Non città delle occasioni perdute ma delle strategie interrotte!

di PIERO ALESSI

Faccio seguito ad un mio precedente intervento sullo sviluppo sostenibile, a Civitavecchia e territorio limitrofo.

Mi spinge a tornare sulla “vexata quaestio” un comunicato della Lega locale, di recente diffuso, che dipinge con tono lugubre il futuro della città, in conseguenza della decisione di Tirreno Power (da me, accolta con favore!)  di rinunciare ad un proprio progetto, finalizzato a potenziare la propria produzione di energia, continuando ad utilizzare il gas come combustibile.

La cosa non va sottovalutata. Forse siamo solo all’inizio.

Dal profondo, potrebbe iniziare ad emergere quella parte di città che si è distinta spesso, nel passato, per possedere un ventre molle, quanto a robustezza e uno stomaco avido, quanto a ingordigia, capace di ingoiare rospi che darebbero il voltastomaco solo a guardarli.

Questa non è la città delle occasioni perdute, come recita un vecchio adagio ascoltato molte e molte volte. Questa è la città, lo dico con dispiacere, ma ciò si può affermare a ragion veduta, delle strategie interrotte, ripensate, abiurate e così via. Una occasione si può perdere, pazienza! Se ne può presentare sempre un’altra e poi un’altra ancora. Ciò che ha creato e crea sicuro danno, dal punto di vista dello sviluppo, è non avere una visione di lungo respiro; è rimettere in discussione strategie ad ogni “stormir di fronda” (per citare il leader di un partito, E. Berlinguer, la cui memoria è a me particolarmente cara).

L’abbandono di una strategia è ciò che rischia, ancora una volta, di avvenire.

Eppure, la città sembrava essersi espressa molto chiaramente e unitariamente contro ogni ipotesi di utilizzo di carburanti di origine fossile. Lo aveva fatto il Consiglio Comunale, i partiti politici, le associazioni ambientaliste e le parti sociali. Si era di fronte ad una opposizione radicale, così appariva, a nuovi progetti energetici; a quello di Tirreno Power, così come a quello di ENEL.

Iniziano le prime crepe. La Lega apre le danze, ma non sorprenderebbe che anche altri vogliano fare un giro di valzer.

Le argomentazioni addotte dalla Lega, per rappresentare la propria preoccupazione, appaiono, nel caso dell’abbandono del gas da parte di Tirreno Power, davvero poco convincenti.

Si fa leva, ancora una volta, sullo spettro del disastro economico.

Si vorrebbe utilizzare, in maniera davvero impropria, nel caso specifico, il ricatto occupazionale come bicarbonato per aiutare la digestione dei rospi di cui si diceva.

Lo si fece in altre epoche ma in un contesto diverso e con prospettive occupazionali del tutto incomparabili.

La verità è un’altra. I progetti di utilizzo del gas, per la produzione di energia, non solo non danno alcuna risposta alle nostre attese di sviluppo ma, come appare evidente dalla lettura degli atti e della imponente letteratura in materia, riducono i livelli occupazionali e non lasciano trasparire nulla di apprezzabile per il futuro.

Guai, dice la Lega, lasciare che ENEL e Tirreno Power abbandonino il territorio. In questo caso, dice sempre la Lega, non potremmo imporre loro nulla, circa un diverso futuro. Non potremmo imporgli di investire su energie rinnovabili e quant’altro.  Su questo terreno la Lega si avvicina al comico e al grottesco! Per la verità, infatti, non si ricordano sue battaglie, sul territorio, che abbiano imposto ad alcuno alcunché.

Ciò che penso è che noi si possa trarre, proprio dall’abbandono di un progetto da parte di Tirreno Power, la giusta lezione.

Non dovremmo più far dipendere la nostra autonoma visione dello sviluppo economico territoriale dalle mutevoli programmazioni aziendali.

Dovremmo guidare noi il nostro sviluppo. Scegliere noi la direzione verso cui vorremmo andare. Abbandonare il “gigantismo programmatico” e il municipalismo che ci ha a volte caratterizzato e guardare, con pragmatismo, alle risorse che la natura, la storia e la cultura hanno profuso sul nostro territorio e che abbiamo, in troppe circostanze, con disdegno trascurato.

Abbandonare, una volta per tutte, la centralità della produzione di energia elettrica, che ha grande consumo di suolo, impatto sull’ambiente e ricadute sulla salute potrebbe rappresentare l’occasione non solo per disegnare una città diversa e più vivibile per ciò che attiene l’ambiente, ma si potrebbero rilanciare le ragioni di uno sviluppo che, sfruttando il nostro patrimonio e le spinte endogene, offra occasioni di lavoro ai nostri giovani e al nostro tessuto imprenditoriale.

Dunque, dovremmo non solo accogliere con entusiasmo la decisione di Tirreno Power a rinunciare ad una implementazione della propria produzione ma spingere perché cessi del tutto e così anche nei confronti dell’ENEL, per uscire una volta e per sempre dalla servitù della produzione di energia elettrica. 

Solo una colpevole cecità può impedirci di vedere le potenzialità, non del tutto espresse, del nostro scalo portuale, sia per quanto riguarda il traffico delle merci che per quanto riguarda quello delle persone e solo del tutto privi di senso comune si possono ignorare le enormi possibilità di un territorio che accoglie nel suo seno, in un formidabile intreccio, mare, monti, termalismo, cultura e storia. 

Si deve impedire alle minoritarie conventicole, trasversali e opportunistiche, di alimentarsi della indifferenza o apatia di una maggioranza che nel passato ha mostrato di non essere dotata di alcune caratteristiche: spirito di iniziativa e orgoglio di appartenenza ad una comunità e che, forte di una visione, sapesse unitariamente e con determinazione sostenere le proprie idee nel tempo.

Mi auguro che le mutate condizioni sociali, culturali, politiche e di contesto ci spingano a procedere, senza disorientamenti, nella direzione giusta che si è intrapresa. 

PIERO ALESSI

(*) L’immagine della copertina tratta da: Tilbury Power Station chimney demolition.