DON LUIGI

di CARLO ALBERTO FALZETTI

Don Luigi lo Stretto!

Stiamo per varcare Gibilterra. Entriamo nel grande lago. Al centro c’è l’Italia nostra, don Luìgi.

La vede? Lontano c’è la sua Sicilia, là sulla destra.

 Dritti per Napoli!

Veda, don Luigi, tutta Napoli avrebbe dovuta accoglierla dopo tanto esilio. Ma Napoli è martoriata, Napoli è bombardata, piena di soldataglia americana, di povertà miserevole, di squallore oltre l’ umano. Mi creda.

Eccoli!  Gli amici, sul molo, gli amici con cui ha scambiato tante lettere. Lo vede Scelba? E l’amico Spataro e Mattarella?  Con loro andrà a Roma, finalmente, dopo ventanni.

La lascio. A presto,  don Luigi, a presto.

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Don Luigi, sei dunque arrivato a Roma.

Dovevi tornare un anno fa.

Tu sai bene il perché di questo ritardo. Come io so bene che si inquieterà il tuo animo se mi permetto di  parlar male di chi merita tutto il tuo rispetto.

Tu sei tornato ma il Partito popolare no!  Non è tornato.

 Però, don Luigi, tu dovevi ritardare. Anzi,  tu dovevi del tutto lasciar perdere. Fare il prete, il prete normale, senza più mescolarti nella politica. So che ti addolora se io mi permetto la verità ma, questo , essenzialmente questo, era il pensiero curiale. Tu non dovevi dar ombra , non dovevi arrecare fastidio.

 Altri dovevano sobbarcarsi la fatica. Ottenere i fondi, saperli impiegare. Da loro si esigeva il dovere di allontanare i social-comunisti dal governo senza urtarli più di tanto. Da loro si pretendeva di far rinascere il Paese, dare credibilità all’estero dopo una drammatica e terribile caduta di prestigio. Convincere gli Alleati che il fascismo era stato per il popolo italiano un male sopportato non auspicato e che la redenzione della lotta di Liberazione ne fosse prova concreta..

Tu, don Luigi ne soffri amaramente. Percepisco nel  tuo animo inquietudine, vedo nei tuoi occhi la malinconia che ti avvolge, ascolto il silenzio che ti protegge.

 Ma tu, sei il primo a comprendere che non poteva essere un prete a guidare la rinascita. Troppi i condizionamenti, troppo evidente la faziosità anche se  tu avresti fatto del tutto per essere neutrale, onesto, giusto. La percezione, spesso, conta più della realtà, caro don Luigi.

Serviva un partito inclusivo che apparisse meno legato al Vaticano facendo appello a tutti i cattolici ma anche alla borghesia che “formalmente” si dice cattolica ed anche a quella non cattolica. Insomma, la nascente industrializzazione aveva bisogno di un contenitore capiente, aveva bisogno di largo consenso.

Ora tu sei giunto nel tuo ritiro. Sarai curato, vigilato amorosamente dalle Suore Canossiane. Eccolo il tuo appartamentino, la tua poltrona damascata, l’armadio un po’ liberty con lo specchio ,il finestrone ad arco che s’affaccia sul giardino fiorito e accanto lo studiolo zeppo di libri, quel corredo che ti porti dietro da anni da Londra a New York.

 Ma chi potrà fermare la tua penna? Sei ansioso. Se ti è vietato dirigere, nessuno può impedirti di criticare, spronare, esortare. Come frenare il tuo impeto? Fanfani, La Pira, Mattei, Bonomi a ciascuno il suo! L’invettiva contro la scarsa attenzione morale verso la cosa pubblica anima le tue giornate: statalismo dannato e panteista che sempre fa capolino.

 Lo abbiamo sconfitto saldando i conti con un passato terribile ed ecco che riaffiora come piovra che avvolge il Paese. Decentramento e principio di sussidiarietà: la democrazia si fa con il pluralismo. Statalismo, sperpero, partitocrazia sono queste le bestie che infestano ed infesteranno il nostro Paese. Abbiamo disfatto a caro prezzo il fascismo ma subiamo sempre più una involuzione nella politica. L’istinto dell’italiano di guardare allo Stato come la principale fonte di benessere,  residui del passato fascista. La democrazia si regge sul popolo non sulla folla. Popolo è organismo, folla è agglomerato. Popolo è volontà responsabile, folla è mancanza di senso di responsabilità. Popolo è democrazia, folla è demagogia

 Voce di Cassandra inascoltata di chi ancora mantiene i pregiudizi di altri tempi e di altri Paesi, non importa : se tacessi sentirei di mancare al mio dovere.

Ti ascoltava il Partito? Tutto teso allo sviluppo inarrestabile, al potere sempre più assoluto, al consenso conquistato tramite un controllo capillare degli Enti di Stato. Verso di te un fastidio spesso dissimulato, spesso aperto come quando Einaudi ti nominò Senatore a vita inserendoti nel cuore del sistema dove la tua voce poteva andare diritta al cuore della opposizione e della DC. Aderisti al Gruppo Misto, certo, desideravi non avere mani legate dalle direttive del Partito. Ora la tua azione non era più giornalistica ma si poteva concretizzare in appelli autorevoli, in attacchi duri, in disegni di legge.

 Non ti tirasti indietro quando era necessario far rilevare una condotta non costituzionale del Presidente della Repubblica. Atto di coraggio condannato apertamente da molte parti della DC: “Sturzo, il senatore Sturzo voleva difendere la democrazia, invece l’ha indebolita! (Il Popolo)”.Ma gli strali arrivarono anche da sinistra: “Sturzo, nemico della democrazia !(Lussu), un vecchio pedante non più al passo dei tempi, il Vecchio Prete, l’esponente del clerico-fascismo (L’Unità)”.  

 La “sindrome del Fondatore”! Così hanno tentato sbrigativamente di analizzarti psicologicamente, di decifrare il tuo risentimento, le tue continue sferzate. No!  Era semplicemente la tua naturale funzione, la tua missione. Evitare il pericolo incombente: la degenerazione prodotta dal potere acquisito. Evitare ogni attentato alla libertà. La libertà è un dono di Dio:  Sono un uomo libero da qualsiasi interesse terreno, economico o politico; libero perché nulla temo, nulla spero, nulla desidero che sia nell’ordine di questo mondo”.

Eppure, nonostante tutto,  non hai mai ceduto alla tentazione di fare un partito alternativo

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 Ecco, don Luigi la suora ha terminato per te il tuo caro Pater Noster.

Sei steso sul lettino messo di traverso nella stanza.

Il tuo volto è pallido, bianco come la cera.

Speravi di dir Messa, fino all’ultimo,

ma l’agonia è giunta, silenziosa ad impedirti di celebrare.

Gli amici sono entrati, uno alla volta, ci sono tutti, i più fidati,

anche le suore stanno facendo capolino nella stanza.

L’ora è giunta, don Luigi,

in questo giorno accaldato d’agosto del ’59.

Mani pietose hanno raccolto gelsomini nel giardino del monastero,

il ramoscello in fiore è stato posto tra le tue mani incrociate, accanto al rosario.

Ascolta, don Luigi, ascolta sembra una voce nota.

Ascolta, prende corpo in una stanza d’un albergo vicino al Pantheon.

E’ una voce lontana ma impetuosa, vecchia di quarantanni, ha un sapore tutto siculo. Ascolta, essa dice:

A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini supremi della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e di libertà  (Roma, Albergo di Santa Chiara, 19 gennaio 1919).

CARLO ALBERTO FALZETTI