STIAMO VIVENDO LA STORIA

di DARIO BERTOLO 

Lo strappo istituzionale di domenica , fatto inedito nella storia repubblicana, maturato dopo che per 85 giorni, tali ne sono passati dalle elezioni, le forze populiste per antonomasia si sono misurate sulla base dei propri interessi di convenienza e non sulle esigenze reali  della nazione,  ha di fatto ha sancito una sorta di linea di demarcazione tra chi sostiene l’imposizione costrittiva di un governo ( e conseguentemente  di una ideologia) le cui caratteristiche principali sono l’antieuropeismo , l’insofferenza diffusa alle regole e ai dettami di un sistema comunitario associati ad una deriva pseudorivoluzionaria, contrapposta a chi  obietta a tutto ciò. L’argine che il Presidente Mattarella ha costruito e difeso nei giorni , ma soprattutto nelle ore che hanno preceduto il precipitarsi degli eventi ha solo parzialmente, e temporaneamente aggiungerei, scongiurato che nascesse un governo nato sulla convenienza e sulla incontrollata fame di potere di pochi ,in evidente contraddizione su programmi elettorali palesemente non concilianti con le diverse matrici politiche di Lega e Movimento.

Il fatto di aver costruito, in maniera del tutto fuorviante rispetto alla realtà oggettiva e inadeguato nella sostenibilità finanziaria, un contratto di governo che ammiccava in modo fin troppo evidente a quella parte di elettori ( propri) per buona parte ignari dei veri scopi di conquista dello Stato e in maggioranza convinti che l’ integrità morale dei loro capi politici avrebbe davvero permesso la nascita di un governo “ del cambiamento” e della cosiddetta “Terza Repubblica”, è stato senza dubbio l’elemento aggregativo che ha determinato lo stallo istituzionale fino ad oggi.

Un fattore ancora più grave se consideriamo manifesta la strategia politica condotta, in modo indubitabile, da un partito la cui forza elettorale è la metà dell’altra e che fino ad ieri, per convenienza, si considerava parte di una ampia coalizione di centro destra. E’ evidente che il pretesto della mancata nomina di un ministro, per quanto importante e strategico come quello della Economia rimane, appunto, un pretesto per arrivare , in una posizione egemonica, a nuove elezioni cavalcando l’onda vittimistica di una fantomatica controffensiva dell’establishment legato alla tanto vituperata “casta”. La assoluta impossibilità di mantenere, anche parzialmente,  le promesse contenute nel contratto , unita alla piena consapevolezza , fin dall’inizio, che solo perpetuando un percorso di questo genere ( e quindi avvallandolo) sarebbe accresciuto , in prospettiva ,il consenso elettorale, sono state alla base dei ragionamenti di Salvini.

In tutto questo Di Maio e, in generale tutto il Movimento, ha avuto il ruolo determinante di “spalla”, più o meno inconsapevole, fintanto che si è reso conto di essere caduto nel tranello, che tuttavia avrebbe potuto evitare se , anch’esso, non fosse stato accecato dal miraggio di esercitare, finalmente, il potere rappresentativo ed esecutivo del premier. Va comunque sottolineato che questo non minimizza in nessun  modo , né giustificano, le responsabilità e la natura di un partito-non-partito che proprio dalla sua ambiguità e dalle enormi contraddizioni che nel tempo lo hanno portato su posizioni anti-casta per poi assumerne pienamente le connotazioni, ne ha fatto un mantra di radice settaria. Un movimento autocratico nato per scopi essenzialmente di web-profitto e che, cavalcando l’onda pauperista della crisi economica, ha saputo ritagliarsi un ruolo sempre più importante nel panorama politico nazionale, attraverso una  opposizione popolare su tutto e tutti salvo poi convertirsi , con i risultati noti anche  a Civitavecchia, a forza pseudo governativa.

Qualcuno , nei giorni scorsi, paragonò Mattarella a Vittorio Emanuele III , il quale nell’ottobre del 1922 affidò a Benito Mussolini l’incarico di formare il nuovo esecutivo dopo essersi rifiutato di firmare lo stato d’assedio, proposto dal governo del liberale Luigi Facta mentre le camicie nere marciavano su Roma e ponendo l’Italia su un piano inclinato, non facendo nulla per fermarne lo slittamento progressivo verso la dittatura.

Alla luce di quello che è accaduto, il Presidente ,sta esercitando, in maniera diametralmente opposta e vigorosa a quello che fece il Re ,il proprio potere di tutore e garante della sovranità della Nazione, contrapponendosi a pericolose derive nazionaliste e a capipopolo destabilizzanti. Nel rispetto di quella Costituzione che molti ora criticano  , riferendosi al passaggio relativo all’articolo 92 che recita  «Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri» ma che appena un anno e mezzo fa definirono, attraverso il plebiscito referendario, un caposaldo intoccabile e immodificabile della democrazia, e per questo definita “la più bella del mondo”.

E’ innegabile che questo clima di tensione rischia di generare tensioni sociali ben più pericolose della pur temuta recessione finanziaria e dell’innalzamento degli indici valutari. Ma fino a quando l’incitamento alla rivolta viene direttamente dai leader politici i quali, proprio in virtù della responsabilità ricevuta dal consenso, avrebbero il dovere di indirizzare le argomentazioni e i toni sui binari di una democratica contrapposizione ma che, viceversa la strumentalizzano per alimentare immotivate ipotesi complottiste ordite da i sempre presenti “poteri forti” ( dimenticando di dire , con abbondante dose di ipocrisia, che la stessa Casaleggio Associati lo è da tempo e la Lega lo è stata sin dal primo governo Berlusconi) ,tutto lo sforzo profuso negli ultimi anni per uscire dalla crisi peggiore dal dopoguerra e riportare il Paese in un contesto rappresentativo consono alla terza potenza economica dell’Unione, sarà vanificato e forse irrecuperabile.

Per questo ritengo che , in un momento così difficile della storia della Repubblica Italiana, il quale indubbiamente  sarà oggetto negli anni di sicura rivisitazione storica, se non altro per gli sviluppi sociali e politici che questi giorni così convulsi determineranno nel Paese, sia auspicabile un abbassamento sia dei toni sia soprattutto degli slogan sovversivi e di incitamento alla mobilitazione. Così come , analogamente, sia chiaro in tutti come la difesa delle istituzioni democratiche sia  base inequivocabile di contrapposizione a forze politiche ed ideologiche che minano , ciclicamente, quanto dolorosamente conquistato da chi , più di 70 anni fa, ha sacrificato la propria vita per una Nazione libera.

E il Presidente Mattarella , oggi, in modo del tutto INDIPENDENTE,  perpetua e difende questo spirito.

DARIO BERTOLO