LA RELIGIONE DELLA RAGIONE: L’ADULTERIO.

di CARLO ALBERTO FALZETTI

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Quanto sei bella amata mia, quanto sei bella…i tuoi seni sono come due cerbiatti, gemelli di una gazzella…

Eros fa bruciare il corpo di ardore a Paolo e Francesca, alla bella Sulammita e Salomone. Furore che conturba l’anima diffondendo in essa maligni umori che spesso tignono il mondo di sanguigno.

Eros è energia di cui l’astuta Natura si serve per il suo rigenerarsi.

 Ma Eros è molto, molto di più. Ma questo “sovrappiù”, ora, non lo riveleremo!

L’amore carnale è solo un gradino per accedere a quel delirio divino che è l’ascesi verso l’Unità. Eros permette la comunicazione tra l’uomo e Dio. Ma perché questo miracolo avvenga è necessario il distacco dalla bellezza sessuale fino ad arrivare a quell’imperativo che grida: ‘àphele pànta! Distaccati da tutto! E quando l’uomo riuscirà a distaccarsi dalle cose di questo mondo e saprà, cosa più ardua, rinunciare  a se stesso, solo allora Dio sarà obbligato ad entrare in lui, in quello spazio vuoto che l’uomo è riuscito a creare nel proprio animo.

Ecco, in estrema sintesi  l’itinerario della “mistica” (cioè la religione della ragione), da Platone a Plotino, a Meister Eckhart, a Juan de la Cruz, a Simone Weil.

Tenterò, dunque, di tracciare questo itinerario alternativo alla “teologia” tutelando l’esigenza della sintesi e della chiarezza.

L’inizio. Il gradino più basso: la passione d’amore. Una via che ci conduce all’adulterio.

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 L’amore-passione.

L’amore-passione nasce, come concetto, nel XII secolo.                                                                                                        La donna sublimata. Non la donna in carne ed ossa, la donna reale, la donna come essere umano, bensì  la donna ridotta ad ideale, a sogno utopico, la donna “angelicata”, la donna desessualizzata. Vergine illibata, vagina felix, virgo purissima, vas spirituale, turris eburnea, Pistis Sophia, Dama dei Pensieri, Donna misteriosa.

Un omaggio infinito al sesso femminile?

Eppure le condizioni della donna in età medievale, come nei successivi tempi, non sono mai stati entusiasmanti. Ed allora perché porre su un piedistallo ciò che dovrebbe solo essere trattata  con amore, con rispetto, con normalità?

Un gran senso di colpa collettivo si cela dietro questa operazione di sublimazione: esaltare la vittima per placare l’ira degli Dei offesi per una modalità non certo gratificante nei confronti della donna reale, in carne ed ossa!

Un operazione, questa, che nasce, secondo talune interpreti, presso il catarismo dell’Occitania francese. La donna è lesca con la quale Satana si serve per portare il maschio a peccare. Triste, antica, potente teoria mai sopita del tutto. La lirica dei “trovatori” trae spunto dal catarismo ed elabora una operazione volta a “sublimare” il femminile togliendo ad esso ogni realtà. La donna, non più femmina essendo spogliata del tutto dell’elemento carnale, diviene solo una icona irraggiungibile. Il femminile è solo desiderio mai appagato: se non deve essere esca demoniaca necessita elevarla a puro spirito. Uno spirito che non si può raggiungere ma solo desiderare. Dunque, l’amore verso una donna non potendo essere più “reale” diventa amore verso ciò che è Assenza. Un amore che non deve essere mai raggiunto, mai divenire esca, amore impossibilitato ad essere consumato carnalmente.

E, qual è l’amore più impossibile se non quello di amare la donna altrui, la donna non più libera. Amare ciò che non si può amare.

L’adulterio è la via con la quale si veicola questo amore disperato, impossibile, fatto solo di desiderio inappagato. L’ostacolo, dunque, è essenziale: se non c’è, allora necessita crearlo.

Esiste un romanzo che è il testo base dell’adulterio: Tristano ed Isotta.  Wagner trasformerà in melodia immortale questo senso di desiderio impossibilitato. A questo prototipo si affiancherà l’amore impossibile di Ginevra e Lancillotto. Lo schema adulterino si ritrova in Paolo e Francesca, un amore che non potrà realizzarsi se non tingendo il mondo di sanguigno.

L’aspetto della colpa ci conduce ad affermare che il modello è estremamente maschile. E l’essenza di tutto questo risiede nel fatto che il maschio non ama tanto la persona quanto ama il desiderio di amare. Ama l’impossibilità di amare, ama il mancato appagamento, ama l’amore più che l’”oggetto” dell’amore. Ama l’ostacolo senza il quale sarebbe impossibile la sofferenza di un desiderio mai appagato. Ma l’esaltazione di questo sentimento conduce ad una estrema conclusione: l’ostacolo invalicabile è uno solo, la morte. Dunque, in ultima analisi il desiderio di desiderare senza speranza conduce al desiderio di morte, l’ostacolo estremo.

In tutto ciò la donna reale scompare, è solo un mezzo per affermare il desiderio di desiderare. Tristano  sembra amare Isotta la bionda ma, in effetti, ama solo desiderare. Guai se Isotta fosse libera, disponibile, carnalmente “alla portata”.

Con Beatrice l’esaltazione della  donna-Assenza ai livelli massimi. Dante, nell’Empireo, la vede pur se lontanissima, fondersi con la Luce divina, ormai pura ablatio alteritatis nei confronti di Dio.

Se esaminassimo  tutta la questione secondo la via mistica tracciata dal Convito  platonico potremmo dire che l’amore-passione è tradimento (non nel senso del coniuge) perché il desiderare l’amore va certo oltre l’amore sensuale ma rimane poi impigliato in una posizione narcisistica oltre la quale non c’è più gradualità. Il “distacco” si blocca e sancisce la vittoria dell’ego appagato del suo desiderio : un vero tradimento nella lotta contro l’egoità  funzione base di ogni mistica.

Il concetto di desiderio legato alla egoità ha trovato in Lacan la formulazione moderna più interessante.

Il desiderio dell’uomo, ridotto all’osso, è quello di vedere amato il proprio desiderio. La struttura fondamentale del desiderio non è di desiderare l’Altro ma quella di essere desiderato dall’Altro. E’ desiderio di un altro desiderio. E’ l’esigenza di essere riconosciuto dall’altro (Hegel).

La mistica ha il suo inizio proprio dal superamento del narcisismo che abbiamo descritto.

De-siderare, ovvero, etimologicamente, “mancanza di stelle”, non disporre di buoni auspici, di speranze, dunque anelare ad averli. Non desiderare, allora, è rinunciare ad avere le “buone stelle”, abnegare se ipsum.

Ma, con ciò, siamo andati oltre lo spazio della corretta “temperanza” a cui deve attenersi l’articolo.

Eros rimane, per ora, incompiuto.

CARLO ALBERTO FALZETTI