Carola, la donna fatta apposta per essere odiata

di ROBERTO FIORENTINI
Carola Rakete, trentun’anni, passaporto tedesco, è cresciuta a Hambühren, nella Bassa Sassonia, proviene da una famiglia benestante, tanto da potersi permettere di andare a studiare all’estero, alla Edge Hill University nel Lancashire, in Gran Bretagna. Si diploma con una tesi sugli albatros, prende un master. Dopo la laurea si mette al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord per uno dei maggiori istituti oceanografici tedeschi, l’Alfred Wegener, per cui lavora dal 2011 al 2013. Cinque lingue sul curriculum, a 25 anni è secondo ufficiale a bordo della Ocean Diamond. E due anni dopo è sull’Arctic Sunrise di Greenpeace. Avanti fino al 2016, quando è volontaria di Sea-Watch.
Per una parte d’Italia è una eroina, per un’altra una specie di nemico perfetto. E’ persino sorprendente (sospetto per i cospirazionisti del web) quanto sia perfetto per essere odiato dai sovranisti di casa nostra, il suo profilo. In primo luogo è una donna. Una donna che fa un lavoro da uomo. Cioè il capitano di una nave. Anzi: la capitana. Ma una capitana “vera“ , non un capitano a chiacchiere come il leader della destra italiana. Poi è tedesca. E, si sa, che agli italiani i tedeschi, da sempre, stanno sullo stomaco. E’ ricca, quindi una specie di perfetta “comunista con il rolex“, altro caposaldo della propaganda destrorsa. Hanno persino diffuso la notizia falsa che il signor Rakete sia un mercante d’armi.  Infatti il sovranista medio, quello che interpreta lo slogan “ prima gli italiani “con la semplificazione“ prima io “ ( che infatti sono un italiano…), ha in spregio assoluto tutti quelli che si impegnano per aiutare gli altri. Ritiene sospetto che si possa fare del bene, così, senza interesse personale, specie nei confronti degli ultimi. Il nemico numero uno di costoro è senz’altro George Soros, finanziere ricchissimo e per di più ebreo. Uno che spende milioni di dollari all’anno per sostenere iniziative di sviluppo nel Terzo Mondo e finanzia enti ed Organizzazioni Non Governative. “Non può essere che lo faccia a fin di bene”. Infatti a lui si addebitano interessi oscuri. Addirittura che sia il Grande Vecchio di una cospirazione internazionale (una specie di riedizione 2.0 del Protocollo dei Savi di Sion) per un piano di sostituzione etnica. Il salviniano medio, il proto-fascista e il fascista tout court, quelli con la bandierina italiana nel profilo di Twitter, proprio non ci credono che uno possa fare del bene senza contropartite, perché loro non lo fanno, pensano solo ai propri interessi, quindi è impossibile che qualcun altro lo possa fare. In una intervista a La Repubblica Carola ha raccontato: «La mia vita è stata facile, ho potuto frequentare tre università, sono bianca, tedesca, nata in un Paese ricco e con il passaporto giusto. Quando me ne sono resa conto ho sentito un obbligo morale: aiutare chi non aveva le mie stesse opportunità». I commenti a questa dichiarazione sono stati terribili, capovolgendone completamente il senso: chi diavolo si crede di essere? Si vanta di essere ricca, di aver studiato… La logica è, appunto, quello di cui ho appena detto: non ci credo all’obbligo morale. Io non sento alcun obbligo morale verso i negri, i poveri, i diseredati, come si permette ‘ sta stronzetta a sbattermelo in faccia ? Tornando al profilo di Carola: è colta, poliglotta, cosmopolita. Altre categorie assolutamente invise al salviniano medio che è fieramente popolare (e mediamente ignorante), nazionalista e favorevole al rafforzamento dei confini. E spesso parla a mala pena persino l’italiano. Poi c’è la questione del look. Carola è struccata, indossa t shirt e canottiere, ed ha una criniera di dreadlococks. Sembra proprio una frequentatrice dei centri sociali: una zecca, insomma. Ma la pistola fumante, la questione delle questioni è proprio quella relativa al suo ruolo di comandante della Sea Watch 3, la nave della ONG Sea Watch. Riporto la definizione dell’attività di questa organizzazione, presente sul loro sito: Sea-Watch e. V. è un’organizzazione umanitaria senza scopo di lucro che svolge attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale con il supporto della società civile europea. Sea-Watch fornisce mezzi per il soccorso d’emergenza in mare, si batte affinché i governi intensifichino le operazioni di salvataggio, chiede l’istituzione di corridoi umanitari legali e politiche estere volte alla rimozione delle cause all’origine dei massicci processi migratori di questi anni.
Non voglio, volutamente, entrare nel merito giudiziario della vicenda. La capitana ha certamente violato il divieto di entrare nelle nostre acque territoriali. Circa la ridicola tesi dello speronamento della nave della GDF (un contatto avvenuto a un metro dalla banchina) ci sono disponibili in Rete molti video e ciascuno può farsi la sua idea. Il perché  abbia violato i  divieti lo spiegano benissimo le poche righe estrapolate dal sito della ONG, che si batte affinché i governi intensifichino le operazioni di salvataggio, chiede l’istituzione di corridoi umanitari legali e politiche estere volte alla rimozione delle cause all’origine dei massicci processi migratori di questi anni. La tesi, insomma, è semplice: la gente parte dall’Africa rischiando la vita, i governi dovrebbero prima di tutto salvarli, poi creare corridoi umanitari, quindi impegnarsi per risolvere i problemi all’origine di queste migrazioni. Visto che il governo italiano (e l’Europa neppure) non fa queste cose e che in ballo ci sono migliaia di vite umane (Sea-Watch è stata finora coinvolta nel salvataggio di oltre 35.000 persone) qualcun altro lo deve fare. E questo qualcun altro è Carola Rakete e gli altri volontari. C’è una sola cosa su cui sono d’accordo con le tesi della destra italiana. La scelta della capitana di violare il divieto di ingresso nel porto di Lampedusa è un fatto politico. Lo è certamente. Peraltro, come nei casi di disobbedienza civile, Carola se ne è assunta tutte le responsabilità personali, tanto da essere attualmente all’arresto. Il legalitarismo peloso, a corrente alternata, dei salviniani è assolutamente ridicolo. Invocarlo ora, per la scelta della Sea Watch di violare il Decreto Sicurezza bis, fa letteralmente a pugni con la decisione di evitare, con un voto politico del Parlamento, al Ministro dell’Interno di andare a processo per il caso (analogo) della nave Diciotti.
Alla sinistra italiana non serve una eroina. Non mi piacciono gli eroi. Gli eroi sono un must della destra. Ma serve una posizione chiara su questi temi, finalmente. Finché la gente partirà dall’Africa (da Gennaio a Maggio 2019 sono comunque arrivate in Italia almeno 1500 persone, anche se i porti sono “ chiusi “ ) bisogna capire se la priorità deve essere quella di salvare le vite o quella di “ difendere i confini “.  La seconda priorità è quella di invertire la narrazione dominante che Salvini è riuscito ad imporre. Spiegare che non c’è nessuna invasione, che l’Italia può tollerare tranquillamente un certo numero di ingressi e che questa operazione deve essere fatta necessariamente insieme al resto d’Europa, recuperando l’isolamento che le posizioni del governo italiano hanno causato. Spiegare, cioè, che anteporre le ragioni dell’umanità non è (e non può essere) contrario agli interessi dell’Italia e che è stupido pensare di risolvere da soli una questione davvero epocale e in sicura crescita come l’immigrazione. La scelta di Carola mette in luce queste contraddizioni  di fronte all’opinione pubblica mondiale. Ecco perché i nazionalisti la odiano. 
ROBERTO FIORENTINI