Tempi moderni

di SILVIO SERANGELI ♦

Il dicitur delle nostre traduzioni dal latino ben si attaglia in questi tempi bui, in cui, appunto, si moltiplicano i “Dicono che il virus lo propagano i trasmettitori 5 G; si dice che la vitamina D aiuta; hanno detto che sono stati i cinesi a farselo sfuggire; meglio il contagio oggi che la ricaduta domani…”. E poi ci sono i tuttologi con il sottopancia televisivo che indica la loro specialità, durante gli sfocati collegamenti Skype da casa con l’audio che viene e che va, sempre in controluce e faccia da negher salviniano, con lo studio televisivo dominato dalla solitaria  maitresse che annuisce con aria grave e propina le solite domande del miglior Marzullo e riceve le altrettanto vaghe risposte. E mi viene da dire: “Abbiamo capito: mascherine, guanti, lavarsi le mani, e tutto il resto è noia… noia…noia.”. Confesso che l’unico elemento che mi incuriosisce riguarda lo sfondo, il contesto da cui parte il collegamento: le stanze con le librerie di vario tipo, i quadri e le stampe, le piante, le foto di famiglia, che spiegano il personaggio meglio delle sue parole. Potrei proporre uno studio, soprattutto sulla scelta dei libri e sulla loro effettiva lettura, perché gli dedico  un’ molta attenzione. E mi chiedo e chiedo: la collezione dei Supercoralli Einaudi, posta in orizzontale e all’apparenza intonsa, e quella fresca di stampa e mai sfogliata degli Adelphi  il neo direttore della Stampa Giannini l’ha comprata in blocco insieme ai molti altri libri immacolati all’intorno? I volumi stanno lì come l’Enciclopedia Treccani negli studi dei notai. In questo saltabeccare da un canale all’altro per masochistica curiosità spesso sono condotto per mano da mia moglie, che ha trovato il modo di sfogare la sua carica adrenalinica  sui protagonisti di questa infinita kermesse quotidiana, come dire calci-in-culo-luna park-del nulla, ai quali vorrebbe mettere le mani addosso. Da queste visioni telecomandate  ho capito alcune cose. La prima è che alla Sette-Tv Mentana pontifex e compagnia cantando, viene apertamente praticato il cottimo. E mi chiedo, dopo aver rivisto in queste notti televisive l’irraggiungibile La classe operaia va in paradiso con il compagno Volontà (come lo presentò l’eterno Pescetto alla platea festante della Compagnia Portuale), che fine ha fatto la lotta di Lulù, dei sindacati unitari, che fine hanno fatto gli scioperi e i volantinaggi? Alla Sette si lavora dalle luci dell’alba fino a notte come Lulù e i suoi compagni di fabbrica e, come loro, con evidenti conseguenze di alienazione e magari segnali inquietanti come quelli del Militina (vedi gli editoriali di Mentana, le tirate di Giletti, e le piazze pulite, gli omnibus, le correnti d’aria che tira peggio della bora, fatta eccezione per la Tiziana Panella per meriti esclusivamente professionali). La seconda è che, come avevo facilmente pronosticato ai tempi dei tricolori festanti alle finestre e dei canti patriottici, non è cambiato niente: come i giocatori del rugby abbiamo alzato le nostre teste all’insegna dell’unità nazionale, come i suddetti rugbisti ci siamo guardati intorno, abbiamo fatto un bel respiro, e con  tutta la nostra forza ci siamo rituffati nella mischia, senza esclusione di colpi, tutti contro tutti, più di prima. Con un significativo spostamento di prospettiva: i lombardi sono diventati, finalmente, anche loro un po’ terroni, si sono sporcati l’artefatta verginità. Gli rode, e tanto,  l’illibatezza dei romani ladroni e dei colerosi napoletani. Il virus non guarda in faccia nessuno: è come la Livella di Totò. Ma la cosa per me più importante, che ho imparato in questi giorni, è che, data l’età, forse potrò essere liberato, insieme al mio scaglione, per le feste di Natale. Gli altri andranno al  mare ben distanti e protetti dal plexiglass, potranno salire sui bus, sui treni, tornare sui banchi di scuola: tutti con le mascherine regolamentari e a distanza di sicurezza; noi no, a casa ad aspettare, magari con la speranza che arrivi presto il vaccino, che poi dicono che non è che è garantito che funzioni al cento per cento. Con i coetanei familiari ci siamo detti: meglio essere cauti e non rischiare; rimarremo obbedienti in quarantena, forse mangeremo il panettone tutti insieme, i nostri nipoti faranno fatica a riconoscerci, li abbiamo lasciati che gattonavano li ritroveremo con il cellulare all’orecchio. Tutto sommato non mi  posso certo lamentare del mio dorato esilio romano.  Questo nuovo mondo, per non dire baratro, che ci si è aperto sotto le scarpe, sempre da disinfettare dopo le uscite, mi ha fatto scoprire tutti i vantaggi dei tempi moderni. E qui li elenco: 1 Venivo additato come animale raro, perché molto parco nell’uso del cellulare, per altro un vecchio modello Nokia abilitato solo per le telefonate, a causa dei tasti in agonia che rendevano ardua ogni tentativo di scrivere messaggi. Ora, attraverso quello supertecnologico di  mia moglie, riceviamo messaggi in continuazione,  partecipiamo al ping pong delle notizie interfamiliari con collegamenti video, whatsapp, foto. Una goduria vedere la nipotina in azione, le foto delle torte di mia nuora, il taglio di capelli fai da te di mio figlio. 2 Che bello avere la copiosa miriade di medicine a casa. La mia dottoressa mi manda i codici via mail, li trasmetto alla vicina farmacia che in in un  paio d’ore me le fa recapitare. Tempi moderni che surclassano le lunghe file dal medico di famiglia per le ricette, con svogliata lettura di vecchie riviste gossipare,  e successiva nuova fila in farmacia. Paghi con la carta e non perdi tempo a cercare i centesimi. 3 E che dire della spesa? Prendevi il carrello sempre lontano chilometri, ti avventuravi  nell’autoscontro fra gli scaffali, e ti mettevi in fila al bancone del pane, per non dire quello del pesce, con il numerino ben stretto in mano. Preistoria, meglio questi tempi moderni che ti colleghi al sito Easy Coop, compili il lungo elenco della spesa e, in giornata, arriva alla porta di casa il ragazzo con il carrello e le scatole ben ordinate e sigillate, paghi tranquillamente con la carta di credito. Molto riposante. Che sospiro di sollievo pensare, come a un lontano incubo, all’affannosa corsa per  mettere barattoli e confezioni varie nelle buste con la cassiera che ti sparava in continuazione pacchi, bottiglie e surgelati, fino all’angoscia di non poter reggere quei ritmi troppo veloci. 4 E poi c’è la cura della persona. Capelli un po’ lunghi,  disordinati e fastidiosi? Amazon mi manda a casa il tagliacapelli rifinitore professionale Braun, 48,99, spedizione gratuita; imposti pettine e lunghezza, e vai. Taglio perfetto, niente fila dal barbiere, che poi usava lo stesso strumento. 5 E i libri? Certo manca il piacere di toccarli, magari sfogliarli, ma mi arrivano a casa scontati, ben confezionati e ordinati. 6 E ancora,  il cinema affollato con l’immancabile parruccona che parla con l’amica tutto il tempo e ti ruba un quarto dello schermo, e magari ti sfugge qualche dialogo? L’ho rimosso: comodo in poltrona, registrazione tv, cuffia e telecomando con stop strategico per una corsetta al bagno, una bevuta in cucina, una telefonata che arriva. Tutta un’altra cosa. 7 Niente posta, da tempo le bollette arrivano in banca e se devo pagare bonifico on line. 8 Dimenticavo: forse potrò fare il prelievo per le analisi del sangue a domicilio, con trasmissione mail dei risultati. Senza fila ai ticket, vociare fastidioso e rumoroso degli astanti, successiva attesa in piedi  fra i loro regolari spintoni e la cascata degli improperi di rito. In conclusione, bisogna essere onesti: sono una goduria questi tempi moderni. Tutto a casa, senza neppure indossare i guanti e le asfissianti mascherine, lontano dalla pazza folla.

SILVIO SERANGELI