CHI HA PAURA DELL’ IA? LA GUERRA IN IRAN E I NUOVI CIRCUITI TRASFORMATIVI DELL’ INTELLIGENZA ARTIFICIALE
di DELFINA ANGELONI ♦
AI, un nuovo strumento come asset strategico ed economico nei pensieri del regime di Teheran.
La tecnologia con impiego dell’Intelligenza artificiale è ormai integrata nel targeting e nei loop strategici decisionali anche nelle operazioni militari. Su questo fronte la guerra americana con l’Iran ha reso possibile lo sviluppo e la sperimentazione di questo nuovo asset dimostrando due facce della sua medaglia. Da un lato la militarizzazione delle economie globali che tentano di minimizzare i costi di sfruttamento di questa tecnologia in parallelo con il suo impiego militare sempre più capillare e dall’altro, la fragilità delle supply chain energetiche e di funzionamento dei data center.
La potenza e rapidità computazionale e algoritmica dei data center richiede infatti un ingente consumo di energia elettronica e acqua, necessaria al raffreddamento delle infrastrutture e al loro funzionamento continuo. E se da un lato il sistema di funzionamento della supply chain energetica delle economie occidentali sta cercando di progettare l’impiego dell’IA nei suoi network di funzionamento, dall’altro l’IA è integrata e sperimentata anche nel suo impiego militare soprattutto a partire dal conflitto fra Stati Uniti e IRAN.
A marzo di quest’anno, 2026, il regime iraniano ha colpito diversi data center di Amazon e infrastrutture cloud nel Golfo Persico. Gli attacchi hanno provocato in Asia meridionale, Sud est Asiatico e nei territori africani connessi, una interruzione del funzionamento dei servizi cloud locali. Pesi come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, avevano precedentemente a questi attacchi del regime, progettato e attratto l’investimento di capitali con l’obiettivo di rendere aziende presenti sul loro territorio quali Amazon, Microsoft e il colosso dei processori complessi IA Nvidia dei poli fondamentali del digitale anche per l’Europa. Il regime di Teheran ha politicamente giustificato gli attacchi con la volontà di colpire le maggiori infrastrutture tecnologiche del territorio responsabili di finanziare la guerra e le operazioni di Stati Uniti ed Israele sul territorio. Il regime sciita ha in realtà intuito quanto e secondo quali declinazioni di funzionamento strategico militare ed energetico di sostentamento della società, l’IA sia importante. Dimostrando una postura aggressiva che mira non solo ad interrompere l’approvvigionamento di materie prime con il blocco di Hormuz, ma che integra una strategia di cyberattacco e di funzionamento delle supply chain energetiche alla radice.
Ben consapevole dell’impiego militare americano di questa tecnologia nella guerra con il paese, il regime minacciato recentemente di ulteriori sanzioni economiche è anche vessato dalla pressione dell’operazione “Economic Outcast” con la quale gli Stati Uniti mirano ad escluderlo dall’ accesso alle nuove tecnologie IA e alla tecnologia dual-use. Il governo di Pechino ha oggi dichiarato l’illegittimità della scelta oppressiva americana con la possibilità di attuare tutte le manovre di scelta politico economiche a sua disposizione in reazione alle sanzioni. Forte del suo scudo di silicio. Taiwan. L’ Isola di Taiwan è infatti il più importante paese nella produzione di semiconduttori, con più del novanta percento di produzione mondiale di chip avanzati e processori complessi anche per Apple e Nvidia. L’ azienda taiwanese TSMC, leader mondiale nella produzione di queste componenti, anche con la proposta di recenti accordi con Sony. L’ importanza strategica di questa isola potrebbe essere non solo di natura commerciale e trovare Pechino ben disposta nell’appropriarsi politicamente della gestione delle sue industrie anche come risposta sintonica con la condizione economica dell’Iran a seguito delle scelte americane. Ecco perché il regime sciita ha manifestatamente assunto una strategia diplomatica e una postura strategica più aggressiva che va oltre l’annuncio delle sanzioni che ha il suo carattere proiettivo anche grazie alla conoscenza di queste declinazioni di impiego dell’intelligenza artificiale.
AI, modello iper-dinamico di economie trasformative e il suo circuito paradossale intrecciato.
L’ IA non è però solo un asset strategico militare dei nuovi sistemi d’arma ma anche una recente possibilità operativa nel networking di funzionamento delle reti energetiche Europee ed Americane. La Commissione Europea ha aperto le consultazioni nel primo quarto di quest’anno 2026, per la Strategic Road Map nel suo piano di integrazione dell’IA nel settore energetico non solo come modello previsionale ma anche nel suo network di funzionamento di rete. L’ importanza della cybersicurezza all’ interno delle supply chain energetiche è un settore strategico preponderante, contribuendo ad alimentare l’IA anche nel suo impiego militare in un circuito paradossale di impiego della stessa e minaccia costante al suo funzionamento. Questa sistematizzazione integrata dell’IA nelle nostre economie, al contempo minacciate dalle numerose declinazioni militari di questo asset strategico, rende possibile una militarizzazione dei sistemi economici che inseguono progetti di innovazione ed adeguamento di funzionamento e al contempo lavorano per annullare il più possibile la loro fragilità digitale e infrastrutturale quale punto debole nello scontro cinetico. Economie dunque militarizzate, in un’ottica nella quale scelte militari e di funzionamento nei progetti economici potrebbero essere non solo più biunivocamente influenzate ma drasticamente intrecciate e interdipendenti, trovando nella dinamicità degli scontri la loro ragione di sopravvivenza strutturale.
In questo senso l’intelligenza artificiale è evidentemente un fattore di aumento di oscillazione delle red line a disposizione della diplomazia nei meccanismi di deterrenza ed escalation. In un circuito previsionale rapidissimo e rapidizzato all’interno del quale l’IA svolge un ruolo di acceleratore interno, il piano mediatico non è esente da criticità che ingenerano disinformazione e aumento della forbice di percezione politica della realtà di guerra.
AI e monitoraggio cyber, il caso della scuola di Minab come apripista.
L’impiego e l’integrazione dei moduli di IA nei sistemi d’arma contemporanei possono avere una forte e distorta alterazione dei linguaggi di lettura politici. Le operazioni militari che hanno visto l’impiego di questa tecnologia da parte degli Stati Uniti hanno sottolineato alcune criticità di funzionamento, come l’attacco statunitense alla scuola elementare femminile di Minab del 28 febbraio 2026, nel quale la morte delle bambine è stata provocata da un errore di calcolo di targeting del sistema IA Maven sviluppato da Palantir, del quale il Pentagono si è servito. La risonanza mediatica che ha avuto questo tragico attacco non è però rimasta esente dall’ influenza politica e di disinformazione operata dall’ IA. Deep fake di esplosioni, scontri e narrazioni di comodo hanno visto anche la fazione dell’attivismo social sulla responsabilità dell’attacco, catturato da un sistema di risonanze social e di disinformazione generica con foto e video propagandistici che accusavano il regime stesso di questo terribile attacco. L’attribuzione di responsabilità sugli errori commessi dai sistemi d’arma che integrano l’IA, ha reso possibile una ulteriore speculazione informativa in merito alle responsabilità dell’attacco. E anche questa, tragicamente guidata dall’ Intelligenza Artificiale e esponenzialmente riproducente media sintetici legati a letture di comodo.
L’ attacco alla scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran, dimostra come le criticità sistemiche di questo strumento possano disperdersi in una risonanza mediatica e di disinformazione pericolosa in grado di distanziare e distaccare la percezione dell’opinione pubblica dalla realtà strategica in un conflitto, offuscando la responsabilità operativa di errori di calcolo o decisionali in un loop di funzionamento di comando dei sistemi che prevede uno scarso impiego della scelta umana, in favore della rapidità esecutiva.
La guerra in Iran non è solo un setting di sperimentazione militare nel confronto cinetico di sviluppo tecnologico ma anche un futuro case study che modula l’importanza politica nell’ impiego dell’IA anche nel suo rapido potenziale trasformativo delle economie reali intrecciato e inglobato nel paradossale circuito di impiego militare.
DELFINA ANGELONI
