“SALUTI & BACI” di Silvio Serangeli – 12.  Una splendida realtà  

di SILVIO SERANGELI

In questi ultimi anni mi capita  spesso di percorrere l’autostrada Roma-Civitavecchia. Prima animata fino all’inverosimile dai grandi pullman crocieristi e dai neri pullmini TCL, poi il deserto con la pandemia, e ora poco o nulla. Un percorso monotono, che si ravviva alla prima barriera: ti avvicini  al casello, evitando di portarti via la fiancata della Pandina, e la vocina ti ripete: «Introdurre il denaro o la tessera. Arrivederci». Il momento più bello che rompe questo protocollo monotono è la barriera di Cv Sud. Finalmente vedo il mare davanti a me e mi sembra di immergermi nel colori e nei sapori del Marangone. E poi c’è il semaforo con la manina che tiene la banconota. Finalmente il ritorno al rapporto umano. Senti una voce vera, scambi due parole che ti fanno piacere. Qualche casellante mi riconosce e mi saluta. E, l’ultima volta, dopo avere afferrato gli spiccioli, l’addetto mi ha rivolto la parola: «A Serà, che puntatona quella sulla Cv-Orte, ma quando la fate una sull’Autostrada?». E io, che potevo rispondere, che sono da tempo lontano dalle telecamere e dai relativi microfoni? «In qualche modo rimedierò, glielo prometto». C’è da dire che in tempi remoti con l’amico Stefano Foschi avevamo iniziato a raccogliere materiali, ma tutto si era fermato perché era quasi impossibile accedere alle immagini ufficiali dei progetti e delle fasi di costruzione dell’autostrada. Ma nell’archivio digitale sono rimasti gli articoli dei giornali e gli appunti che pensavamo di utilizzare. E dunque mettiamo su questo Album tutto scritto per il nostro Blog. La A 16, allora si chiamava così, fu aperta al traffico nel dicembre 1966 e inaugurata il 18 gennaio del 1967. «L’autostrada Roma-Civitavecchia è da stamane una splendida realtà.

Nuovi orizzonti per il rilancio economico della città». L’articolo, firmato da Pino Grasso, racconta l’inaugurazione presso la stazione di Maccarese-Fregene alla presenza dei ministri Andreotti, Mancini, Bo e di numerosi parlamentari, e riporta una serie di dichiarazioni bene auguranti del sindaco Massarelli, del presidente del Consorzio del Porto  Albicini, del presidente dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo Busnengo. Che dire? È facile, a distanza di quasi sessant’anni, sentenziare con il senno di poi. Ma la fiera dei sogni di allora, purtroppo si fermò alla «splendida realtà» dell’inaugurazione. Lo stretto collegamento fra il porto e la zona industriale Pontina rimarrà sulla carta, così come lo slancio verso il nord con la nuova arteria che sarebbe dovuta arrivare fino a Ventimiglia. E poi ci sono i collegamenti con Rieti e Terni, e tanta belle fantasie che caratterizzano questa specie di telenovela stradale dalla fine degli Anni Cinquanta. Il nocciolo della questione è chiaro: il porto di Civitavecchia è strozzato dalla mancanza di collegamenti nord-sud e con l’entroterra viterbese e umbro. Attenzione, prima che di autostrada con Roma si parla di una camionabile con Terni e di una Variante Aurelia. I collegamenti stradali, è bene ricordarlo, sono rimasti quelli dell’anteguerra. La vecchia e stretta Aurelia è l’unico e obbligato percorso per arrivare in porto e dirigersi poi verso Tarquinia e Grosseto. Siamo all’inizio del 1959 e “Il Messaggero” che, con le immagini di Foto Bernini documenta la gimkana di auto e camion al cavalcavia ferroviario delle Quattro Porte e a quello di via Isonzo, lancia l’idea della «grande variante» con il traffico da spostare a monte della città. Ma c’è già chi è contrario, perché il tracciato dell’Anas sposterebbe troppo a nord il traffico, penalizzando l’economia cittadina. Variante sì, variante no: rimane tutto sulla carta stampata dei giornali. L’attenzione si sposta sulla camionabile Civitavecchia-Terni con la riproduzione del tracciato dell’amministrazione provinciale della città umbra. «Sempre più indispensabile ed urgente un’autostrada da Civitavecchia a Terni» titola “Il Messaggero” del febbraio 1962. Buone notizie, a metà 1963: «Giovedì l’esame del tracciato definitivo della supestrada Ancona-Civitavecchia. L’importante riunione avrà luogo a Perugia. Collegherà l’Adriatico al Tirreno attraverso Fossato di Vico,  Foligno, Spoleto, Terni, Orte, Viterbo». Intanto sembra definitivamente abbandonata la Variante Aurelia, perché c’è l’autostrada, di cui è stato approvato il progetto esecutivo per una spesa di circa sei miliardi. Meno male, siamo all’inizio del 1963, quando «gli operai hanno dato inizio ai lavori di sbancamento nella zona che gravita sull’asse di via Terme di Traiano. Il lotto dovrebbe essere ultimato nel 1966». Nei mesi successivi i giornali riportano notizie contraddittorie. L’unica sicurezza sono le foto di sbancamenti, di trivellazioni, delle gallerie, dell’imponente viadotto di Campo dell’Oro. Torna alla ribalta il tormentone  della Civitavecchia-Terni-Rieti. Siamo nel 1964 e leggo: «Entro il 15 febbraio redatto un progetto di massima per l’autostrada Civitavecchia-Viterbo-Terni-Rieti. L’incarico è stato affidato all’ing. Grassini e al prof. Tocchetti.  (…) La strada a Terni si allaccerà all’arteria per Ancona in fase di studio». Riciccia la Variante Aurelia con l’Anas che «ha ultimato la progettazione». Parole, dichiarazioni, progetti sulla carta. E paginoni dei giornali come quello che “il Messaggero” dedica il 9 dicembre del 1965: «Civitavecchia-Rieti: strada-chiave per l’Italia Centrale.

Oggi a Viterbo si gettano le basi per la realizzazione della  “superstrada”. Il porto di Civitavecchia e la “Terni” strettamente legati alla superstrada». Una piantina dettagliata delinea i contorni del nuovo sistema di viabilità. Attenzione: siamo all’inizio del 1965, da allora, come per un sortilegio, scompaiono dai radar dei giornali la Variante e la Superstrada. Saranno i tormentoni che ogni tanto ricompaiono sui giornali con il risultato che, quando una quindicina di anni fa torna di moda  la variante si scopre che, comunque, non è realizzabile perché il tracciato del progetto Anas va a sbattere contro un palazzone popolare e altri impedimenti. Ci si dovrà accontentare degli zig zag e delle toppe della Mediana. E per la mitica trasversale dei due mari è storia recente la vittoria delle madamine della Valle del Mignone e del blocco dei lavori. Dopo quasi sessant’anni siamo al punto di partenza. Muoiono sul nascere le visioni della nuova autostrada che proseguirà su su lungo la costa tirrenica, fino a Ventimiglia. Ma quando mai! Ci aveva già pensato il sottosegretario  ai Lavori Pubblici Giglia, nella lontana primavera del 1967, a confermare che non ci sarà alcun prolungamento a nord dell’A 16 e verso la zona pontina, e non ci sono concrete possibilità per la Civitavecchia Orte. Amen.

Alleggeriamoci con la fantasiosa storia dei sessanta chili d’oro trovati in un’anfora nel corso dei lavori di sbancamento. La notizia si sparge rapidamente: sono monete? Sono lingotti d’oro? Nella realtà si tratta di monetine d’argento di epoca romana, contenute in un vaso andato in frantumi nel corso dello sbancamento di una casa colonica delle famiglia Stracci. Resta la foto dell’operaio che avrebbe scoperto “il tesoro” e lo stupore del proprietario del terreno.  E dunque con l’auspicio degli spiccioli d’argento l’autostrada va. C’è chi dubita dei benefici e, giustamente, pone in evidenza la mancanza di un raccordo diretto con il porto, che non ci sarà. Non molti anni fa il progetto di uno svincolo per lo scalo, proposto da Alvaro Balloni, fu sonoramente bocciato perché si andava a distruggere la lussureggiante valle di Fiumaretta. E se oggi l’ottimo Pino Grasso dovesse intitolare l’articolo sulla viabilità  di Cv. scriverebbe: «Uno splendido fallimento».

SILVIO SERANGELI

** Le immagini da “Il Messaggero” sono le uniche accettabili. Ho aggiunto la tabella con il prontuario delle tariffe come documento del costume dell’epoca.