ANATOMIA DI DUE BANDE (XII)

di CLAUDIO GALIANI ♦

 LA LIBERAZIONE

 Lasciamo ai due comandanti la soddisfazione di rappresentare le operazioni che con successo portano alla liberazione di alcuni centri, anticipando l’arrivo delle truppe alleate.

Maroncelli

”La mattina del 6 giugno 1944, in localitá Casalone la formazione partigiana della zona di Civitavecchia venne riunita al completo. Ufficialmente assumeva il nome di “Banda partigiana Ezio Maroncelli”, in omaggio al suo comandante militare.

Casalone

Il Casalone – Strada del Marano – Tolfa.

Al termine della riunione vennero formate due grosse squadre alle quali vennero assegnati i compiti da realizzare:

La prima squadra, agli ordini del comandante militare Ezio Maroncelli, doveva procedere alla liberazione dei comuni di Veiano, Allumiere e Tolfa. La seconda squadra, agli ordini del commissario politico Antonio Morra doveva procedere alla liberazione dei comuni di Civitella Cesi e Barbarano.

Dopo avere liberato i suddetti comuni le due squadre dovevano convergere su Civitavecchia.

A Veiano i tedeschi, avendo avuto sentore dell’avvicinarsi dei partigiani, non avendo la possibilitá di attaccare in forze in quanto il fronte era in generale ritirata, sfogarono la loro rabbia bestiale contro la popolazione civile, sparando per le strade in tutte le direzioni, uccidendo due persone e ferendone parecchie altre.

Il comandante della squadra partigiana che marciava su Veiano, Giulio Del Duca, giunto a poca distanza dall’abitato e sentendo il crepitio della fucileria e intuendo quanto barbaramente stavano facendo i tedeschi, lanciava i suoi uomini all’attacco, di corsa, malgrado il nemico fosse superiore di uomini e di mezzi: il nucleo dei tedeschi contava oltre 50 soldati. La squadra dei partigiani era di 25 uomini, compreso il comandante. Dopo un aspro combattimento durato oltre due ore, con scontri nelle strade del paese, i tedeschi si davano alla fuga lasciando sul terreno quattro morti e numerosi feriti. Le truppe tedesche in fuga  furono tallonate per lungo tratto. Veiano era finalmente libera.

Del Duca Doppio Petto

Giulio Del Duca

Si provvide immediatamente a passare per le armi tre spie repubblichine catturate, le quali, fino all’ultimo momento, avevano cooperato con il tedesco invasore fornendo informazioni ai danni dei patrioti e della cittadinanza.

La squadra comandata dal commissario politico Antonio Morra, alla quale era stato assegnato il compito di operare per la liberazione di Civitella Cesi e di Barbarano, immediatamente si recava nei pressi di Civitella Cesi. Al segnale prestabilito la squadra di 30 partigiani irrompeva nella piazza del paese attaccando il presidio tedesco a colpi di bombe a mano.

Le truppe hitleriane, colte di sorpresa, tentavano di reagire al violento fuoco dei partigiani, come meglio potevano. Ma presi dal dubbio che gli attaccanti non fossero altro che l’avanguardia di numerose forze di patrioti italiani, sempre sparando si precipitavano in fuga fuori del paese lasciando sul terreno tre morti ed alcuni feriti gravi.

Occorreva raggiungere l’obiettivo finale.

Riunita la squadra partigiana, dopo un’ora di marcia attraverso i campi, si portava nei pressi di Barbarano. Il Comandante venne informato da una staffetta che il paese era presidiato da oltre cento tedeschi. Si decise di ripetere l’attacco di sorpresa.

Anche a Barbarano il combattimento fu intenso ma di breve durata. I tedeschi, vista l’audacia con la quale i partigiani attaccavano e uditi gli spari da due parti del paese, incominciarono a sbandarsi fino a volgere a precipitosa fuga. Venne immediatamente organizzato l’inseguimento. I tedeschi avevano lasciato quattro morti e alcuni feriti. Alle ore 12 anche Barbarano era libera dal giogo nazifascista.

La squadra comandata da Ezio Maroncelli, nelle prime ore del 7 giugno 1944, durante la notte, provvedeva a disinnescare le mine per impedire il brillamento del ponte del Traforato, situato sulla provinciale Allumiere-Tolfa. Dopo essere entrati in possesso di un magazzino di armi e munizioni iniziavano l’attacco alle forze naziste di guarnigione al comune di Allumiere.

Il combattimento fu lungo e duro, ma l’esito era ormai segnato sin dall’inizio: i tedeschi dovevano ritirarsi e si ritirarono. A mezzogiorno il paese era nelle mani dei partigiani. Si ritenne opportuno non organizzare un servizio di ordine pubblico in quanto la popolazione ebbra di gioia per la fine dell’incubo nazista si mostrava calmissima acclamando le forze partigiane che avevano liberato il paese.

Mentre si provvedeva ad inviare delle staffette verso il comune di Tolfa, il comandante Maroncelli veniva informato che avanguardie Alleate avevano raggiunto Civitavecchia.

Subito s’inviavano altre due staffette in motocicletta al Comando Alleato per renderlo edotto che tutta la zona era nelle mani delle forze partigiane. Inoltre si segnalavano le dislocazioni dei campi minati lasciati dalle forze germaniche.

foto sminamento

Foto di repertorio – 6 settembre 1944 – Soldati USA durante le operazioni di sminamento.

Anche la squadra partigiana rimasta nascosta in Civitavecchia, prima dell’arrivo degli Alleati aveva sostenuto alcuni scontri con le retroguardie tedesche e contemporaneamente aveva giustiziato quattro spie. La nostra pattuglia partigiana dislocata un mese prima nella provincia di Viterbo, strappava ai tedeschi in ritirata un numeroso gruppo di capi di bestiame, di alcuni automezzi e di materiale vario e facendo prigioniero un ufficiale delle SS tedesche, che venne consegnato alle prime avanguardie angloamericane che avanzavano nella zona.

Proseguiranno, nei giorni successivi, operazioni di rastrellamento e di consegna di tedeschi e repubblichini alla giustizia.”

Barbaranelli

Più travagliata è la liberazione di Bieda, funestata dai bombardamenti.

“Intanto gli Alleati erano giunti a Roma, e nella zona si cominciavano ad avvertire i primi sintomi della ritirata tedesca.

Il Comando della Banda, considerando che il paese di Bieda trovandosi lontano dalle comunicazioni stradali non sarebbe stato occupato dalle truppe Alleate avanzanti e sarebbe quindi rimasto ancora per alcuni giorni in balia delle truppe tedesche in ritirata ed esposto ad eventuali rappresaglie, decise il 4 giugno 1944, quando gli Alleati erano ancora pochi chilometri oltre Roma, l’occupazione del paese di Bieda.

Le Squadre Partigiane Combattenti, affiancate da un grosso gruppo di Patrioti, si diressero subito verso Bieda e ne occuparono la parte bassa, mentre la parte alta, comprendente la stazione ferroviaria, era rimasta in mano dei tedeschi. Si procedette all’occupazione della caserma dei carabinieri repubblichini e al disarmo dei militi, come pure al disarmo dei fascisti.

Il giorno 6 il paese viene bombardato dagli Alleati avanzanti, e i Partigiani guidano l’opera di soccorso e di sgombero delle macerie. Viene fatto evacuare il Palazzo Comunale che era stato occupato dai Partigiani.”

Nessun caduto viene registrato durante gli scontri armati per la liberazione del paese dai tedeschi.

Quarantasette sono invece le vittime innocenti di un inutile bombardamento, i cui corpi vengono estratti dalle macerie.

Blera - Morti bombardamento 6 6 1944

In memoria delle 47 vittime del bombardamento di Blera del 6 giugno 1944

”Intanto i tedeschi rimasti nella parte alta del paese si erano asserragliati nella stazione ferroviaria.

I Partigiani decisero di attaccarli, e il giorno 7, verso le 16,30, mossero all’attacco. Accerchiata la Stazione avvenne una violenta sparatoria. I tedeschi misero in azione le mitragliatrici, e si difesero lungamente e strenuamente non volendo arrendersi ai Partigiani e preferendo attendere le truppe Alleate.

Alla fine, però, vistisi accerchiati da ogni lato e sopraffatti dal volume di fuoco, in un momento di pausa,tentarono uscendo in massa dall’edificio della stazione, di spezzare l’accerchiamento. Dato il loro armamento e il loro numero, ci riuscirono; ma attaccati nuovamente dai Partigiani si diedero allora a una fuga disordinata gettando le armi al suolo. I Partigiani poterono fare 18 prigionieri e catturare un abbondante bottino di guerra in armi e materiale vario.

Un altro scontro con i tedeschi si ebbe nella notte seguente. Una grossa pattuglia tentò di entrare in paese forse con l’intenzione di prelevare viveri dalla popolazione. La sparatoria e il colpo di bombe a mano dei Partigiani vigilanti disorientò in un primo momento i tedeschi, i quali, poi, ritiratisi dietro il muro posto all’ingresso del paese, e credendo forse di trovarsi dinanzi degli abitanti in difesa delle proprie case, aprirono alla loro volta il fuoco.Attaccati vigorosamente, dopo una breve resistenza si diedero alla fuga, perdendosi nella notte e lasciando in mano ai partigiani 9 prigionieri.

I giorni seguenti, giunti finalmente gli Alleati, i Partigiani si misero a loro disposizione, e parteciparono alle operazioni di rastrellamento a fuoco che gli Alleati intrapresero, nelle macchie della vicina campagna pullulanti di tedeschi sbandati e in ritirata. In queste azioni vennero fatti dai Partigiani 40 prigionieri.”

Nella proposta di medaglia d’argento al valor militare per Fernando Barbaranelli il suo ruolo nello scontro finale è così descritto:

”Decisa personalmente il 3 giugno 1944 l’occupazione del paese di Bieda, presidiato nella parte alta da numerosa truppa tedesca, scorgendo i suoi uomini dubbiosi ed esitanti, si poneva decisamente e animosamente alla loro testa, sopravanzandoli, esponendosi tutto solo al fuoco nemico e li incitava e li spronava guidandoli allo scontro lungo e accanito che vedeva i tedeschi alla fine volgere in fuga…”

Dichiarazione Partigiano combattente

Riconoscimento di Partigiano Combattente a Fernando Barbaranelli.

Le prime attività post-belliche.

I partigiani hanno anticipato gli Alleati nella corsa per la liberazione di alcuni centri. Questo ha impedito ai tedeschi di commettere le ultime brutalità. Significa anche l’acquisizione di un prestigio e il riconoscimento di un ruolo istituzionale.

L’esperienza partigiana sulle colline è durata pochi mesi, ma è stato un periodo vissuto dai combattenti con grande intensità, e con immensa sofferenza da tutta la popolazione, coinvolta direttamente nella guerra, come mai era avvenuto nella storia recente, in un vortice di drammi individuali e collettivi.

Mentre la guerra prosegue nel resto del Paese, per i partigiani del nostro territorio é giunto il momento di misurarsi con la ”normalità” della pace.

Fernando Barbaranelli viene nominato dagli Alleati Sindaco di Bieda, incarico che svolge per alcuni mesi, prima di rientrare a Civitavecchia e impegnarsi in nuovi compiti politici e amministrativi.

Il Comando partigiano di Maroncelli, insediatosi provvisoriamente nel Comune di Allumiere, collabora nelle settimane successive con le Autorità militari e con il C.L.N. per ristabilire le condizioni minime di vivibilità e risolvere i problemi elementari di sopravvivenza che si presentano.

Viene adottata una politica di drastica riduzione dei prezzi.

Sono istituiti degli uffici di collocamento nei Comuni di Civitavecchia, Tolfa e Allumiere per fornire manodopera per i lavori di riattivazione del porto.

E’ ristabilito un servizio pubblico di ritiro e trasporto dei rifiuti, svolto direttamente da ex partigiani.

Sono prese misure di bonifica ambientale e di igiene pubblica e privata, per eliminare la scabbia.

Alcuni partigiani sono inseriti nel corpo dei Vigili Urbani, per il rispetto dei prezzi fissati dal calmiere, e sono istituite delle squadre annonarie, per requisire e distribuire alla popolazione i generi alimentari accaparrati dagli speculatori.

La distribuzione viene fatta secondo criteri di necessità, di condizione economica e di salute.

Sono i primi passi di un percorso di rinascita della vita materiale e civile, per edificare un nuovo ordine democratico.

Ma non sarà un percorso facile, nè di breve durata.

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Vedute di Bieda (Blera), Barbarano, Vejano, Tolta e Allumiere.

 

CLAUDIO GALIANI

… continua (il prossimo capitolo (XIII) venerdì 13 settembre 2019)
https://spazioliberoblog.com/2019/09/13/anatomia-di-due-bande-xiii/