UN MALEDETTO TRUCE CALCOLO

di CARLO ALBERTO FALZETTI

IL CALCOLO.  Il Governo è posto di fronte ad un “particolare”processo decisionale in condizioni di incertezza. Una scelta (trade-off) tra una riapertura immediata ed un prolungamento fino a rischio zero sanitario. Una scelta tra salvare vite o danneggiare pesantemente lo stato produttivo. Una scelta, dunque, tra la vita e la morte ( “a grim calculus”, così lo definisce l’Economist di aprile).Posta in questi termini le due variabili, vita-economia, sono in una situazione di opposizione: se scelgo la vita posso seriamente creare un danno per moltissime persone: danno economico,danno  psicologico, danno alla stabilità sociale e politica del Paese (una via come questa, tra l’altro, sarebbe possibile solo se esistesse la possibilità di una serie e diffusa mappatura degli asintomatici) . Se, al contrario, scelgo l’economia , riaprendo tutto e subito,rischio di espandere il virus vanificando tutti gli sforzi ed i sacrifici fin qui fatti peggiorando ancor più il tessuto economico.

E, allora?

LA SCELTA( PROBABILMENTE) GIUSTA. Scelte intermedie del tipo: un po’ di riapertura settoriale scaglionata nel tempo rischia di servire a poco e di creare agitazioni fra i vari settori, nonché di far percepire alla comunità un abbassamento della guardia.

Il proseguimento del blocco, dunque, allo stato attuale non ha alternative.

Ma per evitare la “pandemia economica”abbiamo assoluto bisogno che l’andamento della produzione proceda nei mesi futuri secondo un andamento a “V” ovvero crollo e decisa ripartenza. Drammatico sarebbe un andamento a “L” ovvero crollo e seguente  stagnazione ( F. Saraceno. Luiss)

Ed è qui che si inserisce l’articolo di Draghi al Financial Times:  Agire ad ogni costo!!

In sintesi:

1.Far rimanere a galla le imprese tramite prestiti bancari a tasso zero. Questa condizione richiede immissione massiccia di liquidità che consenta alle banche di agire presto e a vasto raggio.

2.Sospensione decisa delle imposizioni fiscali.

  1. Cancellazione del debito privato.

La cancellazione del debito privato è dovuta al fatto che talune imprese possono contare, dopo la liberazione dai vincoli, a recuperare la perdita produttiva accelerando le vendite ma per molte altre (servizi pubblici, ristorazione, alberghi, turismo……) sarà pressoché impossibile il recupero della perdita (non si può consumare più di un pasto al giorno al ristorante!). Dunque, il debito accumulato va cancellato (se si decide veramente di non arrivare a vari fallimenti).

La logica dell’intervento è quella di considerare la coppia vita-economia non in termini di disgiunzione esclusiva (o questo o quello)ma in termini di congiunzione (questo e quello): salvare vite non ha prezzo ma anche salvare l’economia non ha prezzo!

Insomma, se dobbiamo proseguire il lockdown, il confinamento, la clausura, la segregazione di privati ed imprese, dobbiamo sapere che la ripartenza dovrà essere veloce come la discesa. Errori di valutazione, avversione al rischio da parte dei decisori, ritardi burocratici, timori reverenziali verso gli organismi europei, comunicazioni confuse possono condurre a creare tensioni sociali che oggi sembrano apparire inesistenti solo perché siamo allarmati dai dati sanitari preoccupanti.

COME FARE.

Le manovre di politica economica stanno veramente attuando le linee guida suggerite da Draghi? E’ presto per dirlo ma Draghi ha , in pratica, disegnato gli obiettivi per evitare la pandemia Due.

Il problema che ora si pone sembra essere il seguente: è sufficiente tracciare le linee guida perché queste possano  realizzarsi. Oppure il momento della realizzazione è fondamentale in un Paese disorganizzato perché troppo complessa è la macchina statale, i regolamenti ,  i cavilli, la lentezza burocratica, le competenze in conflitto….

Se ascoltiamo il lamento delle partite IVA, dei lavoratori precari, dei lavoratori in attesa della Cassa Integrazione, dei lavoratori in nero, delle piccole medie imprese, delle grandi imprese, dei commercialisti in attesa di chiarezze, dei liberi professionisti (non tutti sono grandi studi affermati ) allora quel lamento sta per diventare rabbia. Fra quanto il potenziale di rabbia si tradurrà in atto?

E’ ormai uso comune parlare di guerra. Lo fanno i politici, i giornalisti, il pubblico. Tutti pensiamo naturalmente agli eroici  medici, infermieri, forze dell’ordine, protezione civile, cittadini segregati, lavoratori ed imprenditori danneggiati. E vada per la metafora della guerra!  Ma, allora è necessario essere coerenti.

Azzardo un paragone forse retorico ma penso chiarificatore. Dopo Caporetto il Paese ad un passo dal crollo definitivo ebbe il coraggio di resistere certamente sul Grappa e poi sul Piave. Ma, attenzione:  ebbe anche la lucidità di porre l’uomo giusto al posto giusto nel momento giusto: basta con un dotto stratega la cui strategia aveva fallito ma immissione di un uomo scarsamente stratega ma sapiente nell’incitare alla resistenza. Questa era la nuova strategia da realizzare (combattere non per l’astratto nome “Savoia” ma combattere per se stessi, per le proprie famiglie, per la propria terra, per la propria casa).  Che tipo di guerra si combatte ora? Si combattono due tipi di guerra. Quella virale è affidata ai medici e paramedici. E quella economica ?

Se vogliamo stare in Europa è puerile battere i pugni sul tavolo, minacciando: tanto chi ascolta non ti crede( perché dovrebbe? Sei uno come tanti di noi, qui a Bruxelles).

Se vogliamo continuare insieme servono poche parole pronunciate da chi non deve dimostrare competenza perché già la possiede e gli viene, naturalmente riconosciuta (non è uno  dei tanti come noi). Perché le sue parole  non sono ascoltate quale petizione per salvare il proprio Paese. Perché sono ascoltate avendo un valore “salvifico” per l’Europa intera. Il parlare non è mai neutrale (non vale tanto quello che si dice ma chi lo dice!)

Contro i cani della savana che presto potrebbero avvicinarsi alle bellezze del Paese noi fieramente vorremmo poter dire: come osate? Noi abbiamo il patrimonio più bello del mondo, noi possediamo un valore particolare!!

Forse dimentichiamo di sapere, o meglio, di dire: noi possediamo uomini all’altezza di una situazione, capaci di combattere non per il singolo nostro Paese, ma per l’idea di Europa.

 Sapremo superare le tante e tante resistenze, le miserie dei politicanti, degli arruffapopoli, degli urlatori, degli incompetenti  (uno=uno) sparsi ovunque e resistere come nella metafora di prima, forse troppo azzardata, ma chiara, fin troppo chiara??

CARLO ALBERTO FALZETTI