Una nave nella tempesta; diario di bordo.

di PAOLA ANGELONI

Introduzione.

Non so se questo scritto sarà pubblicato o rimarrà chiuso entro un file. Dovrò superare la giusta esigenza di Marcello di salvaguardare la sua privacy.

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Il motivo che mi ha spinto a ricopiare il suo diario di bordo è dettato dalla volontà di far conoscere la competenza e l’umanità di tutto il personale del reparto di terapia intensiva dell’ospedale S. Paolo ancor prima dell’avvento del Covid 19. E non solo, ma anche dei medici, degli amici medici e degli infermieri prima dell’avvento del Corona virus.

Non sto a dire, retoricamente, quello che essi stanno operando ora, sono angeli? Allora, quando li ringraziavo, mi dicevano: ”E’ mio dovere“. Ma so che allora ed anche ora quelle donne e quegli uomini non possono dire ciò che è indicibile, si limitano a chiederci strumenti per la loro sopravvivenza, per non essere contagiati per non contagiare.

Come non si può parlare della loro professionalità come vocazione? Una volta usciti dall’ospedale, mi è capitato di ritornarvi per ulteriori certificazioni e mi fermavo accanto alla porta chiusa della terapia intensiva, come se fossi presa dalla sindrome di Stoccolma: ritornare lì, dove Marcello era stato “prigioniero” per un mese, ma per avere il loro aiuto, il loro conforto, si, la loro genialità nella clinica, pur seguendo i protocolli.

Ma c’è anche un secondo motivo, ossia la necessità di far conoscere a chi ancora è scettico che cosa sia una polmonite interstiziale ed una sindrome respiratoria causata da un batterio e non ancora dal coronavirus, anche se la sintomatologia, a dicembre, è stata la stessa.

Con autoironia Marcello ora dice che è stato “fortunato“… un letto super accessoriato di monitor di ultima generazione, il casco per l’ossigeno, la ventilazione forzata con l’intubazione, la tracheo eseguita non in condizioni d’urgenza, anestesisti ed infermieri professionali a sua disposizione, le medicine, gli antibiotici, la cura ed il sostegno da parte di tutti e non ultimo la nostra presenza, quella mia.. Il dottor Fulvio mi ha chiamato con un appellativo in inglese, per dire: colei, sia moglie, sorella o cognata, che si trova costantemente vicino ad un malato che sta per morire, costui si salva anche per la cura di colei che gli sta vicino. Pensiamo e riflettiamo su quello che accade ora, con insufficienza di mezzi e turni massacranti e tante persone contagiate. Sosteniamoli!

Se essi, i medici dell’ospedale S. Paolo potranno leggermi, sappiano che dedico a loro Il commiato di Nausica; Ristoratosi con il bagno e indossate ricche vesti, Ulisse si avvia al banchetto. Sulla soglia della sala incontra Nausica, che gli rivolge parole augurali e lo prega di ricordarsi di lei quando sarà tornato in patria. Ulisse risponde commosso e riverente che l’onorerà sempre come una dea. (vv. 600-618, Odissea).

Lavato ed unto per le scòrte ancelle,

e di manto leggiadro e di leggiadra 

tunica cinto, alla gioconda mensa

da’ tiepidi lavacri Ulisse giva.

Nausìca, cui splendea tutta nel volto

La beltà degli Dei, della superba

Sala fermossi alle lucenti porte.

Sguardava Ulisse, e l’ammirava, e queste

Mandavagli dal sen parole alate:

“Felice, ospite, vivi e ti ricorda,

come sarai nella natìa tua terra,

di quella onde pria venne a te salute“.

“Nausìca, del pro’ Alcinoo inclita figlia,”

Ulisse rispondeale “ Oh! così Giove 

l’altisonante di Giunon marito,

voglia che il dì del mio ritorno spunti,

com’io nel dolce ancor nido nativo

sempre qual Dea t’onorerò: che’ fosti

la mia salvezza tu, fanciulla illustre. “

Proposizione I.

Nella scienza il lavoro dopo dieci, venti, cinquanta anni è invecchiato. E’ questo il significato del lavoro scientifico: ogni lavoro scientifico “compiuto” comporta nuovi “problemi” e vuol dire esser “superato”. Ma non si può lavorare senza sperare che altri si spingeranno più avanti. Perché ci si adopera intorno a quello che, nella realtà, non può mai giungere al termine? Ebbene per fini pratici, tecnici: per orientare l’azione pratica mediante le previsioni che fornisce l’esperienza scientifica.

Scolio.  

Pronto Soccorso, 2 dicembre 2019. ARDS e polmonite bilaterale interstiziale.

 Proposizione II.

Bisogna fare una considerazione generale. Il progresso scientifico è una frazione di quel processo di intellettualizzazione al quale siamo soggetti da secoli e contro il quale oggi di solito si prende una posizione di natura così straordinariamente negativa. Rendiamoci conto di cosa significhi questa razionalizzazione intellettualistica per opera della scienza e della tecnica orientata scientificamente. Significa che la coscienza o la fede che basta soltanto “ volere”, per “potere” ogni cosa può essere dominata con la “ ragione”. Il che significa il disincantamento del mondo.

Scolio.

Terapia intensiva e rianimazione, giovedì, 5 dicembre 2019. Oggi, Marcello, sei stato intubato. Sono arrivata nel reparto di terapia intensiva ed ho visto Cristina, al nono mese di gravidanza, che ti guardava dal vetro e dallo specchio, mentre Tu “dormivi”. Era dispiaciuta perché non aveva fatto in tempo a salutarti di persona.

Proposizione III.

Ora la tecnologia pratica sviluppata scientificamente, quale è la medicina moderna, ha come presupposto il compito della conservazione della vita e della riduzione al minimo del dolore. Il medico cerca di conservare la vita al moribondo, anche se la sua morte è e deve essere desiderata dai suoi congiunti. Ma i presupposti della medicina e il codice penale impediscono al medico di desistere.

La scienza medica non si pone la domanda se e quando la vita valga la pena di essere vissuta. Il medico dà una risposta a questa domanda: che cosa devo fare se vogliamo dominare “tecnicamente” la vita?. Che la scienza sia oggi una “professione specializzata“, posta al servizio della coscienza di sé e della conoscenza di situazioni di fatto, e non una grazia di visionari e profeti, è certamente un dato di fatto inseparabile dalla nostra situazione storica e cioè il profeta “non esiste“. Viviamo in un’epoca senza Dio e senza profeti.

Dimostrazione.

I valori supremi sono rifugiati nella fraternità dei rapporti immediati e diretti fra i singoli e questo vale per il paziente e lo staff dell’ospedale.

Scolio.

Ti parlo con “freddezza” perché fin da quando abbiamo chiamato l’ambulanza, lunedì 2 dicembre, in tarda mattina, io ho voluto assumere il controllo della situazione per Te, per la gravità della tua situazione, per fare in modo che nulla non fosse tentato. Ti arrivino i miei sentimenti, i miei pensieri, le mie parole, l’amore e la dedizione che ho per Te. So che Tu mi ascolti.

Proposizione IV.

Cartesio. Se ci sia un modo in cui agli uomini sia possibile conoscere qualcosa con certezza, e se sì, come. Mancava un metodo affidabile per progredire sulla via della conoscenza, in un clima intellettuale dominato dallo scetticismo. Solo disponendo di un fondamento per la certezza si poteva afferrare la verità.

Cartesio voleva gettare le basi della scienza, nel senso delle verità generali sul mondo, ma anche le basi di un’indagine. Il suo scopo era di trovare delle proposizioni solide come la roccia, che potessero fornire fondamenta saldissime su cui si potesse costruire un edificio di conoscenza. E ciò è l’idea di Dio: il fatto di avere questa idea prova che c’è qualcosa di realmente corrispondente ad essa, vale a dire che c’è realmente Dio. Da qui la certezza del mondo esterno, il quale è occupazione di spazio e di tempo, ambedue forme di misurazione matematiche. Cartesio è un razionalista nel senso che si possono costruire modelli di interpretazione della natura. La filosofia moderna nasce con l’interrogativo “Che cosa posso conoscere? “.

Scolio.

Venerdì 6 dicembre, è il quinto giorno che sei in terapia intensiva, il secondo che sei intubato. Sei stato intubato con una cannula in bocca che arriva alla trachea per tenere i polmoni immobili, con una ventilazione forzata. Il motivo è che Tu stesso, ieri, giovedì pomeriggio, hai detto alla dottoressa anestesista che avevi difficoltà a respirare.

Oggi la tua situazione è stazionaria, né miglioramento, né peggioramento. Quante volte lo abbiamo sentito dire dai medici. Ti è stata data una sedazione profonda perché tentavi con la lingua di rimuovere la cannula. Ilaria, Cristina ed io ti stiamo vicini, ma al vetro, per vederti allo specchio, ci sono i tuoi amici, Matteo, Gianfranco e l’ amico dottore Bebo, che aspetta ogni giorno da noi le notizie che ci danno, mattina e sera, le dottoresse. Viene tuo fratello Tore, accompagnato da Anna, che piange. Piange nel vederti e si chiede perché non vi siete più cercati.

Proposizione V.

 Hume. Il rapporto causa effetto tiene il mondo che noi conosciamo. Limitiamoci ad osservare una cosa, non possiamo mai sapere che effetto produce. Solo con l’esperienza possiamo vedere le sue conseguenze. Si forma così in noi l’abitudine. Ad esempio, possiamo attenderci che una palla di gomma rimbalza quando viene fatta cadere. Noi “aspettiamo che”, “presumiamo che“: è la nostra esperienza che genera in noi l’abitudine di aspettarci qualcosa; la nostra coscienza di questa abitudine è la nostra idea di connessione necessaria. Noi supponiamo erroneamente che percepiamo una connessione necessaria che è nelle cose, anziché sentirci semplicemente spinti a compiere determinate deduzioni.

Scolio.

Sabato 7 dicembre 2019, il sesto giorno di terapia intensiva ed il terzo dell’intubazione. Ho chiesto il motivo della tua crisi respiratoria, per cui il primario, il dottor Ricci, ha applicato il protocollo e ha ritenuto di intubare. Mi è stato detto che la crisi per i più deboli sopravviene il primo giorno, Tu sei forte fisicamente e psicologicamente ed hai resistito fino al terzo giorno. Non ti sto a dire la situazione, che cambia di ora in ora, come sanno bene gli infermieri e gli anestesisti, e che è monitorata di minuto in minuto, riguardo alla tua ossigenazione forzata, alla saturazione ed agli scambi tra ossigeno ed anidride carbonica. Sono costantemente in contatto con il dottor Fulvio, che viene sempre a controllarti di persona. Sei circondato da medici, infermieri, assistenti e, nell’ora di visita dai familiari e dal dottor Bebo. Mi chiedo e chiedo la causa di ciò che ti è avvenuto, SI VA AVANTI PER IPOTESI. Infatti ti danno tanti antibiotici a largo spettro, compresi gli antimicotici, per curarti e per coprirti anche da eventuali complicanze. Il dottor Fulvio ha fatto la batteria per la malattia autoimmune ed è negativa, ma la terapia intensiva, come dice un’infermiera, è in subbuglio, una marea di test e di analisi – per conoscere la causa dell’infezione – è mandata agli infettivologi del Policlinico Gemelli e dell’Ospedale Spallanzani. Si aspettano i risultati.

Sabato, all’ora di pranzo, hai fatto la TAC. L’esito è stato detto a Cristina, che con la dottoressa Castagnari ha visto la TAC, non è il referto di radiologia, tuttavia si evince che, mentre nella TAC di entrata in PS – richiesta dal dottor Fulvio e dal dottor Mauro -, i focolai dell’infezione interessavano tutti i polmoni, con un quadro definito allarmante e grave, ora dalla TAC si evince che le zone apicali dei polmoni sono completamente guarite. La polmonite è medio basale bilaterale. Un miglioramento! La concentrazione dell’ossigeno è 60, bassa ma stabile, gli scambi ossigeno-anidride carbonica sono migliorati rispetto a prima. Ho parlato con l’ex primario, il dottor Giulio, perché mi desse un consiglio.

Proposizione VI.

Hume fu uno spazzino di immondizia intellettuale, afferma però che per qualunque essere umano è completamente impossibile mantenere una posizione del tutto scettica, semplicemente perché gli esseri umani non sono in grado di evitare di agire e di credere. Per lui gli esseri umani contavano più di ogni altra cosa, esseri umani impegnati, appassionati. Uomini appassionati che si aspettano che le cose in futuro continuino ad accadere così come sono accadute nel passato.

Dimostrazione. Donne e uomini impegnati e appassionati, infermieri, medici anestesisti e primario che si muovono in un ambiente asettico, fatto di monitor, ventilatori, disinfettanti e luci abbaglianti, per controllare ad ogni istante la situazione critica dei pazienti. Una carica di umanità che farà dire ad un medico: “Marcello, qui anche io mi sento male, figuriamoci Te “.

Scolio.

Domenica 8 dicembre, reparto di terapia intensiva. E’ il settimo giorno ed il quarto dall’intubazione. Ilaria e Cristina sono sempre presenti: Ilaria piange e assume quell’atteggiamento timoroso e profondo, che mi ricorda Lei quando dovetti lasciarla con i nonni per andare a partorire Cristina. Soffre per il suo papà. Cristina piange, ma si mette grembiule, cappello e mascherina e ti sta accanto, vuole parlare con i medici anestesisti per il timore, dato il suo stato, che io le nasconda la gravità della tua situazione. Gravità reale, da controllare di momento in momento, come fanno le dottoresse ed i dottori, gli infermieri… Tanti amici vengono a trovarti, tantissimi telefonano. Io a casa trascorro ore a dare tue notizie, a Fabrizio, il compagno di Cris, a Fabrizio B. che mi sente due volte al giorno, a Matteo, che sempre viene a vederti, al dottore Bebo che non ti ha lasciato mai ed è molto vicino a noi, a Gianni, che si scusa per quante volte ci telefona, a Simonetta, a Sandra, a tuo fratello Tore, che ogni pomeriggio viene a vederti, e poi Iolando e Giancarlo, tuoi cugini… Rosaria, Angela, Claudia da Vigevano.

Lunedì 9 dicembre, reparto di terapia intensiva, 8 giorni e 5 di intubazione.. E’ di turno la dottoressa Ilaria, riccia riccia e positiva. Non c’è bisogno che io dica che tutto lo staff medico faccia il massimo per rendere l’ambiente meno medicalizzato, essi danno del “Tu” ai degenti e noi li chiamiamo per nome, ma con rispetto e direi devozione per le cure ed il sostegno che danno. Mi comunica che i risultati, mandati al laboratorio dello Spallanzani, non danno leucemia, né legionella, né malattia autoimmunitaria.  Si avanza sempre più l’ipotesi che ti abbia colpito un virus o un batterio o un fungo o tutti e tre. Finalmente la saturazione, il tasso di ossigenazione, è 99 su cento! Non sul monitor ma con emogasanalisi si vede che il quadro è migliorato!

Ma alle sedici a casa mi arriva per telefono la voce del primario, dottor Ricci: “Signora, suo marito ha due cisti (d’aria), non presenti nella TAC precedente, chiamo il chirurgo toracico per una verifica sul da farsi“. Sono crollata, ma quando arrivo in rianimazione il caro medico anestesista, dottor Andrea, mi dice che non c’è stato bisogno di drenare le due cisti d’aria scoppiate. E’ uno pneumotorace o enfisema, o bolle d’aria tra pleura e polmoni. Si decide di abbassare la pressione dell’ossigeno che le ha create. Non li vedo preoccupati, purtroppo è incidente di percorso con intubazione.

Non so più a quale Cristo di medico appellarmi, anche al dottor Giulio, ex primario, che, gentile, mi ascolta. Il dottor Andrea conferma che non arrivano le analisi sui virus, batteri e funghi, inviate al Gemelli ed allo Spallanzani. Il dottor Giulio mi dice che si deve stare incollati al telefono e sollecitare gli istituti di Roma, con i quali il reparto di terapia intensiva è costantemente in contatto per la grave situazione che presenta Marcello. Il dottor Fulvio ti segue e questa sera (mercoledì) era da Te perché ti era salito il potassio. Il dottor Fulvio mi dice “coraggio “, “Marcello ne uscirà fuori completamente“.

Lunedì 9 dicembre, nel pomeriggio tardo ti portano alla TAC e, mentre esco, al bar, incontro la primaria di Radiologia, la dottoressa Marina, che mi conferma che l’apice dei polmoni è libero, ma la parte bassa dei due polmoni e la zona mediastinica presenta un quadro grave, dopo otto giorni di rianimazione (oltre al giovedì, venerdì sabato e domenica a casa, Marcè…. Insomma sei stato colpito da ARDS, sindrome respiratoria acuta e da polmonite interstiziale bilaterale.

Dimostrazione. Una forma di pudore e di riverenza non mi fa parlare dei medici, del primario, degli infermieri, degli assistenti del reparto di terapia intensiva. Sono loro che agiscono, interpretano i protocolli, curano, controllano, sempre presso i letti dei degenti, ascoltano le domande, a volte banali, dei familiari; ognuno di loro con la propria personalità, con la competenza specifica del proprio ruolo: sono “Angeli”, sono “Monaci buddisti“ ed il reparto di terapia intensiva, cosi asettico, così illuminato a giorno, senza tempo… è una vera comunità. Donne ed uomini che non hai mai conosciuto e che ora sembra che tu conosca da sempre, ai quali chiedi notizie sulla vita della persona cara, mentre loro lavorano, indagano, provano, eseguono protocolli, ma con un carico di umanità che è “indicibile“.

Proposizione VII.

La dotta ignoranza (1440). La precisione nelle combinazioni fra le cose corporee e una proporzione perfetta tra il noto e l’ignoto è superiore alle capacità della ragione umana, per cui sembrava a Socrate di non conoscere null’altro che la propria ignoranza; e Salomone, sapientissimo, sosteneva che “Tutte le cose sono difficili“ e inspiegabili con le nostre parole. Se è dunque così, che anche Aristotele, il pensatore più profondo, nella filosofia prima afferma che nelle cose per loro natura più evidenti incontriamo una difficoltà simile a quella d’una civetta che tenti di fissare il sole, allora vuol dire che noi desideriamo sapere di non sapere, dato che il desiderio di sapere, che è in noi, non deve essere vano. E se potremo conseguirlo appieno, avremo raggiunto una dotta ignoranza. La cosa più perfetta che un uomo quanto mai interessato al sapere potrà conseguire nella sua dottrina è la consapevolezza piena di  quell’ignoranza che gli è propria. E tanto più egli sarà dotto, quanto più si saprà ignorante. E’ a questo fine che mi sono assunto la fatica di scrivere alcune poche cose sulla dotta ignoranza …. E quanto più saremo dotti in questa ignoranza, tanto più abbiamo accesso alla verità stessa. Niccolò da Cusa.

Scolio.

Oggi, martedì 10 dicembre, nove giorni in terapia intensiva e sei di intubazione. Ho capito che il dottor Fulvio vede in positivo, il dottor Bebo fa l’avvocato del diavolo e controlla, il dottor Giulio si informa. IO OGGI SONO CROLLATA ed ho avuto il bisogno di accarezzarti, anche se alcuni medici mi dicono di non farlo, perché i polmoni  devono rimanere immobili. Il dottor Fulvio, questa sera, mi ha detto che non soffri, sedato profondamente, e poi non ricorderai nulla. Ti amo.

Oggi pomeriggio la dottoressa Castagnari mi dice che la situazione dell’enfisema (le bolle d’aria) è così così. Il primario ti fa fare la TAC di nuovo, mentre ti portano in radiologia Cristina è accanto a Te, “Che la possino…” Ilaria a casa con Raoul e Diana che prende antibiotico per la tosse…lo avevi fatto anche Tu, con la tua tosse“ da reflusso esofageo“… invece era polmonite.

Ma l’ossigenazione è ottima, 100 per cento!

Dimostrazione.

Quando entro in Terapia intensiva entro in un santuario, con i degenti nudi, ma amorevolmente avvolti in lenzuola, macchinari vi circondano ai lati del letto e voi richiamate il nobile Cristo del Mantegna. I medici vi sono accanto e se chiamati dall’unico familiare che vi fa visita, essi accorrono, danno spiegazioni, confortano, se è il caso, non confortano se non è il caso. Questo fa si che si abbia grande fiducia in loro, sono loro che si prendono carico e responsabilità della vostra condizione vitale. Hanno occhio sia il primario che gli anestesisti ed anche gli infermieri. Gli infermieri sanno della vostra condizione in quel dato momento, ma ci fanno parlare con i medici, hanno una grande deontologia professionale. Infatti, ogni giorno, due volte al giorno, quando tolgo para scarpe, camice, cappello e mascherina e mi disinfetto con amuchina, mi trovo a fare quella trepidante processione per andare a consultare l’anestesista di turno che accoglie ogni familiare per le notizie.

 Proposizione VIII.

Il fatto stesso, che la totalità delle nostre esperienze sensoriali sia tale che mediante il pensiero…essa può venir ordinata, ci lascia pieni di stupore, ed è che non riusciremo mai a spiegarci. Si potrebbe dire che “l’eterno mistero del mondo è la sua comprensibilità“. Una delle grandi scoperte di Kant fu il riconoscimento che la costruzione di un mondo esterno reale sarebbe priva di senso senza la sua comprensibilità. La comprensibilità, in generale, implica la produzione di un qualche tipo di ordine tra le impressioni sensoriali. Tale ordine essendo prodotto dalla creazione di concetti generali, dalle relazioni tra questi concetti, e dalle relazioni tra i concetti e l’esperienza sensoriale, relazioni determinate in ogni maniera possibile. E’ in questo senso che il mondo delle nostre esperienze sensoriali è comprensibile. Il fatto che sia comprensibile è davvero un miracolo. ( A. Einstein ).

Scolio.

Terapia intensiva e rianimazione. Ieri, mercoledì 11 dicembre, 10 giorni di ricovero e 7 di intubazione, Tu stavi bene. Ho parlato con la dottoressa di Monte Romano, la quale mi ha detto che la TAC di ieri mostra un miglioramento nei polmoni, l’ossigenazione con emogasanalisi è buona. Mi ha detto che questa mattina avevano inviato i campioni per analisi del virus, batterio o fungo allo Spallanzani (credevo che lo avessero fatto prima…), le analisi inviate al Gemelli sono tutte negative!

Solo è salito il potassio e se non scende, la dottoressa, con il nefrologo di turno, crede di fare una dialisi.

L’ infermiera Silvia, come tutte, ti è molto vicina. Mi ha detto, con un sussurro, se volevo sentirti e Lei ti ha chiamato, Tu hai risposto con un cenno degli occhi- sembrava che li aprissi per la prima volta nella tua vita -, ti ho chiamato e Tu hai fatto cenno di NO, quando chiedevo se provavi dolore. Poi il battito del tuo cuore si è accelerato e ci siamo fermate. Cris, con il pancione e Ilaria, alla visita delle 12.00 e delle 17.00, sono sempre con Te, entrano una per volta, indossando para scarpe, camice, copricapo ed amuchina sulle mani. Io chiedo, chiedo agli anestesisti che ci riferiscono, al dottor Bebo, al dottor Fulvio. Il dottor Fulvio mi aveva detto che non c’era bisogno della dialisi per la creatinina 1.6, ma il nefrologo di turno, ti ha fatto la dialisi per due ore a causa del valore del potassio. Come aspetto io vedo che Tu stai bene, che ti sono vicina… I tuoi amici e parenti telefonano sempre ed alcuni ti vengono a trovare, separati dal vetro. Per la dialisi decide il nefrologo di turno: in ospedale chi c’è decide, amore mio.

Proposizione IX.

Noi siamo organismi viventi in un ambiente in cui, sopra ogni cosa, ci preoccupiamo di sopravvivere, e uno dei meccanismi più importanti di sopravvivenza che abbiamo è la conoscenza. La nostra acquisizione di conoscenza talvolta è questione di vita o di morte. L’aspirante conoscitore è un organismo biologico che lotta per la sopravvivenza- non uno spettatore, ma un agente. (Dewey).

Scolio.

Terapia intensiva, venerdì 13 dicembre, 12 giorni e 9 di intubazione. Caro Marcello, la dottoressa Castagnari ha detto che la tua situazione è stazionaria, è sempre in contatto con il dirigente, dottor Ricci, che ti segue costantemente. Per il potassio alto (per l’alimentazione in flebo) hanno deciso di farti la dialisi continua. Hanno tolto antibiotici e messo altri, come uno prescritto dal nefrologo che ti cura per eliminare il potassio. La dottoressa mi ha fatto parlare con Te, mi sembra che la sedazione sia diminuita, credo che stiano aspettando una tua respirazione autonoma, infatti l’ossigenazione è migliorata, ma è stazionaria.

E’ stato vietato a Cristina di venire presso di Te, il 28 dicembre finisce il tempo di gestazione!

Sabato, 14 dicembre, 13 giorni e 10 di intubazione:

Caro Marcello, ieri, di mattina, ore 13.00, la dottoressa Maurelli – c’era anche Sandra- mi ha detto che ha telefonato il laboratorio di analisi di Civitavecchia: l’emocoltura ha dato risultati positivi e questa mattina inviano i risultati “circa l’agente patogeno che ha colpito i tuoi polmoni“. Il dottor Mauro , che fortunatamente con il dottor Fulvio era in Pronto Soccorso quando eri in triage, ha detto a Cristina che nella sua vita di medico non aveva mai visto in TAC polmoni in quel modo, te lo ripeto: sei stato colpito da ARDS, grave insufficienza respiratoria, portato in rianimazione, tre giorni con il casco -cipap- per ossigeno e dieci giorni ad oggi intubato per la ventilazione polmonare, dato che non avevi la respirazione autonoma e sei sedato profondamente. Scrivo questo “diario di bordo” per Te. L’emogasanalisi non è ancora ai massimi livelli, un poco di azotemia, ma il potassio si è abbassato a 3, dettomi anche dal dottor Fulvio, che costantemente ti segue e mi da ulteriori notizie, oltre a quelle ricevute dagli anestesisti e dal dottor Ricci in terapia intensiva. Mai come ora in questo reparto di urgenza mi è capitato di avere un rapporto così schietto, così vero, così umano e scientifico con medici, infermieri professionali e dirigente, sono “monaci buddisti“ e “Angeli cristiani“. La dottoressa mi ha comunicato che non hai più febbre- mai saputo della febbre-. Nel pomeriggio l’infermiera professionale che ti cura, mi ha specificato che hai avuto in mattina il picco di febbre, che poi con tachipirina è andata via. Infatti, alla visita delle 17.00, ti ho trovato sudato e molto dimagrito. Ti ho parlato e ti ho accarezzato. Forse in serata tolgono la dialisi, ma la Maurelli, dato quel che ti era accaduto con nefrite, mi dice che permane una lieve insufficienza renale. La sera ho parlato con il dottor Giulio, anche Lui presume una lieve insufficienza renale, perché non è possibile che i sali minerali dati con il sondino per l’alimentazione possano far salire il potassio. Oggi sentirò il dottor Andrea, che è in servizio. Cris questa mattina a Roma per il primo monitoraggio. Ieri è venuta Ilaria, la piccola Diana ha preso antibiotico per il catarro, Raoul va contento al nido. Ho avvertito Luca per la barca. Tutti chiedono tue notizie.

Proposizione X.

Consideriamo un enunciato che fa parte della teoria zoologica, come “Tutti i cigni sono bianchi“. Si tratta di un enunciato universale perché riguarda tutti i cigni. Quali sono le condizioni della sua verificabilità? Per sapere se è falso basta trovare un cigno di colore diverso dal bianco e si è dimostrato che l’enunciato “tutti i cigni sono bianchi” è falso. Ma se non trovassimo un controesempio, saremmo portati a pensare che l’enunciato è vero. Ma per essere certi di ciò dovremmo controllare il colore di tutti i cigni, presenti, passati e futuri: e questo è impossibile. Dunque non è possibile conoscere con certezza la verità di un enunciato scientifico universale, sebbene si possa arrivare a conoscerne la falsità. E’ plausibile sostenere che le teorie e gli enunciati scientifici universali si caratterizzano per il fatto di essere non già verificabili bensì confermabili. Ma anche la conferma ha carattere induttivo e dipende dall’esperienza osservativa. Questo è il problema di Hume, ossia il problema dell’induzione. Ma se per decidere delle scientificità di una teoria noi non richiedessimo una sua verifica, bensì la sua possibile falsificazione? La scienza non procederebbe induttivamente ma all’inverso, deduttivamente dalle teorie ai fatti empirici che possono falsificarle. Tutte le nostre teorie sono congetturali. In linea di principio, tutte potrebbero, un giorno, essere falsificate.

Quando si ha l’affermazione di una nuova teoria e la vecchia viene abbandonata, siamo in presenza di una rivoluzione scientifica: due classici esempi sono la rivoluzione copernicana e la rivoluzione darwiniana. (Da Popper e Kuhn).

Scolio.

Terapia intensiva, ospedale S. Paolo, Civitavecchia.

Domenica, 15 dicembre, 14 giorni e 11 di intubazione.

Lunedì, 16 dicembre, 15 giorni e 12 di intubazione.

Compleanno di Cris – ma non esistono più compleanni -, Cris a Roma per il secondo monitoraggio della bimba.

Sabato si è saputo che il BATTERIO (da emocoltura, quando hai avuto il picco di febbre hanno fatto il prelievo perché era il momento in cui più ti aggrediva) è un Gram positivo o negativo, così ha detto il dottor Andrea rianimatore.

I Gram positivi o Gram negativi sono Batteri super resistenti. Tu sei intubato, ma ora senti, ti ho parlato e ti sei agitato, ho pena per la tua sofferenza. Ma la dottoressa Castagnari ha detto a Ilaria che ti danno l’ossigenazione al 40 % e l’andamento nel tempo è positivo. Sapendo che è un batterio hanno tolto gli antibiotici antivirali e antimicotici, poiché si sono alzate le transaminasi, che indicano sofferenza epatica.

Oggi, lunedì 16 dicembre, sapremo quale è il batterio che ti aggredisce.

Il dottor Ricci, dirigente della Terapia intensiva, ci ha detto che il batterio è la PSEUDOMONAS AERUGINOSA, intrinsecamente resistente alla maggior parte degli agenti antimicotici ed antivirali a causa della sua capacità selettiva di impedire agli antibiotici di penetrare nella sua membrana esterna. Il dottore ci ha detto che ha tolto un antibiotico che poteva andare bene, ma dopo dieci giorni non più valido. Ora prova un altro, in associazione con altri. Il primario ci ha detto che, per le tue condizioni, la malattia può essere mortale. Nel pomeriggio ci ha detto che vuole passare alla tracheotomia, che per Te somma meno rischi, che ci sono, rispetto ai vantaggi. Da oggi prendi ultimo antibiotico utile alla presenza della Pseudomonas Aeruginosa. Considera che l’emocoltura risale alla tua entrata in rianimazione. Quando hai preso la Pseudomonas? Varie ipotesi sulla tua polmonite interstiziale bilaterale con ARDS.

Cristina monitoraggio a Roma, accompagnata da Federico. Tutto bene, ma poco liquido amniotico, come per Anna. Ilaria è molto fragile, problematica e “scientifica”, le tue figlie hanno bisogno di Te.

Proposizione XI.

Metodo geometrico in base al quale le azioni e gli appetiti umani vengono esaminati come fossero linee, piani e corpi. A giudizio di Spinoza l’uomo è sottoposto alle leggi della natura, cioè le sue azioni non sono frutto di un immaginario arbitrio, bensì sono casi particolari di leggi universali e quindi sono calcolabili con geometrica obiettività.

La Speranza è una Letizia incostante, nata dall’idea di una cosa futura o passata, del cui esito dubitiamo in qualche misura.

La Paura è una Tristezza incostante, nata dall’idea di una cosa futura o passata, del cui esito dubitiamo in qualche misura.

La Disperazione è Tristezza, nata dall’idea di una cosa futura o passata, riguardo alla quale è stata tolta ogni causa di dubbio.

La Stima consiste nel tener di conto, per Amore, qualcuno più del giusto.

La Misericordia è Amore, in quanto si impadronisce talmente dell’uomo che questi gode del bene altrui e, al contrario, si rattrista del male altrui.

La Riconoscenza o Gratitudine è Cupidità o sollecitudine di Amore, mediante la quale ci sforziamo di far del bene a chi ci ha arrecato un beneficio per un uguale affetto di amore.

Scolio.

Terapia intensiva. Martedì 17 dicembre, 16 giorno, primo di Tracheotomia.

Nel pomeriggio il dottor Ricci ti ha estubato, ha provato la respirazione autonoma che andava, ma l’anestesista non sentiva colpi di tosse capaci di farti espettorare, quindi ha deciso per la tracheotomia, mi ha chiesto il consenso… perché Tu non lo potevi dare. Intervento chirurgico di dieci minuti con anestesia. Il primario ha detto “Molto bene“. ORA NON HAI PIU’IL TUBO IN GOLA. Piano piano ti stanno risvegliando. Ogni sera sento il dottor Fulvio ed ogni volta mi dice: Si, l’ho visto (Marcello).

Ricordare ciò che ha detto il primario: sinergia tra 1 malattia, 2 farmaci 3 come reagisce Marcello.

Mercoledì 18 dicembre, 17 giorni di ricovero, primo di tracheotomia.

Nel pomeriggio ti sei svegliato. La dottoressa con i capelli ricci, Selvaggi, colei che vede “il bicchiere mezzo pieno”, ti ha parlato, ti ha detto che giorno era, il 18 dicembre…, che la polmonite sta migliorando, che hai la tracheo che Ti aiuta a respirare, ma fra qualche giorno Tu respirerai da solo, tutte le funzioni vitali vanno bene. Ma sei molto agitato, ti ha sedato un pochino, ti fa bene muovere braccia e gambe, sei tutto indolenzito. In questi giorni Ti ho visto attaccato alle macchine, Tu vivevi attaccato alle macchine. Ieri sera il dottor Fulvio, che viene a controllare la situazione, mi ha detto in messaggio: creatinina 0.7, TAC torace in via di miglioramento, sembra ne stia pian piano uscendo. La polmonite è in via di guarigione. La funzione renale è ottima.

Giovedì 19 dicembre, 18° giorno, secondo di tracheotomia. La dottoressa anestesista con i capelli ricci ha confermato la tua condizione vitale, il dottor Ricci è passato e non mi ha detto nulla, quindi migliori, tutto bene!

Raoul sta diventando un ometto di venti mesi, ti chiama…”Nonno, nonno“. Cris dice. “Voglio papà che mi portava a Roma…”, io ti amo.

Proposizione XII.

“Vada a prendere un gelato“.

Wittgenstein pensava che l’etica, la religione, l’estetica appartenessero tutte al regno dell’indicibile. A proposito del Tractatus disse che la parte veramente importante del libro era quella che era stata omessa, la parte che non c’era. Queste parti del linguaggio tentano di dire qualcosa a proposito delle questioni importanti della vita, ma non ci riescono, perché quello che tentano di dire è indicibile. La sua è una concezione del “significato” basato sull’uso, come strumento. Dobbiamo solo osservare del linguaggio come esso funziona nella vita reale, dobbiamo osservare quello che le persone fanno con le parole: il significato di una parola è il suo uso nel linguaggio. Ne viene fuori che il discorso che afferma i fatti è solo un tipo di discorso fra tanti altri tipi, solo un tipo di “gioco linguistico“.

“Non darlo per scontato, ma “pensa“: si, il nostro riflettere, il nostro passare in rassegna, il nostro metodo richiede anche un po’ di immaginazione, l’abilità di pensare a ciò che non è ovvio. Per esempio, noi consideriamo una parola come “bello”, e tendiamo a pensare che vi debba essere una caratteristica essenziale di questa parola, qualche essenza di bellezza. Al contrario, se noi consideriamo l’uso concreto di questa parola, noi possiamo constatare varie mescolanze di “arie di famiglia“ nel suo uso.

“Non chiedete il significato, chiedete l’uso“. Non è nostro compito trovare qualche fondamento per i nostri giochi linguistici: “Si gioca questo gioco linguistico, e questo è il modo in cui si gioca“. Giocare è un’attività umana di tipo sociale e retta da regole, usiamo le parole per riferirci ad oggetti del mondo; ma quando ci riferiamo a oggetti nel mondo, noi operiamo nell’ambito di un gioco linguistico, e il nostro concetto di mondo è sempre condizionato dalla struttura del linguaggio: il linguaggio permea, dunque, tutto il pensiero, e così tutta l’esperienza umana.

Wittgenstein pensava che se si vuole comprendere un tipo di discorso, come il discorso religioso o altro, bisogna osservare il ruolo che esso svolge nelle vite delle persone. L’errore caratteristico della vita intellettuale del ventesimo secolo era di trattare tutte le manifestazioni intellettuali come se queste pretendessero di essere come la scienza.

Scolio.

Venerdì 20 dicembre, diciannovesimo giorno, terzo di tracheotomia.

E finalmente possiamo Parlare. Tu ti muovi, dopo diciotto giorni di immobilità forzata, senti che il tuo Corpo non ha più massa muscolare, hai lo stimolo di andare al bagno e chiami Michele, chiami Angelo, chiami Enrico, chiami Fabiola, chiami Romolo, Marco…, gli infermieri che avevi conosciuto prima dell’intubazione. Ti accolgono, ti curano, ti tranquillizzano, sono coloro che ti hanno curato fin dal cinque dicembre, giovedì, 2019.

Ilaria viene a trovarti e Tu, alla primogenita, dici: “Non ne posso più”. Ila sente moltissimo il tuo disagio, la volontà di alzarti, di fuggire via… ma non lo puoi fare.

Cris questa mattina ha fatto il monitoraggio all’ospedale S. Paolo, a pochi metri da Te: tutto bene, movimenti della bimba e liquido amniotico, ora veniamo da Te.

Aspettiamo fuori della Terapia intensiva, alle 12.30 un’infermiera si è affacciata ed ha chiamato i tuoi parenti, con angoscia ci siamo avvicinate…E il dottor Ricci mi ha detto : “Signora, vada a comprare un gelato per suo marito“. Io, con impeto, accogliendo le sue PAROLE come una vittoria da festeggiare, l’ho abbracciato, oltrepassando tutti i “protocolli” ed il gentile anestesista, che ti aveva operato alla tracheo, mi ha accompagnato da Te, per vedere come avevi reagito all’intervento, ha visto come deglutivi il gelato ed ha detto: “Deglutisce Bene!“. Fra qualche giorno potrai raccontare Tu quello che accade……..

Proposizione XIII.

Jaspers, “Oltre la fisica“.

A radicalizzare la sensibilità dell’anima dello psichiatra filosofo contribuirono la sua esperienza della malattia e della sofferenza fatta come medico, in una parola vi avrebbe contribuito l’esperienza scientifica condotta nella clinica, dove la scienza appare nel suo riferimento immediato ai problemi metafisici e agli interrogativi esistenziali di fronte ai quali la scienza tace. E l’essere, compreso dall’intelletto umano –l’essere che è ciò che tutto comprende-, è stato circoscritto dalla scienza, che, dopo averlo mediato nelle sue ipotesi anticipatrici, l’ha affidato alla tecnica, affinché  questa ne disponesse l’uso. L’essere “scientificamente” conosciuto è la massima espressione di tracotanza dell’uomo nei confronti dell’essere. Già Anassimandro si era espresso in questi termini parlando della “ubris“ nei confronti dell’”apeiron“, ossia dell’essere indeterminato, a proposito del quale ogni determinazione è colpa, e ad ogni colpa “segue necessariamente l’espiazione secondo l’ordine del tempo”. La tracotanza dell’uomo che un tempo era la episteme, la gnosi, la ratio, la scientia, ossia tutte le espressioni del sapere filosofico, oggi appartengono al sapere scientifico, che con i suoi metodi di indagine risolve problemi che un tempo erano filosofici e che ora, risolti dall’evidenza scientifica, non lo sono più. La filosofia cessa di essere conoscenza di qualcosa e diventa amore e tensione per ciò che sta oltre il pensiero e l’oggettività conosciuta. Allora l’uomo naufraga come sapere, e interpreta come “cifre” gli accadimenti e può esprimere solo la VERITA’ dell’inoltrepassabilità  e della inafferrabilità dell’essere.

Dimostrazione.

Dire è naufragare.

Lettura delle cifre: la loro trasparenza. Afferrare la loro verità ed in ciò morire.

Avere come giudice la nostra coscienza.

“La vista divenne chiara, guardò a fondo, e nell’orientazione nel mondo indagò senza limiti quel che c’è e quel che c’era, era come se si sollevasse il velo dalle cose”.

Scolio.

26 dicembre, 25° giorno di terapia intensiva e nono di tracheo.

Sono rincuorata, la tracheo va bene e vedere che mi ascolti mi da coraggio. In rianimazione sono bravi. Nella calamità sei stato premiato con questi medici anestesisti bravi, che si limitano a dirmi che compiono il loro dovere. Nomino il dottor Fulvio tra i medici che Ti curano e Tu annuisci. Il dottore Fulvio mi messaggia : “ L’ho appena visto. Creatinina 0,7. TAC torace in via di miglioramento. Sembra ne stia pian piano uscendo. La polmonite è in via di guarigione. Francamente è andata come mi aspettavo”. Io chiamo questa “La teoria di Fulvio”: oggettivamente clinico, ma con una vena di sano ottimismo.

Le dottoresse anestesiste ti assistono, traspare nelle loro cure una grande umanità, ti chiamano per nome, ti calmano con dolci parole, mi dicono che sei agitato perché vuoi uscire ed andartene perché sei giovane nel fisico e nella volontà, attivo, prendi coscienza che il tuo corpo non ha più massa muscolare. Vuoi uscire, vuoi uscire ed il dottor Andrea mi dice scherzando che non ti sopporta più… Ti dicono scherzando – ma è la verità- che loro sono contenti se te ne vai dalla terapia intensiva, così si libera un posto… Sono gli ultimi giorni di questo anno e siamo sommersi dagli avvenimenti, lunedì 30 dicembre nasce Livia! Anna Mimì dorme con me e Cris partorisce a Roma, sola con Fabrizio… E Tu parli, ti hanno “scuffiata“ la tracheo, è la dolce dottoressa Castagnari che me lo annuncia. Le infermiere e le anestesiste vogliono vedere la foto di Livia, Livia, che è quasi nata in terapia intensiva con Cris. Ilaria, che più ti comprende, mi dice che il dottor Ricci ti ha dato ancora settantadue ore di controllo in terapia intensiva. Gli anestesisti, con tanta pazienza, ti chiedono di stare calmo e di aspettare il momento opportuno per cambiare reparto. Ed, infine, la dottoressa Castaldo prende il toro per le corna e, a quarantadue ore dall’uscita, con uno stuolo di infermiere che vogliono accompagnarti, ti fa trasportare nel reparto di cardiologia: giovedì alle 15.00 del 2 gennaio 2020.

Il giorno dell’Epifania, il dottore Marco mi dice che ti sarà tolta la tracheo, per la cistite non ti darà antibiotici, ne hai presi tanti…Ti segue anche il dottor Fulvio, che mi dice che la cistite è una cosa risolvibile. Tu hai una depressione alle stelle. Vuoi uscire, vuoi uscire.

Il giorno 7 gennaio il dottor Ricci ti toglie definitivamente la cannula della Tracheo, ti rimane un puntino, solo un puntino. Dovrai fare una terapia respiratoria e fisioterapia.

Martedi, 14 gennaio 2020- quanti giorni dal due dicembre- il dottor Marco firma la dimissione, finalmente esci!. E’ finito il tuo inferno.

PAOLA ANGELONI