ANATOMIA DI DUE BANDE (XI)

di CLAUDIO GALIANI ♦

UN DANNATO VENERDI’ SANTO

Nella notte tra il 7 e l’8 aprile un improvviso rastrellamento effettuato dalle truppe tedesche a Tolfa e Allumiere porta alla cattura di oltre settanta persone.

Ezio Maroncelli riporta l’episodio e ne minimizza le conseguenze.

”Il susseguirsi di questi atti di guerra partigiana naturalmente aveva inasprito sempre più il Comando Tedesco della zona, il quale prendeva la decisione dichiarata di volere stroncare l’attività clandestina della banda.

La notte del 7 aprile 1944, infatti, su denuncia di elementi fascisti locali, veniva eseguito dalla polizia tedesca l’arresto nelle proprie abitazioni di circa 70 cittadini italiani. Gli arrestati venivano caricati sui camions e trasportati nel carcere di Bracciano. Lì venivano immediatamente interrogati. Tra gli arrestati, coloro che erano stati indicati come i più accesi sostenitori della lotta antitedesca, venivano avviati a Roma, nel carcere di via Tasso, dove subivano torture e sevizie. Un altro gruppo di arrestati veniva inviato alla Cecchignola, mentre il resto degli arrestati veniva inviato sul fronte di Anzio per essere adibiti a lavoro di fortificazione. Parecchi degli arrestati riuscivano a fuggire dalla sorveglianza tedesca a rientrare nella formazione per partecipare alle azioni conclusive della guerra di liberazione.

Il Comando partigiano procedette subito alla identificazione dei delatori. Entro il tempo di tre giorni venne compiuta l’operazione di cattura delle spie. Otto tra i maggiori responsabili vennero arrestati e tradotti negli accampamenti partigiani. Alcuni di essi, dopo la liberazione, sono stati consegnati alle autorità Alleate.

Il Comando tedesco sperava che mediante gli arresti fosse stata disgregata l’unità della banda partigiana. Ma dato l’alto spirito di sacrificio che tutti animava e l’ardente volontà di arrivare a porre  fine vittoriosa alla lotta di liberazione intrapresa, pur sentendo e soffrendo per la mancanza di alcuni fra i nostri migliori combattenti, vennero riorganizzate e rinserrate le file, e l’attività offensiva contro il nemico non soltanto continuò con lo stesso ritmo, ma addirittura risultò intensificata.”

E’ la vigilia di Pasqua e molti partigiani si sono spostati dagli accampamenti in paese, per trascorrere le feste in famiglia.

E’un’ operazione, quindi, assestata a colpo sicuro. Il servizio di spionaggio stavolta ha funzionato.

Nella rete degli oltre settanta arrestati cadono molti partigiani, collaboratori e loro parenti.

Tra questi Alfonso e Domenico Morra, Domenico Ravaioli, Roberto Lucidi, Secondiano Antonini,  Nemesio Piroli, Eritreo Terribili, Renato Piendibene, Renato Scarmigliati, Eldo Volpi .

Vengono arrestati anche Vincenzo Benedetti e Ortensio Pierantozzi, membri del C.L.N.

Qualcuno forse ricorda un’intervista rilasciata nel 1994 da un ormai anziano Renato Piendibene alla BBC e a Silvio Serangeli, per l’Unità,  che suscitò un certo clamore.

Vedendo un documentario girato in occasione del 50° della Liberazione di Roma, Piendibene rimase turbato perché tra le immagini  di alcuni fascisti giustiziati dagli Alleati era apparso un volto che per 50 anni lo aveva perseguitato. Ricordava, come fosse il giorno prima, quell’uomo che a Bracciano, a fianco dei tedeschi procedeva ad additare i membri della banda rastrellati a Tolfa e Allumiere il 7 aprile. Era una spia che, fingendosi militare sbandato, si era infiltrata nel gruppo.Ciò che ancora turbava Piendibene era il sentimento del tradimento ricevuto. “Pensa che giorni prima gli avevo dato da leggere una copia dell’ Unità sullo sbarco di Anzio.”  

Questa testimonianza rivela una ferita che bruciava ancora a distanza di mezzo secolo.

La crisi, infatti, non fu risolta nel modo rapido e lineare con cui sembra liquidarla Maroncelli.

Nella sua relazione del 2 giugno ”Furio” riferisce:

”A seguito degli arresti di Allumiere i compagni si sono spostati ed è stato difficile riprendere i contatti. Il compagno n. 2 si è recato sul posto il giorno 23 per procedere alla costituzione del Comitato di zona e alla riorganizzazione”.

Il compagno n. 2 è  ”Stefano” .

”Durante la mia permanenza di questi ultimi dieci giorni ho compiuto una visita alla zona di Civitavecchia. Ho trovato là una situazione dal punto di vista politico abbastanza grave, in quanto i compagni si stavano scindendo in due gruppi contrastanti. La situazione era questa: il vecchio comitato di zona funzionante da questo inverno in qua si era reso responsabile di una serie di azioni non del tutto conformi a quella regola che è la regola del P. Innanzi tutto erano state trascurate nel modo più assurdo le norme di carattere cospirativo, basti pensare che addirittura in pieno paese di Allumiere si era fatto una mensa ed un dormitorio comune per i compagni scapoli (si tenga presente che la maggioranza è composta da compagni di Civitavecchia sfollati) si erano stabiliti contatti, diciamo così, ufficiali tra le autorità fasciste del luogo e i responsabili del P., si pubblicavano e distribuivano ai compagni delle specie di ordini del giorno con su scritti i nomi e le attribuzioni dei compagni che venivano elogiati e biasimati e tante cose assurde che sarebbe troppo lungo ripetere.”

Alle varie critiche si aggiunge anche quella di una gestione poco sapiente delle risorse finanziarie,  giustificata con la necessità di dare assistenza ad un numero elevato di famiglie sfollate o sinistrate.

Si arriva poi al nodo politico.

“Infine il carattere autoritario e dittatoriale dei due componenti principali del Comitato aveva finito con l’indispettire molti compagni, che apertamente chiedevano la sua sostituzione con un nuovo comitato che riscuotesse la fiducia di tutti. Si era anzi proposto, contravvenendo di nuovo alle più elementari regole di cospirazione e di Partito, di venire ad una specie di elezione generale del nuovo comitato. La situazione era questa quando sono arrivato. Mi sono recisamente opposto alle elezioni; perché mi era sembrata cosa assurda stante la situazione in cui ci troviamo e contrastante con la cospirazione, e anche perché mi è sembrato che in tutta questa massa di compagni, specie in alcuni intellettualoidi, ci sia molta mentalità socialisteggiante e piccolo borghese. Ho spiegato diffusamente quello che è il costume politico del nostro P. e l’idea delle elezioni è stata abbandonata. Poi ho condotto una piccola inchiesta da cui è risultato che se il vecchio comitato è responsabile di tutte queste cose, sia per inesperienza che per incapacità od altro, è anche vero che in molti compagni gode molta simpatia perché specie  i due elementi principali di esso su cui particolarmente si appuntavano le critiche hanno lavorato molto mentre invece gli altri, i critici, non hanno lavorato per lo meno quanto avrebbero potuto e dovuto, quindi la loro destituzione avrebbe portato a dissidi, recriminazioni e litigi a non finire. Per cui ho proposto e con fatica sono riuscito ad ottenere questo: che per il momento che attraversiamo, momento che richiede da parte di tutti i compagni il massimo di attività e di lavoro per il P. siano messe da parte tutte le beghe personali e le critiche e le contro critiche e che tutti gli elementi principali e i due criticati e i due o tre maggiori critici si raccolgano in un unico comitato che in comune lavori e in comune abbia la responsabilità della zona. Domani il P., in situazione legale, potrà accertarsi delle responsabilità e prendere, se ce ne sarà bisogno, le misure che crederà più opportune, per oggi mi è sembrato che soluzione migliore non ci fosse, per non pregiudicare il rendimento politico e soprattutto militare della zona. Si è proceduto come si è detto alla costituzione del nuovo distaccamento partigiano e alla nomina del suo comandante, sono circa 25 compagni che danno affidamento di condurre una buona azione di G.A.P. per il momento e di fare il possibile durante la fase finale dell’occupazione tedesca.”

E’ impossibile dire se questi contrasti abbiano pesato successivamente, in qualche modo, sulla vita interna del partito, influendo sui rapporti e su alcune scelte.

Comunque, ancora una volta sono sfuggiti alla cattura i capi della banda, che guidano il gruppo superstite in una serie di azioni, come l’assalto ai magazzini custoditi dai fascisti per prelevare grano e distribuirlo alla popolazione e al gruppo partigiano.

La raccolta di una somma di denaro, 80.000 lire, viene usata per aiutare le famiglie degli arrestati.

Di fatto, la banda si ricompone quasi integralmente solo pochi giorni prima della liberazione, con il rientro di molti degli arrestati, e si prepara agli scontri definitivi.

CLAUDIO GALIANI

… continua (il prossimo capitolo (XII) mercoledì 11 settembre 2019)
https://spazioliberoblog.com/2019/09/11/9431/