ANATOMIA DI DUE BANDE (X)

di CLAUDIO GALIANI ♦

LE FATICHE POLITICHE DI SISIFO

Il 5 aprile Gino Mangiavacchi, instancabile, riepiloga il giro che  ha fatto per collegare le varie zone e sollecitare la nascita di nuove cellule.

Scopre che, al di là delle due bande, c’è nella provincia una diffusa presenza di sfollati, disposti a sostenere l’attività del Partito.

21.3.1944. Sono partito in bicicletta diretto a Veiano ove ho incontrato Ezio Maroncelli il quale teneva una riunione agli organizzati di detto paese, il giorno successivo partimmo per Bieda e parlammo con Fernando Barbaranelli e dopo lunga discussione sulla linea del partito da seguire rimanemmo d’accordo che avrebbe senza meno lavorato politicamente nel settore di Bieda. Nel pomeriggio raggiungemmo Allumiere, qui trovai Ferruccio, parlammo lungamente sul lavoro da farsi e restammo d’accordo che appena procurata una certa quantità di esplosivo senza meno si sarebbe lavorato insieme sulla via Cassia. Partii il giorno successivo per rientrare a Viterbo. (…) 26.3.44. A Valentano in bicicletta, qui giunto mi recai con Gino Galeazzi a  Pianzano per parlare con Parsi, non era in paese, era fuori con le macchine agricole, trovammo però un vecchio compagno di Civitavecchia il quale mi disse che era molto difficile lavorare in questo paese, ma che lui avrebbe fatto tutto il possibile per impiantare qualche cosa. Gino Galeazzi informerà la zona di Viterbo sul risultato.(….) Raggiunsi Capo di Monte, qui trovai due elementi giovani di Civitavecchia, con loro parlai della necessità di organizzare, mi risposero con entusiasmo e prima di sera erano già quattro, da parte mia ritengo che ci sia molto da lavorare, è gente piena di entusiasmo. (…..) Sono stato anche a Montefiascone dove risiede provvisoriamente Cencio Luci, l’ho incaricato di impiantare una sezione nostra, ed infatti ho saputo che lavora, ma dato che il Cencio era prima a Civitavecchia vorrei sapere se ha subito dei provvedimenti disciplinari. Quando torno, andrò nuovamente a vedere quale sarà stato il suo lavoro. Ho dato incarico a Fernando di Viterbo di fare un giro nella sua zona, perché fino ad oggi non si è mai mosso nessuno, spero che questo giro abbia inizio la prossima settimana”.

Va sottolineato il riferimento ad una lunga discussione sulla linea del partito avuta con Barbaranelli, che indica i forti dubbi e le incertezze che sui temi politici nutrono i dirigenti locali.

Nel tentativo di tessere rapporti sempre più stretti tra partito e gruppi partigiani, Mangiavacchi prende contatti anche con la banda del Lamone guidata da Domenico Federici, capitano comunista di Ischia di Castro, 70 uomini tutti comunisti, collegata alla banda Arancio.

” Il loro morale mi ha fatto ottima impressione, ma le loro condizioni sono pessime, si sono lamentati dicendo che dopo svariati mesi si è riusciti ad entrare in contatto con il partito, e speriamo che questo vorrà interessarsi un poco di noi. Ho visto uomini completamente scalzi, sono privi totalmente di medicinali e vestiari, mancano di armi automatiche, per i viveri si arrangiano alla meglio, ma ora è difficile procurarsene per il numero di uomini non indifferente, si spostano continuamente ma di pochi chilometri….desiderano una risposta sollecita e anche io spero che non mancherete di farlo”.

Mettere in contatto la fragile organizzazione politica con tante esperienze diffuse sul territorio è impresa complessa, anche se qualche risultato si ottiene.

In una lettera interna del 2 aprile il Comitato provinciale di Viterbo comunica che “abbiamo felicemente raggiunto la collaborazione in tutto ( compreso i G.A.P. ) con la zona di Civitavecchia”.

Il progetto prevede una struttura articolata in quattro zone.

La prima comprende Acquapendente, Bagnoregio, Montefiascone, Valentano.

La seconda è “ quella detta di Civitavecchia”, riferita all’area occupata dalle formazioni partigiane.

La terza riguarda Civitacastellana e Orte.

La quarta include la città di Viterbo, Soriano e Ronciglione.

E’ un progetto che in buona parte resta sulla carta. In qualche città, come Viterbo, Soriano, Valentano, Civitacastellana, si formano delle cellule. A Viterbo una cellula riesce addirittura ad infiltrarsi nella Guardia Repubblicana.

Ma la tela organizzativa è fragile, messa in discussione ad ogni arresto e colpita dai bombardamenti alleati, che causano lo spopolamento di molti centri.

“Anche a Civita Castellana è stato difficile ristabilire i contatti perché Civita è sfollata a seguito dei bombardamenti ed il compagno incaricato arrestato è stato rilasciato solo il 20….Il lavoro a Viterbo si era ingranato ma i bombardamenti dei giorni 26-27 e successivi hanno spopolato la città e temo sia tutto da rifare.”

Sono le notizie fornite da “Furio”  ( forse il gappista romano Franco Ferri, che usava questo nome di battaglia ) in un rapporto del 2 giugno.

Al di là delle difficoltà esterne, pesano i problemi interni all’organizzazione, che Furio esamina indicando i limiti politici e ideologici dei vecchi quadri e la difficoltà di penetrazione del partito nella società.

“ Esiste un senso di diffusa simpatia per l’U.R.S.S., e quindi per  il comunismo. Questa simpatia si è concretizzata con la nascita in alcuni centri di gruppi che si sono organizzati in nome del P. ….L’organizzazione era formata da persone anziane, quasi tutti artigiani, che si conoscevano da vecchia data. La mancanza di un gruppo veramente proletario e di elementi proletari che avessero idee chiare sul P. e sui suoi compiti non poteva che portare su falsa strada l’organizzazione. I vecchi compagni, staccati ormai dal P. da tanti anni erano rimasti sulle posizioni settarie di allora e ritenevano che la funzione del P. fosse quella di uscire in piazza al momento necessario (in questo caso dopo la ritirata dei tedeschi) agitando la bandiera rossa con falce e martello perché il popolo seguisse inneggiando al Partito. E ciò senza che essi oggi avessero a fare nulla per acquistare la fiducia e la simpatia di questo popolo. Difesa degli interessi di classe e di categoria, penetrazione nelle masse contadine e tra gli intellettuali, conquista dei giovani, etc. Tutto era per loro completamente nuovo…tanto che, anziché estendersi,l’organizzazione di Viterbo si è ristretta e da sessanta iscritti si è ridotta, dopo la riorganizzazione, a trentuno. A ribadire questo orientamento ha influito in gran parte il timore prodotto dallo stabilizzarsi della situazione militare e politica, il riorganizzarsi del P.F.R. e la presenza in città di una legione di G.N.R., di battaglioni M, di formazioni di paracadutisti repubblicani ecc., ma in parte anche la Federazione Laziale che, preoccupata esclusivamente dell’attività militare, non faceva che chiedere continuamente azioni senza rendersi conto che mancava una forte organizzazione politica a larga base di massa tra la quale reclutare gli elementi idonei alle azioni richieste…In un ambiente come quello descritto le azioni dei compagni mandati da Roma per il lavoro militare avevano scarsa risonanza.

Ad ogni modo qualche elemento si è trovato e alcune azioni si sono eseguite.”

Le truppe tedesche hanno buon gioco ad isolare le bande, prenderle di mira ed attaccarle.

Nella notte tra il 7 e l’8 aprile tocca a quella di Allumiere subire un colpo inatteso, che provoca un’acuta crisi.

CLAUDIO GALIANI

… continua (il prossimo capitolo (XI) lunedì 9 settembre 2019)
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