UN BOSCO  DI CIMINIERE, LA RISPOSTA CIVITAVECCHIESE AL RISCALDAMENTO GLOBALE

di LUCIANO DAMIANI ♦

Di questi tempi il clima è quotidianamente protagonista nei media di ogni tipo. In particolare le questioni ambientali sono ancor più protagoniste nel comprensorio civitavecchiese; lo sono per una lunga serie di questioni che si sommano al dibattito sul riscaldamento globale, sia per gli allarmi lanciati all’assemblea delle Nazioni Unite dagli scienziati ma ancor più per il trascinamento mediatico del Global Strike ispirato dall’azione di Greta Thunberg.

Una serie di eventi si sono susseguiti ed hanno mantenuta accesa l’attenzione di ambientalisti ed amministrazione, vediamo di elencarli brevemente in sequenza temporale partendo dal Piano nazionale Energia e Clima.

– Il Governo pubblica il Piano Energia e Clima per il quale il 2025 è previsto il fase-out del carbone

– il governo dispone la revisione delle autorizzazioni ambientali AIA per  gli impianti che utilizzano carbone

– L’AIA per TVN autorizza l’attività senza significative modifiche e senza che l’amministrazione comunale imponga alcuna prescrizione limitativa

– ENEL avvia le procedure autorizzative per la costruzione di 4 nuovi gruppi a gas in ciclo aperto, spacciandola per conversione.

– A2A chiede l’autorizzazione per la realizzazione di un mega inceneritore nel territorio tarquiniese, ma in realtà più vicino a Civitavecchia che a Tarquinia

– Tirreno Power, anch’essa sottoposta a revisione AIA per la centrale di TVS, propone un aumento della produzione e mette nel mazzo il quarto gruppo come “riserva fredda”, quarto gruppo per il quale era stata inutilmente disposta la demolizione ma che è ancora in piedi e pronto per essere acceso.

– Viene indetto un Consiglio Comunale aperto sul tema della transizione energetica, occupazione e porto.

A margine di questo assistiamo ai primi colpi inferti alla raccolta dei rifiuti porta a porta e al progetto di pescicoltura a mare di fronte alla Frasca che potrebbe estendere la sua “area di rispetto” sino ad interdire la navigazione e la pesca per gli “abituè della Frasca, speriamo di no, ancora non è dato sapere.

Tutto ciò si inserisce nel dibattito sul riscaldamento globale, i Fridays For Future e la voglia di “green”, che pare diventata la mission di tutti, anche alcuni che green non sono mai stati. Anche chi vuole i termovalorizzatori, al posto di una puntuale differenziata, si sente ambientalista.

Milioni di giovani nel mondo sono scesi in piazza per il clima, ma i grandi sono troppo occupati in faccende altre, occupazione, crescita, debito pubblico e spread. A giudicare dai temi degli italici talk-show l’argomento ambientale è abbastanza marginale. Forse non se ne deve parlare, tutto ciò che riguarda l’energia, forse, deve essere appannaggio esclusivo delle aziende, prime protagoniste del mercato energetico, sono loro che dettano l’agenda? Penso proprio di si. Amministrazioni che dovrebbero essere attente alle questioni ambientali, o come tali si presentano, sono ancora ossequiose nei confronti delle lobbies energetiche. Ne sono manifesta dimostrazione i “no” espressi da Regione, Ministero Ambiente e Governo alla richiesta dell’amministrazione comunale di ridurre la quantità di carbone mandato a “bruciare”, un no incomprensibile visto che il consumo di questo fossile è talmente diminuito  da accendere le proteste di chi lo scaricava. Non si può, inoltre, non dire che l’amministrazione non ha  reputato di ricorrere al famoso Regio Decreto. Ultimamente i bruciatori del carbone sono stati spenti per molti giorni e tutt’ora pare lavorino a regime ridotto. Ma nonostante abbiamo tranquillamente vissuto anche con la centrale spenta, ENEL fa appello alla “sicurezza energetica nazionale”, grazie alla quale dire no alla riduzione della produzione, mantenendosi così la possibilità di andare a “pieno regime”. E ben gli riesce, visto che tutti acconsentono. La ASL, a scanso di equivoci, ha disertato la conferenza di servizi, e si che dovrebbe essere portatrice di interessi quanto meno sanitari. Del resto anche l’Amministrazione Comunale ha evitato di ricorrere al Regio decreto adducendo motivazioni comprensibili si, condivisibili un po’ meno.

Noi non ci facciamo mancare nulla, forse abbiamo bisogno di un inceneritore. Quello proposto da A2A avrà la ciminiera arrampicabile ed un belvedere in cima dal quale si potranno ammirare le centrali elettriche ed il monte monnezza. Di lui ne avremo bisogno specie se il porta a porta non funzionerà, qualcuno spera che non funzioni e che venga abbandonato del tutto, per ora pare lo cancellino per le periferie. La meta è il porta a porta stradale, ritorno al sistema a cassonetti. C’è scritto nel documento di programmazione.

E perché non dotarsi anche di un bel digestore, la cui natura ancora non sappiamo? La mega discarica già l’abbiamo, un bel monte è quasi pronto per farci piste da sci, grazie Roma.

discarica

La discarica di Civitavecchia alla quale vengono conferiti anche i rifiuti di Roma

Ci possiamo però consolare, per il 2025 saremo usciti dal carbone…. per entrare nell’era del rinnovabile? No, macchè, per entrare nell’era del GNL, ovvero del metano. C’è da giurare che l’autorizzazione per la costruzione di altri 4 gruppi a TVN sarà autorizzata con altre 4 ciminiere nello skyline cittadino. Anni fa si parlava del boschetto come opera ambientale compensativa… ora ci si prospetta un bel boschetto di ciminiere, alla faccia dell’uscita dalle fonti fossili. Probabilmente lo skyline si arricchirà anche delle strutture di bunkeraggio del gas. Questa cosa è già prevista in prospettiva di dotare il porto di rifornimento gas per le navi, con il rischio correlato a grandi quantità di gas stoccate.

Riuscirà l’amministrazione comunale a fermare questa pseudo conversione? Pseudo perché conversione non é, si tratta di nuovi gruppi di produzione, quelli a carbone, sebbene non attivi, rimangono li pronti ad essere riaccesi, non appena l’uso del carbone dovesse tornare ad essere conveniente.

In questo quadro l’amministrazione Comunale ha indetto un Consiglio Comunale aperto sul tema conversione TVN, lavoro e porto.

ENEL, nelle persone dei responsabili del territorio (Evangelisti) e della filiera del carbone (Bracalone), ha dipinto se stesso come sensibile alle istanze del territorio e collaborativo, attento e proiettato verso l’energia rinnovabile, ma in qualche modo obbligato ad utilizzare il gas, che sempre fossile è, per garantire la “sicurezza energetica” così come richiesto da Terna, la società pubblica che gestisce le reti. Nei loro interventi Riccardo Bario Petrarolo, Enrico Luciani e Marco Piendibene hanno messo l’accento sulla questione legata al “Capacity market”, sviluppando la tesi che in realtà, alla base delle scelte ci siano finalità finanziarie e che i temi ambientali siano poco più che un “fastidio”. Come molti sanno la centrale è stata spenta per un certo periodo, non per manutenzione ma, ci riportano gli informati, per mera convenienza economica.

Durante il consiglio c’è anche chi ha fatto proposte in prospettiva concreta, sulle quali lavorare da subito. Il mondo ambientalista cittadino genera ancora comitati ed associazioni, l’ultima in ordine di tempo, il Comitato S.O.L.E. (salute, opportunità, lavoro, ecologia), ha proposto di “volare alto” di pensare ad un porto ed una città pilota nell’autoproduzione pulita di energia, iniziando dal porto. La proposta scaturisce da una collaborazione con un gruppo di studiosi di livello internazionale: VINCENZO ARTALE, Fisico del clima, oceanografo, FRANCO PADELLA ricercatore con esperienza decennale in sviluppo di tecnologie per la sostenibilità, ANGELO MORENO, Ingegnere sistemista per l’Idrogeno.

Questo “gruppo tecnico” afferma che il porto ha superfici non utilizzate ma utili per l’installazione di pannelli fotovoltaici, che, grazie alle ultime tecnologie, sarebbero in grado di alimentare l’intero porto compresa la elettrificazione delle banchine, grazie anche allo sfruttamento dei moti marini e all’accumulo di energia tramite l’idrogeno prodotto nei momenti di surplus energetico.

Questa prospettiva porta con se lo sviluppo di ricerca, applicazione e traino per il resto della città, basti pensare ad esempio ai tantissimi tetti e lastrici solari inutilizzati. Si afferma che l’energia sostenibile richiede alla installazione 10 volte la manodopera richiesta per la tecnologia del gas e 6 volte nella fase operativa. Il gas è la tecnologia energetica che impiega il minor numero di personale per kw/h, in altre parole non pare certo poter essere utile al livello occupazionale cittadino.

occuazione

L’occupazione prodotta dalle varie fonti energetiche:
nell primo grafico in blu  il personale impiegato per l’installazione in rosso quello per operatività + manutenzione.
nel secondo grafico il numero di addetti. Per entrambe i grafici i valori sono per MW installato.

Altri interventi, più numerosi non hanno fatto che ripetere la litania di sempre, ENEL CI DEVE RIMBORSARE. E’ stato detto in modo più o meno esplicito: si è passati da chi ha chiesto di “staccare l’assegno” a chi ha accennato a non ben definite collaborazioni.

In realtà, al di la delle dichiarazioni, l’uscita dai fossili non pare essere la priorità di tutti, l’idea che ambiente e sviluppo non siano propriamente compatibili è ancora ben diffusa. Non si chiede infatti, più di tanto, ad ENEL di investire nello sviluppo di energie rinnovabili sul posto, ma di costruire cantieri e moli. L’idea dell’energia sostenibile è immaginata come una distesa infinita di pannelli e pale eoliche che non portano lavoro ma altro tipo di servitù. E dunque non se ne esce. Chi dovrebbe essere, per ruolo, più attento ed informato, in realtà pare non esserlo.

Solo pochi giorni prima del consiglio aperto si era svolta la manifestazione degli studenti per il Fridays For Future, in quella occasione, con i tantissimi giovani, non c’erano i grandi. Nel consiglio comunale c’erano i grandi, nemmeno tanti, ma non c’erano i giovani. Chi sembra non esserci mai stata in questi anni di dibattiti e scontri, pare essere la società civile. Le associazioni di categoria paiono non essere interessate, eppure sono una parte importante e pesante della città. Lo stesso dicasi del mondo culturale, pare non essere sensibile al tema. Ma se l’inquinamento può non essere una questione interessante, probabilmente il riscaldamento globale forse lo diventerà per forza

Ma noi continuiamo a cercare lo “sviluppo” nella produzione delle cose, nel “consumo”, e lo misuriamo col PIL. Non importa se servano o no basta che si produca e si consumi, siamo diventati la società della rottamazione e della produzione di cose che non servono, magari alimentando artificiosamente i “bisogni” della gente. Diciamo la verità, anche i nostri comportamenti non sono poi così virtuosi, in fondo siamo coerenti col sistema dei consumi.

Meglio sarebbe invece pensare ad una crescita basata sullo sviluppo dei servizi e, per stare in tema, dell’energia sostenibile, energie che liberi le risorse spese in sanità a causa dello sviluppo “sporco” o per attività senza futuro e le impieghi per una società realmente moderna. Le tecnologie sono ormai mature, per essere impiegate in scala, sebbene abbiano ancora grande possibilità di sviluppo. Anche l’idrogeno si affaccia frequentemente all’attenzione. L’armatore Grimaldi inizia ad installare, motori ausiliari alimentati dall’idrogeno. Ci sono interi complessi residenziali autosufficienti ed off-grid, treni, automobili e bus ad idrogeno iniziano a percorrere le strade europee. Ad Oslo sono in linea autobus elettrici che si ricaricano in brevissimo tempo al capolinea, fra una corsa e l’altra. Il re delle auto elettriche in Cina sta investendo sulla produzione di serie di auto ad idrogeno.

Le rinnovabili davvero sembrano essere il futuro e possono produrre grandi quantità di lavoro, ma noi, in questa città di provincia, chiediamo ad ENEL di darci qualche soldo spesso facendo finta che la vogliamo mandar via, ben sapendo che non possiamo mandarla via per poi chiedergli pure del danaro a risarcimento. Quello che invece puoi chiedere è che, insieme alla comunità, si renda protagonista di una rivoluzione di prospettiva. Ma se non ci crede la città è difficile che ci possano credere i suoi rappresentanti.

Ci attende quindi un boschetto di ciminiere? Se saranno costruiti i gruppi a gas si, è lo avremo ancora per molti lunghi anni.

LUCIANO DAMIANI

Foto di copertina: Simulazione paesaggistica della centrale TVN, a destra, dietro le ciminiere di TVS appaiono tre nuove ciminiere, la quarta, in questa visuale, risulta coperta