Dall’attesa alla paura

di SILVIO SERANGELI

Questa mattina, finalmente, si è allentata un po’ la tensione. Dopo una notte per lo più insonne, e di cattivi pensieri, con mia moglie abbiamo potuto vedere dal vivo la nostra nipotina Flavia che il papà con mascherina e guanti portava al vicino ambulatorio per il suo vaccino. Un  momento emozionante e a distanza: dal sesto piano al viale che ci sta di fronte. Sono più di quindici giorni che i nostri rapporti visivi si riducono a tre collegamenti canonici via telefonino con immagini che riportano le prima corsette della piccola, che ha poco più di un anno, il suo sfogliare i libri, i baci e i ciao con la manina. Un rituale che mi ha un po’ stancato: sempre lo stesso, senza nessun contatto, e come se stessimo in collegamento con un’astronave, mentre siamo barricati al di là del viale. Barricati e intimoriti. La nostra cronaca è fatta di piccoli episodi, di grandi speranze, sempre frantumate dalle notizie della realtà, da momenti di sana euforia e di grande depressione. E paura. Il portiere ha comunicato che oggi ci sarà la sanificazione dell’area del nostro condominio, perché un inquilino dell’altra scala è stato ricoverato con febbre e  tosse. Cerchiamo di stare tranquilli: è un altro ascensore, mia moglie è uscita a fare la spesa con guanti e mascherina nuova di zecca, ma era due giorni fa. La paura rimane: e se mi viene la tosse? un po’ di raffreddore? Intanto niente spesa: il latte c’è quello a lunga conservazione, ci arrangiamo con il pan bauletto, ci sono ancora le scorte di carne frutta e verdura. Si sta in casa e, nel caso nostro, si attende il via libera per tornare in patria, all’altra casa, abbandonata da quasi due mesi. Un desiderio che, l’altra mattina, mi ha spinto a scendere in strada, proprio davanti al portone, per rimettere in moto la macchina, ferma da tempo, e controllare che la batteria non si fosse scaricata. Un azzardo che non ho confessato a nessuno, perché è tale la psicosi che anche due passi sotto casa ti fanno pensare al peggio. Intanto, si contano i giorni di questa quarantena, si compila sul calendario un specie di stecca: pazienza, aspettiamo pasqua, poi i primi di maggio…, forse fino a giugno…. Una stecca come al tempo del militare, caro Nicola (Porro)-Venezia car. Ma allora sapevi quando saresti tornato borghese: “venti all’alba” e, qualcuno, rivolto alle “sporche reclute”, intonava l’irridente: “borghesi…borghesi…borghesi”. Quando torneremo borghesi? Le cronache giovanili di famiglia ci dicono che la piccola Flavia non farà il corso di nuoto in piscina, che passerà del tempo prima che riassapori l’ebrezza dell’altalena e degli scivoli del giardino pubblico sotto casa; è tutto un enigma l’agosto al mare già prenotato. E noi? Comincia a scemare il gusto della lettura, perché manca la mente sgombera, un po’ come il giusto gusto del palato per un lento e buon toscano. E telefoni: solito bollettino con mia sorella e mio cognato, che non andrà alla visita di controllo perché il reparto di riferimento è stato mobilitato per il virus, le notizie sul pane fatto in casa, la spesa che ti portano a casa, il domani senza certezze. E poi gli amici: stessi discorsi con qualche piccola variante. Riattacchi dopo la breve parentesi che non ti ha cambiato l’umore, anzi. Magari la giornata è un po’ meno monotona, perché finalmente è arrivato il pacco con le mascherine e, dopo quasi un mese, il pacco dei libri ordinati all’IBS. Li apri con guanti e mascherina e metti subito da parte la scatola, come se scottasse. Per ammazzare il tempo, mi fabbrico qualche mascherina con carta da forno elastici e spillatrice. Non si sa mai. Ma tanto non esco. Scorro le rassegne dei giornali su internet, mi rilasso a leggere il Foglio con gli editoriali dell’Elefantino, ma il resto è un carosello ripetitivo. E non può essere altrimenti. Guardo la televisione, ma non c’è niente di nuovo. Provo una grande commozione per il papa nella piazza San Pietro deserta e sotto la pioggia battente: immagini epocali che forse il grande Sorrentino avrebbe voluto girare per il suo papa; la stessa emozione per i giovani medici cubani sorridenti con la grande foto del sub comandante Fidel. Il resto è noia e indignazione, cara Marina Marucci, quando ti capita di leggere della preghiera a due voci del “leader da quattro soldi” ex papete e della maitresse tenutaria del bordello mediaset, e di vedere a sera tarda su Rai News 24 la rassegna stampa con le invereconde balle tutte lombarde delle triade Giornale (in caduta libera) la Verità (meglio dire la falsità a piene mani) e di Libero (e giocondo) che di fronte a una crisi epocale attaccano il governo e dimenticano, essi lumbard, la semplice verità della storia politica e amministrativa della loro regione. Partiamo dal 1995 ad oggi, sempre governata dai loro padroni: Forza Italia e Lega. Quattro mandati consecutivi, sì quattro mandati, del plurinquisito Roberto Formigoni, seguito da Roberto Maroni e ora da Attilio Fontana con relativi assessori forzisti e leghisti a piacimento. Che hanno combinato? Dove sta la sanità d’eccellenza, governata dalle loro giunte e dai loro assessori, che si è distinta, in verità,  per gli scandali. Senza voler scomodare il Travaglio doc, andate a leggere sul sito Alto Milanese Libera Stampa la cronaca ben documentata dei 25 anni di scandali della Sanità in Lombardia tra corruzione, arresti e truffe, ricostruita da Alessandro Boldrini. Ma di questo lor signori non parlano e, ahimè, non parla neppure la sinistra. Perché non replica il pacifico ministro Speranza? che, secondo il direttore Sallusti, dovrebbe essere processato, e magari ghigliottinato, per fare giustizia alla persecuzione perpetrata dalla magistratura nei confronti del povero papete. E parlano di solidarietà con lacrimevoli pezzi dalla bergamasca, magari accanto all’articolo del vecchio attrezzo spionistico Luttwak che si augura la fine del modello cinese, e fa finta di non vedere il disastro della sua patria di adozione e del suo datore di lavoro. Che dire? Cambio canale e, per fare notte, attendere l’effetto del tranquillante ormai abituale e prendere sonno, naufrago sul canale 34 insieme al film “Il sommergibile più pazzo del mondo” con Bombolo e soci, ravvivato dall’impareggiabile marinaretta Anna Maria Rizzoli dalle gambe planetarie, impegnata fra i marosi e le insistenti avances dello scombinato equipaggio.

SILVIO SERANGELI