IL DOMANI? E’ OGGI….  MA PUZZA DI GAS.

di LUCIANO DAMIANI

Fra i temi di stringente attualità di questo inizio d’anno c’è senza dubbio la questione climatica. Nel nostro piccolo verrebbe da dire “ambientale” viste le immediate e locali conseguenze dell’essere uno dei più importanti poli energetici d’Europa.
La ‘transizione energetica’ ci mette di fronte ad un futuro fatto di gas, visto che sia ENEL  che Tirreno Power hanno chiesto di impiantare nuovi gruppi generatori alimentati dal gas, sappiamo che le procedure autorizzative sono in corso.

Come sappiamo la UE finanzia e finanzierà, anche e soprattutto tramite il Next Generation UE, progetti utili a ridurre le emissioni di CO2 in ogni ambito compreso quello energetico. Per poterne attingere occorrerà che l’Italia presenti dei progetti e ne porti avanti la realizzazione. Allora la domanda è, ci sarà Civitavecchia in quel documento in questi giorni tanto contestato? Il domani è oggi, poiché se non entriamo oggi in quei progetti, con qualcosa di davvero sostenibile, il domani sarà diverso e saprà di gas. La partecipazione della città al concorso europeo ‘Horizon 2020’ potrebbe non aver seguito.

A concorrere al disegno di un futuro al metano della nostra città c’è anche l’accordo sul clima che il Consiglio Europeo ha raggiunto nei giorni passati.
Il Governo Italiano ha salutato come un grande successo la conclusione della Riunione del Consiglio Europeo del 10/11 dicembre dell’anno appena passato. Non tutti sono rimasti però così contenti, alcuni hanno descritto l’accordo come una “vittoria di Pirro”, indicando nell’accordo alcuni passaggi critici. Probabilmente è vero che è meglio un accordo non bellissimo che nessun accordo, ma, non si può dire.
Il compromesso raggiunto ci riguarda da vicino, ci riguarda perché riguarda le ‘fonti energetiche’. A volte due paroline o piccole frasi a primo acchitto insignificanti, fanno la differenza.

Nel primo paragrafo del Capitolo “CAMBIAMENTI CLIMATICI”, si legge:

A tal fine, il Consiglio europeo approva un obiettivo UE vincolante di riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030……“.

Le cronache riportano che la Polonia e non solo, hanno strappato alcune modifiche favorevoli a chi è ancora molto dipendente dal carbone. una di queste modifica sta nella espressione “riduzione netta delle emissioni“. In questa espressione alcuni ci vedono il grimaldello per compensare emissioni di CO2 in altri modi, ad esempio con un massiccio rimboschimento con una sorta di meccanismo di compensazione perversa. Richiama alla memoria il famoso boschetto previsto dalle prescrizioni per TVN di non antica memoria.

Il Capitolo 14 recita:
L’obiettivo sarà raggiunto collettivamente dall’UE nel modo più efficiente possibile in termini di costi…..

Se è vero che da un lato il “collettivamente” va nel senso della unità ed omologazione fra i paesi della UE, superando le discriminanti nazionali, è anche vero che non fissare impegni precisi per ogni paese permette ai paesi meno virtuosi di ‘campare’ sull’impegno di quelli più virtuosi proprio perché l’obiettivo è ‘collettivo’. Alcuni paesi saranno più ‘verdi’ di altri proprio grazie a questa collettivizzazione dell’obiettivo.
L’obiettivo al 2030 della riduzione del 55% rispetto al 1990 delle emissioni di gas serra, potrebbe essere ampiamente superato da alcuni e non avvicinato da altri paesi. L’obiettivo sarebbe comunque raggiunto.
La considerazione “…delle specifiche situazioni nazionali e del potenziale di riduzione delle emissioni degli Stati membri“, libera, in qualche modo gli stati meno virtuosi dall’obbligo di un preciso obiettivo da raggiungere.

Il Consiglio europeo riconosce la necessità…… di rispettare il diritto degli Stati membri di decidere in merito ai rispettivi mix energetici e di scegliere le tecnologie più appropriate per conseguire collettivamente l’obiettivo climatico 2030, comprese le tecnologie di transizione come il gas.

Da molti si è ritenuto che questa espressione sia capace di rendere coerente l’uso della segregazione della CO2 nel sottosuolo “di scegliere le tecnologie più appropriate“. Ciò consentirebbe di continuare a produrre CO2 senza conteggiarla nel conto “netto” delle emissioni in quanto non emesse in atmosfera.
ENI ed altre compagnie vedono l’opportunità di utilizzare i giacimenti esauriti per lo stoccaggio della CO2 catturata dagli impianti industriali che continuerebbero ad emettere inquinamento essendo con la coscienza a posto, visto che la segregano. Industrie che potrebbero evitare di adeguarsi. Modo da molti considerato perverso e particolarmente pericoloso, ma evidentemente molto remunerativo specie per le compagnie concessionarie di giacimenti. Questa tecnica non è esente da ulteriori argomenti contrari, si sa, ad esempio, che una eventuale massiva fuga di CO2 dalla segregazione andrebbe ad ‘asfissiare’ tutto il territorio circostante poiché la CO2 rimane negli strati bassi. Nel 1986 in Camerun, una fuoriuscita naturale di CO2 causò la morte di 1700 ‘persone e 3500 capi di bestiame. Non fu l’unico episodio. C’è anche da considerare che la segregazione potrebbe avere anche perdite non massive ma prolungate nel tempo riversandosi comunque in atmosfera.
Anche se fosse un sistema sicuro al 100% esso si configura come un vero e proprio escamotage per permettere all’industria di continuare ad utilizzare fonti fossili anche quando potrebbe farne a meno, come mettere la polvere sotto il tappeto. Abbiamo bisogno di una reale rivoluzione verde non di trucchi e pezze da mettere qua e la.

Per quello che ci riguarda da vicino, c’è da dire che In questo paragrafo si contempla l’uso del gas come fonte energetica di transizione “…compreso le tecnologie di transizione come il gas“. Questo lo rimette in gioco anche nelle centrali di TVN e TVS, quelle che ci riguardano da vicino, anche oltre il 2030 se Polonia e soci continueranno ad imporsi su questo tema.
Potrebbe quindi essere definitivamente vana la richiesta, che da più parti arriva, di fermare il gas in questa città essendo questo ora considerato ‘ammissibile’ a livello europeo. In altre parole, tornerebbe in parte di attualità il Piano Energia e Clima PNIEC che vede nel gas il momento ineludibile di transizione verso la neutralità ambientale, prevista per il 2050.

Il timore è che le somme disponibili per la sostenibilità vadano a finanziare opere che hanno ben poco di verde ma che questo accordo di quel colore ha dipinto.

LUCIANO DAMIANI