Storie di libri-Marginalia-Stendhal-CV /3

di SILVIO SERANGELI

Alla scomparsa di Donato, il figlio Costantino era troppo occupato con la sua attività di spedizioniere e affarista, a fare il sindaco e il presidente della Camera di Commercio, per pensare ai libri con i marginalia. E già fu molto che essi con altre anticaglie non fossero finiti dallo straccivendolo.

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Donato, il figlio Costantino, il nipote Clodoveo: è la linea di discendenza che porta con sé i libri, sempre lì come erano stati ammassati dopo la morte dello scrittore. Clodoveo, che di mestiere fa il benestante e amministra il patrimonio di famiglia fra appartamenti, anche a Roma, e terreni, viene risvegliato dal torpore della comoda vita di provincia quando è rivalutato, quasi riscoperto Stendhal, e non solo in Francia, nella seconda metà dell’Ottocento. Succede che il barone Alberto Emanuele Lombroso su «segnalazione del professor Calisse» scrive a Clodoveo e gli chiede dove siano finiti i libri e i ricordi di Stendhal.  Siamo nel gennaio del 1899. Per il nipote di Donato il nuovo secolo si apre con una svolta della sua vita: è quasi assediato dagli stendhaliani francesi con in prima fila Paul Arbelet che si reca a Civitavecchia nel 1903 e nel 1909. Lo stendhaliano Francesco Novati racconta l’incontro con Clodoveo nel 1914 e annuncia un suo lavoro su Stendhal e Civitavecchia che non vedrà mai la luce per la sua improvvisa scomparsa. Dunque via Doria diviene il crocicchio di questi continui pellegrinaggi. Clodoveo fissa gli appuntamenti, spesso si sposta dalla sua casa romana di via Rasella 38 dove passa l’inverno, riceve gli ospiti, apre le due librerie e dà il tempo necessario per consultare i marginalia. È un rituale narcisistico che termine con la richiesta di una dedica da conservare gelosamente. Di questo vive il nipote di Donato che, a parte il catalogo dei libri lasciato nel suo testamento, compilato poco prima di morire, di Stendhal e dei suoi marginaliaINAUGIRAZIO non ha mai scritto una riga, neppure della trionfale posa della lapide dedicata alla scrittore su Palazzo Palomba e della giornata di celebrazioni del 27 luglio 1824.

È un avvenimento di grande portata che mobilita la macchina propagandistica del fascismo che non si lascia sfuggire l’occasione con i balilla ben allineati e, in prima fila, il ministro della Pubblica Istruzione Alessandro Casati con il suo sottosegretario Balbino Giuliano e il senatore Tommaso Tittoni senza voler trascurare Francesco Cinciari.

In questa specie di gita, che Eugène Marsan descrive vivacemente in una sua pubblicazione, i maggiori studiosi francesi dello scrittore corrono a casa Bucci e si mettono in bella posa  attorno al buon Clodoveo con lo sfondo delle librerie. Pranzo a base di pesce al Grand Hotel. L’eco della celebrazione moltiplica gli impegni di Clodoveo, alle prese con un numero sempre maggiore di lettere e di richieste, le più varie. PIAZZA 1E poi ci sono le visite eccellenti: Giuseppe Ungaretti, Antonio Baldini, Massimo Bontempelli, Luigi Foscolo Benedetto, Giovanni Comisso, Margherita Sarfatti, Pietro Paolo Trompeo, Glauco Natoli, e i francesi con il giovane Victor Del Litto e, soprattutto Ferdinand Boyer e Paul Arbelet che, in momenti diversi, cercano di avviare le trattative per l’acquisto dei libri, prima da parte dell’editore Edouard Champion poi dello stesso Governo francese. Ma non se ne fa niente. Quando si è vicini alle firme, Clodoveo, il «fedele e delicatissimo depositario delle carte di Stendhal», ci ripensa: non è una questione di soldi. Si tiene stretta la Stendhaliana, la stanza chiusa rigorosamente a chiave, che ospita le due librerie con i libri del console e comunica con la stanza in cui vengono conservati libri, stampe, oggetti che riguardano Civitavecchia. È la sua passione. E può permettersela perché ha tanti soldi. Un vanto narcisistico che esibisce il giovedì sera aprendo le stanze alle coppie di amici, prima dell’abituale concerto di pianoforte nel salone che si affaccia sulla piazza.

TEATRO 1 e 2

Una consuetudine ereditata dal padre Costantino. Una descrizione del luogo la fornisce André Doderet, il traduttore francese di D’Annunzio, che il 19 agosto 1930,  dopo essersi destreggiato fra le miserie del porto e la tristezza dei vicoli bui, arriva in via Doria. E non ha una bella impressione.PRANZO

Entra nel portone buio che sa di muffa, fa fatica nell’oscurità a trovare la porta. Si trova di fronte Monsieur Clodoveo, piccolino, «tout blanc», che nei gesti ha un comportamento d’altri tempi. In alcune ricerche nelle cantine nei primi mesi del 1935 aveva trovato in una cassetta  altri libri e marginalia e, nell’ottobre del 1937, una maschera funeraria dello scrittore sulla cui autenticità sussistono molti dubbi. Continuano intanto le offerte. Si arriva alle 500 mila lire del 1934 degli stendhaliani di Grenoble. Il 23 novembre del 1939 il Ministero dell’Istruzione pubblica pone il vincolo sulla Biblioteca Stendhaliana.

SILVIO SERANGELI                                                                                                                     (3 Segue)

**Le immagini sono relative alle celebrazioni del 1924 con il biglietto d’invito per l’inaugurazione della lapide. La pagina di quaderno è fra le tante conservate da Clodoveo con gli autografi dei visitatori: in questo caso Marcel Boulenger e Alberto Savinio.