Quelli “dell’oca selvaggia”.

di PIERO ALESSI ♦

L’episodio riprovevole che ha giustamente indignato gran parte della città, compiuto da delinquenti da strapazzo a danno di una delle due opere scultoree posizionate, da pochi giorni, di fronte il nostro Teatro Traiano dovrebbe divenire occasione di una riflessione collettiva su di noi. Non è la prima volta che l’argomento del degrado cittadino viene trattato su questo blog da vari punti di vista e con varie denominazioni.

L’occasione è di quelle che non vanno perdute, per tornarci sopra.

In primo luogo sono, a mio parere, da evitare alcune tentazioni: la generalizzazione, da un lato, che porta a dire che la città è abitata da una gioventù “bruciata” e irrecuperabile; dall’altra, la superficiale analisi dell’episodio ponendolo fuori dal contesto.

Penso che le cose sono più complesse di come potrebbero apparire e che ad essere chiamati in causa siano in molti anzi, per dirla intera come la penso, ritengo che tutta la comunità sia chiamata in causa.

Resta fermo comunque che non ho alcuna vocazione a buttarla sul sociologico, che non è precisamente un campo nel quale potrei muovermi con disinvoltura, per ridurre le responsabilità individuali che restano gravi. Gli autori andrebbero individuati e pesantemente puniti e, nel caso fossero minori, la pena dovrebbe cadere sulle loro famiglie, pienamente responsabili per non avere svolto con efficacia il proprio ruolo.

Fin qui ci siamo, ma andiamo oltre.

E’ questo l’unico episodio di vandalismo in danno della nostra città o non è solo uno dei molti che quotidianamente vengono commessi, talvolta purtroppo nella indifferenza?

Vi è un lungo elenco di azioni che dovrebbero essere considerate intollerabili e tutte richiamano ad un principio: il rispetto del bene comune ed il rispetto, mi si lasci aggiungere, per il prossimo.

Non pretendo di essere esaustivo e ciascuno vi può mettere del proprio. A titolo di mero esempio la sporcizia che ci circonda, da elevare a metafora, è una prima aggressione al bene comune.

Evidente che vi sono responsabilità non giustificabili della politica e non mi riferisco solo agli attuali amministratori che comunque hanno, se possibile, con azioni disordinate ed inconcludenti anche peggiorato il quadro. Vi sono responsabilità amministrative che affondano le loro radici in anni oramai lontani. Anni nei quali è risultato evidente che una parte significativa della nostra classe politica aveva perso di vista, se mai l’aveva avuto l’interesse generale, molto più presa dal proprio. Un pessimo esempio che non può non aver prodotto danni, non solo materiali ma anche culturali.

Sarebbe da struzzi non riconoscere che si è affermato, forse più che altrove, tra i nostri giovani e non solo una marcata visione individualistica e il mito di un successo da raggiungere a qualunque costo; a colpi di gomito se basta altrimenti anche con l’inganno, la truffa, persino con l’appropriazione indebita o la corruzione.

Che importa, ciò che conta è arrivare. Dove? Ma, naturalmente ai soldi, alla ricchezza e ai privilegi che ti fanno diverso dall’altro, “migliore” dell’altro. In questo brodo di coltura si è smarrita la nostra comunità, in esso molti buoni valori si sono sciolti.

Sarebbe però davvero insufficiente gettare la pesante croce solo sulle spalle della politica. Insufficiente e sbagliato. Una analisi non deve perdersi dietro assoluzioni. Assieme alla politica vi è quell’insieme di buona società, di professionisti seri, di commercianti onesti, di, come dire, classe dirigente da salotti buoni. E, poi ad onor del vero, ci sono i tanti altri che assumono spesso, troppo spesso, comportamenti individuali, definiamoli per delicatezza, fuori dalle righe. Mentre il degrado generale conquistava posizioni e soffocava la nostra vita quotidiana quanti si sono voltati dall’altra parte, quanti si sono resi complici, quanti si sono chiusi o nella loro dimensione domestica o, in taluni casi, nei loro castelli dorati?

Il degrado che ci circonda non è solo sporcizia, anche se questa ne è una spia, ma anche arretratezza culturale. A molti sembra normale non raccogliere le feci del proprio cane, ad altri normale gettare cartacce in terra, ad altri scrivere sui muri, ad altri abbandonare bottiglie dopo averne bevuto il contenuto, ad altri inveire con male parole verso un anziano per le più varie e puerili ragioni, ad altri parcheggiare nel posto riservato ai disabili, ad altri spaccare panchine o cestini dei rifiuti, dare fuoco a cassonetti, corrompere o farsi corrompere e così via.

E’ finita qui? No! Sono solo all’inizio e purtroppo lo spazio del blog mi appare davvero scarso.

Veniamo alla scuola. Davvero sempre si può affermare che abbia svolto il suo ruolo nel migliore dei modi? Davvero gli insegnanti, dalle primarie alle superiori, si sono sforzati in modo coordinato di suggerire ai giovani comportamenti virtuosi; il rispetto verso il mondo che li circonda come precondizione per una convivenza civile degna di questo nome?

Veniamo alle famiglie. Sono sempre state attente a ciò che facevano i loro figli, a ciò che dicevano, a ciò che pensavano? Con la scuola si sono poste in posizione conflittuale, in difesa sempre e comunque dei propri pargoli o si sono messe a disposizione della scuola per lavorare assieme alla costruzione di virtuosi cittadini?

In sostanza e in conclusione di questo noiosissimo intervento le responsabilità di una città che smarrisce coordinate essenziali sono sempre diffuse e mai così semplicemente riconoscibili. Vi sono responsabilità collettive.

Ne trovo conferma quando, come a tutti capita, mi allontano dalla mia città per visitarne altre. Alle volte resto letteralmente sbalordito dalla abissale differenza che registro nella cura che viene dispensata nei confronti dell’ambiente, in senso lato. Mi viene spontaneo pensare che forse la stessa cura viene posta anche in tutte le altre attività.

Per concludere, sempre che si possa parlare di conclusioni, non sono sicuro che la città riuscirà ad invertire la rotta ma sono certo che i tempi non saranno brevi, non lo possono essere perché vi è da ricostruire, a partire dai fondamentali, un senso di comunità smarrito. Si può però iniziare.

In particolare debbono farlo quei giovani, e non sono pochi, che si impegnano negli studi, nello sport, nel sociale. Loro possono riprendere il cammino, adeguandolo al nuovo contesto storico, di coloro che hanno creduto, negli anni trascorsi, alle utopie, ai sogni, a forti idealità. Debbono prendere nelle loro mani la bandiera della buona politica, per ricostruire le basi di una convivenza davvero civile dove non sia data ospitalità a forme di degrado, di sopraffazione, di malversazione.

Al momento confesso di non essere ottimista. Ovvio che vedo con piacere tanti cittadini che prendono concretamente le distanze da comportamenti contrari al normale senso civico ma siamo molto distanti da una piena consapevolezza collettiva.

Si tratta, a mio modo di vedere, di insufficienti, anche se apprezzabili, manifestazioni individuali.

Se vorremo evitare che quelli “dell’oca selvaggia” tornino in azione dovremo, ciascuno per la parte che ci compete, rimboccarci le maniche. Buon lavoro a tutti noi.

PIERO ALESSI