ANATOMIA DI DUE BANDE (VIII)

di CLAUDIO GALIANI ♦ 

LA NUOVA FASE

Nel mese di gennaio 1944, dopo lo sbarco di Anzio-Nettuno, cambia notevolmente il quadro operativo.

Subito dopo lo sbarco degli Alleati nella zona di Nettuno, racconta Maroncelli,  l’attività sabotatrice della banda, in special modo contro automezzi e linee telefoniche fu talmente vasta che il Comando germanico si vide costretto ad affiggere a Civitavecchia e nei comuni circostanti vari bandi con i quali venivano comminate gravi sanzioni a carico della popolazione civile ritenuta complice dei partigiani.”

Si susseguono i colpi di mano sulle varie strade provinciali.

“Molti tedeschi vennero fermati, disarmati. Coloro che tentavano di ribellarsi venivano uccisi.”

Le truppe tedesche, sulla difensiva, diventano sempre più aggressive.

Ma un altro pericolo cala con sempre maggiore frequenza sui partigiani e sulla popolazione. Gli Alleati intensificano i bombardamenti su tutta la provincia.

Il 17 gennaio vengono sganciate su Viterbo 142 bombe con gravi danni e numerosi morti, dispersi e feriti.

Cambia l’ obiettivo operativo delle bande, che si sentono più libere di agire.

Annota Barbaranelli:

“Avvenuti nei giorni 24, 25 e 26 gennaio i bombardamenti e lo sfollamento totale del paese di Vetralla, le squadre Partigiane della banda intensificarono l’attività sulla Cassia nei pressi di quel paese giacchè ormai i tedeschi non avrebbero più potuto effettuare azioni di rappresaglia contro la popolazione ormai al sicuro da ciò.

Furono eseguiti circa 25 tagli dei fili telefonici che percorrevano le cunette stradali e si intensificarono i lanci dei chiodi a tre punte che immobilizzavano spesso gli automezzi nemici; automezzi che più di una volta furono poi, immobilizzati, presi agevolmente di mira dalla caccia alleata sempre più vigile sulla Cassia stante il gran traffico tedesco che la percorreva.”

Lo sbarco del 22 gennaio suscita attese eccessive.

Si da per scontata una rapida avanzata degli Alleati e, ritenendo vicina la liberazione di Roma, i partiti di sinistra lanciano la parola d’ordine dell’insurrezione popolare, per liberare la capitale e la regione prima del loro arrivo.

L’Unità del 30 gennaio titola a piena pagina.

 ” Dopo lo sbarco degli alleati a sud di Roma – con attacchi spietati contro tedeschi e fascisti – avanti verso lo sciopero insurrezionale per la liberazione della capitale d’Italia.”

UNITA Stralcio 30 gen

Unità del 30 gennaio 1944

Anche nei numeri successivi ” la battaglia di Roma” resta al centro dell’appello al popolo, agli operai, agli impiegati, alle donne, ai giovani, per uno sciopero generale insurrezionale.

E’ una linea che rapidamente si rivela velleitaria.

Al salire di tono delle azioni partigiane, cresce anche la ferocia della risposta nazista che culminerà con l’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Nel giro di alcune settimane la parola d’ordine dell’insurrezione popolare a Roma viene accantonata.

Il Comando regionale delle forze garibaldine, d’accordo con la Giunta militare dei Castelli, decide di distaccare diversi comandanti partigiani in zone dove lo scontro è divenuto nevralgico.

Per ridurre la spontaneità, si rafforza il coordinamento militare e politico.

Sulla zona di Viterbo e Civitavecchia il Centro regionale investe soprattutto su tre uomini, gli ispettori citati da Barbaranelli.

“La banda operava alle dipendenze del Comando della zona di Viterbo del partito Comunista italiano e aveva i contatti con tale Comando attraverso gli ispettori militari del Comando stesso, nelle persone dei compagni Mangiavacchi Gino, Leporatti “Stefano” Mario e del compagno “Ferruccio”.

Inizio relazione barbaran

Stralcio iniziale relazione di Fernando Barbaranelli.

“Stefano” , studente universitario, ha già un consolidato bagaglio politico e operativo.

Sin dall’inizio della guerra, in contatto con Carlo Salinari e Antonello Trombadori, ha lavorato all’organizzazione  del movimento antifascista universitario romano. Per la sua attività è stato  condannato dal Tribunale Speciale al carcere e al confino, poi condonato.

E’ uno dei capi della Resistenza romana, comandante militare dei GAP della IV zona,   che si estende intorno a piazza Navona.

Il 7 novembre 1943, in occasione dell’anniversario della rivoluzione russa, ha improvvisato con Franco Calamandrei, Carlo Salinari e Rosario Bentivegna dei comizi all’aperto in alcune piazze di Roma e a gennaio ha collaborato a organizzare nella capitale lo sciopero generale delle organizzazioni studentesche romane.

Nel viterbese gli è affidato un compito di coordinamento generale.

Gino Mangiavacchi è un operaio di Albano.

Impiegato presso il Laboratorio di precisione dell’Esercito, sin dal 1939 ha aderito all’organizzazione comunista clandestina e nel 1942 è stato scoperto e arrestato.

Deferito al Tribunale Speciale, è rimasto in carcere sino alla caduta del fascismo. L’8 settembre ha partecipato alla difesa di Roma.

Subito dopo, per incarico del PCI, è entrato in contatto con la  Special Force britannica.

Nell’ottobre del 1943, dopo un rapido addestramento, è sbarcato nel Lazio con l’aiuto degli inglesi e ha raggiunto Roma con un carico di esplosivi diretto al comando dei Gruppi di Azione Patriottica.

E’ un esperto artificiere e nella sua casa romana, in via Giulia 23, è custodita una santa barbara, dove si preparano gli esplosivi che i gappisti usano nei loro  attentati.

Ricercato dalle SS, viene inviato nel Viterbese, dove, tra l’altro, sostituisce Tavani nel ruolo di responsabile militare della “ Banda Biferali”.

“Ferruccio” è Ferruccio Trombetti, operaio canapino proveniente dalla provincia di Bologna.
Inviato in Spagna nel 2° reggimento granatieri, tornato a Roma, ha partecipato anche lui alla difesa della capitale.

Ad ottobre si è spostato ad Albano, per assumere un importante ruolo militare nella formazione partigiana dei Castelli Romani.

Il 20 dicembre ha diretto la preparazione delle mine nella  clamorosa operazione che ha causato il crollo di un ponte e il deragliamento di un treno carico di militari tedeschi (con circa 400 tra morti e feriti) sulla ferrovia Roma-Formia e il contemporaneo deragliamento di un treno carico di esplosivi sulla linea Roma-Cassino.

A stretto contatto con la banda di Allumiere, deve curare soprattutto le azioni di sabotaggio.

E’ il momento di massimo fervore delle bande.

A Bieda ”l’attività della banda provocò ripetute affissioni negli abitati della zona di manifesti di diffida contro i partigiani – che vi venivano qualificati ”banditi”- da parte del Comando militare tedesco di Viterbo ed a firma del Gen. Sholl.

Un altro attacco contro gli automezzi tedeschi avvenne il 18 febbraio alle ore 20, e fu effettuato sulla via Cassia, tratto Monteromano-Vetralla,a circa 2 chilometri da questo paese, contro i militari di due grossi automezzi in sosta per riparazione alle gomme di uno di essi.

Sorpresi, i militari della scorta si davano alla fuga e i due mezzi venivano gravemente danneggiati a colpi di bombe a mano….

Il 3 maggio, in località denominata Casalino, sulla via Cassia, nelle vicinanze di Vetralla, passate le ore 24, i Partigiani attaccavano con successo due camion di tedeschi carichi di materiale vario. Nello scontro che ne seguì con gli uomini della scorta, furono uccisi un sottufficiale e due soldati tedeschi.Con altri tedeschi sopraggiunti, forse accampati nelle vicinanze, si ingaggiò una lunga sparatoria che si protrasse circa mezz’ora e che terminò con la ritirata dei tedeschi che lasciavano i camion nelle mani dei partigiani.”

Nell’ultimo episodio si distinguono in modo particolare Caserio Fiorentini, Spartaco Ciliberti e Umberto Arcadi, che attirano su di sè il fuoco del nemico e sostengono uno scontro prolungato, per consentire agli altri partigiani di ritirarsi ordinatamente.

Per questo comportamento verrà proposta per loro una medaglia di bronzo.

CLAUDIO GALIANI

… continua (il prossimo capitolo (IX) mercoledì 4 settembre 2019)
https://spazioliberoblog.com/2019/09/04/anatomia-di-due-bande-ix/