FIGLIO BIANCO E VERMIGLIO.

di CARLO ALBERTO FALZETTI

MADRE.     Amata carne straziata, dilaniata.

                    Nel mio petto, un tempo, accanto al mio batteva il tuo cuore,

                    Cara, amatissima pelle che io  accarezzavo lievemente,

                    la lama ed il ferro ti hanno piagata ed il taglio ha inciso su di te orribili segni.

                   Figlio, quante volte gridasti il mio nome, in quella tenebrosa stanza  quando accasciato, divorato

                    dal dolore, deliravi?

                    Una carezza, un bacio, una dolcezza, un sussurro. Niente mi è stato concesso.

Ecco, con le mie dita tocco il tuo corpo, lo sfioro, non è più l’artiglio che ti oltraggia, ma è                    

l’amore che ti hanno tolto mentre esalavi il tuo spirito.

                   Almeno, così  immagina il mio animo, figlio adorato. 

                   Non ti avrò mai più. Ora che la verità è emersa, anelo solo giustizia. Perché il Male non resti   

                   impunito. Perché il Male insegni. Perché il Male non trionfi.

CORIFEA.  Donna!   Sottile è il taglio che separa il giusto dall’ingiusto. Ma ancor più affilato il confine fra

                   il possibile e l’opportuno. Dimmi, donna, credi proprio che ogni gesto si possa emendare? 

                   Che ogni colpa abbia stessa natura?

 MADRE.    Se un male è da soffrire che almeno non si accompagni alla vergogna, al disonore di un popolo.

                   Quel sangue innocente va espiato!

CORIFEA.  Comprendo la tua sofferenza. Ma comprendere non significa accettare le tue conclusioni.

                  Ma, frena per ora la tue smania. Ascoltiamo cosa ha da dire il Coro in proposito.

CORO.    Noi valuteremo. Noi approfondiremo. Noi condivideremo. Noi  discuteremo. Ogni passaggio

                istituzionale sarà perseguito. Le conclusioni della Procura saranno oggetto di analisi. Così le

                Camere, le Commissioni, i Ministeri competenti, le diplomazie agiranno, Ogni codice sarà

                esaminato, articolo per articolo. Nulla sarà intentato. Noi valuteremo. Noi approfondiremo….

                Ma! 

               Noi non possiamo. Noi non vogliamo. Noi non dobbiamo anteporre un fatto privato all’interesse

               economico della Nazione. Medieremo, certo, ma non potremmo alterare i rapporti fruttuosi con

               partners strategicamente rilevanti. La ragion di Stato non potrà venir meno!

               La Francia ha agito con scaltrezza. Questo ci preoccupa. Non vorremmo che si avvantaggi

                sfruttando le nostre debolezze. Il Regno Unito tace, eppure una sua Università avrebbe potuto dire

               qualcosa in merito.

              Signora stimatissima, siamo vicini al suo dolore, comprendiamo, compartecipiamo, con doglianza le

              siamo vicini. Valuteremo, approfondiremo, discuteremo…..

.   .   .

Tra tanto scompiglio la madre ricevette una missiva che un monaco pietoso  (Comunità di Bose?)  le inviò e che per qualche attimo rasserenò il suo cuore. Citava un testo ben noto nella letteratura devozionale italiana . Qualche verso di quel testo recitava:

 

“Figlio bianco e vermiglio, figlio senza simiglio, figlio, e a cui m’ apiglio?  Figlio pur m’ài lassato!….

Figlio dolc’e  placente, figlio de la dolente….”.

 

 

.  .  .

Si spera che il pessimismo qui espresso sia confutato dagli avvenimenti decisionali di questi giorni, giorni, peraltro, in cui , per tradizione e per l’effetto degli eventi contingenti , la compassione dovrebbe dissipare l’oblio a cui da tempo essa è stata sottoposta.