“PESCI, PESCATORI, PESCIVENDOLI E CONSUMATORI” DI GIORGIO CORATI – Il fermo biologico nella pesca a Civitavecchia.

di GIORGIO CORATI

Ieri (13 giugno 2022) è iniziato il fermo biologico nel settore della pesca, stabilito per decreto in trenta giorni nel Compartimento marittimo di Civitavecchia (dal Comune di Montalto di Castro al Comune di Ladispoli compresi), con termine il 12 luglio prossimo (Mipaaf, 2022).1 È di fatto un’interruzione temporanea obbligatoria dell’attività di pesca, detta anche “fermo pesca”, che si applica soltanto alle imbarcazioni che utilizzano attrezzi trainati, come, ad esempio, la rete a strascico a divergenti (Reg. (CE) 1967/2006).2 Si tratta della pesca operata dalle imbarcazioni di una parte della flottiglia peschereccia di Civitavecchia, mentre altre imbarcazioni esercitano la piccola pesca costiera e generalmente utilizzano il palangaro e il tramaglio.

È la seconda volta che, nel Compartimento marittimo di Civitavecchia,  il “fermo” viene imposto a partire dal mese di giugno (prima del 2020, è sempre stato stabilito a partire dal mese di settembre). Per la durata di un mese, si noterà sicuramente l’assenza dalle tavole di alcune “varietà” di pesce anche se, tuttavia, le specie catturate con la tecnica di pesca “in pausa” potrebbero essere comunque presenti sul mercato. I prodotti della pesca in vendita potrebbero provenire da catture avvenute fuori del Compartimento o avvenute in “mari lontani” oppure potrebbero essere di “origine locale” ovvero provenire dal lavoro dei pescatori della piccola pesca costiera di Civitavecchia (nonché dalle omologhe flottiglie di prossimità che operano nell’ambito del Compatimento marittimo) che utilizzano il palangaro e il tramaglio con cui è possibile pescare moltissime specie ittiche. La caratteristica di “origine locale” sta nel fatto che si tratta di specie generalmente presenti lungo la costa e al largo nel mare locale (Zona di pesca FAO 37.1.3) e dunque potenzialmente catturabili. Il fermo biologico, comunque, potrà essere l’occasione per orientare la propria curiosità su pesci di “origine locale” poco conosciuti o affinare i propri gusti e magari anche i propri valori in termini di sostenibilità del consumo.

L’interruzione obbligatoria viene utilizzata, già da trent’anni circa, come uno “strumento” di politica pubblica di gestione delle risorse ittiche (ndr.) al fine di consentire un migliore rinnovamento degli stock, cioè il cosiddetto “ripopolamento ittico” delle specie oggetto di cattura (ndr.), ma la sua durata e il periodo variano per ogni Compartimento marittimo. Se, in generale, può essere fondamentale dare un senso al concetto di sostenibilità, comprendendone il significato in senso lato, può anche rivelarsi utile comprendere il rapporto esistente tra la disponibilità del pescato e gli impatti negativi in termini di “impronta ecologica”3 che il suo consumo provoca sull’ambiente marino e sulle specie ittiche. Dunque, l’interruzione è intesa a contenere l’erosione di biodiversità e a sostenere il ripristino dell’equilibrio biologico di molte specie.

Le specie di “origine locale”, pescate con palangaro o con tramaglio, che si potrebbero elencare come quelle possibili o potenziali poste in vendita possono essere distinte in una lista di “specie ittiche note” e una lista di “specie ittiche meno note” che, tuttavia, possono non essere esaustive.

Tra le “specie note” è possibile annoverare: seppia, seppia pizzuta, aragosta, astice, pannocchia o canocchia, cefalo (cinque specie), cernia (tre specie), corvina, dentice, gallinella o cappone (cinque specie), gattuccio, mormora, murena, nasello o merluzzo, ombrina, palamita, musdea o mostella (due specie), orata, occhiata, pagello (due specie), pesce san Pietro, pesce sciabola, ricciola, rospo o rana pescatrice (due specie), salpa, sarago (quattro specie), scorfano (due specie), sgombro, spigola o branzino, triglia di fango, triglia di scoglio, polpo, calamaro, palombo, palamita, pezzogna o pagello pezzogna, ricciola di fondale, razza (tre specie), rombo chiodato.

Tra le “specie meno note” è possibile annoverare invece: dentice occhione, cheppia, ghiozzo nero, ghiozzo o paganello, grongo, lampuga o corifena, lanzardo o sgombro occhione, leccia amia, leccia stella, luccio di mare o barracuda, menola (tre specie), molva, ombrina boccadoro, passera, pesce lucertola, pesce prete o lucerna, pesce serra, sciarrano, sciarrano o perchia, scorfano di fondale, scorfanotto, suro o sugarello (tre specie), tanuta, tonnetto o alletterato, tordo (cinque specie), tracina (due specie), zanchetta o suacia, polpessa o polpo macchiato, aguglia, alalunga, boga, cernia di fondale o dotto, murena, pagro, pesce castagna, potassolo o melù, rombo liscio o soaso, rombo quattrocchi, tombarello o biso.

Il periodo di interruzione nell’ambito compartimentale di Civitavecchia, si è detto, è stato definito con una durata di trenta giorni tra giugno e luglio. È da notare che gran parte delle specie del mar Mediterraneo si riproduce nel periodo estivo e i mesi di giugno e luglio sono i più “condivisi” (ndr.). Riguardo al fermo biologico, quale “strumento” utile a conseguire un migliore rinnovamento degli stock ittici (ndr.), è comunque interessante riportare che in quello stesso periodo molte di quelle stesse specie, la cui cattura è vietata se realizzata con rete a strascico a divergenti, sono comunque catturabili con altre tecniche di pesca. Inoltre, esistono specie che si riproducono in periodi dell’anno diversi da quello in cui vige il “fermo”. A seconda della stagione, della temperatura del mare, della fase del proprio ciclo di riproduzione, delle proprie abitudini e a seconda della propria natura migratoria o meno, alcune specie si allontanano dalla costa verso il fondale marino, mentre un numero notevole di individui di altre specie si avvicina alla costa per deporre le uova. È lì che generalmente si concentra l’attività della pesca, la cosiddetta “pesca ravvicinata”. Tuttavia, in genere ogni flottiglia del Compartimento marittimo locale ha “abitudini di pesca” distinte, con specie “obiettivo” diverse in vari periodi dell’anno.

Un’alternativa potrebbe essere un periodo di “fermo dinamico” ovvero più periodi di fermo biologico brevi nella durata, distribuiti nell’arco dell’anno e mirati per specie ittica, per così dire “selettivi”, tali che, nell’ipotesi, possano agevolare in modo ancora più incisivo la riproduzione in funzione del ciclo di vita (ndr.) proprio di ogni singola specie. Inoltre, sempre nell’ipotesi, brevi periodi di interruzione potrebbero permettere ai nuovi individui accresciuti di essere “reclutati” con una taglia maggiore ai fini della cattura. In estrema sintesi, il “fermo” potrebbe essere associabile alla cosiddetta “stagionalità” o alla “buona pratica del consumo stagionale” di prodotti della pesca, così come avviene per i prodotti agricoli.

Sebbene sul mercato siano o possano essere disponibili anche specie ittiche che hanno già intrapreso la propria fase riproduttiva, se si ritiene importante la “stagionalità”, il proprio consumo alimentare può essere orientato verso specie ittiche che durante il periodo dell’interruzione non sono o non tendono ad essere nella loro fase riproduttiva oppure verso specie che si riproducono tendenzialmente con un ciclo di vita “veloce”, cioè che pone meno rischi di mancata natalità ai potenziali nuovi individui della specie consumata. Inoltre, la decisione di scelta che ricade su individui più grandi della taglia minima di cattura e vendita consentita permette di evitare il consumo di individui in età giovanile. In generale, in tal senso, è possibile stilare una lista per il mese di giugno e una per il mese di luglio di “specie ittiche locali di stagione” catturate con palangaro e con tramaglio. È da sottolineare che, per molte specie, la carenza di raccolta e di monitoraggio di dati scientifici complessivamente soddisfacenti e condivisi, conduce a ragionare in termini di stime sulle dimensioni delle popolazioni ittiche e degli stock, nonché a definire i periodi di riproduzione in linea di massima. A giugno, dunque, una preferenza di consumo potrebbe essere assegnata a specie come: aguglia, boga, cefalo bosega, cefalo calamita o botolo, gallinella o cappone (specie lucerna), ghiozzo o paganello, ghiozzo nero, molva, menola (specie smaris), mormora, musdea o mostella, nasello o merluzzo, orata, pagello fragolino, pagello pezzogna o pezzogna, passera, pesce san Pietro, potassolo o melù, ricciola di fondale, rombo liscio o soaso, rombo chiodato, rospo o rana pescatrice, salpa, sarago maggiore, sarago pizzuto, sarago fasciato o testa nera, sarago sparaglione, spigola o branzino, tanuta, tordo nero. Nel mese di luglio, una preferenza di consumo potrebbe essere assegnata a specie come: aguglia, boga, cefalo bosega, cefalo calamita o botolo, dentice, gallinella o cappone (specie lucerna), ghiozzo nero, ghiozzo o paganello, menola (specie smaris), molva, musdea o mostella, nasello o merluzzo, occhiata, orata, pagello fragolino, pagello pezzogna o pezzogna, pagro, palamita, passera, pesce san Pietro, potassolo o melù, ricciola di fondale, rombo liscio o soaso, rombo chiodato, rospo o rana pescatrice, sarago maggiore, sarago sparaglione, sarago fasciato o testa nera, scorfano, seppia, spigola o branzino, tanuta, tordo, tordo nero, tordo pavone, tordo rosso, tordo verde.

L’interruzione dell’attività di parte delle imbarcazioni della flottiglia civitavecchiese ha, senza dubbi, ripercussioni sul mercato locale in termini di disponibilità e di “varietà” di pesce prelevato nel mare costiero locale. Tale periodo può essere, tuttavia, anche un’occasione per decisioni di consumo orientate su specie “alternative alle solite”, per sperimentare e magari considerare la preparazione di piatti tradizionali della gastronomia a base di pesce di “origine locale” e non da ultimo per sostenere la produzione locale e i pescatori della piccola pesca costiera. In ogni caso, il “fermo” permette agli equipaggi di prendere una pausa da un’attività ritenuta usurante, mentre gli attrezzi da pesca e le imbarcazioni coinvolte possono essere sottoposti a una manutenzione più approfondita che si traduce anche in maggiore sicurezza.

Di certo, senza l’attività dei pescatori difficilmente potrebbero esistere un mercato dei prodotti della pesca di “origine locale” e alcune tradizioni gastronomiche civitavecchiesi a base di pesce.

Anche se, già da trent’anni circa, l’interruzione viene utilizzata come uno “strumento” di politica pubblica di gestione (ndr.), tuttavia pare trattarsi di un’azione normativa che può essere ricercata nella storia socio-economica legata all’attività della pesca già al tempo dello Stato pontificio.

Nel corso degli ultimi quattro secoli circa, l’attività della pesca lungo il litorale tirrenico dello Stato pontificio è stata oggetto di forti interessi, di preoccupazioni a livello di governo e di problemi di gestione che hanno scandito anche la nascita della flottiglia peschereccia civitavecchiese.
Con l’evoluzione delle tecniche di pesca, come quella che oggi è definita “pesca a strascico”, nonché con l’utilizzo dell’innovativa vela latina, che ha favorito spostamenti in mare più veloci, i pescatori hanno potuto avventurarsi sempre più verso il largo e al di fuori dei propri ambiti geografici di riferimento. In questo modo i pescatori si sono adeguati alle mutate condizioni e hanno sperimentato innovative tecniche e strategie di pesca, ricercando bordate di pesca maggiormente redditizie in termini di quantità prelevate. Ciò, in seno al Governo pontificio, ha destato allarme anche rispetto al possibile depauperamento delle proprie risorse ittiche lungo il litorale. Tuttavia, sebbene l’attività delle flottiglie “estere”, principalmente di Livorno e di Genova a quel tempo, lungo la costa tirrenica dello Stato sia stata mal tollerata, la pesca dei cosiddetti “forastieri” ha contribuito all’approvvigionamento del mercato di Roma, data la mancanza di una buona organizzazione operativa dei pescatori locali, poi cosiddetti “nazionali”, rispetto, appunto, alle flottiglie “estere” che erano meglio organizzate e equipaggiate.

In tale contesto, quella che diverrà la flottiglia peschereccia civitavecchiese è stata soggetta a continui momenti di tensione. Da un lato si alternarono periodi di aspra rivalità a periodi di “normale” conflittualità sia tra pescatori locali, sia tra pescatori della marineria nazionale pontificia e pescatori “stranieri”. Dall’altro lato, si verificarono periodi di “conflittualità” tra pescatori e governo pontificio nella sua continua azione di regolamentazione della pesca nell’intento di gestire una risorsa naturale, verosimilmente ritenuta, diremo oggi, capitale naturale e quindi patrimonio dello Stato. In tal senso, il “fermo” imposto all’attività di pesca dal governo pontificio è assimilabile all’attuale fermo biologico, perché riferibile a un capitale naturale produttivo di ricchezza per lo Stato. Oggigiorno le risorse ittiche sono considerate bene comune e dunque patrimonio collettivo. In passato, spesse volte le motivazioni per azioni di tutela hanno interessato sia, come diremo oggi,  la sostenibilità delle catture sia l’utilizzo di pratiche poco ortodosse, quali, ad esempio, il lancio di oggetti esplosivi in mare. La necessità di impedire l’attività di pesca in alcuni periodi dell’anno e, soprattutto, di impedirla ai pescatori non residenti, i “forastieri”, è stato un necessario ricorso o è divenuta una sorta di consuetudine intesa a regolare il diritto dell’esercizio della pesca fra pescatori locali e pescatori “forastieri” e, inoltre, a mantenere fino a accrescere l’abbondanza del pesce in mare, impedendo la distruzione del fregolo e delle uova.

GIORGIO CORATI

Note bibliografiche
[1] Mipaaf (2022). Decreto n.70970.
2 Reg. (CE) 1967/2006 (Art.2, comma 1). Regolamento del Consiglio relativo alle misure di gestione per lo sfruttamento sostenibile delle risorse della pesca nel mar Mediterraneo e recante modifica del Reg. (CEE) 2847/1993 e che abroga il Reg. (CE) 1626/1994. GUUE L.409 del 30 dicembre 2006.
3  Si tratta della definizione di un concetto utilizzato per determinare quantitativamente l’impatto sul cambiamento climatico che deriva da un’attività umana o da una nazione intesa come aggregato di attività umane.
https://spazioliberoblog.com/