ANATOMIA DI DUE BANDE (I)

di CLAUDIO GALIANI

Settantacinque anni e non li dimostrano

A settantacinque anni dal giugno 1944, mese della Liberazione di Roma e del Lazio, si potrebbe chiedere a un ventenne di immaginare le ragioni che spinsero molti suoi coetanei a impugnare le armi nella Resistenza partigiana.

Forse sarebbe sorpreso ascoltando le risposte date da Roberto Battaglia, partigiano e storico della Resistenza, nel suo libro ”Un uomo, un partigiano” , scritto a ridosso dei fatti.

” Le risposte, non troppo varie, si possono riassumere intorno ai seguenti motivi : ” l’ho fatto per fuggire alla cattura dell’esercito repubblicano e del servizio del lavoro” o ” Sono divenuto partigiano perchè i tedeschi mi hanno bruciato la casa ” o anche ” perchè sono comunista o anarchico o di Giustizia e Libertà”. Qualcuno delegherà ad altro la responsabilità della sua decisione dichiarando di essere entrato in banda perchè c’era un suo parente o un suo amico; qualcuno spingerà la sua onestà fino a confessarvi che non aveva altra soluzione, essendo privo di ogni mezzo economico; qualcun altro, più colto, vi dirà che quella vita l’ha attratto per il suo sapore insolito d’avventura. Nessuno o quasi…affermerà che l’ha fatto per amor di patria…Poichè nessun altro,al di fuori di un antifascismo operante e consapevole, poteva dare qualche risposta o qualche soddisfazione a quell’ ansiosa ricerca di un mondo da ricostruire.”

Analisi cruda e inattesa, da parte di uno che sulle colline aveva rischiato la pelle.

Ovviamente, Battaglia non negava il valore politico e ideale della lotta di liberazione.

Descriveva, invece, il deserto morale e politico e il senso d’abbandono in cui il fascismo, la guerra, il ”colpo di Stato” del 25 luglio, infine il comportamento indegno del Governo Badoglio e della Monarchia avevano gettato l’Italia dopo l’ 8 settembre.

Questo non poteva che riflettersi sull’esperienza partigiana, che non fu un ordinato punto d’arrivo, ma l’inizio spesso caotico di un’ avventura che avrebbe trasformato, anche sul piano esistenziale, gli uomini che vi parteciparono.

Essi scoprirono nella lotta sentimenti di solidarietà, fraternità, disciplina morale, indispensabili per costruire l’ idea di una nuova Italia.

Ci offre un esempio di questo percorso proprio la lettera, semplice e toccante, scritta al padre da un partigiano di Civitavecchia, Salvatore Verde, che combatteva nel Nord Italia.

Ne riportiamo alcuni brani significativi, ripromettendoci di pubblicarla integralmente.

” Caro babbo, dopo chissà quanto vi mando mie notizie. Come vedete sono ancora in vita. Sto molto bene. Spero che anche voi babbo zia fratelli e sorelle godete altrettanta salute.Voglio farvi una confidenza se permettete: vi ricordate quando all’età di circa otto anni ho portato con una certa spavalderia la tessera dell’O.N.B. e voi gentilmente m’avete ricevuto con due belli scapaccioni e mandato per punizione in casa della nonna? Ed anche lassù ho trovato zio Adalberto che mi guardava con la faccia brutta?

Ora ricordo e posso dire che ero uno sciocco.

Ora caro babbino mi trovo (uno dei primi ) nei patrioti. In quei patrioti della Brigata Garibaldina di manovra ”Caio”…..Se dovessi cadere al suolo combattendo contro quei cani di nazifascisti non piangetemi ma bensì siate orgogliosi che vostro figlio Salvatore ha donato tutto per l’ onore della sua Patria che tanto ama…Incito i miei fratelli Rom. e Lucio di fare al massimo il loro dovere di soldati italiani, così potremo portare la nostra cara Italia Patria e Madre nei più alti ranghi della Democrazia onesta e leale all’altezza dei nostri alleati..”.

Qui ci interessa sottolineare il richiamo all’antifascismo operante e consapevole fatto da Battaglia.

E’ un’affermazione che ci tocca direttamente, perchè chiama in causa le due bande che agirono tra il settembre ’43 e il giugno ’44 al comando di Ezio Maroncelli e Fernando Barbaranelli.

Ancora oggi, bisogna ammettere che la narrazione più bella e viva della Resistenza locale è quella contenuta nelle relazioni che scrissero i due comandanti.

E’ noto che non lo fecero con ambizioni storiografiche.

Puntavano piuttosto a uno scopo pratico, di natura amministrativa.

Era necessario ricapitolare i fatti e i nomi degli uomini che avevano partecipato alla Resistenza, per ottenere la qualifica di Partigiani (combattenti) o Patrioti (collaboratori attivi alla lotta) e ricevere il riconoscimento e i benefici previsti dalla legge.

Quei documenti, scritti quasi a caldo, sono testimonianze preziose ed emanano un loro fascino.

Descrivendo i fatti con un bel ritmo serrato esprimono tutta la tensione di quei momenti.

Hanno un tono militare, perchè la lotta di liberazione dallo straniero occupante è in primo luogo una serie di azioni, attacchi, scontri e ritirate, con il conteggio di morti e feriti delle due parti.

Proprio la cronaca militare forma una cornice epica e restituisce una dimensione umana autentica, in cui affiorano lo spirito e l’etica dei partigiani.

E’ la consapevolezza di trovarsi a un bivio della storia, di partecipare ad uno scontro tra due princìpi irriducibili, quello di libertà e civiltà contro quello di dominio e barbarie.

E’ la fierezza: farsi carico del proprio destino, costi quel che costi, contrastare il sopruso anche quando viene esercitato da forze soverchianti.

La fierezza emerge soprattutto nei momenti difficili, di fronte alle sconfitte.

E’ l’orgoglio di combattente di Maroncelli, dopo i fatti di Monte Cucco.

“ Come risposta ai rastrellamenti effettuati e per vendicare i nostri morti, il Comando partigiano decise un’azione che doveva dimostrare al Comando tedesco di Civitavecchia, di quale tempra fossero forgiati i componenti della banda”

E’ lo sdegno commosso di Barbaranelli, quando rievoca l’eccidio di Bieda.

“ Il giorno dopo, 29 ottobre, alle ore 6, paracadutisti germanici autotrasportati, circondarono di sorpresa il paese di Bieda, e iniziavano una sanguinosa rappresaglia. Furono uccisi 14 uomini dai barbari assetati di sangue.”

Intrecciato alla lotta di liberazione dall’occupante, prende corpo il secondo aspetto di questo conflitto: lo scontro diretto con i fascisti.

E’ quello che in modo controverso è stato definito il carattere di ”guerra civile” della Resistenza.

Sono due pagine distinte della stessa lotta, perchè unico è il fronte, ma diversi sono i sentimenti e i giudizi che suscitano nei partigiani.

In quei testi è invece del tutto assente il terzo elemento della Resistenza, la “lotta di classe”, il conflitto tra lavoro e capitale e il progetto di un nuovo ordine sociale.

Non è mai citata la parola Democrazia, né Libertá, né Costituente, né, tanto meno, si parla di Repubblica, Monarchia, Socialismo o Sol dell’avvenire.

E’ come se al corpo fosse stato sottratto il respiro.

Si spiega con le circostanze.

Queste relazioni, scritte in genere in formato standard, servono per la valutazione dei meriti militari.

Suona però quasi innaturale, se si considera la tensione politica delle bande di Civitavecchia, la passione ideologica che alimenta quegli uomini.

Nella lettura che a posteriori i protagonisti fanno della loro esperienza sembra prevalere l’esigenza di sottolineare l’elemento unitario della lotta di liberazione, evitando ogni riferimento che possa turbare la compattezza del fronte antifascista.

Altre testimonianze dirette, però, gettano fasci di luce sul profilo politico delle due bande.

Sono i rapporti scritti dagli ispettori che il PCI inviava nelle zone, per verificare e dirigere l’ azione dei gruppi partigiani.

Le stesse bande producevano del materiale di propaganda.

Questi documenti, conservati presso l’istituto Gramsci, ci consentono di dare un ordine politico ai fatti, inserirli nel contesto e aprire qualche spiraglio nella vita interna dei gruppi.

Con qualche sorpresa.

Noi pensiamo che meriti rileggere queste relazioni, conoscere gli uomini che furono protagonisti di quest’impresa, affiancando alla dimensione mitica, che conserva tutto il suo valore, una riflessione più distaccata.

Su quelle colline gli Arditi, i sovversivi sconfitti dal fascismo ma non piegati, passarono il testimone ai loro figli, destinati a cimentarsi nella ricostruzione della Civitavecchia democratica e repubblicana.

Chiarire come avvenne è parlare di un momento cruciale della nostra storia e il confronto con i loro nonni può essere utile anche ai nostri giovani.

Le prossime pagine, che utilizzano anche la documentazione prodotta da ricercatori come Mirella Scardozzi ed Enrico Ciancarini, non esauriscono il discorso, sono uno stimolo a riprenderlo e approfondirlo.

Saranno preziosi, a tal fine, tutti i contributi che vorranno dare i familiari dei partigiani, che conservano delle memorie.

CLAUDIO GALIANI

… continua (il prossimo capitolo (II) venerdì 12 luglio 2019)

https://spazioliberoblog.com/2019/07/12/anatomia-di-due-bande-ii/