Il Cimitero Monumentale di Civitavecchia: dal luogo del ricordo al luogo dell’oblio.
di CRISTINA ROCCHETTI ♦
“Il cimitero non è mai stato nella mia vita un luogo triste o tetro. Questo grazie a mia nonna materna, che non si faceva problemi a portarmi con lei non appena se ne presentava l’occasione. Onorati con i fiori i suoi morti, e data una spazzata per terra, mi portava poi a passeggiare tra le tombe, tra i racconti su chi non c’era più e le mie domande.
Guardavo tutte quelle facce, foto antiche in bianco e nero, lineamenti che oggi sembra non si trovino più in nessun viso.
“Com’era giovane! Nonna!”
“Questa signora si chiama come me!”
“Nonna! Ma perché questo bambino ha la foto mentre dorme?”
“Nonna andiamo alla statua della vecchina? Voglio toccarle i piedi!”
“Nonna! Andiamo dai gatti!” “Le tombe nell’erba! Che belle!”
“Nonna mettiamo dei fiori su questa tomba, non ne ha nemmeno uno!”

Da allora, il vecchio cimitero monumentale sull’Aurelia, è diventato un posto MIO. Lo conosco molto bene e nonostante questo, ogni volta, ha sempre qualcosa da regalarmi.
Con mia figlia rivivo tutto lo stupore di quei momenti pieni di significato che percepivo come magici, sacri, importanti e allo stesso tempo così naturali e benevoli. Passeggiamo per mano. Curiamo le tombe dei suoi bisnonni, gli portiamo i fiori colti nel nostro giardino e piantati da loro più di mezzo secolo fa. Facciamo merenda all’ombra dell’antico emiciclo. Salutiamo i miei amici, guardiamo tutti quei volti, senza fretta, e ci raccontiamo chi erano e cosa significa non essere più ed esserci comunque per chi resta.”.
Questo lo scrissi qualche mese fa, dopo una bellissima mattina di primavera passata con mia figlia ad onorare i nostri antenati con fiori e frutta colti nel nostro giardino. Il cimitero, da anni, è preda dell’incuria e dell’abbandono; ma, in una sorta di malsano senso di abitudine alla malagestione degli spazi pubblici, provo a non farci caso.
Un giorno però una visione rompe “l’incanto”: in una delle mie passeggiate abituali tra le vecchie tombe, mi imbatto in una recinzione con delle vecchissime lapidi di primo ‘900, buttate a terra come fossero calcinacci senza valore.
Alzo gli occhi: tantissime lapidi con le loro fotoceramiche sono state imbrattate con una passata veloce di vernice bianca e marchiate a vernice nera. Una sorta di stampo su cui si legge “ESTUMULAZIONE STRAORDINARIA PER ORDINANZA ART.98 DCC 264 DEL 20.10.1998”.
Incredula faccio delle fotografie e scopro che è dal 2018 che il Comune di Civitavecchia si sta muovendo con questa triviale modalità dell’imbratto a vernice coprente con marchio nero e con la distruzione delle lapidi per far posto a nuove sepolture. Il fatto fu allora denunciato dal presidente della Società Storica Civitavecchiese, Enrico Ciancarini, ma il suo appello rimase inascoltato. Tante antiche lapidi, con le relative fotoceramiche, sono andate ormai distrutte e il destino di quelle stuprate con questo atto oltraggioso è segnato.
Oggi, insieme ad altri due concittadini, Cesare Foschi e Mayla Leblanc, abbiamo deciso di prendere in mano la situazione e scrivere una lettera all’attuale Sindaco Tedesco.
Di seguito il testo della e-mail:
“Egr. Sig. Sindaco, le scriviamo per chiederle un appuntamento e poter parlare direttamente, de visu del Cimitero Monumentale di Civitavecchia, noto come “Cimitero Vecchio”. Frequentiamo infatti abitualmente questa struttura per ricordare i nostri cari e foscolianamente consolarci della loro assenza. Ma un cimitero, in particolare un cimitero “vecchio”, addirittura monumentale, non è soltanto luogo di personali memorie, è qualcosa di più importante: è memoria collettiva, è riconoscimento di radici comuni, interrelate che rendono tali le famiglie, e poi rapporti umani, amicizie e storie che fanno la Storia di una Comunità, la storia di Civitavecchia. Le radici possono essere strappate, soffocate, distrutte, “infrante”; e questo sta accadendo al nostro cimitero vecchio: abbandonato, sporco e devastato. Dalle cappelle gentilizie, al famoso tempietto “bramantesco”, passando infine e addirittura per loculi prima timbrati a vernice nera e poi gettati (dove?), foto “preziose” comprese… per fare spazio.
Quando però il perenne diventa relativo ed il relativo perenne, non c’è più Storia o Comunità.
Sicuri di un suo riscontro, certi di un suo interessamento, le porgiamo i nostri più cordiali saluti.”.
La richiesta di appuntamento è stata inviata l’8 giugno. Ad oggi nessuna risposta, nemmeno tramite i numerosi solleciti telefonici alla segreteria
del Sindaco.
È però nostra intenzione andare fino in fondo alla questione e costituire un comitato di cittadini che si occupi della tutela del nostro Cimitero. Le idee e i progetti sono tanti – dalla creazione di uno spazio fisico dedicato alla custodia delle fotoceramiche, alla creazione di un archivio fotografico, da giornate dedicate alla pulizia, decoro e piccoli restauri delle tombe, alla creazione di eventi culturali all’interno del cimitero stesso.
Siamo certi dell’importanza del nostro cimitero monumentale come “Testimonianza Viva” di quello che era Civitavecchia, del nostro passato. Il cimitero, “duttile contenitore della cultura e della memoria storica” è, usando le parole di Ciancarini, un “libro di pietra” che continua a raccontarci la nostra storia, un archivio suggestivo di arte, storia, mentalità e costume; le fotoceramiche – la cui produzione è iniziata a partire dal 1880 circa – sono le prime testimonianze visuali di chi erano i nostri antenati: rappresentano un istante, un momento vissuto che, seppur breve, ci mostra a tutti gli effetti quell’epoca lontana; gli antichi epitaffi, ci parlano di quali fossero i valori e le virtù cent’anni fa, oltre al fatto che spesso raccoglievano le genealogie delle storiche famiglie civitavecchiesi.
Il cimitero raccoglie esistenze individuali e vicende collettive, è una forma di linguaggio dove strutture ed immagini con cui scegliamo di rappresentare i nostri morti prendono il posto delle parole. È un “luogo denso”, uno “spazio” che si muta in “paesaggio” attraverso gli uomini che lo frequentano, è “un nodo significativo in una rete di micro-esperienze”.
Non permetteremo più a nessuno di passare sprezzanti colpi di spugna sulla nostra storia e sulla nostra città, certi che tantissimi cittadini – probabilmente ancora ignari dell’oltraggio alle antiche tombe, ma testimoni del totale abbandono ed incuria in cui versa l’intero cimitero – saranno con noi.
Cristina Rocchetti, cittadina.
CRISTINA ROCCHETTI
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Avendo ben presente il problema fin dai tempi della precedente amministrazione (che non ha voluto in nessun modo utilizzare i fondi ministeriali Prusst per sistemare la zona nel primitivo recinto del Piernicoli, addirittura con dichiarazioni scritte dell’allora dirigente Ing. Carugno non rispondenti al vero) e riferendomi anche a precedenti segnalazioni, quale ispettore onorario del Ministero della Cultura, ho preso diverse iniziative. In primo luogo, evidenziando anche in articoli sul blog la situazione assurda e vergognosa dell’emiciclo dei cittadini illustri, le cui tombe di fatto sono semidistrutte. Poi, di concerto con la Soprintendenza di riferimento, prendendo direttamente contatto con gli uffici comunali che operano in quel settore, per avere una chiara e veritiera situazione preliminare dei problemi tecnici, prima di fare riferimento eventuale, se necessario, al livello politico dell’ammInistrazione. Il che ha portato ad un programma molto confortante e promettente, data la grande sensibilità riscontrata. Il gruppo di lavoro organizzato Con l’architetto Claudio Mari e con diversi colleghi esterni che hanno dato la loro disponibilità è pronto ed aperto a chiunque vorrà partecipare e collaborare a questa iniziativa che deve portare alla cessazione delle demolizioni ed al vincolo del cimitero monumentale al più presto.
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Che dire alla cittadina Cristina? Non ci sono parole: è un altro groppo da mandare giù, che fa male. Conosco bene il valore del cimitero vecchio per averlo frequentato allo scoppio del sole alla ricerca di notizie sui Bucci-Cancellieri-Manzi e dintorni. Colpito dallo spettacolo indecente dell’emiciclo con le urna dei nostri forti. A proposito: è stato fatto qualcosa in questi anni? Non so. E qui, mia cara cittadina, permettimi di tornare alle riflessioni su L’APO’ LUE. L’amico Ettore proponeva un sonetto per dire che, in fondo, tutto il mondo è paese. Ma altrove, nel mondo delle lotte fra contrade e rioni, poi ci si compatta (e Siena credo ne sia l’esempio eloquente). Qui la diretta conseguenza dell’APO’ LUE è l’inedia, il menefreghismo (ma chi te lo fa’ fa’), l’abbandono, come nel caso del cimitero vecchio. Ma, cari amici vicini e lontani, qui non c’è scarsa o punta considerazione soltanto per il vecchiume di quattro lastre; provate a dare un’occhiata alle strutture metalliche del Pirgo moderno e contemporaneo e all’altrettanta moderna e contemporanea Marina trasformata in baraccopoli. Le proverbiali braccia sono da tempo cascate…
Silvio, complimenti per l’intrepida passione.
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