L’8 settembre 1943. Una data da ricordare
di GIORGIO GARGIULLO ♦
L’8 settembre 1943 l’Italia si arrese agli anglo-americani. Dopo la destituzione e l’arresto del dittatore Mussolini avvenuta il 25 luglio, Badoglio chiese agli alleati l’armistizio che venne concesso. Fu la resa totale dell’Italia alle potenze alleate e la fine della politica di potenza e di aggressione del regime fascista che nel 1940 dichiarò guerra all’Inghilterra e Francia e successivamente alla Jugoslavia e Russia e poi agli USA.
Quel giorno tanti italiani si illusero che la guerra fosse finita quindi terminate le stragi, le distruzioni, i drammi che per anni travagliarono il paese. Purtroppo non fu così. La fuga del Re, del Governo e dei vertici delle Forze Armate lasciarono il paese alla mercè dei nazisti. I quali ebbero facile gioco sull’ esercito Italiano che, privo di direttive, si sbandò e, salvo in alcune situazioni, non riuscì ad opporsi alla forze Hitleriane.
L’8 settembre fu anche il giorno della vergogna per la monarchia e per le classi dirigenti del nostro paese. Il Re con i componenti del governo Badoglio e parte dei comandi militari fuggirono a Brindisi ponendosi di fatto sotto la protezione delle forze armate alleate. Una fuga vergognosa e vile che costò agli italiani altri 20 mesi di guerra e di distruzioni.
In quei giorni vi furono molti atti di resistenza e di eroismo. Significativa fu la battaglia di Porta S. Paolo a Roma in cui militari e civili si unirono e si batterono contro le soverchianti forze germaniche che stavano occupando la capitale. Anche in altre località vi furono azioni di resistenza che vennero stroncate nonostante l’eroismo dei combattenti italiani.
Con l’occupazione tedesca il 12 settembre si ebbe la liberazione di Mussolini prigioniero a Campo Imperatore sul gran Sasso. L’azione venne condotta da reparti delle SS comandate da maggiore Otto Skorzeny. Il 23 settembre 1943 nacque La Repubblica Sociale Italiana con a capo Mussolini stesso; un protettorato Hitleriano e uno strumento di repressione e di terrore contro il popolo italiano.
Ma l’8 settembre del 1943 fu anche il giorno della rinascita e del riscatto degli italiani. Infatti da quella data, gruppi di soldati sbandati si unirono ai tanti civili per dar vita alle prime formazioni partigiane. Nacque il FNL, a cui aderirono tutti i partiti antifascisti, che ebbe il compito di orientare e dirigere politicamente la lotta antifascista. Il capo militare delle forze partigiane – corpo volontari della libertà- fu il generale Raffaele Cadorna il quale diresse le azioni dei patrioti soprattutto in direzione di obbietti militari nazisti allo scopo di facilitare l’avanzata degli alleati nel nostro paese. Si calcola che delle 14 divisioni tedesche presenti in quel periodo in Italia ben 6 vennero impiegate per combattere le formazioni partigiane. Tali forze, distolte dal fronte principale, facilitarono la vittoria alleata.
È sempre bene ricordare, soprattutto a chi oggi ignora o finge di ignorarlo che la lotta partigiana non fu una scampagnata. Vi furono decine di migliaia di partigiani morti in battaglia e tanti assassinati dai nazifascisti; portò alla liberazione di vaste zone dell’Italia del nord- le Repubblica Partigiane – e il 25 aprile 1945 gli alleati entrarono nelle città del nord Italia, Milano, Genova,Bologna Torino ed altre già liberate dalle formazioni partigiane.
E’ bene ancora ricordare che gli alleati nella loro avanzata, trasferirono al CNL la gestione delle attività pubbliche civili delle città liberate. Questo fino alle elezioni comunali, svoltesi all’inizio del 1946 alle quali per la prima volta parteciparono le donne. E’ ancora bene ricordare che la lotta partigiana riabilitò l’Italia nel mondo e che, nonostante la guerra persa, poté, al contrario di Germania e Giappone, scegliere liberamente le forma istituzionali – la repubblica- e darsi una propria Costituzione i cui contenuti si rifanno ai valori che portarono tanti italiani a combattere e morire contro il nazifascismo per una Italia libera e democratica. Libertà e democrazia di cui, da allora, godiamo tutti compresi coloro che nutrono nostalgie per un triste passato.
GIORGIO GARGIULLO
