“AGORÀ SPORTIVA” A CURA DI STEFANO CERVARELLI – ANCORA VITTORIE

di STEFANO CERVARELLI

“Qualche“ anno fa una canzone, molto in voga, ci ricordava con inesauribile  puntualità, rinnovando la malinconia, che “l’estate stava finendo”: gli ombrelloni venivano chiusi, cadeva la prima pioggia, ci si scambiavano le foto, le coppie nel dirsi addio si giuravano eterno amore. Altri tempi? Forse solo altra età….

Questa torrida estate, che sta finendo senza tanti rimpianti, ci lascia, al pari di quella dello scorso anno, altri meravigliosi, indimenticabili  momenti di gloria per lo sport italiano.

Si sono svolti infatti sia i campionati mondiali di pallavolo, sia i campionati europei di altre discipline: atletica, nuoto, pallanuoto, basket. Discipline tra le quali manca il calcio; dopo la stupenda ed in qualche modo sorprendente affermazione agli Europei di Londra. Il nostro sport nazionale ha fatto registrare un clamoroso fallimento con l’eliminazione dai Mondiali nel Qatar il prossimo novembre; a questa debacle si stanno aggiungendo, purtroppo, i soliti difetti e problemi che, con solenni proclami, all’indomani della mortificante eliminazione, si dichiarava e ci si impegnava di estirpare definitivamente; ma di questo ne parlerò un’altra volta; oggi l’attenzione va tutta a chi ci ha regalato momenti di grande soddisfazione sportiva.

Più avanti mi soffermerò sul nuoto, analizzando un po’ i motivi che sono dietro ad un successo clamoroso come quello rappresentato da 67 medaglie, ma adesso, senza che me ne vogliano gli appassionati di questo sport, ritengo giusto iniziare questa breve rassegna con il  Volley.

E come potrebbe essere diversamente quando una disciplina sportiva di squadra conquista due titolo mondiali ?

Ad aggiudicarsi il titolo per prime sono state le  ragazze della categoria Under 19. Poi, a distanza di pochi giorni, è arrivato il successo della prima squadra maschile contro la fortissima Polonia, che arrivava a questo appuntamento avendo vinto gli ultimi due titolo mondiali e per giunta, con il vantaggio di giocare in casa in un palazzetto completamente tappezzato di biancorosso.

Una prova della loro forza comunque gli azzurri l’avevano già data eliminando i campioni olimpionici della Francia, nelle cui file milita Ngapeth, una sorta di Maradona della pallavolo, al termine di un combattuto ed emozionante incontro conclusosi al Tiebreak.

In semifinale poi i nostri azzurri non hanno avuto difficoltà ad eliminare la Slovenia.

La finale contro i polacchi terminava 3-1, con il ritorno in Italia del titolo mondiale dopo  24 anni.

Agli europei di pallanuoto non abbiamo raggiunto la finale per via di un macroscopico errore arbitrale. Si giocava in Croazia ed in semifinale l’Italia, per via degli accoppiamenti, doveva vedersela proprio con i padroni si casa che, forti già di loro, potevano contare sulla spinta dei 10.000 tifosi che riempivano gli spalti della  piscina

Un clima dal quale non  è rimasto immune l’arbitraggio.

A pochissimo dalla fine il risultato era in parità 10-10; ma a questo punto, come spesso avviene in situazioni del genere, se non si ha la necessaria freddezza e lucidità nel valutare quanto succede in acqua (e specialmente sott’acqua), è entrato in scena uno dei due arbitri che, rovesciando completamente un episodio, da fallo contro il nostro portiere a rigore per i croati  ha  permesso  quest’ultimi di vincere. Vane le accese proteste e la richiesta di  rivedere l’azione. Peccato perché l’Italia non meritava un epilogo del genere, nella  finalina  per il bronzo poi, priva di due giocatori squalificati, e completamente svuotata di energie, la nostra squadra non era nelle condizioni migliori per battere la Spagna, campione del mondo.

Il settebello rosa, dopo un periodo passato nell’ombra, si può dire che abbia completato la sua risalita nella scala dei valori europei al punto da conquistare una meritatissima medaglia di bronzo, superando l’Olanda; di più alle nostre ragazze non si poteva obbiettivamente chiedere.

Ed eccoci  arrivati, al termine di questa breve carrellata, alla regina degli sport: l’Atletica leggera.

Qui abbiamo conquistato tre medaglie d’oro e buoni piazzamenti. Tamberi, Jacobs e Crippa nelle rispettive gare, salto in alto, cento metri e 10.000 metri, non si sono lasciati sfuggire l’occasione per confermare la loro superiorità.

Le  vittorie e, come dicevo prima, i buoni piazzamenti ottenuti , sono la conferma che la nostra atletica  ha ormai consolidato quella credibilità  riscossa a Tokyo.

La squadra azzurra d Basket ha mancato di poco l’ingresso tra le prime quattro compagini europee perché battuta all’over time dalla Francia, vice campione olimpica.  Rimane comunque la soddisfazione delle due prestigiose vittorie contro Croazia e Serbia e la consapevolezza di avere un grande potenziale.

Eccoci al nuoto, con la sua lunga  striscia luminosa di medaglie, dopo la lunga parentesi dovuta al Covid.

E’ stata quella di Roma l’edizione più ricca di sempre, che  non parla solo della forza della squadra, ma offre il quadro di un movimento in continua crescita.

I nostri campioni nascono e maturano nel momento più difficile del dopoguerra, per giunta con piscine chiuse, con alcune che non hanno mai riaperto.

Allora le splendide giornate romane, come sono state possibili? Grazie a un nuovo sistema, il sistema Italia.

Un sistema indubbiamente che poco ha da spartire con  college americani, i centri federali francesi.

Il nostro sistema è una catena. Una catena alla quale sono legate la famiglia, l’istruttore locale, le società (a tal proposito il Presidente Fin Paolo Barelli ha detto: ”senza il loro contributo, lo sport in Italia non esisterebbe”), la federazione.

Da questa catena prendono vita numerosi gruppi di lavoro, di realtà scientifiche, di studio.

Ma come sempre il primo passo è in famiglia, dal sacrificio di questa nasce la continuità, il primo nucleo dell’allenamento con metodo professionale.

E poi quanti chilometri ogni giorno per portare i bambini alle piscine; affidarsi all’istruttore della società locale per poter entrare nel circuito delle gare.

Questo è un momento estremamente importante e delicato perché spesso i talenti si legano ad un tecnico che nulla ha che vedere con l’apparato federale.

Spiega Cesare Butini, dt della Nazionale: ”Nei nostri raduni si arriva portandosi l’allenatore locale, quello con il quale ci si allena tutti i giorni. Si fa un lavoro comune  senza assolutamente stravolgere quello che è stato fatto. Perché farlo? Se l’atleta porta risultati e tutto funziona bene? A Roma eravamo 12 tecnici federali, non potevamo portarne 22, ma a tutti gli allenatori degli atleti coinvolti abbiamo dato biglietti per seguire e studiare i campioni da vicino”.

Ovviamente il portare sulle luci della ribalta il piccolo campioncino non è sufficiente; bisogna evolversi continuamente; per tutti gli allenatori  è disponibile  il Settore Istruzione Tecnica (SIT) per un continuo aggiornamento sulle ultime, a volte rivoluzionarie, novità.

Spiega Ivo Ferretti responsabile dell’area biomeccanica della Fin: ” Vent’anni fa l’istruttore era uno che si era adattato ad allenare il suo pupillo e non aveva un grande background culturale. Ora invece, grazie al lavoro del SIT i tecnici sono molto preparati e conoscono gli aspetti dell’idrodinamica, questa è la vera novità”.

Famiglia, istruttori, ruolo sempre più professionale di questi, ed infine ci sono i mondi che gravitano  attorno al nuoto. Mi riferisco in particolare ai potenti circoli, specialmente quelli romani, con in testa l’Aniene del Presidente del CONI Malagò, pronti ad intercettare talenti. Così ha  fatto proprio l’Aniene con Simona Quadraella quando aveva 11 anni, poi con Margherita Panziera, ospitando attualmente nella sua foresteria Lorenzo Galossi fenomeno sedicenne.

E poi, per finire, c’è il mondo dei gruppi sportivi militari: l’obiettivo che si prefiggono è molto semplice ma efficace: creare una buona organizzazione per permettere al talento di esprimersi al meglio.

Gli Europei di Roma sono stati il risultato evidente della validità di tutto questo sistema che sembra non lasciare indietro nessuno. Dando ad ogni figura, tecnica, dirigenziale, sanitaria, il giusto ruolo e dove ad ogni tecnico, da quello della più lontana piccola piscina, a quello dei centri federali, viene riconosciuta la giusta importanza.

Appena il tempo di gioire di questi risultati che già all’orizzonte si profilano nuovi tempi duri per il nuoto dovuti alle attuali crisi energetiche, e che sembravano minacciare seriamente la funzionalità delle piscine.

STEFANO CERVARELLI

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