E’ LECITO PENSARE DI UMANIZZARE L’ECONOMIA?

di CARLO ALBERTO FALZETTI

Grida il custode del faro:” Tutti calmi! La marea monterà e vedrete che solleverà tutte le barche!!”

Risponde il barcaiolo: “ E se a qualche barcaccia maldestramente gettata sulla riva la marea non arriverà?”

Dall’alto del faro:”Saranno i guardiani della riva, vedrete, ad occuparsi di quella carcassa spiaggiata!”.

Che cosa è l’attuale sistema economico?

E’ il luogo caratterizzato dalla logica dei 2 tempi.

C’è un tempo per produrre.

C’è un tempo per redistribuire.

C’è un tempo governato dall’efficienza.

C’è un tempo governato dalla equità.

Lasciate che la marea agisca come deve agire. Non interferite. Se alla fine qualche barca è ancora lì, ferma sulla riva, sarà l’equità benevola dello Stato ad operare. Che la marea abbia il suo corso!

Da una parte il Mercato, dall’altra lo Stato. Una polarizzazione delle filosofie: chi crede il Mercato risolutore di tutto  (la marea che sale, sale per tutti); chi crede il Mercato quale “male necessario” che necessita di Stato per assicurare una residuale giustizia distributiva.

Stato-Mercato sono, dunque due lati della stessa filosofia, una coincidenza degli opposti. Il principio che sorregge l’uno sorregge, in termini di opposizione correttiva, anche l’altro. Ove si dimostrasse fallace il principio che sorregge il Mercato l’azione dello Stato ne sarebbe influenzata.

Dunque, proponiamoci, seppur in modi sbrigativi, di porre sotto critica il paradigma del Mercato.

Paradigma del Mercato: homo oeconomicus!

Ovvero  il ridurre ad una dimensione l’individuo motivato dall’azione del solo interesse proprio. Non è questo il luogo per evidenziare le radici storiche di questo riduzionismo ( basta accennare alla  visione pessimistica della natura umana, Calvinismo, Hobbes, Machiavelli..). Perché questo riduzionismo non può essere accettabile? Perché è semplicemente una proposizione affetta da una patologia logica che possiamo diagnosticare come la fallacia informale  dell’accidente  , ovvero applicare un caso particolare a norma generale. Una sorta di generalizzazione affrettata: nessuno dubita che l’uomo persegua il proprio interesse ma dire che questa è la “sostanza” dell’essere uomo in generale è una sorta di caricatura non accettabile. La marea non alza tutte le barche: il livello di disuguaglianza non è mai stato così alto come in questi anni. L’aumento di benessere materiale non ha condotto ad un aumento della felicità!

E, allora?

Non diade ma triade:   tre debbono essere i domini e, dunque, tre i principi regolativi perché tutto funzioni:

dominio                                 MERCATO           STATO                               ECONOMIA CIVILE

principio regolativo              EFFICIENZA          EQUITA’                             SOLIDARIETA’

 azione svolta                         SCAMBIO            REDISTRIBUZIONE           RECIPROCITA’

Il mercato scambia cose equivalenti  (merce contro denaro). Lo Stato redistribuisce  post-factum ( o almeno tenta di farlo). L’economia civile è il luogo delle relazionalità, della solidarietà, della  reciprocità.

Nello scambio di equivalenti (cioè nel Mercato) c’è perfetta simmetria (se cedo beni ricevo denaro e se non ricevo immediatamente denaro sono istantaneamente creditore: lo scambio di equivalenti è rispettato!). Nella reciprocità, invece esiste asimmetria:  il trasferimento precede sempre temporalmente e logicamente la controprestazione. Se io  eseguo una prestazione, un aiuto, un atto di solidarieta’ non posso vantare alcun diritto (come, invece, nel credito) ma solo una aspettativa di reciprocità.

Questa è la logica della famiglia, dell’amicizia, del volontariato, dell’educazione civica, del rispetto ambientale, dei distretti industriali con le loro storie di successo dopo aver scoperto la cooperazione, i legami imprenditoriali. Scoprire quanto c’è bisogno dell’altro perché io stesso fiorisca. Scoprire quanto sia fallace pensare solo in termini di homo homini lupus!

Ciò dovrebbe corrispondere al concetto di capitale sociale. Ma l’economia civile a cui ci stiamo richiamando è concetto più vasto. Il capitale sociale è un sottoinsieme di quello perché oltre a prevedere un civismo, una partecipazione, una informazione consapevole poggia solidamente sul concetto delle relazioni interpersonali.

L’uomo non deve essere in relazione. L’uomo è relazione!

Bisogna sempre aver presente che il bene comune viene massimizzato non in “modo addittivo”ma secondo il meccanismo della moltiplicazione:

se addiziono i tre termini (Mercato,Stato,Economia Civile) ed uno di essi è pari a zero rimangono gli altri due. Ma se il legame tra i tre è quello della “moltiplicazione aritmetica” allora l’azzeramento di uno di essi azzera il tutto:

(a,b,c)        a+b +0 = a+b         ma se il legame è quello del prodotto:     axbx0 = 0!!!

Questo dimostra quanto sia necessaria la contaminazione fra i tre settori e quanto sia fallace la logica dei due tempi.      

Non possono esistere solo”consumatori”, solo “contribuenti”. Il capitalismo del momento vorrebbe poter essere una sorta di aggregato di individui senza comunità; un aggregato obbiettivo di campagne di marketing delegando allo Stato il ruolo di solidarietà residuale (proteggere le barche spiaggiate). E, difatti, lo Stato, di fronte al progredire dell’economia di mercato, ha iniziato a mutare la sua natura: da regno dei fini e dei valori ha acquisito la natura propria dell’economia, cioè regno dei mezzi ( di cosa parlano ogni giorno i politici?). E’ necessario essere consapevoli che il valore d’uso ed il valore di scambio debbono convivere con il valore di relazionalità ; genere valoriale, quest’ultimo, che né l’economia, né lo Stato potranno mai garantire. Dunque: consumatori, contribuenti, ma anche cittadini dotati di civismo, attori coscienti di solidarietà.

Accettare la triade in luogo della diade porta come conseguenza uno Stato che possa riprendere il suo ruolo di regno dei fini confinando l’economico al suo ruolo non più “totalizzante”. Significa riprender la stagione eccelsa del Welfare State non come momento residuale (dopo che la marea ha agito). Significa una lotta più decisa contro la disuguaglianza. Lo Stato, la qualità dello Stato è direttamente proporzionale al grado di società civile! 

Nel momento in cui il mercato cessasse di apparire come il luogo della verità e la triade iniziasse ad auto contaminarsi mercato e democrazia potrebbero convivere realizzando l’ormai antico adagio: Libertè, Egalitè ma soprattutto Fraternitè!

CARLO ALBERTO FALZETTI