I Piani Strategici  come  percorso partecipativo e il P.R.G.

di ROSAMARIA SORGE

Mi permetto di proporre questa mia breve riflessione che nasce dall’avere saputo della volontà della attuale A.C di rifare il  Piano regolatore di Civitavecchia.

I vecchi P.R.G comunali di azzonamento e vincolistici, erano strumenti di controllo del territorio, basati sulla espansione urbana e si attuavano attraverso Piani Particolareggiati; nella realtà dei fatti, spesso i Piani Particolareggiati non venivano predisposti o decadevano  senza essere stati realizzati, per non parlare delle varianti che ad esempio a Civitavecchia hanno superato la trentina. I Piani regolatori in generale, essendo principalmente strumenti di espansione urbana, hanno determinato queste espansione avulse dai contesti economici reali del territorio, senza operare nessun serio controllo sulla qualità urbana. Inoltre non sono riusciti a creare un equilibrio con l’effettivo aumento della popolazione, determinando un incondizionato consumo del  suolo. Taccio sul principio della zonizzazione tanto in uso negli anni sessanta e che ha mostrato tutti i suoi limiti nel tentativo di definire zone omogenee che forse andrebbero ormai superate, come taccio sugli standard urbanistici che hanno spesso creato aree residue di modesta utilizzazione.

Tutto questo ha portato a prendere in considerazione nuovi strumenti di controllo e gestione del territorio che tengano anche conto dell’aspetto ecologico-ambientale e del patrimonio esistente.

Bisogna intanto cambiare modo di pensare modificando il termine “espansione” con il termine “ non espansione” basandosi su strategie condivise e utilizzando strumenti più snelli come furono i Prusst o  i Piani Integrati, di gestione esclusivamente Comunale o  i Piani  di Intervento, che si attuano attraverso interventi diretti o Piani urbanistici attuativi,  e infine  i Piani Strategici, orientati a costruire una idea futura di città con un metodo di decisione collettiva operata insieme ai protagonisti dello sviluppo locale. Generalmente riferiti a grandi città o aree metropolitane, nulla vieta di utilizzare questo strumento  anche per una città come Civitavecchia che per la sua peculiarità di porto di Roma, assume una importanza strategica che va definita in un ambito più vasto e con la partecipazione attiva di tutti quei soggetti che incidono nello sviluppo economico del territorio.

Poiché i Piani Strategici si caratterizzano per l’assenza di un sistema normativo di riferimento e per la funzione di indirizzo, è necessario un adeguamento dello strumento urbanistico generale che può essere portato avanti con una variante generale che si leghi a Piano strategico e alla visione che scaturisce dal processo partecipativo.  In altre parole, solo dopo avere definito attraverso il processo partecipativo gli indirizzi del Piano strategico si adegua lo strumento urbanistico generale.

 A questo aggiungiamo la legge regionale del 18 luglio 2017 sulla rigenerazione urbana e il recupero edilizio che ha riportato i Comuni ad avere un ruolo centrale nel governo del territorio e nella riqualificazione del tessuto esistente.

 La legge consente interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici anche in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici e dei regolamenti comunali e con possibilità di aumento delle cubature e delle superfici utili esistenti. A questi nuovi strumenti vanno affiancate la VIS e la VAS cioè la valutazione di impatto sociale e la valutazione ambientale strategica.  Della prima ho già parlato in un precedente articolo sul Blog, mentre la seconda non è altro che una valutazione tendente a soddisfare le proprie esigenze senza privare le generazioni future della possibilità di soddisfare le loro.

 Rispolverare l’idea  di rifacimento del P.R.G  calato dall’alto e orientato verso  ulteriori espansioni del territorio  è contro ogni logica e si rischia solo una ulteriore consumo di territorio ignorando vivibilità e qualità urbana;  sarebbe l’ennesima rapina al territorio, l’ennesima creazione di zone di scarso valore urbanistico, creerebbe altre periferie contro la tendenza contemporanea di una urbanistica  come allargamento del concetto di centro. Inoltre consideriamo la scarsezza di territorio rimasto e la quantità enorme di invenduto, ci piacerebbe che ci fosse un salto di fantasia che altre città hanno già sperimentato con cooperative e consorzi,  creando condomini sparsi e discontinui sia nel residenziale sia nel commerciale; ricordiamo anche che la popolazione di questa città è rimasta al di sotto delle stime fatte dal vecchio Piano Regolatore. Il processo partecipativo, sono fortemente convinta, spazzerebbe via questa visione obsoleta di sviluppo, favorendo visioni più consone dal punto di vista del recupero e dell’ambiente e ignorando interessi spesso solo di pochi.

Spero che queste mie brevi note possano aprire un dibattito nella città non meno importante di quello sul confronto con l’Enel  e con il Porto, perché il futuro di questa città dipende dalle  scelte che verranno fatte su questi aspetti  interconnessi tra loro e che determineranno la vivibilità o meno di questo territorio e  per le generazioni future la speranza   di non dovere fuggire altrove.

ROSAMARIA SORGE