ANATOMIA DI DUE BANDE (XIII)

 di CLAUDIO GALIANI ♦

IL BREVE GOVERNO DELLA RESISTENZA

Mentre scendono dalle colline, non sono pochi i partigiani a pensare di aver giocato soltanto il primo tempo di una partita da concludere.

Il Lazio è libero, ma al nord continua la lotta di liberazione contro il nazifascismo.

Le truppe alleate  restano in città fino alla metà di settembre e danno la precedenza alla ripresa delle attività portuali e di alcune fabbriche come l’Italcementi.

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Foto di repertorio: 6 settembre 1944 – Rimorchiatore affondato banchina di S. Teofanio. 

Servono per vincere la guerra. Favoriscono l’occupazione, ma rallentano il rientro della popolazione.

Il discorso sulla Repubblica e sulle nuove forme di democrazia è rinviato. Se ne riparlerà alla fine del conflitto.

Nell’attesa, alcuni pensano che sia saggio custodire in luoghi sicuri le armi che  non sono state consegnate alle Autorità militari.

Sono pieni di entusiasmo, un po’ confusi sull’ordinamento che si va a costruire, stretti tra la presenza ingombrante degli eserciti occidentali e il mito stalinista rafforzato dall’avanzata vittoriosa dell’Unione Sovietica.

I problemi da affrontare, adesso, sono di ben altra natura e richiedono una grande concretezza amministrativa.

 L’antifascismo alla prova della ricostruzione.

Civitavecchia anno zero.

In questo limbo tra la guerra che continua e la pace da inventare inizia un dopoguerra infinito.

Ricostruire dalle macerie non è partire da zero, è molto peggio.

E’ difficile oggi immaginare il caos materiale, la miseria economica e sociale, il disordine pubblico, civile e amministrativo, che si trova ad affrontare chi governa la città nel periodo iniziale della ricostruzione.

La formula di governo provvisoria, in attesa di un verdetto elettorale, non può che essere la riproposizione dell’unità antifascista.

La nomina a Sindaco del socialista Pietro Scala, ultimo Sindaco prima del fascismo, può essere letta come un atto simbolico: considerare il fascismo come una terribile parentesi che va rimossa, per ricostruire una continuità storica tra il vecchio Stato liberale e il nuovo Stato democratico che sta per nascere.

Una spiegazione più realistica ci porta ad attribuirla alla difficoltà di individuare un nome che possa garantire l’unanimità, mentre già si manifestano le prime tensioni tra le forze politiche.

La sua nomina non è immediata.

Quando l’esercito alleato libera Civitavecchia trova alla guida del Comune, che ha i suoi uffici a Santa Marinella,   Ludovico Mungioli, Direttore della Società Prodotti Chimici, che è stato nominato Commissario Prefettizio il 4 maggio.

Il Governo Militare Alleato affida provvisoriamente l’incarico di Sindaco al Pretore del Mandamento, Dott. Giusto Manunta, e assegna al Mungioli il compito di segretario.

Soltanto nel mese di ottobre  Pietro Scala viene nominato Sindaco e può proporre al Prefetto la sua Giunta.

 Il C.L.N., che lo ha designato, deve esercitare forti pressioni per ottenere la sua nomina, dopo aver  superato la concorrenza di un candidato liberale, l’avvocato Roberto Alessi, sostenuto da qualche esponente democristiano.

Risolutivo, per vincere le esitazioni della Prefettura e della Commissione Alleata di Controllo, è forse il sostegno diretto dei Carabinieri, che lo ritengono più adatto a riscuotere il consenso dei cittadini e la fiducia dei partiti.

La Giunta comunale viene composta travasando al suo interno molti membri del C.L.N., come Vincenzo Benedetti, socialista, glorioso antifascista, capo degli Arditi del Popolo, Cheren Gatta, democristiano, Alessandro Foschi, comunista, e Carlo De Dominicis, del Partito d’Azione.

A loro sono affiancati il socialista Pietro Chiapperini e il comunista Damiano Leandri. Come supplenti vengono indicati Pietro Amorosi per il Partito d’Azione e Felice Ferrari, democristiano.

Il 28 dicembre si aggiunge l’ incarico assessorile a  Fernando Barbaranelli, rientrato da Blera, delegato alla Pubblica Istruzione.

E’ evidente che la composizione della Giunta, con la prevalenza dei partiti di sinistra, non rispetta i criteri di pariteticità. Certifica i reali rapporti di forza.

Il Sindacato.

Anche il Sindacato si è riorganizzato in modo unitario e paritetico, in base al al Patto di Roma del 12 giugno.

La ricostituita Camera del Lavoro ricava una sede in viale Garibaldi, liberando dalle macerie alcune stanze della villa Berardi, semidistrutta.

E’ guidata da una segreteria formata dal comunista Nicodemo Castellucci, segretario generale, dal cattolico Giovanni Ranalli e dal socialista Pietro Biferali, che è stato nominato anche commissario straordinario della Compagnia Portuale ”Roma”.

Non sono stati eletti, ma nominati, con l’incarico di ricostruire l’organizzazione dalle sue fondamenta.

Il primo compito è quello di far rinascere nella testa dei lavoratori l’idea stessa di Sindacato libero, dotato di regole democratiche.

La situazione drammatica spinge la Camera del Lavoro a seguire sia le rivendicazioni economiche che i problemi di natura più politica e sociale.

Le vertenze di tante categorie, in particolare quelle dei cementieri e dei portuali, nascono per ottenere aumenti salariali, a difesa di un potere d’acquisto divorato dall’inflazione galoppante.

Le iniziative più pressanti verso il Governo riguardano il piano di ricostruzione, che aiuterebbe a risolvere il problema degli alloggi e a dare sollievo alla massa di lavoratori edili disoccupati.

L’ impostazione unitaria viene ribadita anche nel 1946, quando è nominato segretario generale Giovanni Ranalli, in rappresentanza del PCI, affiancato dal socialista Giovanni Massarelli e dal cattolico Pietro Viola.

sede cgil

Sede CGIL

 Il C.L.N.

Il C.L.N. continua a svolgere in tutto il periodo un’ importante funzione politica.

E’ quasi un ruolo di amministrazione parallela, di sostegno alla Giunta ma anche di stimolo, a volte di interferenza.

E’ un potere di fatto, essenziale per garantire il collegamento tra l’Amministrazione e i cittadini, che può in alcuni casi risultare ingombrante.

Presieduto da Antonio Morra,  è rinnovato e allargato rispetto al nucleo originario.

Entra nel Comitato anche Ezio Maroncelli.

Numerosi sono i membri che partecipano alle sue sedute, tre in rappresentanza di ogni partito: usciti Gatta e Benedetti per il loro incarico in Giunta, oltre a Morra e Maroncelli vi si impegnano Biferali, Persi, Caciolli, De Luca, Stella, Ferrari, Mendola, Pierucci, Busnengo, Alagna, Panico, Perciatti, Amorosi.

Nel mese di aprile, su indicazione del C.L.N. provinciale, i membri sono ridotti a due per ogni partito, che deve nominare anche un supplente.

Dai documenti  emerge l’immagine di un organismo vivo,  con una partecipazione attiva e uno spirito di collaborazione dei vari componenti.

Numerosi sono i campi in cui viene chiamato ad esercitare deliberazioni, pareri, interventi.

Lo interpellano aziende, cooperative, dipendenti che segnalano abusi e chiedono la sua tutela.

Si interessa di contenziosi e vertenze e fa da tramite con la Camera di Commercio o con la Prefettura per risolvere casi di attribuzione o cancellazione di licenze.

Segue i problemi dell’annona e fa proposte al Comune per evitare irregolarità e speculazioni di ditte che esportano abusivamente i viveri fuori del Comune.

Segnala al Comune questioni di igiene pubblica e sanità, controlla l’andamento  dei lavori di rimozione delle macerie da parte del Genio Civile.

Interviene con successo presso i lavoratori del porto per scongiurare uno sciopero di protesta contro il carovita.

Coinvolto in dispute interne alle aziende sul passato dei loro dirigenti, è particolarmente attivo sul fronte dell’epurazione di soggetti compromessi col passato regime.

Riguardo all’epurazione avanza proposte anche al Comune, che ha nel frattempo costituito una apposita Commissione.

Un problema acuto di ordine pubblico è costituito dalla presenza di soldati e marinai che periodicamente circolano in corteo per la città provocando la popolazione con canti e parole d’ordine inneggianti al fascismo.

I partiti del C.L.N. formano una Commissione per trattare una soluzione del problema con il Comandante di zona. Il ripetersi di episodi, nonostante le rassicurazioni, spinge Maroncelli a proporre l’istituzione di squadre di vigilanza.

Il problema non trova facile soluzione, se ancora nel mese di dicembre  il Comando dei Carabinieri

Comunica al Ministero dell’Interno un grave episodio.

” In Civitavecchia, alle ore 0,30 del 3 corrente, una decina di soldati del 235° RGT Fanteria Div. Piceno, mentre passavano dinanzi la sede della sezione del PCI cantando l’inno dei paracadutisti e gridando Viva il Re” furono fatti segno a una raffica di mitra e al lancio di una bomba a mano. Il soldato Calandrelli Mario riportò ferite guaribili in giorni 30.

Si presume che l’atto delittuoso sia stato commesso da elementi comunisti per rappresaglia contro i militari che la sera del 1 corr. avevano percorso le vie cittadine cantando l’inno ” Giovinezza”.

Il C.L.N. si rivolge anche al Ministero dell’Interno, perchè intervenga in modo risolutivo per debellare gruppi di soldati sardi sbandati che terrorizzano e rapinano i contadini nelle campagne circostanti.

” Si fa presente che qualora le Autorità interessate non prendano provvedimenti questo C.L.N. sarà costretto ad organizzare squadre armate di cittadini per il completo annientamento di questi delinquenti”.

Dopo la liberazione del Nord, diventa problema di ordine pubblico, ma anche di solidarietà sociale, l’imponente flusso di reduci, profughi, partigiani, che transitano per la città e per il porto diretti alle loro case.

Per un ordinato svolgimento è organizzato un centro di accoglienza profughi, che può ospitare 500 persone.

La solidarietà verso i profughi, connessa un argomento a cui il C.L.N. è molto sensibile, la lotta agli arricchiti di guerra, crea un corto circuito.

Suscita perfino un attrito con il C.L.N. provinciale, costretto ad un richiamo in seguito a una protesta sollevata da alcuni cittadini.

Il C.L.N., per sostenere un appello lanciato dal  Sindaco a dare aiuto a profughi e partigiani, è intervenuto in modo ”brusco”, con minaccia di additare al disprezzo del popolo con apposito manifesto murale, quanti non aderissero all’invito.

L’ elenco, si giustifica il C.L.N. locale, non comprende altro che ”Ricattatori; Usurpatori; Profittatori del passato regime; Profittatori della guerra; Sfruttatori e mignatte del popolo…meriterebbero di essere messi davanti a un plotone d’esecuzione, quanto perfide nauseanti infamanti sono le loro azioni vituperali.”

 In questa fase i capi partigiani hanno tutti un riconoscimento, politico o amministrativo.

D’altronde, godono di grande prestigio tra i lavoratori.

La loro presenza è indispensabile per garantire una certa tenuta di fronte alla fortissima spinta sociale e alle inevitabili proteste, con accese dimostrazioni davanti alla sede comunale, dovute in particolare al razionamento dei viveri.

Quello che conduce alle elezioni amministrative del marzo 1946 è comunque un periodo tormentato.

 Le scarse risorse disponibili e la confusione degli strumenti istituzionali, a livello locale e nazionale, non favoriscono un facile approccio ai problemi.

Un’ispezione al Comune.

Nell’ottobre 1945 il Vice-Prefetto di Roma svolge un’ispezione sul Comune di Civitavecchia e sul Sindaco.

Lo sguardo con cui esamina l’andamento del Comune non è certo benevolo, forse mosso dal pregiudizio.

E’ sicuramente l’ occhio di un funzionario abituato a un principio di ordine e gerarchia, che mal tollera i modi inevitabilmente caotici con cui l’Amministrazione muove i suoi passi.

Nella relazione premette la sua comprensione per le enormi difficoltà in cui il Comune opera, come altri Comuni dilaniati dalla guerra, aggravate anche dalla ” inadeguata  preparazione politica ed amministrativa degli uomini insediati ai posti di comando”.

Giudica il Sindaco Scala un uomo che ” non manca di capacità e di un certo buon senso, ha però il grave difetto di essere debole, troppo debole e di lasciarsi sempre muovere dal gruppetto dei suoi amici che, senza assumere dirette responsabilità, fanno e disfasnno a loro talento, manovrando il Sindaco e di conseguenza agendo direttamente sulla Amministrazione del Comune.

Assunzione di personale avventizio, licenziamenti, provvedimenti interni dell’Amministrazione, aggiudicazione di lavori ecc., tutto viene preventivamente deciso dagli amici e portato  quindi all’esame e all’approvazione della Giunta, dove più che il Sindaco dirige e governa l’Assessore delegato Vincenzo Benedetti (socialista) elemento fazioso…”

In particolare viene deplorato il licenziamento di fatto, senza formale procedura, di 21 dipendenti sottoposti ad epurazione, sostituiti con altrettanti avventizi scelti sulla base di preferenze politiche.

Il problema dell’epurazione all’interno del Comune avrà una lunga coda di contenziosi e ricorsi e si risolverà dopo diversi anni.

Ma chi sono gli amici del Sindaco? Allude forse il Vice-Prefetto all’azione debordante del C.N.L., che esercita pressioni e si sovrappone nell’azione amministrativa, in una confusione di ruoli?

La sua visione legalitaria, formalmente corretta, è agli antipodi delle dinamiche tumultuose con cui si stanno registrando le misure della nuova convivenza democratica.

Dipinge comunque il quadro di un’Amministrazione sommersa dai problemi e, in qualche modo, isolata.

La condizione della città è plasticamente descritta dallo stesso Vice-Prefetto, quando affronta il problema dei collegamenti con Roma e altri centri.

” Basti dire che Roma è collegata a Civitavecchia con un solo treno, il quale arriva colà alle 10, per….ripartire subito alle 10.30.”

La distanza dalla capitale non è uno dei problemi minori.

Stazione CivitavecchiaFoto di repertorio: 6 settembre 1944 – Stazione di Civitavecchia.

Il primo 25 aprile.

Secondo la testimonianza di Giovanni Ranalli, il 25 aprile fu sin dall’inizio celebrato con passione e solennità.

” Il 25 aprile 1945 fu celebrato in grande stile. Sui muri, un annuncio: tutti al Pincio, parla Minio! Era il leggendario antifascista di Civicastellana, comunista, che aveva bruciato la sua giovinezza nel carcere fascista: 17 anni. La sede comunale fu insediata nell’edificio dell’ex Gioventù Italiana del Littorio ( G.I.L. ) dove il fascismo per 20 anni aveva imposto la sua ”cultura” e le sue divise ai figli della lupa, ai balilla, agli avanguardisti. Il primo comizio della Liberazione si tenne proprio lì, dopo avere abbattutto la statua del Balilla che sorgeva sul piazzale e ripulito l’edificio dei segni della dittatura. La strada nuova era stata imboccata, si cominciava a camminare nella libertà.”

Negli anni successivi, anche nei momenti di difficoltà, la celebrazione del 25 aprile è vissuta in città come un momento di forte unione simbolica tra istituzioni repubblicane e popolo.

MONUM CADUTI

Monumento ai caduti di Piazzale degli Eroi.

Nel calendario delle celebrazioni politiche cittadine, per molti anni il 25 aprile resta collegato ad altre due date: il Primo Maggio, Festa del lavoro, e il 20 maggio, anniversario della Cooperativa dei lavoratori del Porto.

Cortei affollati in quelle giornate sfilano per la città a fissare un patrimonio comune di valori, fondato sul nesso di lavoro e democrazia.

CORTEO INGRESSO PORTO

Corteo Viale Garibaldi.

E’ un sentimento vero, sentito, che forma un solido cemento politico e culturale.

Tuttavia il progressivo sfaldamento dell’unità politica tra le forze antifasciste porta indirettamente alla divaricazione tra due modi diversi di vivere l’ antifascismo.

Quello legato al movimento operaio e alle sue lotte sottolinea il contenuto sociale dei valori costituzionali, che esalta come frutto della Resistenza.

Quello più moderato e conservatore punta a valorizzare gli equilibri formali, optando per una prudente  attuazione dei cambiamenti istituzionali previsti dalla Carta.

CLAUDIO GALIANI

… continua (il prossimo capitolo (XIV) lunedì 16 settembre 2019)
https://spazioliberoblog.com/2019/09/16/anatomia-di-due-bande-xiv/