“AGORÀ SPORTIVA” A CURA DI STEFANO CERVARELLI – IL CORAGGIO DELLE DONNE

di STEFANO CERVARELLI

“Brigantesse del rugby” contro la mafia.

Così si ci definiscono un gruppo di ragazze che hanno creato la prima squadra di rugby della loro città: Catania.

Precisamente le giovani vivono nel quartiere di Librino; con questa iniziativa  hanno creato un importante presenza attiva, culturale e sociale, possiamo dire un punto di riferimento, una zona che oramai da più anni versa in una situazione di desolante degrado ed abbandono, favorendo, come purtroppo accade in questi casi, il propagarsi della criminalità.

La loro storia, che  rappresenta senz’altro una buona notizia, lancia in questo modo un messaggio di speranza per gli ottantamila abitanti di Librino che costituisce una vera  città nella città, stando anche a significare l’importanza che lo sport può assumere in realtà così difficili costituendo una spinta verso il cambiamento.

“ Se sei nato a Librino la tua strada è segnata, con questa iniziativa abbiamo voluto dare un segnale di fiducia per un’alternativa”, sono le parole di Mirko Saraceno, residente delle Brigantesse, parole amare, tristi che esprimono la dura realtà nella quale è immerso il quartiere, ma che contengono e offrono una dose di speranza per chi è pronto a raccogliere l’invito che è rivolto a tutti.

Ma può una squadra di rugby, seppur esempio di coraggio femminile in quanto portatrice di un messaggio ben chiaro, con la sua presenza, capovolgere, o almeno tentare di farlo, una situazione di degrado? Ovviamente no, ed infatti ecco che le Brigantesse, oltre alle partite giocate  sui campi del circondario, su terreni che diventano veri e propri acquitrini quando piove, oppure duri come il cemento quando c’è il sole, si rendono protagoniste di diverse iniziative di accoglienza e di sostegno per i giovani del quartiere.

E’ stata creata un’associazione, la “Librineria”, che raccoglie moltissimi volumi, sia per invitare alla lettura, ma che vengono usati, con altro materiale didattico, per fare doposcuola ai bambini; insieme sono stati ideati laboratori per qualunque età. All’iniziativa hanno risposto studentesse e volontari che si sono messi a disposizione per dare un aiuto concreto ai ragazzi che ne hanno bisogno.

Ho parlato di studentesse, perché non poche sono quelle che si avvicinano all’associazione spinte dalla novità della squadra di rugby femminile, per poi “ cadere” nella rete virtuosa del volontariato.

Nel grande quartiere le due iniziative hanno trovato, nella maggior parte delle persone, buona accoglienza, simpatia ed anche collaborazione, ma non da tutti… purtroppo.

Infatti, sempre accade in questi casi, a fronte di tanti che vedono di buon occhio l’iniziativa, ci sono quelli a cui la frase ”contro la mafia” dà fastidio e, quindi, ecco arrivare puntuali, le minacce, le intimidazioni.

C’è stato il furto del defibrillatore, atto ignobile questo in quanto questo strumento sui campi sportivi ha un’importanza fondamentale: serve a salvare la vita; poi è stato dato fuoco al pulmino che serviva per le trasferte e, come se non bastasse. È stato incendiato il ”Club House” sede della “Librineria”.

Certo le brigantesse non hanno desistito dai loro progetti e sono andate avanti moltiplicando sforzi coraggio e tenacia, forti delle parole di una di loro, Valentina Mazzeo: ”Il rugby per noi è metafora di vita, perché ti insegna a rialzarti con maggior vigore e voglia quando gli altri ti fanno cadere”.

E nella vita quanti placcaggi irregolari ci sono.

Forza Brigantesse! Credo che sarà difficile che possiate leggere queste note, ma chissà… se dovesse capitarvi, sappiate che stiamo al vostro fianco per la battaglia per la legalità.

Se le ragazze siciliane hanno scelto lo sport come veicolo di messaggio sociale loro invece, che nel sociale vivono quotidianamente, hanno scelto coraggiosamente di ritrovarsi insieme  per vivere la loro passione per il calcio. Dove sta la particolarità, direte voi giusto, ma io parlo di Silvia, Annika, Emilia, Celeste, Marianna, Marta, Regina e Livia,  ed allora? direte ancora, sono nomi di donne che hanno deciso di giocare al calcio, niente di eccezionale… Senz’altro sarebbe così se non fosse  però che le donne in questione oltre ad essere donne sono anche…… suore.

Sono le prime giocatrici della costituenda nazionale italiana  di suore di calcio a cinque.

Per il momento la loro attività è limitata al calcetto, ma i progetti guardano già verso il calcio a undici.

Provengono da istituti diversi, dove svolgono quotidianamente opera sociale di vario tipo; alle loro spalle ci sono percorsi formativi e sportivi diversi, ma in comune hanno il fatto di condividere il triste preconcetto che  voleva le donne non “adatte” a praticare il calcio: ”Deturpa le gambe! Le fa venire troppo muscolose!” dicevano i denigratori. Quindi loro, come tante altre ragazze, (ne sono testimone) hanno dovuto dirottare la loro passione sportiva  verso discipline  ritenute, “ più idonee” al gentil sesso.

Solo ora, curiosamente, una volta preso i voti, hanno avuto l’occasione di poter ritornare al loro primo amore (almeno a quello, visto che altri amori sono stati sacrificati sull’altare della donazione della propria vita a Dio).

Certo che deve essere stata  un’emozione del tutto particolare entrare negli spogliatoi indossando tunica e velo ed uscirne con maglietta da gioco e pantaloncini, pensando che la vita di quello sport, un tempo precluso, ne stava facendo portatrici di un’esperienza completamente nuova: le prime giocatrici della Nazionale Suore! Immagino quali pensieri attraversano le menti dei benpensanti: le suore in pantaloncini che prendono a calci un pallone!

Queste, chiamiamole pioniere, vengono da congregazioni diverse e sono state chiamate dal coordinatore della Nazionale Sacerdoti (a proposito: avete mai visto giocare i sacerdoti? Non  si fanno certo complimenti!) Moreno Buccianti, che ha visto realizzarsi un suo sogno: la nascita del primo nucleo della squadra femminile di religiose, anche se, per adesso, come dicevo prima, limitatamente al calcetto.

E’ chiaro che al di là della passione per il gioco, la novità racchiude anche degli aspetti importanti che riguardano  progetti indirizzati  ai  vari oratori ed istituti dove le suore  operano, in diverse attività, con i giovani.

Il “Sister Football Team”, questo è il nome, è sostenuto dalla Società Sportiva Lazio alla quale è affiliata anche la Nazionale Sacerdoti; come presidente onorario troviamo Suor Paola D’Auria, noto personaggio, intenditrice di calcio, compagna di viaggio di Fabio Fazio nel programma di tanto tempo fa “……..Quelli del calcio”.

Ognuna di queste calciatrici ha un idolo (sportivamente parlando!) io, per ovvia brevità, ne ricordo uno per tutti anche perché difficile da dimenticare: Paolo Rossi, il nostro mitico centravanti, è rimasto anche nel cuore di suor Annika Fabbian, 31 anni, che prima di entrare nella congregazione delle maestre di Santa Dorotea, figlie del Sacro Cuore, era  stata ballerina classica per 13 anni, quindi giocatrice di calcio a 11 nel Vicenza, per poi dedicarsi al calcio a cinque; di Paolo Rossi dice: ”per Vicenza ha rappresentato tanto, ha fatto  molto bene; io ho proclamato la Prima Lettura al suo funerale, non potrò dimenticare mai quei momenti”.

Suor Maria Litauro era una grande star della serie A in Romania, da bambina ha praticato ginnastica artistica (quale bambina in Romania non l’ha fatta?). Indossati gli abiti religiosi, ha indirizzato la sua passione verso il campo educativo e 11 anni fa ha fondato a Livorno la scuola calcio ”I Tre Arcangeli” per ragazzi e ragazze  dai 17 ai 20 anni; a Roma, dove si è trasferita da poco più di un anno, allena la squadra della parrocchia del don Orione. Dice: ” Questa, per me, è la nuova evangelizzazione.”

Appartenente alle Passioniste di San Paolo della Croce, Suor Marianna Segneri, in gioventù, ha praticato il nuoto, per poi in seguito giocare nella squadra a cinque del suo paese, Ceccano. ”Ritrovarsi in questo progetto, con delle consorelle di altri istituti per far del bene, è una grande opportunità”.

Suor Marta Ronzini, 35 anni, e Celeste Berardi hanno discreti trascorsi sportivi; la prima come sciatrice, la seconda come pallavolista; per il momento la rosa è completata da Regina Muscat denominata “Il portiere dei miracoli” e Livia Angelis, entrambe di Roma. In attesa di allargare la rosa  Buccianti ha consegnato alle religiose un programma di allenamento da svolgere a casa. Dopodiché si andrà avanti con delle partite amichevoli; in programma c’è anche una partita contro una squadra femminile nazionale ancora da stabilire. Certo che davanti ad un’iniziativa del genere  si pensa subito alle varie opposizioni o difficoltà che possono essere alzate da parte delle superiori.

Suor Paola dall’alto della sua esperienza religiosa e sportiva la vede così: ”Mai entrare in competizione. Occuparsi delle cose che ci fanno andare avanti,  sempre impegnate nei progetti di solidarietà. Questa è e dovrà essere la nostra forza”.

Brigantesse siciliane che provano di andare a meta e suore che in pantaloncini corrono dietro un pallone dimostrano tutta la  consapevolezza dell’importanza dello sport, ed anche il loro coraggio di mettersi in gioco, considerando luoghi e condizioni  nei quali operano, superando pregiudizi di vario tipo, per indicare da dove far partire (o ripartire vista la situazione nel mondo giovanile) per promuovere lo sviluppo e la cura delle nuove generazioni.

STEFANO CERVARELLI