COSE DELLE NOSTRE PARTI. CHIESA DI CIBONA: IL MIRACOLO DELL’ACQUA

di STEFANO CERVARELLI 

 

Prima che venisse edificata la Chiesa destinata ad accogliere l’affresco della Sacra Immagine, con il relativo convento, accadde un nuovo evento prodigioso.

Gli eremiti che avevano in custodia la Cappella dimoravano in celle attigue, fatte di legno, vivevano tra molti disagi dovuti all’asprezza del luogo ed alle intemperie; maggiormente, però, la cosa di cui più avvertivano il disagio, era la mancanza d’acqua, specialmente nella stagione estiva.

Per provvedere a tale necessità dovevano raggiungere una fonte che si trovava in località La Bianca distante circa un chilometro e mezzo, percorrendo un sentiero che si inoltrava in mezzo alla selva.

Tra i devoti della S.S Maria di Cibona vi era un civitavecchiese, residente a Tolfa, che si chiamava Egidio Gigli, di professione militare ed appassionato di scienze filosofiche. Consapevole della necessità dei religiosi il Gigli era solito pregare davanti alla raffigurazione della Beata Vergine affinché soddisfacesse tale esigenza.

Un giorno di maggio, recandosi alla cappella, vide, sollevata da terra, una nuvoletta di vapore; attirato da quel fenomeno si avvicinò e si accorse che nel terreno vi erano tracce di erbe acquatiche. Colto da ispirazione chiamò degli operai e fece scavare portando alla luce una sorgente di acqua limpida; come fatto già in precedenza, sempre a sue spese, fece costruire una fonte che venne inaugurata il 29 maggio 1637.

Negli anni seguenti della fontana e del cerro vicino al quale sorgeva si persero le tracce (ma secondo testimonianze, sulle quali torneremo dopo, è certo che fino ai primi anni ’50 quest’acqua sgorgasse ancora dalle rocce). Secondo le cronache dell’epoca vennero fatti dei lavori che permisero all’acqua di essere incanalata per raggiungere una fonte eretta nei pressi del convento costruito successivamente. Quest’acqua nella pietà cristiana è ricordata oltre che per la straordinarietà del suo rinvenimento anche a motivo di un miracolo.

Cervar uno

La cappella così come appare oggi in mezzo al bosco.

Si racconta che un certo Francesco Bardozzi, residente a Tolfa ma nativo di Ortezzano, afflitto da grave malattia che lo costringeva a letto, ricevette in sogno il consiglio di recarsi a bere l’acqua della fonte. Così fece ed immediatamente guarì.

L’evento viene raccontato da Padre Zenobi Simoni in un libro nel quale il religioso raccoglieva tutti gli eventi miracolosi verificatosi per opera della Beata Vergine.

Sempre muovendoci tra cronache, leggende e fede risulta che tali eventi abbiano raggiunto un numero superiore ai mille. Indubbiamente non si può dire che non sia strano o perlomeno non faccia pensare il fatto che tali eventi, accaduti vicino a noi e con questi numeri, non abbiano avuto nel tempo una risonanza e notorietà come avvenuto in altri luoghi ed in altri momenti.

Ed eccoci alla testimonianza di cui dicevamo prima: una anziana signora di Allumiere, Costa Maria Grazia, racconta che da ragazza, insieme alla sue amiche, si recava in visita alla Cappelletta;   ricorda che dalla parete di rocce sottostante sgorgava ancora acqua, limpida e fresca, che bevevano mentre mangiavano la “merendella” che si erano portate da casa.

STEFANO CERVARELLI 

 

Nota: Il quadro raffigurato nel titolo si trova all’interno della Cappella, dove sono raffigurati i momenti più significativi del miracolo dell’acqua.