Forse un giorno tornerà.

di CIRO FIENGO ♦

Erano quasi le 23, lei era lì da sola, seduta su una panchina della stazione ferroviaria di Civitavecchia. Quando l’ho vista non mi sono meravigliato più di tanto, sapevo che avrebbe lasciato la città, non poteva restare e continuare a sopportare l’inutile accanimento perpetrato nei suoi confronti. Tutta la città conosceva la sua storia, ma quasi tutti continuavano a far finta di non sapere. Per poter leggere meglio il libro che teneva tra le mani aveva scelto la panchina più vicina ad un lampione. Il suo volto era parzialmente nascosto dalle pagine del libro e dagli occhiali che l’aiutavano nella lettura, nonostante tutto, anche da lontano, si intravedeva che era bella e affascinate. Sono rimasto a guardarla di nascosto, i suoi lunghi capelli biondi, quasi color oro, si muovevano leggeri ad ogni alito di vento. Sembrava ignorare tutto ciò che le accadeva intorno era totalmente assorta nella lettura. Alzò lo sguardo solo al passaggio di una ragazzina che distratta nel guardare il suo cellulare le urtò un ginocchio, lei non le disse nulla, lentamente la seguì con lo sguardo nella vana speranza di in un “le chiedo scusa”. E’ in quel momento che ho visto meglio i tratti del suo volto, nonostante i suoi anni, era veramente bella. Non potevo restare a guardarla con troppa insistenza, così mosso dalla curiosità mi sono avvicinato e seduto accanto a lei.

– Buonasera signora

Un lungo attimo di silenzio, non vorrà rispondermi

– Buonasera a lei

Per fortuna mi sono sbagliato

– Mi scusi se la disturbo le volevo soltanto chiedere se sta lasciando la città

Abbassa le braccia, interrompe la lettura e mi guarda dritto in viso

– Certo che parto, vi lascio non posso più restare, non sono gradita da questa realtà cittadina.

Solo adesso, seduto al suo fianco, riesco a vedere i suoi occhi pieni di lacrime

– Ma lei sta soffrendo, le ha fatto male il colpo ricevuto da quella ragazzina

– No! mi ha fatto più male la sua indifferenza, la sua maleducazione

– Purtroppo questo è il mondo di oggi

– No! Lei si sbaglia, questo è quello che salvo poche e rare eccezioni vivo e ho vissuto quotidianamente a Civitavecchia

– Non mi dica che lascia la città per colpa dell’indifferenza e della maleducazione

– Ci aggiunga anche un’abbondante dose di ignoranza

– Ma noi non siamo tutti come quella ragazzina

– Lo spero, e sono certa che la colpa non è di tutti voi, ma di molti, di troppi che evitano di impegnarsi nel campo della cultura, dell’educazione e del rispetto delle regole civili.

– Cosa possiamo fare per convincerla a restare

– Potreste fare molto, ma con le vostre scelte mi avete calpestato quasi tutti i giorni annullando ogni possibile ripensamento

Assieme a queste ultime parole erano comparse due grosse lacrime

Ora la saluto, devo andare perché il treno sta per partire

Se ne stava andando con gli occhi pieni di lacrime.

– Allora è deciso va via, ci lascia

Voltandosi, mentre un piede è già sul treno

– Non sono io che vi lascio, siete voi che vi siete dimenticati di me

– Prima di partire mi dica almeno il suo nome, in città nessuno lo conosce

– Il mio nome? Per i greci sono Atena, per i romani sono Minerva dea della cultura e della saggezza.

Il treno parte, lentamente inizia la sua corsa. Resto seduto su quella panchina solo e in compagnia di un libro. Forse nella fretta lo ha dimenticato, ma a me piace pensare che è andata via lasciandomi un suo ultimo regalo.

CIRO FIENGO