RUBRICA “BENI COMUNI”, 38. SILVIO… SERANGELI PER ANTONOMASIA…

di FRANCESCO CORRENTI ♦

Sabato 26 marzo 2022, un anno fa, la comunicazione e le parole di cordoglio apparse sulla chat di SpazioLiberoBlog mi avevano spinto ad una reazione immediata e poi, dopo una giornata in cui avevo ripercorso anni di ricordi, sfogliato libri, rivisto registrazioni, avevo scritto su Facebook qualche riga di partecipazione:

“Stamane molto presto ho letto la tristissima notizia dataci da Fabrizio Barbaranelli e ne ho scritto sulla chat del blog. Vedo che anche altri amici mi segnalano il fatto luttuoso, come Giuseppe Bellu. Per esprimere l’affetto, la stima, il rimpianto e tutte le reazioni che ho provato e provo, trascrivo qui quello che ho scritto di cuore al momento, concordando con Roberta e con Roberto nel ricordare la straordinaria, incomparabile opera di diffusione culturale fatta negli anni da Silvio. Rivolgiamogli il nostro saluto affettuoso, oggi, insieme alle profonde condoglianze alla famiglia, ma con l’auspicio che il suo lavoro possa essere tramandato e reso di pubblica conoscenza (penso, ad esempio, ai suoi “Album”), come altre cose e beni che devono diventare comuni. Forse una luce in questo senso può venire ancora una volta dal maggiore dei nostri storici, Carlo Calisse.

“Questo il mio pensiero di oggi: <Ancora un nome che si aggiunge e sai bene cosa significa. Perfettamente. È così… uno alla volta. Oggi, Silvio Serangeli… Nome e cognome della persona che ha dato un volto e una voce agli avvenimenti della Città attraverso gli anni. E gli ha dato una forma, una immagine e, a ben vedere un’anima, un cuore, una mente, un pensiero, delle parole precise. Non sempre gradevoli, non sempre accattivanti, forse non sempre vere. Ma erano le sue parole, dette per come lui vedeva e sentiva e parlava delle cose. Parole sincere, oneste, con cui confrontarsi. Parole necessarie. Come nella sua rubrica “Saluti e baci”. Aveva accettato la proposta di commentare il carattere, la fisionomia politica, delle amministrazioni dell’ultimo secolo di storia urbana della Città. Per capire, per farci capire per spiegarci il come e il perché delle cose. Non l’abbiamo fatto, non abbiamo fatto a tempo.>”

In questi giorni, il 25, un anno dopo, ho letto il comunicato sulla ricorrenza degli Amici del Blog, In ricordo di Silvio, e i contributi di Ettore Falzetti (Il “Beatle” letterato), di Giovanni Insolera (Una persona seria), di Nicola R. Porro (Silvio, ti ricordi…), di Claudio Galiani (Saluti & baci, Silvio. Con affetto e gratitudine). Tutte commosse e precise testimonianze delle acute, multiformi, spesso impietose “sentenze” su ogni aspetto della vita storica e quotidiana della “bella e d’incanto” che erano i giudizi, le descrizioni, le analisi psicologiche di Silvio. Sempre esatte, profonde, sincere, spesso addolorate d’amore e addirittura sgradevoli, in qualche caso, per la crudezza, la durezza di alcune “scene”. Perché questo erano le sue pagine scritte o narrate e le sue immagini televisive, le foto, le cartoline dei suoi album, una “messa in scena” (che voglio distinguere dalla “messinscena”, cosa artificiosa, ingannevole, fuorviante) di un racconto “erudito” e fatto “per erudire” (in un senso specifico), con testimonianze di vario tipo, quasi a comporre un quadro, una scena appunto, un “photo-grafic novel”, per prendere a prestito i termini da un genere in voga ma che è cosa diversa dal “fotoromanzo” dell’ultimo dopoguerra e va inteso come una raccolta di dati, voci, tasselli visivi e sonori – con una ricerca voluta di certa “cronaca graffiante” o “tranchant”, da cui deriva la soluzione “teatrale” conclusiva.

Nel mio titolo di oggi ho voluto ricambiare la gentilezza di Silvio in un suo commento al mio articolo Parlava franco italiano (SLB, 3 settembre 2020) in cui scriveva:

“Questa ricerca dell’arch. per antonomasia si legge con incalzante interesse, perché ci apre a tutto un mondo con notizie nuove e originali e, di prima mano, cosa non scontata in questi tempi di rimasticato copia e incolla. Che dire? Piacevole e sorprendente, arricchita dai disegni dell’arch. e dalle illustrazioni. Questa è la Storia vera e questo è il merito che va dato da sempre all’arch.”

Avevo replicato: “Silvio, le tue parole, come quelle di altri amici che stimo moltissimo e che spesso mi onorano dei loro apprezzamenti, mi fanno davvero piacere e te ne ringrazio di cuore, perché conosco il tuo valore e la tua schiettezza”, ma quel mio titolo vuole significare che nel caso di Silvio Serangeli, è il suo stesso nome/cognome a esprimere, per quanti lo hanno potuto conoscere ed apprezzare, le qualità che lo hanno contraddistinto nel suo lavoro e nella sua intera vita, in maniera tanto peculiare, così straordinaria e assolutamente personale. Quella maniera ben descritta dagli amici che ne hanno ricordato la figura e l’opera nei molti anni di frequentazione avuta con lui, che per me si limitano ad una conoscenza più superficiale e ad incontri saltuari ma non per questo povera di occasioni e di episodi tali da aver rinsaldato nel tempo la stima reciproca di cui mi pregio veramente e ancora lo ringrazio. Negli ultimi anni era piacevole commentare i suoi scritti, sempre intelligenti e spesso illuminanti, o avere la sorpresa di leggere i suoi commenti, affettuosamente garbati. Come era stata una consuetudine gradita, per tantissimi anni, ricevere le sue telefonate per annunciarmi una sua visita in ufficio, una sua intervista su qualche fatto estemporaneo, come nel caso dell’intervista del febbraio 2006 sulla “Stanza delle pitture” in Palazzo Manzi (posso dirlo, pienamente in linea con i risultati delle nuove ricerche) o una “uscita” in qualche parte della città, ad illustrare i luoghi e la loro storia, in quella serie di riprese televisive che avrebbero dovute divenire, nelle nostre intenzioni poi non attuate per cause esterne, un appuntamento periodico, una trasmissione chiamata “Collirio”, perché volevamo aiutare gli spettatori – i cittadini – a “vedere meglio” la realtà di cose e fatti della Città.

A questo proposito, desidero vivamente, in una prossima puntata della rubrica, fare definitiva chiarezza – come ho fatto con lui e con diversi altri amici da vario tempo – sulle reali vicende di due manoscritti, di cui Silvio Serangeli aveva raccontato alcune notizie, quali gli erano pervenute all’epoca, in una pubblicazione del gennaio 2010. Questo per rispetto della verità e per introdurre i passi successivi. Come gli avevo scritto in un altro commento, riguardante il primo articolo sui marginalia stendhaliani: “A parte certi esuli pensieri sulle casse di libri e qualche considerazione sull’uomo (verso le donne), documenti e immagini preziose, queste, proprio per quelle informazioni che tante volte si ritrovano ‘a margine’ e rivelano fatti e cose altrimenti non conoscibili.” E come avevo ribadito a proposito delle sue divertentissime, “micidiali” osservazioni del 17 settembre 2020 sul tema Civitavecchia e i sette nani:

“Caro Silvio, tu mi tiri per la giacca che da tempo non porto (nessuna mi si chiude decentemente sulla pancia) su un argomento, quello dei monumenti commemorativi di Civitavecchia, che sai bene essere una questione di cui mi sono occupato, sia per dovere d’ufficio, sia per altri motivi. E mi ricordi cose dette e non dette, come pure originalità locali peculiari, come la famosa ‘molletta’ – come tu la chiami – che forse era adatta perché in quei frangenti ‘bolognesi’ la cosa era da prendere ‘con le molle’.”

Qui aggiungevo una conclusione che voglio ripetere qui, proprio a chiusura finale di queste modeste note in ricordo di Silvio, estendendo a tutti noi quelle parole che rivolgevo a lui: “Le questioni di cui parliamo riguardano il buon senso, a volte il buon gusto, salendo più su quel buon governo che alcuni di noi rimpiangono dai tempi di Ambrogio Lorenzetti. Il fatto che queste cose ce le diciamo e scriviamo tra di noi, però, non basta più. La vox clamantis è nobile, resterà a futura memoria, ma serve a poco, oggi. Bisogna dirle per strada le nostre idee o anche scriverle o dipingere sui muri (la Street Art…), in piazza, pacatamente, ragionando e cercando di far ragionare. E soprattutto, se non dovesse farlo chi avrebbe il dovere di farlo, portando sulla piazza, in dibattiti aperti, i problemi della città, la ricerca partecipata di soluzioni, fosse pure il fiore da mettere in una aiuola. Senza urli e bandiere e disordine. Distanziati e calmi. So che è molto difficile. Ma bisogna capire come e provarci.” Proprio sull’esempio e a testimonianza dell’insegnamento civile che è stato l’impegno costante del nostro Silvio Serangeli, Serangeli… per antonomasia.

FRANCESCO CORRENTI

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