Marangone 1

di SILVIO SERANGELI

Premessa

Mi è capitato spesso, e mi capita ancora, che qualche amico, conoscente, sconosciuto mi contatti anche per telefono per valutare una foto d’epoca, una cartolina, confrontare un’idea, un progetto, una scoperta che riguarda la storia e la cronaca, più o meno recente, della petite ville. I molti, moltissimi anni televisivi, durante i quali fra le mie strette maglie è passato proprio di tutto, mi aiutano a rispondere a volte con qualche delusione dell’interlocutore: niente di nuovo, acqua passata. Sarà per una prossima volta. Così, qualche tempo fa, l’amico Carmine, ricercatore assiduo e collezionista di monete e medaglie, mi è venuto a trovare per conoscere la storia della bella e grande medaglia in bronzo che aveva appena acquistato a caro prezzo. «Chi era questo de’ Stefani, e che c’entra la Torre del Marangone?», mi chiedeva Carmine, facendomi tornare alla mente una bella pagina di TRC Album, vissuta diversi anni fa. La medaglia (che qui propongo fra le immagini) presenta il profilo dell’eccellenza, ministro, accademico d’Italia, membro del Gran Consiglio del fascismo Alberto de’ Stefani, come si legge a grandi lettere al dritto; al verso, o rovescio, c’è una bella incisione della Torre del Marangone con la scritta Sustinent Lilia Turres e l’anno MCMXXVII, che si riferisce all’acquisto dei terreni.

Cover

E qui vado alla storia molto interessante, e poco o punto conosciuta, che propongo per grandi linee.

Album Marangone

Vado ai bei tempi elettrizzanti del recupero dell’ospedale vecchio e, finalmente, alla giusta collocazione della Biblioteca e dell’Archivio. Una  stagione ricca di fermento culturale: grandi spazi e, grazie a dio, l’accessibilità ai documenti. A guidare l’Archivio c’era la persona giusta: Giovanni Insolera con significativi aiuti dell’architetto Francesco Correnti. Tutto un mondo da scoprire. E noi con il microfono e la telecamera d’ordinanza, si può dire, bivaccavamo lì. Così, quando Giovanni mi chiamò per dirmi che c’era l’occasione per registrare un’importante testimonianza, partii con l’inseparabile Gianfranco, telecamera e microfono d’ordinanza, destinazione Villaggio del Fanciullo. Dopo qualche minuto d’attesa, arrivò, ricordo ancora, una Renault Clio blu da cui scese una signora molto distinta, slanciata e con un abbigliamento semplice ed elegante.g

Eravamo proprio davanti al centro  dell’edificio, con il frontone palladiano che porta la scritta Nunquam deorsum domine Mai verso il basso Signore. Era la signora Lucia Zanotti, di Cremona, figlia di Mario Zanotti che aveva guidato l’azienda agricola Marangone dell’eccellenza  de’ Stefani. Frastornata, la signora Lucia si guardò un po’ intorno, poi riprese i colori, e quasi si giustificò. «Sono nata qui nel 1940, ci ho vissuto  fino all’età di tre anni, poi con la guerra siamo dovuti tornare a Cremona. I ricordi? I colori, le bouganville, le palme; qualche volta sogno questo mare, che mi è rimasto dentro. L’Azienda Marangone per mio padre è stata la vita, ne ha continuato a parlare con nostalgia per anni, si può dire fino alla morte, nel 1984. È stata una ferita mai rimarginata, anche se la vita ha continuato il suo corso senza problemi per noi». 

La signora Lucia apre la grossa busta gialla che ha portato con sé. Contiene foto e qualche documento che vuole donare all’Archivio di Civitavecchia grazie all’interessamento di Giovanni Insolera. Mostra il contratto su carta intestata della Reale Accademia d’Italia che reca la data del 5 febbraio 1934, stipulato fra il proprietario dei terreni e delle strutture, l’eccellenza de’ Stefani, e il padre Mario. E legge:  «… resta inteso che l’assumo come direttore della mia azienda agricola di Civitavecchia. Ella dovrà preoccuparsi di giungere ad una conduzione redditizia del mio fondo. Come corrispettivo (…) avrà l’alloggio, la mobilia, la legna, escluso il servizio di casa, e uno stipendio di lire cinquecento mensili. (…) Potrà usufruire delle produzioni del fondo, per quanto riguarda il latte e la verdura che possano occorrere». Perché questo viaggio della memoria, e perché questa donazione? Intanto ci siamo spostati nei pressi della piccola vasca che la signora Lucia ricorda bene perché spesso ci andava con sua sorella per seguire i movimenti dei pesci rossi. E risponde: «Sono venuta qui per un motivo molto forte che non mi so spiegare, un debito nei confronti di mio papà. È un pellegrinaggio che gli dovevo. La sua è stata una grande esperienza qui al Marangone; ha sistemato tante cose, era un geniaccio, pensi che con il prof. Samarani ha inventato il prototipo della pentola a pressione. Era una persona molto conosciuta per le sue qualità. Aveva avuto molte offerte, ma quando è stato contattato dall’eccellenza de’ Stefani non c’ha pensato un minuto: bisognava partire da zero, e a lui questa specie di scommessa lo aveva convinto subito. Mio padre qui nel 1934 aveva dovuto dirigere una grande bonifica, perché c’erano solo  paludi e il terreno non era stato mai coltivato, abbondava solo di pietre. Dopo la bonifica ha trovato l’acqua, ha scavato dei pozzi, ha cominciato a mettere a frutto la terra. Ha importato il mais dagli Stati Uniti, qui attorno, ricordo come in un sogno, c’era una distesa infinita di grano. L’Azienda vinse per ben due volte la battaglia del grano, e mio padre ne era fiero. E poi c’erano frutteti e carciofeti, una conigliera che si era inventata e curava lui, che era diventata famosa in tutta Europa, e poi le mucche, il latte, gli asinelli sardi con cui giocavamo con mia sorella. Mio padre ricordava sempre i contadini abruzzesi che avevano vinto la resistenza di chi non voleva lavorare in queste terre malsane; erano forti e pazienti, mai stanchi, brave persone molto legate a lui. Marangone era un’azienda modello di cui si parlava molto nei giornali dell’epoca». E il proprietario, l’eccellenza de’ Stefani, quali rapporti avevate con lui? «Era più di un amico per mio padre, quando veniva stavano sempre insieme ed era molto soddisfatto dell’andamento dell’azienda che aveva anche una scuola, dove insegnava mia zia, e una chiesetta.cc

L’eccellenza aveva il suo studio nella Torre dove, mi diceva mio padre, riceveva le più alte cariche dello Stato. Era molto affettuoso con noi, mangiava spesso a casa nostra, che si trovava nell’ala meridionale della villa,  perché gli piaceva molto il risotto con la zucca, tipico della nostra terra, che gli preparava mia madre. Così quando doveva venire avvertiva perché la signora Angioletta, come la chiamava lui, gli preparasse il risotto.

d Dunque un pellegrinaggio e questa donazione: «Questa busta gialla – risponde la signora Lucia con la quale ci siamo spostati nei pressi della Torre con la vista del mare – contiene dei materiali che ho trovato in cantina. Sono in gran parte foto scattate qui, lungo l’Aurelia che, come si vede, era deserta; molte riguardano i vari luoghi della villa, vi compare anche mio padre, sempre con gli stivali, e l’eccellenza de’ Stefani; ce ne sono alcune di me e mia sorella nel cortile fra le galline, sul calessino fra gli asinelli sardi che avevamo.

Accoppiata

Alcune riguardano scorci della città che mi dicono non ci siano più, cancellati dai bombardamenti. A Cremona sono stata per tanti anni l’animatrice di un circolo che ha curato la conservazione e la valorizzazione della memoria storica. Mi sono battuta e mi batto perché non venga trascurata. Penso che questi materiali dell’Azienda Marangone stiano bene qua, perché riguardano la vita di questa comunità, e spero che qualcuno possa apprezzarli. E questo mi fa felice». Un viaggio della memoria, un insegnamento e un monito della signora Lucia, di cui riporto i concetti più importanti con la viva impressione di aver trascorso una bella mattinata con una bella persona.

SILVIO SERANGELI                                                                           —–>    Segue

Le illustrazioni riportano in sequenza: la medaglia di cui ho parlato, l’autoritratto con dedica di Alberto de Stefani a Mario Zanotti, le foto con de’ Stefani e Zanotti, un’inquadratura del viale della Villa Marangone, Lucia Zanotti bambina sul calesse.

 

Link a MARANGONE 2: https://spazioliberoblog.com/2020/10/14/marangone-2/