QUANDO GANDHI …PRATICAVA IL CALCIO

di STEFANO CERVARELLI

Diversi amici che mi onorano della loro attenzione, leggendo queste modeste note, rimasero sorpresi quando dissi che Sepulveda era stato un grande appassionato e conoscitore di calcio.

Cosa penseranno allora adesso che citerò un grandissimo personaggio anche lui stimatore e cultore del football; amici, sto parlando niente popò di meno che: di Gandhi!

Si avete letto bene, proprio lui Mahatma Ghandi, colui che portò nel mondo la cultura della non violenza, era appassionato di calcio al punto tale che in Sudafrica, in tre città diverse, costituì altrettante squadre. Tutte con lo stesso nome: Passive Resisters.

Gandhi ritenne utile servirsi anche di questo sport per diffondere la sua filosofia della “non violenza” tra i neri e i suoi connazionali Hindu discriminati.

A questo riguardo c’è una sua frase che letta oggi dovrebbe farci riflettere e capire quanto stiamo lontani dal concetto vero di sport, senza poi minimamente paragonarlo a quello che aveva Gandhi, il quale diceva: “Il pallone emana nobiltà”. Confrontando la realtà attuale con la profondità di queste parole c’è solo da stare zitti e meditare.

Una frase questa che mi piacerebbe comparisse nei nostri stadi, quando torneranno ad essere aperti, al posto di quelli sciagurati, tremendi, offensivi striscioni; ma questo, per il momento, è un altro discorso.

Ma come il Mondo è venuto a conoscenza di questa straordinaria passione per il calcio da parte di Gandhi? Lo si deve ad un giornalista spagnolo David Ruiz de la Torre. Questi a Durban, città sudafricana affacciata sull’Oceano Indiano, durante i Mondiali del 2010 scoprì l’esistenza di una particolare “miniera”: si trattava della storia di Gandhi e del suo amore per il Football che venne poi pubblicato dal giornalista sul FIFA MAGAZINE, la rivista ufficiale della federazione mondiale.

Il Mahatma Gandhi non fu soltanto un semplice appassionato, come tanti, di calcio, sport che ebbe modo di scoprire a Londra durante la sua permanenza nella città inglese per studiare legge.

Gandhi, infatti, intuendo prontamente la forza comunicativa, associativa di questo sport e anticipando in questo senso, di diversi decenni, altri personaggi storici come ad esempio Nelson Mandela, lo utilizzò, nel suo lungo soggiorno sudafricano-dal 1983 al 1914-nella battaglia contro la segregazione razziale.

Dal canto suo Gandhi non praticò mai il calcio, infatti nel museo di Durban, -la “miniera” – dove sono raccolti oggetti e documenti riguardanti il suo soggiorno africano, non ci sono tracce che possano far risalire a un suo passato da calciatore.

Fu invece un tifoso accanito. Era già un personaggio in vista della lotta contro l’apartheid, quando fondò ben tre squadre in tre città diverse (Johannesburg, Pretoria e, appunto, Durban; squadre che avevano tutte lo stesso nome Passive Resisters Soccer Club. I giocatori erano neri o hindu e Gandhi li sceglieva personalmente e servendosi del calcio curava la loro educazione politica.

Il Satyagraha (che in sanscrito, lingua ufficiale dell’India, vuol dire La forza della verità), costituiva la base del pensiero   gandhiano: la resistenza che si oppone alla violenza, all’oppressione attraverso comportamenti non violenti. E nel calcio- di quel tempo, aggiungo io- Gandhi molto convintamente, vedeva un ottimo veicolo delle sue idee ed a tal fine, ma anche per raccogliere fondi da destinare alle sue battaglie, organizzò delle partite e tra queste, nel 1910, addirittura un derby: Passive Resisters Soccer Club di Johannesburg contro i loro omologhi di Pretoria. Non si sa qual fu il risultato.

Lo scopo ovviamente era quello di attirare l’attenzione contro l’ingiustizia di alcune leggi che segregavano gli indiani. Però trattandosi di un derby……

Il calcio per Gandhi però non fu solo un mezzo, uno strumento di lotta politica. Il Mahatma restò anche affascinato dall’essenza stessa di questo sport, uno sport che a sua detta” emana nobiltà”, esalta il senso del gruppo permettendo, allo stesso tempo, di raggiungere la pace spirituale.

Molto sommessamente avanzo dei dubbi sul fatto che, osservando il calcio di oggi, Gandhi potesse ripetere questi concetti….

Nel 1903 egli sostenne la nascita dell’associazione di calcio Hindu e fu l’ispiratore della fondazione di una federazione multirazziale; fu anche il principale artefice della costruzione di un campo di calcio a Inanda, una township vicino Durban, periferia tra le più turbolente e popolate; fino a qualche anno fa quel campo c’era ancora, oggi sinceramente, non lo so.

Come concludere se non con le parole dello stesso Gandhi?

” Giocare al calcio un’ora al giorno è meglio che affrontare un’ora di meditazione” seppure espresso, magari in un momento di particolare euforia sportiva, questo concetto che pur avrà avuto un richiamo alla realtà, meglio non poteva rappresentare il calcio di quel tempo, così come veniva interpretato e giocato.

Oggi purtroppo…….

STEFANO CERVARELLI