NAPOLI VELATA  

a cura di PIERO PACCHIAROTTI 
ITFF grazie alla preziosa collaborazione con “Recensioni FILM”  presenta la recensione del film:        NAPOLI VELATA

Written by MACHINEGUNB

Perdonate la lunga assenza ma durante queste feste ho fatto davvero fatica a trovare mezzo film che mi incuriosisse, nel vuoto più totale fatto di animazioni per bambini, rimasticazioni dickensiane e una noiosissima fermata dell’Orient Express ho deciso di ridare una possibilità ad un autore che mi aveva già stancata un milione di anni fa, l’intellettualissimo Ferzan Ozpetek, quello che tiri in ballo per darti un tono agli aperitivi metropolitani dicendo “Abbiamo visto l’ultimo di Ozpetek in quel cinemino in centro”

PACCHIA 1

Avevo fiutato la possibilità di godermi un bel thriller particolare con la splendida Napoli a fare da sottofondo e devo dire che le basi di una trama accattivante c’erano anche: Adriana (Giovanna Mezzogiorno), medico legale, viene sedotta durante una festa dal giovane Andrea (Alessandro Borghi) e, dopo una bruciante notte d’amore e di passione (una cosa zozzissima che manco 50 Sfumature…), il ragazzo le dà appuntamento al giorno dopo ma non si presenterà mai all’incontro.

PACCHIA 2

 E fu così che quella che poteva essere una pellicola curata e gradevole diventa una grande pretesa di fare-arte facendo il pieno di tutte quelle cose che il film vorrebbe essere; guardandolo anche solo distrattamente possiamo scorgere un po’ di Sorrentino nella descrizione della città, un po’ di Almodóvar nella descrizione dei personaggi bizzarri, un po’ di De Palma nell’uso dell’erotismo, un po’ di Hitchcock nel ricorrere all’ambiguità del doppio, insomma un gran pasticcio di cose senza misura né gusto. Il tutto contornato dal solito sottobosco di omosessualità che per forza Ozpetek deve quasi obbligatoriamente inserire, che poi, nulla contro l’esigenza di trattare questo tema importante, ma va fatto per forza in ogni film?

PACCHIA 3

E anche quando si parla di eterosessualità lo si fa in modo barocco, mettendo in scena questa passione ridondante e disturbante tra i due protagonisti, poco sexy e visivamente invadente. Questo è un lavoro pieno di ambizioni che non riesce proprio a piacermi sotto nessun aspetto; in molti hanno detto che un riferimento artistico evidente è Personal Shopper di Assayas e sono d’accordo, l’ambito è quello, ma il risultato finale è distante anni luce poiché Personal Shopper è fatto di grandi atmosfere, di silenzi e di una recitazione molto convincente mentre le uniche suggestioni efficaci di Napoli Velata arrivano solo dalla città, dall’esplorazione visiva di una Napoli magica che non fugge dalla sua retorica e dai suoi luoghi comuni. Questo film ha la pretesa di volerci incantare con immagini pretenziose della città e dei protagonisti per farci dimenticare la pochezza e la confusione della storia che ci racconta.

PACCHIA 4

Di “velato” in questa Napoli non c’è nulla, Ozpetek ci ha mostrato di tutto, arte, corpi, fantasie, quartieri, passato e ricordi ma questo film è sovraffollato e il risultato finale è un agglomerato erotico dalla trama debole, caro solo all’autore che ha colto l’occasione per buttarci dentro tante cose che gli piacciono ma senza raccontare nulla allo spettatore.

MACHINEGUNB