La Speranza

di BENEDETTO SALERNI

Nonostante il comprensibile ed autorevole intervento del Presidente della Repubblica allo scopo di favorire la formazione di un Governo di grande coalizione, ogni giorno emergono polemiche e contraddizioni, nello stesso esecutivo, per la gestione delle disfunzioni strutturali, istituzionali e sanitarie che derivano dalla crisi pandemica.  Le maggiori tensioni si registrano nell’ambito della conferenza Stato-Regioni dove, nel confronto con lo Stato, si rende evidente il fallimento delle Regioni nella gestione, nel corso degli anni, sul proprio territorio regionale, del sistema sanitario, frutto di un costante taglio degli investimenti alla sanità pubblica a favore della sanità privata. 
Il tema della efficienza ed efficacia del sistema sanitario pubblico, merita di essere ripreso appena verrà superata la crisi, poiché l’enorme prezzo pagato in termini di vittime per il  virus, è anche da addebitare alle complessive lacune dell’attuale sistema.
Una riforma sanitaria, che ponga al centro del suo interesse la salute dei cittadini, nella direzione di una nuova organizzazione dei servizi sanitari territoriali e che sappia rispondere alle esigenze senza collassare, come è avvenuto in questa fase pandemica, appare imprescindibile. A questo fine, superando le resistenze del fronte politico rappresentato da conservatori e populisti, dovranno essere ben utilizzati i fondi europei (MES). 
La sfida per la classe politica è quella di mettere al centro gli interessi generali a scapito di quelli particolari. Spingere ai margini i fautori di un dannoso sovranismo nazionale, che sembra essere più preoccupato di raccogliere un facile consenso, piuttosto che rappresentare e risolvere i problemi del Paese e della popolazione.
Il Movimento Cinquestelle dopo il grande successo elettorale ora attraversa una profonda crisi d’identità politica.  Sta rivedendo interamente persino la sua forma politica, dopo aver governato, nell’arco breve di tempo, con una destra sovranista e una sinistra progressista, scontando evidenti contraddizioni per la disinvolta navigazione tra politiche sostanzialmente differenti. Sarà oltremodo interessante vedere in quale famiglia politica sceglieranno di collocarsi nel panorama europeo. 
Quanto alle polemiche e ai contrasti nel campo progressista, queste sono costantemente al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Il nuovo segretario del Partito Democratico non è stato salutato nei migliori dei modi dai molti opinionisti. Le motivazioni sono da ricercarsi nelle proposte avanzate, in particolare nel discorso del suo insediamento, che sono state considerate da taluni non adeguate, in relazione alle sofferenze sanitarie ed economiche sopportate dalla popolazione, alle prese con una terribile crisi pandemica!
Il partito Democratico, nato a vocazione maggioritaria, per unire tutte le anime di un ampio e variegato fronte progressista e battere la destra, nel tempo ha perso molta della sua competitività politica, subendo un paio di scissioni e, negli ultimi anni, sopportando al proprio interno oligarchie in cui i capi corrente si sono spartiti collegi elettorali e fette di potere dentro le Istituzioni. Si è avviata, all’interno di quel partito, in questi giorni, una vera campagna di ascolto ed elaborazione anche per comprendere le ragioni reali della perdita di consenso persino nei ceti più deboli della popolazione.  Comunque, riflettere su come realizzare un effettivo cambiamento dello stato attuale delle cose, non può essere soltanto finalizzato a vincere la competizione elettorale e partecipare ad un Governo. Inoltre, emerge con forza tra gli iscritti la richiesta di nuove forme democratiche di partecipazione per decidere sugli aspetti programmatici che sono alla base della stessa vita politica di un partito.
All’interno di quel Partito si coltiva evidentemente la speranza che il nuovo gruppo dirigente sappia definire quali siano i soggetti sociali di riferimento, per cercare nuove strade utili ad affrontare con profitto i temi del lavoro e dell’ambiente. Un rapporto nuovo di relazioni con i territori si impone per disegnare un nuovo modello di sviluppo.  Ciò è auspicabile anche per le sfide che attendono il nostro comprensorio.
Non è pensabile, infatti, che il nostro locale “Green Deal” sia rappresentato dal nuovo insediamento di una C/le a combustibile fossile, sia pure a metano, in sostituzione di un’altra C\le a combustibile fossile, a carbone. Così non è verosimile che proposte di grandi o medi impianti di trattamento rifiuti o il progetto pescicoltura a largo della Frasca, siano “paradossalmente” la tanto attesa riconversione ambientale o iniziative che possano risolvere i problemi occupazionali.
La speranza è sempre l’ultima a morire.

BENEDETTO SALERNI