RIFIUTI DISCONTINUI

di LUCIANO DAMIANI

Qualche giorno fa, la Giunta cittadina ha prodotto una delibera con la quale esprime raccomandazioni alla Società CSP, ovvero invita la dirigenza della società a mettere rapidamente mano al “piano di ristrutturazione” elencandone specifici punti. L’esigenza è quella di: “… porre in essere tutte le più opportune iniziative idonee al ripristino dell’equilibrio economico finanziario ….”.

Nell’elenco dei temi c’è n’è uno che ha sollevato una infinità di proteste e polemiche, troppo spesso sostenute dalle opposte tifoserie, cosa di cui la città non ha bisogno, delle tifoserie, intendo.

Nella delibera di Giunta n. 47 del 30/04/2020 propone al punto 2 comma b) “di procedere, altresì, a partire dal mese di Luglio 2020, al passaggio alla raccolta differenziata stradale relativamente alla “ZONA 2”…..”.

Mentre il Vicesindaco ha più volte, nei giorni passati, posto l’accento sulle necessità di bilancio alla base di questa scelta, provocando infuocate reazioni della dirigenza della partecipata, il Sindaco Ernesto Tedesco, il 4 maggio scorso pubblica un lungo post con il quale affronta il tema con un approccio un poco diverso, punta sull’efficienza del sistema di raccolta, cito: “… quello che vogliamo realizzare per far diventare Civitavecchia un modello virtuoso nella gestione dei rifiuti urbani…..”. L’attuale modus del porta a porta, nella “zona  2”, è giudicato poco efficiente in termini di costi, efficacia e decoro. Per supportare questa tesi propone alcune fotografie di degrado di punti di raccolta nella periferia estrema della città, ovvero fuori dall’agglomerato urbano, ponendole a confronto con istantanee di attrezzature per la raccolta stradale presenti in altre città. Il caso vuole che fra le realtà proposte, ci siano immagini di città (Alghero e Frosinone) che hanno abbandonato la raccolta stradale per attuare la raccolta porta a porta. Chi gli ha fornito le foto ha, evidentemente, agito con leggerezza, ha ritenuto di non dover controllare, ha fatto fare una brutta figura al suo Sindaco.

Riguardo alla efficienza del sistema di raccolta, è noto che la raccolta porta a porta è più capillare e responsabilizza maggiormente il cittadino, che, non potendo profittare dell’anonimità della raccolta stradale, più o meno smart o intelligente che sia (ricordiamo bene i rifiuti abbandonati attorno ai cassonetti), si trova ad essere parte diligente per amore o per forza. Le società che gestiscono la raccolta dei rifiuti, pubblicano le percentuali di differenziazione e basta applicarsi un poco nella ricerca per verificare che il porta a porta raggiunge percentuali che superano il 70% a differenza della raccolta differenziale stradale che si attesta su valori più bassi, attorno al 60%.

Il sindaco punta il dito sullo scarso decoro del PAP, ma non comprendiamo perché mai i cassonetti intelligenti o isole che siano, non possano diventare punti di discarica abusiva, a meno di dotare tutti i punti di video sorveglianza, cosa che pare davvero poco praticabile, non foss’altro per il numero dei punti di raccolta.

Ma più interessante è la questione economica. Se da un lato è vero che il PAP richiede più personale, è pur vero che la Città Metropolitana ha finanziato e forse sta ancora finanziando il porta a porta contribuendo all’acquisto delle attrezzature. Ci chiediamo se l’abbandono, di questo sistema per mezza città, non configuri un qualche “danno erariale” che potrebbe essere contestato alla città, e se la Città Metropolitana non abbia qualcosa a ridire visto che ha in gran parte finanziato il PAP. Cambiare il sistema di raccolta per gran parte della città, richiede ulteriori investimenti, ulteriori spese per l’acquisto di mezzi e per le strutture fisse o mobili che siano che dovranno configurare il “punto di raccolta”.

Il Vice Sindaco Grasso, ai microfoni dei nostrani talk-show, ha auspicato o affermato che le spese siano sostenute da ENEL, supponiamo come “compensazioni ambientali”. Sarebbe ben curioso se per, compensazione ambientale, si spendessero quattrini cambiando un sistema che produce una percentuale di differenziato ben oltre il 70% per un sistema meno performante.

La vastità della Zona 2  è tale da far pensare a cifre piuttosto impegnative. Visto che, evidentemente, non saranno danari provenienti dalla Città Metropolitana di Roma, non resta che chiedere a “Mamma ENEL”, tanto per cambiare e con buona pace della continuità amministrativa. Come solito, ogni amministrazione si preoccupa, invece di assicurare la “continuità” di demolire ciò che si è fatto prima, pare lo sport preferito dalla politica italiana. Questo era infatti scritto nel programma elettorale del centro destra alle ultime amministrative ed è scritto anche  nel DUP 2020 del Comune di Civitavecchia:

“Il modello da seguire è, in linea con le realtà più avanzate a livello europeo, il “porta a porta su sede stradale”. Un sistema di isole ecologiche di quartiere,….”

Non c’è quindi di che essere sorpresi, ne lo saremo nel caso in cui la prossima amministrazione lo riproponesse, speriamo che i mastelli non più in uso vengano conservati come si conviene, e non li si debba riacquistare di nuovo.

Ultime doverose considerazioni. Una è quella che vede, negli scopi di questa operazione, la riduzione di personale e dei suoi costi, cosa che, di questi tempi, non può essere “ben vista”. 

La seconda è quella che il probabile aumento di indifferenziato significa un aumento di conferimento in discarica, con maggiori costi che fanno coppia con i minori ricavi da differenziato.

L’altra considerazione è quella che richiama l’incubo dell’inceneritore di rifiuti, la cui procedura autorizzativa è ancora in essere, e non ci stupiremmo se questa operazione producesse rifiuti da mandare all’incenerimento, appunto.

LUCIANO DAMIANI