IL RIMEDIO – 28 – L’ospedale (ultimo capitolo)

di FEDERICO DE FAZI 

28 – L’ospedale

La luce era così forte da ferirgli gli occhi. Cercò di ripararsi con la mano, ma non ebbe la forza di sollevarla. Lentamente però iniziò a distinguere delle sagome più scure.

“Samaele… Maestro…” disse. La gola era secca, come se fosse stata trasformata in pietra.

“L’hai mancato di poco, Pavel” disse Marzio, avvicinandosi e porgendogli una tazza piena d’acqua. “Ecco, così. Bevi adagio”.

Il ragazzo era steso su un letto dell’ospedale. Riconobbe che si trovava in una delle stanze riservate ai maestri. Cercò di alzarsi, ma la testa gli girò e fu costretto a sdraiarsi di nuovo.

Il Tirocinante anziano aveva il volto scavato e la barba incolta.

“Dov’è Samaele?” chiese. Nella sua mente vi era l’immagine vivida e confusa del maestro dei nodi che combatteva contro strane creature amorfe sullo sfondo di una fitta foresta di betulle.

“Sta riposando ora. Ha vegliato su di te per quasi cinque giorni e credo che abbia anche fatto ricorso a qualche strano rimedio da stregone per combattere la tua malattia”.

“Malattia…” sospirò Pavel. Non si era mai sentito così debole.

“Hai avuto febbre e delirio per quasi cinque giorni. Un paio di volte abbiamo quasi rischiato di perderti e io e Lontra abbiamo usato ogni tipo di magia che conoscevamo per tenerti tra noi. Nell’Accademia si è acceso un dibattito se siano stati più efficaci i miei rimedi o i suoi”.

Il ragazzo sorrise. Le labbra gli fecero male.

“E qual è stato il rimedio più efficace?”.

Anche Marzio sorrise. Le sue labbra erano fortemente screpolate.

“Abbiamo lavorato insieme. Ma Samaele è di certo quello che ne è stato più provato, anche perché neanche lui è uscito indenne dalla battaglia”.

La battaglia…

“Adso. Come sta Adso?”.

“Adso era il soldato che avevi di scorta?” chiese Marzio, il cui volto si era fatto cupo.

“È morto, vero?”.

Marzio mise la sua mano sulla spalla di Pavel.

“Mi dispiace. Era già morto quando sono venuti a salvarti. La ferita e la lotta gli hanno fatto perdere troppo sangue”.

Pavel si sentì stringere dolorosamente la gola.

“È stato encomiato come un eroe della città, insieme al povero Valmero” continuò Marzio, porgendo al ragazzo un altro bicchiere d’acqua. Quando il mago azzurro gli sollevò la testa, per posizionargli meglio i cuscini, Pavel vide l’automa dagli occhi color zaffiro.

“Tre!” disse sorridendo. “Temevo che anche tu…”.

“I corpi degli automi sono molto facili da riparare, amico Pavel. Sono felice di vederti cosciente e in recupero”.

“Anche io sono felice di rivederti, Tre. Voi state tutti bene?”.

“Se ti riferisci a noi come me e i miei omologhi automi, si può dire che stiamo in una condizione di relativo benessere. Non so se, estendendo il tuo voi ad altri individui, si possa dire lo stesso. Credo che l’alleato Samaele abbia bisogno di molto tempo per riprendersi, per esempio”.

“Starà bene in pochi giorni” intervenne Marzio, notando la faccia preoccupata di Pavel. “Il nostro amico Lontra ha sempre avuto la pelle dura”. Rimase un attimo pensieroso, poi ridacchiò: “E tanta, ma tanta fortuna. Credo che sia l’unico che possa trapassare un efialte da parte a parte, sopravvivere per raccontarlo e avere solo un paio di graffi e qualche ustione superficiale a dimostrare che dice la verità”.

“Se ci sono dubbi sulla veridicità del resoconto dell’alleato Samaele, io e i miei omologhi possiamo testimoniare…” intervenne Tre, ma Marzio lo interruppe: “Tranquillo, Tre. La sincerità di un mago dei nodi è fuori discussione”.

“Mi piacerebbe vederlo” disse Pavel.

“Lo vedrai a breve, tranquillo” rispose Marzio sorridendo “Ora però cerca di riposare”.

Il mago azzurro fece chiudere gli scuri nella stanza. A Pavel bastò chiudere gli occhi per sprofondare in un sonno agitato e turbolento, ma senza sogni.

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Samaele aveva la testa coperta da una cuffietta di lino, le sopracciglia erano stranamente rade e, da sotto la cuffia, spuntava una garza sottile. Il volto era leggermente macchiato di rosa e si intravedevano due tagli ormai in via di cicatrizzazione.

Il sorriso del mago mise di buonumore il ragazzo.

“Sembra che vada un po’ meglio. Tra qualche giorno potrai camminare”. Samaele guardò Marzio, dicendo: “Penso che possiamo dirglielo …”.

Marzio scosse la testa.

“Di cosa state parlando?” chiese il ragazzo.

Samaele accarezzò il volto di Pavel.

“C’è tempo anche per questo”.

“Tempo per cosa?” incalzò il ragazzo, sollevando il braccio e accorgendosi che era bendato.

“… Il mio braccio…”.

Samele afferrò l’arto bendato con una stretta delicata ma ferma.

“Nulla di cui preoccuparsi. Il nostro amico sinarca ti ha conciato per bene, ma siamo riusciti a mettere a posto le cose nel migliore dei modi”.

Il ragazzo stava per  mettere la mano per togliersi le bende. Ma Samaele lo fermò di nuovo.

“Lasciatemi stare. Il braccio è il mio, accidenti!”.

Samaele guardò Marzio.

“Ma sì, dài. È un tipo tosto” disse poi con fare supplicevole al mago azzurro.

“Ma fate un po’ come volete, tutti e due!” sbuffò lui stizzito dall’ennesima dimostrazione della cocciutaggine di Samaele.

“Il sinarca” iniziò a dire il mago dei nodi “ come dicevo prima, ti ha conciato ben bene. Praticamente ti ha frantumato l’ulna e il radio, ma anche le ossa del polso e il carpo. Avevi il braccio maciullato”.

“Il tuo tatto è proverbiale!” commentò sarcastico Marzio, vedendo il volto di Pavel divenire più pallido di quanto credeva fosse possibile.

“Abbiamo fatto di tutto per salvarlo e alla fine siamo riusciti a fare l’incredibile, anche grazie all’aiuto di Tre”.

Samaele cominciò a scoprire il braccio bendato.

“Abbiamo sostituito alcune parti con oricalco, opale argitico e altre sostanze. E quindi ecco che hai un braccio più bello di prima”.

Il mago finì di scoprire il braccio, che era più livido e più gonfio dell’altro, ma sembrava del tutto normale. Quando però lo sollevò, Pavel si accorse che, oltre ad essere quasi insensibile, era attraversato da innumerevoli punti di sutura e che in diverse parti, al posto della pelle, vi erano delle strisce di metallo tra il rosso e l’oro.

La visione lo atterrì e lo colpì come un pugno nello stomaco. Iniziò a sentire la testa girare e le orecchie ronzare, mentre il respiro gli si faceva rapido e corto.

“Come volevasi dimostrare” sbuffò di nuovo Marzio.

Samaele afferrò la testa del ragazzo.

“Pavel guardami”.

“Il mio braccio…”.

“Non guardare il braccio. Guarda me… ecco, così, da bravo… ora respira… respira… bravissimo. Va tutto bene. Presto il braccio si sgonfierà, tornerà alle dimensioni normali e resteranno solo pochi segni a ricordare quello che è successo”.

“Perché non sento dolore?”.

“Niente di grave. Sei stato solo anestetizzato con una tecnica di compressione dei nervi. A breve non ce ne sarà più bisogno e tornerai a sentire come sempre”.

Pavel chiuse gli occhi, poi li riaprì. Il respiro si fece più calmo, anche se continuava a persistere un forte senso di nausea. Samaele gli porse una tazza e lui bevve alcuni sorsi di una bevanda dal lieve sapore citroso.

“Va un po’ meglio adesso?”.

Pavel fece cenno di sì.

“Che ti dicevo, Marzio?” disse il mago dei nodi con aria di trionfo. “Il nostro Pavel è un tipo tosto”.

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I movimenti della mano e del piede destri erano dolorosi, almeno all’inizio, ma dopo qualche tempo di trazioni ripetute, del dolore lancinante provato nei primi momenti rimase solo una sensazione fastidiosa a cui, già lo sapeva, si sarebbe presto abituato. Il braccio e la mano, lo sentiva, erano decisamente più forti e dalla presa più salda di prima.

“Il corpo sta accettando gli innesti senza eccessivi conflitti” disse Tre, che supervisionava le operazioni.

“Ottimo lavoro, Tre” disse Samaele, poggiando la mano sulla spalla dell’automa.

“È stato un lavoro collettivo. Il mio contributo non è stato maggiore di quello dell’amico Marzio”.

“Non essere modesto, Tre” replicò il mago. “È un atteggiameno inutile. Conosciamo tutti l’abnegazione che hai dimostrato in questo lavoro”.

“Era un’abnegazione dovuta. Non sarei ancora in funzione senza l’intervento di Pavel”.

Pavel cercò, riuscendoci, di mettersi seduto sul letto. Provò anche ad alzarsi in piedi, ma si accorse di non potersi fidare ancora molto del suo nuovo piede e del suo senso dell’equilibrio. Decise di lasciar perdere.

Uno spiffero di aria gelida lo colpì appena uscito dalle coperte. Guardò fuori dalla finestra socchiusa.

“Sta piovendo”.

“È merito tuo” rise Samaele. “Non ha smesso da quando hai fatto partire quei razzi”.

Pavel guardò il mago esterrefatto. Lui rise ancora più forte.

“Ma no! Ti pare possibile? Ha iniziato a piovere ieri notte. Penso che sia normale da queste parti in autunno”.

“Normalissimo, purtroppo” si lamentò Marzio. “Percunno, quanto mi manca il sole surranico!”.

Samaele si avviciò a Pavel, sostenendolo per una spalla.

“Avanti, proviamo ad alzarci”.

Il ragazzo si alzò, ma ebbe un cedimento. Tre accorse per sostenerlo dall’altra parte.

“Penso che sia il momento” disse Samaele.

“Il momento per cosa?” chiese Pavel.

“Per fare un bagno. Non vorrai mica presentarti al Consiglio degli Ottimi in queste condizioni. Forse tu ci sei abituato e non te ne sei accorto, ma è quasi una settimana che non ti lavi come si deve”.

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Epilogo – La pista

Samaele era ancora frastornato da quanto avvenuto negli ultimi due giorni. Del resto non aveva mai tollerato troppo i grandi assembramenti di folla, i festeggiamenti, i ringraziamenti e gli encomi. Tutta quella gente, quelle grida, quell’alcol che aveva rifiutato cortesemente di bere, ma che gli sembrava di aver comunque bevuto, gli facevano ancora girare la testa.

Ma si era trattato di una cosa dovuta. Del resto erano gli ultimi giorni che aveva passato a Sizara e sarebbe stato vergognoso non partecipare alla gioia di quelli che erano diventati, se non suoi amici, almeno dei compagni di strada. E un compagno di strada, per un mago dei nodi, è qualcuno davvero molto importante. Era più che doveroso salutare Bogatir, i suoi uomini, gli automi, Eponia e Marzio come si doveva.

Tutto il resto: il Primo Maestro Palavici che lo nominava membro onorario dell’Ordine Azzurro;  i Consoli e tutte le autorità della città che encomiavano lui, Pavel e gli altri che avevano partecipato all’impresa nominandoli Eroi di Sizara. Tutto il resto era solo un inutile e noioso contorno ai commossi saluti di Bogatir, che, dopo avergli presentato moglie e figli, lo aveva definito un fratello d’armi o qualcosa del genere, o all’affettuoso commiato di Eponia, a cui gli automi facevano capannello ormai come fossero suoi figli o perlomeno membri stretti della sua famiglia.

“Potevi almeno accettare metà del premio, come aveva proposto il Console” disse Pavel.

Samaele non rispose, tanto che il ragazzo credette che il mago non l’avesse sentito da sotto la pioggia.

Si trovavano sotto un grande pino solitario poco lontano dalle mura della città. Sotto quel pino, Samaele aveva scavato una profonda buca con l’aiuto degli automi e vi aveva seppellito il corpo ormai irriconoscibile di Licio. Sopra la terra smossa, il mago aveva disposto, seguendo le usanze meridionali, un cerchio di pietre con al centro una pietra più grande. Facendo ricorso alle arti liturgiche delle sue terre, aveva poi invogliato le radici degli alberi a inglobare le pietre e già i primi viticci stavano spuntando dal terreno per abbracciarle.

“Fratello” lo incitò Marzio, che si era offerto di accompagnarli per un tratto “non dovresti indugiare con questo tempo”.

“Saremo a Sericolma in serata” rispose il mago, continuando a contemplare il cerchio di pietre.

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Una volta, quando era bambino, aveva visto diversi cerchi come quello, ma molto più piccoli, camminando nel bosco insieme a suo padre.

“Chi è morto qui?” aveva chiesto al padre.

L’uomo allora aveva riso, spiegandogli che quelli erano segni lasciati dai guardaboschi e dai maghi dei nodi e indicavano il fatto che chi aveva battuto quella pista non fosse più nei paraggi, ma che era tornato a casa sua. Si augurò che anche Licio, in qualche modo, fosse tornato a casa.

“Hai idea di quanti siano duecentocinquanta Ruggeri d’oro?” chiese Samaele al ragazzo.

“Un bel po’ di soldi” rispose lui.

“Un po’ troppi, diciamo. Immaginati quanto possa spargersi rapidamente la voce che parla di un mago dei nodi che sta attraversando l’Impero con quella cifra sbalorditiva nella borsa. Inoltre, a dirtela tutta, di una quantità di denaro simile non saprei che farmene. Con quattro Ruggeri posso affrontare il viaggio, farmi una nuova tenuta da mago come a spese mie e dare un buon contributo per il mio villaggio. Che si tengano loro tutto quell’oro. Ne avranno bisogno per ricostruire” concluse il mago dei nodi, mentre Solstizio accelerava l’andatura.

Pavel diede un colpo di tacco al suo mulo per mettersi al passo.

Arrivati al crocevia per Sericolma, Samaele e Marzio si salutarono, promettendosi di scriversi e di rimanere in contatto come avevano fatto fino a quel momento. Il mago azzurro si raccomandò con Pavel di prendersi cura del braccio e della gamba, badando bene a tenerli sempre puliti e lontani dagli sguardi indiscreti.

“L’Uno illumini la vostra via, fratelli” disse infine, dirigendosi col suo cavallo nella direzione opposta.

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“Maestro…” disse Pavel.

“Solo Samaele” lo corresse lui.

“Samaele. Puoi spiegarmi una cosa?”.

“Credo di sì”.

“Quando hanno piazzato la lapide sul luogo dove Koschmar… scusa, Licio, è morto. Tu hai fatto incidere una specie di rettangolo con dentro un altro rettangolo. Ora, se il cerchio, come mi ha spiegato il tirocinante anziano Marzio, significa che chi ha battuto la pista è tornato a casa, il rettangolo deve significare che lì la pista si interrompe, giusto?”.

“Giusto. Era questa la domanda?”.

“Be’, no. Per la verità volevo chiedervi… chiederti: quando il primo maestro mi ha dato il nullaosta di mio padre a unirmi ai Maghi dei nodi, voi gli avete consegnato un foglio con una specie di rombo con un punto al centro…”.

Samaele si tolse il cappuccio, visto che la pioggia era cessata e dava l’idea di non voler riprendere a cadere per il resto della giornata.

“Speravo che me lo avresti chiesto” disse sorridendo. “È un’usanza dei Maghi dei nodi. Di norma lo si da alla famiglia di un bambino appena battezzato ma, se non lo si è fatto in precedenza, può essere consegnata anche quando il membro di una famiglia viene incluso nell’Ordine dei nodi”.

“E che significa?”.

“Vediamo se ci arrivi”.

Anche Pavel si tolse il cappuccio e iniziò a sfregarsi il mento pensieroso.

“Be’, il rettangolo significa fine pista, il cerchio ritorno a casa e il rombo…”.

Rimase per un po’ pensieroso poi, quando iniziarono a vedersi le mura di Sericolma in lontananza, esclamò: “Partenza!”.

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Nota dell’Autore

Ebbene sì, siamo giunti all’ultimo capitolo di questo viaggio. Ringrazio tutti voi per aver seguito me, Samaele, Pavel e i loro amici nella loro avventura tra le strade di Sizara.

Spero davvero di avervi divertito e svagato, ma anche di avervi fatto riflettere.

Un grazie ulteriore va a tutti i membri de “Il Circolo Bookfaces” e della pagina “Scout Un Mondo Tutto Nostro” per avermi appoggiato e al gruppo “Sodali di FEL” per la loro ospitalità, ma soprattutto allo staff e a tutti gli autori di “Spazioliberoblog.com” per avermi concesso la loro piattaforma e senza i quali nulla di tutto questo sarebbe stato possibile.

Come la vita anche questo romanzo ha un finale aperto e, chissà, forse sentiremo ancora parlare dei personaggi che ci hanno accompagnato e li seguiremo in nuove (o vecchie) avventure.

Per chi lo volesse sapere, i Maghi dei nodi esistono anche nel nostro mondo. Hanno un fazzoletto colorato legato al collo e alcuni di loro indossano un largo cappello di feltro. Grazie alla loro magia e al loro codice, vivono ogni genere di avventura, sorridendo in faccia alle avversità e rivolgendosi al prossimo con cortesia. A tutti loro auguro che il cammino non si fermi mai e che ogni arrivo sia

solo lo spunto per una nuova partenza.

Grazie a tutti

Federico –Talpa Acculturata – De Fazi

 

FEDERICO DE FAZI