BATTELLI A VAPORE

Presentazione di FABRIZIO BARBARANELLI

Il nuovo libro di Silvio Serangeli affronta nello specifico l’impatto che lo sviluppo dei battelli a vapore ebbe sui traffici marittimi e sul trasporto delle merci e delle persone nel Mediterraneo e lo fa in modo puntuale e documentato.
> Ma è anche per l’autore l’occasione per tornare sulle sue due grandi passioni: Stendhal e Civitavecchia.
> Sul grande scrittore francese Serangeli ha già scritto un importante volume pubblicato nel 2014 che è sicuramente un riferimento essenziale per chi voglia sapere della permanenza e dell’attività di Stendhal in qualità di Console di Francia a Civitavecchia dal 1831 al 1841.
> Anche in quella circostanza Serangeli ha parlato diffusamente della sua città proponendo una rappresentazione della realtà della petite ville che trova puntuale conferma in questo nuovo volume.
> Numerose le testimonianze riportate di viaggiatori, di turisti che la attraversano avendo come destinazione Roma, nomi anche illustri, si pensi a Mark Twain e a Hippolyte Taine, che la descrivono talvolta anche in modo contraddittorio.
> Ma il giudizio comune è di trovarsi in una città sporca, maleodorante e degradata, in cui sono evidenti grandi disparità economiche e sociali. Una popolazione povera e una borghesia latifondista ricca, in qualche caso anche colta e raffinata.
> Questo è uno dei tanti aspetti interessanti del libro di Serangeli: la descrizione della Civitavecchia di quegli anni che dovrebbe porre definitivamente fine alla antica quanto stucchevole querelle sulla ingenerosità dello scrittore francese nei confronti della città che per dieci anni lo ospitò.
> Civitavecchia era così e Stendhal ne è testimone fedele quanto autorevole.
> Ma questo volume è anche l’occasione per Serangeli per tornare a parlare dello scrittore francese al quale ormai da anni dedica la sua attenzione. Lo fa proponendolo nelle vesti del Console e ci parla del suo lavoro, delle sue occupazioni giornaliere, delle sue annotazioni sui traffici, sui battelli francesi, sulla qualità dei servizi.
> E’ difficile immaginare l’autore di Le Rouge e le Noir, de la Chartreuse e di tanti altri capolavori, alle prese con i problemi indotti dalla rivoluzione dei trasporti prodotta dall’introduzione dei battelli a vapore.
> Uno Stendhal che smentendo in parte la vulgata che lo vuole indifferente a ciò che avviene e alle sue funzioni di Console, annoiato in una città in cui è dovuto venire senza alcun entusiasmo, è ligio ai suoi doveri d’ufficio, pronto ad intervenire nelle emergenze, acuto osservatore delle attività di trasporto marittimo, di cui segue le vicende, ne individua le criticità e scrive e relaziona con dovizia di particolari.
> Lo Stendhal però che registra anche con dispetto come i turisti siano molto più interessati a far visita al brigante Gasparone che al Console di Francia, già scrittore affermato.
> Ma il cuore del libro di Serangeli è certamente lo sviluppo sorprendente dei battelli a vapore nelle linee del Mediterraneo e del Levante con una documentata analisi delle trasformazione da esso indotte nei porti e nel porto di Civitavecchia in particolare.
> Cosa esso significò per la città in termini di innovazione e sviluppo.
> Come si presentava allora il porto di Civitavecchia e cosa divenne con i batelli a vapore che cominciarono ad affollare lo scalo? E ancora: C’è una linea di continuità tra l’Ottocento e la realtà di oggi?
> Non è casuale che Serangeli affronti la questione tracciando un parallelismo tra gli approdi dei battelli a vapore e quello delle navi da crociera di oggi, individuando, pur nelle profonde differenze, dei tratti rimasti sostanzialmente immutati.
> Civitavecchia è sempre stato e rimane il porto di Roma, il passaggio obbligato per il turismo sulla capitale. I suoi vantaggi sono quasi esclusivamente legati allo sviluppo dei servizi. I passeggeri, i turisti che attraversano la città, la osservano spesso distrattamente e si recano con i mezzi a disposizione a Roma.
> D’altronde allora come oggi la città non offre ai turisti pacchetti significativi e malgrado il porto, con i lavori di ampliamento iniziati con il Giubileo del 2000, si sia esteso significativamente ed abbia conosciuto una straordinaria evoluzione, il rapporto con la città si è paradossalmente ulteriormente ridimensionato, anche in termini occupazionali oltre che di fruizione degli spazi.
> Nella lettura del lavoro si trovano i limiti strutturali dell’economia cittadina con un’imprenditoria che non riesce a seguire lo slancio dei tempi.
> La città nel complesso non era allora come non è oggi in grado di rispondere alla sfida delle trasformazioni. Questo sembra il messaggio contenuto nel libro che ci invita a capire meglio come molte delle nostre insufficienze affondino nei tempi passati senza che i nodi siano stati sufficientemente valutati ed affrontati.
> Come sempre la storia, quella vera, quella frutto di ricerche e di studi approfonditi può aiutarci a capire. Questo libro è davvero un patrimonio di conoscenze e di stimoli anche per l’attualità.

FABRIZIO BARBARANELLI