DON GIGI MARESU

di STEFANO CERVARELLI ♦

Prima di tornare nella sua terra d’origine Don Gigi Maresu ha sostato a Civitavecchia per l’ultimo saluto nel suo oratorio.

Un appuntamento al quale chi lo ha conosciuto non poteva mancare.

Così è stato per me e mia moglie, che con lui abbiamo trascorso tanti intensi momenti.

Ci è dispiaciuto che i nostri figli, Lara e Simone, entrambi fuori Civitavecchia, non abbiano potuto portare il loro saluto ad una persona che è stata loro vicina, come a tanti altri ragazzi, negli anni dell’adolescenza.  Ma sono sicuro che porteranno sempre con loro il ricordo di quel piccolo – quanto grande – uomo, depositario delle loro confidenze e delle loro confessioni raccolte passeggiando per il cortile dell’oratorio.

Caro Don Gigi, quanti ricordi, quanto lavoro insieme!  Mi chiedesti di darti una mano con il basket e poi….

Eri un vulcano di idee e noi ti seguivamo convinti della validità dei tuoi progetti. “Estate ragazzi” “In bici sotto questo sole” “Le olimpiadi oratoriane di atletica leggera” “Il falò della pace”, tanto per ricordare i maggiori.  E poi ancora: prime rudimentali lezioni di informatica, il giornalino oratoriano scritto in collaborazione con i ragazzi dal titolo che diceva tutto “Festa per l’amico ritrovato”, del quale conservo le copie come conservo la copia della commedia che tu scrivesti per la recita dei ragazzi “LACIO DROM, GAGE’”(*). Come dimenticare poi la notte delle notti, quella del 31 dicembre 1999, passata insieme ai ragazzi e ai genitori nel salone aspettando il 2000? E le tue Messe? Sapevi quando iniziavano, ma non come e quando finivano. Era un “creare” continuo, una partecipazione, un coinvolgimento totale di tutti. Arrivasti a introdurre nei canti oltre le chitarre anche la batteria. Sempre nel rispetto della sacralità della Liturgia, non c’erano due Messe uguali.

Il Vangelo poi spiegato da te si calava nella vita di ognuno di noi. L’ultima sera, prima della tua partenza, ci salutammo abbracciati forte, senza dire niente. Poi dopo piansi.

Ciao amico! Ciao compagno di viaggio di un tratto, purtroppo troppo breve, della mia vita. Riposa in pace, nella gioia del Signore!

STEFANO CERVARELLI

(*) Saluto che gli zingari si rivolgono tra loro prima di partire verso nuovi accampamenti e che si può tradurre come: ”Buon viaggio uomo, verso terre migliori, verso nuove libertà”.