogni vittoria degli Alleati è una sconfitta dell’odiato nemico.

Possiamo definirlo un matrimonio di convenienza, non d’amore.

Il discorso si complica ancora di più, se si scende sul piano politico.

Come considerare gli Alleati quando nei volantini si giura lotta all’imperialismo?

Tutto si recupera  citando “ l’alleanza dei popoli “ contro il nazifascismo e ci si consola pensando che tra gli Alleati si muove anche l’amata Armata Rossa.

Nell’attesa che batta un colpo, è bene anticipare le armate americane nella liberazione delle città.

Va comunque detto che tra le parti si stabiliscono rapporti corretti e leali e l’esultanza per la libertà conquistata metterà in sordina ogni dubbio.

CLAUDIO GALIANI

… continua (il prossimo capitolo (VII) mercoledì 31 luglio 2019
https://spazioliberoblog.com/2019/07/31/cap-vii-in-lavorazione/