ITALIA UN TANTO AL KILO

di LUCIANO DAMIANI ♦

E’ un po’ che volevo scrivere qualcosa sulla situazione del paese…. non per arrogarmi conoscenze, esperienze, particolare acume, ma giusto per condividere l’esperienza di questi giorni, quella da comune cittadino mediamente informato. Debbo dire che ho vissuto questa vicenda con particolare tensione, non perché io sia tifoso di questo o quel partito, chi mi conosce lo sa, il tifo proprio non è nelle mie corde, ma per un’altra questione. La cosiddetta “quota 100”. Quando senti che potresti andare in pensione “a breve”, allora le cose le segui con attenzione. A scanso di equivoci, ho ritenuto di non dover votare, nonostante il miraggio pensionistico. Dunque, io come tanti ci abbiamo messo la bocca, forse egoisticamente, ma tant’è quando uno si avvicina ai 65 anni….  la pensione la desidera. Ce ne faremo una ragione….  non so cosa potremo produrre a 67 68 anni….  ma questa è altra faccenda, tutto può ancora succedere anche che l’aspettativa di vita cresca ancora e che andremo in pensione a 70.
In questi ultimi giorni (mentre scrivo sta passando la sera di lunedì 28), si è realizzato l’accordo fra Lega e 5stelle, un accordo che ha portato un candidato ad essere incaricato dal Presidente Mattarella.
Da cittadino, da uno che vede la TV, segue i social senza dar molto credito alle uscite da tifoso ultras e legge un minimo di notizie, ho visto qualcosa di veramente sgradevole. All’affacciarsi del nome Savona, o giù di li, nello scenario del divenire,  si è alzato il polverone delle agenzie di rating…  Fitch per prima, poi euroburocrati e giornali e Moody’s  e via dicendo. Come sempre accade, arriva puntuale la reazione, lo spread schizza e la borsa perde. A confronto di queste cose le stupidate sul curriculum di Conte sono buffetti di simpatia. Ecco.. ho pensato…., arriva la pressione dei mercati, il governo ancora non ha definito il suo programma e già ci avvisano… occhio che vi facciamo piangere.
Nel frattempo mi dico che non è giusto che i mercati, la finanza possa influire così pesantemente sulle scelte democratiche di un paese. Nell’attesa che la riserva venga sciolta, si parla di Savona, di un economista che è stato ministro e che è ampiamente conosciuto e conosce i palazzi, ma che pare abbia un po’ “sbroccato” ultimamente, che non gli piaccia gran che una Europa così. Nel frattempo tutti si sperticano a dire che non hanno intenzione di uscire dall’Euro. Ma si vede che non gli credono, quando Conte va a sciogliere la riserva il Presidente rifiuta di nominare Savona e chiede un ministro “rassicurante”.
Mi domand allora, perché ha dato l’incarico per un governo con una bella quota euroscettica? Non mi risponderà, ma in compenso l’ascolto di Mattarella, per un cittadino comune, appare chiarissima:

Cito:
“La designazione del ministro dell’Economia costituisce sempre un messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari.
Ho chiesto, per quel ministero, l’indicazione di un autorevole esponente politico della maggioranza, coerente con l’accordo di programma. Un esponente che – al di là della stima e della considerazione per la persona – non sia visto come sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente, o, addirittura, inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro. Cosa ben diversa da un atteggiamento vigoroso, nell’ambito dell’Unione europea, per cambiarla in meglio dal punto di vista italiano.”

Cito:
“L’incertezza sulla nostra posizione nell’euro ha posto in allarme gli investitori e i risparmiatori, italiani e stranieri, che hanno investito nei nostri titoli di Stato e nelle nostre aziende. L’impennata dello spread, giorno dopo giorno, aumenta il nostro debito pubblico e riduce le possibilità di spesa dello Stato per nuovi interventi sociali.
Le perdite in borsa, giorno dopo giorno, bruciano risorse e risparmi delle nostre aziende e di chi vi ha investito. E configurano rischi concreti per i risparmi dei nostri concittadini e per le famiglie italiane.”

A leggere questi due passi, pare, per dirla in linguaggio rozzo, più o meno così:
“Rega… famo vede che nun se ne volemo annà si no questi ce lo fanno a strisce.”

Dunque…  agenzie e burocrati hanno abbaiato…  i mercati hanno cominciato a vendere…..  e un governo, critico nei confronti di questa europa, che nel programma pone la necessità di chiedere con forza dei cambiamenti, non è nato.
A me e alla gente non frega gran che se è stato un bluff, un trucco, un gioco di prestigio per lucrare in qualche modo, magari in nuove elezioni. Il cittadino comune vede una tornata elettorale passare inutilmente senza che un governo, un accordo trovato abbia partorito un governo legittimo. Perché? Il perché più evidente è la pressione dei mercati, o meglio di chi i mercati condiziona, agenzie di rating in primis, e ben lo sappiamo quanto siano state nell’occhio del ciclone ai tempi della bolla, ma sono ancora li pronte ad alzare o abbassare il rating secondo la bisogna, preannunciare disastri e togliere fiducie.  Così come si fa per le società per azioni….  si comprano e vendono, si spargono voci, si fanno scalate, si accumulano titoli per poter avere in pugno aziende e società di vario tipo. Ma qui si parla di un paese intero delle sorti dei suoi cittadini… Ma davvero i paesi sono società per azioni quotate al mercato libero? Davvero i paesi si possono vendere un tanto al kilo?
Scusate a me non scandalizzano le impuntature di Salvini, le sceneggiate o l’attacco a Mattarella, alle istituzioni, a me indigna l’idea che un paese possa essere oggetto di compravendita e non posso fare a meno di pensare che anche le persone, i lavoratori sono oggetto di compravendita. Mi piacerebbe vedere, da chi tanto condanna i comportamenti poco rispettosi e furbeschi di Salvini, altrettanto vigore nel condannare quelle che in altre occasioni si chiamerebbero “gravi ingerenze esterne”, ovvero le dichiarazioni delle agenzie ancor prima di un programma pubblicato, di un governo fatto, ingerenze preventive.
Che la sovranità sia limitata per via di trattati, dell’essere all’interno del sistema Europa, va benissimo, e mi starebbe bene anche che una sorta di comitato di controllo europeo venga chiamato a certificare i programmi di governo per la compatibilità con le istituzioni e lo spirito europeo, ne mi parrebbe una sottrazione di sovranità, figuriamoci, io sono per gli Stati Uniti d’Europa. Ma che la “certificazione” la debbano dare i mercati non mi pare proprio accettabile. Credo che i paesi debbano fare qualcosa in questo senso. Non si possono vendere i paesi un tanto al kilo, un paese non può essere vittima di speculazione e compravendita, non può essere oggetto di mercato. Non deve.
Ma tant’è.. lo sapevamo non è certo la prima volta  che si manifesta il tema, però fa rabbia, ogni volta fa rabbia.

Adesso che tutto è saltato il paese sarà ancora più diviso, forse ancora più sotto la pressione dei titoli buttati sul mercato, ma il parlamento è sempre quello e di certo nuove elezioni non promettono una vittoria dei partiti “euroconvinti”.
Mentre scrivo Cottarelli è stato da qualche ora incaricato, e lo spread passa i 230 punti e non posso fare a meno di pensare che se l’Europa fosse davvero una vera entità politica omogenea e solidale tutto ciò non sarebbe possibile, non accadrebbe. Invece è un insieme di paese nei quali gli equilibri di forza dispongono chi deve stare in sofferenza e chi detta le condizioni. Un insieme di paesi nei quali commerciare e spostarsi liberamente, nel quale, e lo dicono i trattati, la concorrenza è garantita, infatti chi ne fa le spese sono sempre i più deboli come accade in ogni mercato che sia tale.

Uno degli articoli del Trattato di Lisbona (ovvero quello sul funzionamento dell’UE) recita:

“Per promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione, questa sviluppa e prosegue la propria azione intesa a realizzare il rafforzamento della sua coesione economica, sociale e territoriale.
In particolare l’Unione mira a ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite.”

La realtà purtroppo è diversa e non potrebbe essere diversamente laddove sono diverse le politiche fiscali, le leggi sul lavoro, il welfare, la giustizia ecc… La costruzione Europea appare ferma anzi la progressiva armonizzazione pare essere sostituita da una progressiva differenziazione fra gli stati. E si che la mission della UE è opposta. Una Europa che scrive di voler ridurre le diversità ma che non riesce a darsi regole efficaci, basti vedere la delocalizzazione all’interno della UE stessa o i “paradisi fiscali” che pure sono presenti.
Mattonella ha terminato con:

“Quella dell’adesione all’Euro è una scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani: se si vuole discuterne lo si deve fare apertamente e con un serio approfondimento. Anche perché si tratta di un tema che non è stato in primo piano durante la recente campagna elettorale.”

Un discorso istituzionale che ci sta tutto… e anche le pressioni degli altri paesi europei ci possono stare, ma è una preoccupazione che appare particolarmente in secondo piano per l’enfasi invece posta sul tema economico che ha occupato la gran parte del discorso.

LUCIANO DAMIANI