IL PARADOSSO DELLO SPAZIO SECONDO IL ZAVOTA

 

di CARLO ALBERTO FALZETTI ♦

Tanto tempo fa viveva in Grecia un tal Zenone. S’era posto in capo, costui, di contestare le verità più comuni tirando fuori dal suo cervello sbiechi ragionamenti che i posteri intesero appellare come“ reductio ad absurdum. Gli interlocutori di Zenone rimanevano sbalorditi da questi giochi paradossali. Si convincevano nell’istante, pur rimanendo in loro un dubbio atroce.

Poco tempo fa viveva in Civitavecchia un tal Zavota. S’era posto in capo di contestare le sciocche abitudini dei suoi concittadini sempre ripetitive, tutte uguali, monotone senza un minimo di fantasia. Per esempio, s’andava dal negoziante, si chiedeva ciò che il negoziante s’aspettava  come richiesta. Quest’ultimo eseguiva la richiesta consueta. Un incessante ripetersi  del già avvenuto, un eterno presente.

Quel Zenone di prima aveva tentato, un giorno, di eccitare particolarmente gli animi scodellando alcune considerazioni su uno stadio.

“ Se voglio, di corsa, raggiungere la fine dello stadio dovrò prima aver guadagnato la metà di esso. Ma per arrivare alla metà dovrò aver raggiunto la metà della metà e così via senza mai riuscire ad arrivare al traguardo “.

Per Zavota, che per caso aveva letto qualcosa di questo signore antico ed in particolare la faccenda dello stadio, fu una rivelazione, un colpo di fulmine. Finalmente si poteva pensare di gettare un sasso nello stagno delle rovinose abitudini della sua amata cittadina.

Bisognava, però acconciare la questione in modo diverso e comprensibile per la massa popolare.

Al diavolo lo stadio!  E’ all’interno di un negozio che deve svolgersi il dotto paradosso logico.

Ed è sul salame, su questo oggetto numinoso, intuibile, a “portata di mano”, che bisogna concentrare l’attenzione.

L’idea di fondo elaborata dal Zavota non è semplice ma possiamo azzardare l’impresa.

Voglia il paziente lettore seguirci perdonandoci qualche approssimazione per difetto.

Dunque, la faccenda può così impostarsi:  come raggiungere la meta finale, se questa meta è data da “ culetto” di un salame? Appare ovvio che se il salame è intero, cioè dotato di due culetti, basta chiedere un culetto per essere immediatamente accontentati. Ma che succede se il salame è già stato iniziato?

Provate a pensarci. Non potrete disporre del culetto se non ordinando tutto il salame.

Ma se io non ho alcuna intenzione di investire in quel tronco di salame come posso agire?

Zenone ci indica che per raggiungere il traguardo debbo procedere per successive approssimazioni: la metà, la metà della metà, la metà della metà della metà……Insomma devo disporre di una serie convergente. Si ricorda al gentile lettore che una serie convergente è una serie di n elementi tale che il limite delle sue somme parziale è un numero ben preciso, nel nostro caso il culetto finale. Troppo difficile spiegare allo zelante salumiere tutto questo. L’unico modo è ordinargli fette”discrete”(cioè non infinitesimali) e procedere così fino all’agognato culetto, risultato finale della serie (convergente) delle fette tagliate.

In estrema sintesi, questo il colloquio tramite il quale si svolge il paradosso di Zavota il civitavecchiese fondato su Zenone il greco:

  • Affettame un po’ de salame!
  • Ecco fatto! Ancora?
  • Anfetta, anfetta!
  • Ancora?
  • Anfetta! Ma che nun cia’ voja
  • Ancora??
  • Aho! E daje!… Anfetta, anfetta!
  • Ancora? Ma stà pe’ finì!
  • Ecco, sì! Mò….. damme quer culetto lì !!!

 

CARLO ALBERTO FALZETTI